Tra i popoli dei Marsi, descritti da Plinio, vi sono gli Anxantini, così chiamati dalla denominazione della loro città, Anxantium, di probabile derivazione dalla radice anxa del dialetto osco, che significava luogo montano, provvisto di acqua. Tale città era un municipio, amministrato da quattro magistrati con specifiche attribuzioni: la cura dell’erario pubblico era affidata al “quaestor rei publicae”, quella degli alimenti al “quaestor pecuniae alimentariae” e al “curator pecuniae alimentariae”, e quella dell’annona al “curator annonace plebis” o “curator annonace”. Esisteva anche un “curator apud Jove Statore”, il cui tempio è probabilmente il principale degli Anxantini, evidenziando l’importanza religiosa della città.
A queste magistrature si aggiungeva il “curator aquaeductus”, attestato da un’iscrizione epigrafica rinvenuta nel territorio di Avezzano, precisamente nella contrada Cerreto. La testimonianza, scoperta da Giuseppe Lolli il 2 dicembre 1803, fa riferimento a M. Marcio Giusto, confermando la dignità municipale della città e quindi la sua vera natura di capitale, essendo gli Anxantini una delle tribù più numerose della Marsica.
Riguardo all’ubicazione di Anxantium, gli storici mostrano incertezze e discordanze significative. Alcuni ritengono che fosse nel territorio di Pescina, mentre De Santis suggerisce che corrisponda all’odierna Civitella Roveto. Altri, come il Febonio, posizionano Anxantium presso Poggio Filippo, e altri ancora nei pressi di Poggio Cinolfo o di Ortona dei Marsi. Il Gori e il Di Pietro associano gli Anxantini a Roccacerri e Tremonti nel versante carseolano, con riferimenti anche alle valli dell’Anisancto.
Nonostante gli sforzi, non si sa ancora con certezza la posizione di Anxantium, e molte affermazioni degli studiosi appaiono prive di solide prove. Mentre alcuni di loro partono da riferimenti antichi, senza nuove informazioni, altri propongono idee senza sostegno. Tuttavia, attraverso analisi sistematiche e discussioni, si tende a credere che Anxantium si trovasse vicino ad Albe.
Questa conclusione è supportata dall’iscrizione delle due città nella medesima tribù Fabia, a differenza degli altri municipi della zona che appartenevano alla tribù Sergia. Significativa è anche la testimonianza di Garrucci, che parla della divisione delle terre tolte agli Anxantini dai contadini albensi, avvenuta solo se Anxantium fosse stata vicina ad Albe.
Ci sono due iscrizioni legate agli Anxantini, menzionando un “curatore presso Giove Statore”, mai trovato nelle iscrizioni albensi. Un famoso monumento eretto in onore di Amaredio nel 168 d.C. e i frammenti recuperati presso Antrosano hanno orientato l’idea che Anxantium fosse collocata in quella zona, avvicinandola ulteriormente a Avezzano.
L’opinione di Federico Terra suggerisce che Anxantium sorgesse nella zona che oggi conosciamo come Avezzano, supportata da numerose scoperte archeologiche avvenute nei pressi. Lo storico Loreto Orlandi ha dedicato studi a tali epigrafi, identificando con certezza Anxantium in quello che oggi è Avezzano e confermando l’esistenza di un abitato già dal 200 a.C.
Orlandi sottolinea l’importanza del tempio di Giove Statore, condiviso con gli Anxantini e mai menzionato tra gli albensi, suggerendo che Anxantium fosse una città centrale, testimoniata da ritrovamenti delle epigrafi. Il Blasetti riconosce l’importanza del lavoro di Orlandi, che contribuisce a riconsacrare gli Anxantini nella storia.
Il Fernique rileva che sebbene gli scavi non abbiano trovato evidenze concrete nella zona, esistono indizi significativi che avallano la presenza e l’importanza di Anxantium. L’assenza di evidenze dirette non preclude la possibilità di un passato ben documentato, proprio come il caso della chiesa di Santa Maria in Vico scomparsa nel tempo.
Nel corso del secolo passato, durante i lavori di prosciugamento del lago Fùcino, sono emersi tre frammenti di bassorilievi architettonici, probabilmente rappresentanti edifici della città di Anxantium. Tali frammenti disegnano una città dallo stile elegante con porta e mura robuste.
In aggiunta, si sono rinvenuti elementi che indicano un tempio romano, suggerendo che Anxantium fosse un centro religioso. La correlazione tra Anxantium, i suoi templi e la grotta leggendaria di Claudio, creato nei pressi, fornisce un ampio panorama sulla storia culturale della regione, che continua a essere oggetto di studio e di scavi.
Di fatto, si ritiene che la grotta, posto sacro di antiche divinità, abbia potuto essere un luogo di culto per gli antichi, datato per documenti archeologici, avvalorando la non trascurabile importanza degli scavi futuri.
Riferimento autore: Giovanni Pagani.