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Usi E Costumi Di Cese… La “Marrata”

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Scopri comè evoluta la tradizionale Marrata di Cese, dove il matrimonio trasforma antichi usi in affascinanti cortei festosi pieni di storia e folklore.

Il termine “Marrata” deriva probabilmente dall’italiano “Parata”, riferendosi a un ostacolo che impedisce il passaggio. A Cese, la “Marrata” rappresentava una festosa celebrazione per le spose al momento del loro trasferimento in un altro paese. Oggi, questa tradizione, sebbene trasformata, continua a stupire invitati e spettatori ignari della sua origine. Nel passato, il costume si caratterizzava per un aspetto più romantico e folkloristico, in cui gli sposi venivano accompagnati da bestie addobbate che trainavano bighe decorate, mentre coppie di amici sorreggevano coperte e lenzuola nuziali lungo il tragitto.

Questa pratica antica è un segno tangibile dell’attaccamento dei partecipanti alla sposa che sta per andarsene, e il corteo nuziale viene volutamente rallentato da festoni e banchetti allestiti da chi accompagna gli sposi. Rimanendo in questo modo, gli amici e i compaesani cercano di prolungare la presenza della sposa nel paese, camminando in maniera lenta e festosa fino all’uscita.

Non è chiaro se in passato la tradizione prevedesse modalità di segno della “marrata” diverse da quelle dei semplici confetti. Oggi, dopo i saluti, gli sposi lasciano un “tributo”, con il compimento di gesti affettuosi come la consegna di buste, spesso su indicazione della sposa. Se la “Marrata” ha più tappe, ci si aspetta di vedere sfilare oggetti come lenzuola ricamate, coperte lavorate all’uncinetto, e drappi di seta, tutti volti a fare da cornice a questo incedere festoso. Lo sposo, per svoverare ogni sbarramento, deve “liberare” gli amici con delle mance fino a congedare l’ultima “marrata”.

Riferimento autore: Orme di un borgo (Testi a cura di Osvaldo Cipollone).

Il termine “Marrata” deriva molto probabilmente dall’italiano “Parata”, specificatamente nell’accezione di ostacolo, sbarramento, ostruzione di una strada al traffico. A Cese, la “Marrata” era quella manifestazione festosa che la tradizione riservava alle spose quando queste partivano per trasferirsi in un altro paese. Oggi, trasformata dal tempo, assume una veste originale e simpatica, soprattutto per gli invitati e gli spettatori che non ne conoscono natura e storia.

Comunque, considerando che gli sposi, spesso, vengono costretti a scendere dai mezzi che li ospitano e trattenuti davanti a tavolinetti addobbati e imbanditi di aperitivi, non è detto che chi li segue in corteo, senza rifocillamenti, non abbia più voglia di avviarsi verso il ristorante e accelerare per questo i tempi della “sosta”.

In passato, però, il costume assumeva un aspetto più romantico e folkloristico. In effetti, venivano impiegate alcune bestie opportunamente addobbate, che trainavano bighe colorate e ornate a festa, sulle quali viaggiavano i novelli sposi, percorrendo le strade che portano fuori dal paese. Questi erano preceduti da coppie che, sorreggendo coperte, copriletti damascati e lenzuola nuziali, facevano ala al festoso corteo.

Questa singolare tradizione si perde nella notte dei tempi, ed è anche per questo che oggi si vuole fortemente mantenere in vita, seppur con accorgimenti e rituali nuovi. Il significato della “Marrata” sta ad ogni modo nella testimonianza del duraturo attaccamento alla ragazza, che sta per andare via, da parte dei partecipanti. In virtù di questo sentimento, vogliono trattenerla il più a lungo possibile.

È per questo motivo che l’andamento del corteo nuziale viene rallentato da ogni tipo di “festone”, tradizionalmente tenuto da amici e compaesani. Questi, camminando lentamente davanti agli sposi, li accompagnano passo passo fino all’uscita del paese.

Non è dato sapere se un tempo la tradizione prevedesse “mercedi” diverse dai semplici confetti nuziali; attualmente, dopo i convenevoli saluti, gli sposi lasciano un piccolo “tributo” libero ma dovuto. È lo sposo, dietro preventivo suggerimento della sposa o dei parenti di questa, a consegnarlo in busta.

È possibile, poi, che la “marrata” abbia più tappe. In tal caso, si possono veder sfilare lenzuola ricamate a mano, coperte lavorate all’uncinetto, drappi di seta e di raso che accompagnano la coppia, facendo corteo a loro volta. Lo sposo, ovviamente, deve “liberare” gli sbarramenti con più buste; gli autori dell’affettuoso gesto, così, si fanno da parte a turno e lo sposo prosegue con le sue mance, fino a congedare l’ultima “marrata”.

Riferimento autore: Orme di un borgo (Testi a cura di Osvaldo Cipollone).

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Ospitalità e servizi

Il termine “Marrata” deriva molto probabilmente dall’italiano “Parata”, specificatamente nell’accezione di ostacolo, sbarramento, ostruzione di una strada al traffico. A Cese, la “Marrata” era quella manifestazione festosa che la tradizione riservava alle spose quando queste partivano per trasferirsi in un altro paese. Oggi, trasformata dal tempo, assume una veste originale e simpatica, soprattutto per gli invitati e gli spettatori che non ne conoscono natura e storia.

Comunque, considerando che gli sposi, spesso, vengono costretti a scendere dai mezzi che li ospitano e trattenuti davanti a tavolinetti addobbati e imbanditi di aperitivi, non è detto che chi li segue in corteo, senza rifocillamenti, non abbia più voglia di avviarsi verso il ristorante e accelerare per questo i tempi della “sosta”.

In passato, però, il costume assumeva un aspetto più romantico e folkloristico. In effetti, venivano impiegate alcune bestie opportunamente addobbate, che trainavano bighe colorate e ornate a festa, sulle quali viaggiavano i novelli sposi, percorrendo le strade che portano fuori dal paese. Questi erano preceduti da coppie che, sorreggendo coperte, copriletti damascati e lenzuola nuziali, facevano ala al festoso corteo.

Questa singolare tradizione si perde nella notte dei tempi, ed è anche per questo che oggi si vuole fortemente mantenere in vita, seppur con accorgimenti e rituali nuovi. Il significato della “Marrata” sta ad ogni modo nella testimonianza del duraturo attaccamento alla ragazza, che sta per andare via, da parte dei partecipanti. In virtù di questo sentimento, vogliono trattenerla il più a lungo possibile.

È per questo motivo che l’andamento del corteo nuziale viene rallentato da ogni tipo di “festone”, tradizionalmente tenuto da amici e compaesani. Questi, camminando lentamente davanti agli sposi, li accompagnano passo passo fino all’uscita del paese.

Non è dato sapere se un tempo la tradizione prevedesse “mercedi” diverse dai semplici confetti nuziali; attualmente, dopo i convenevoli saluti, gli sposi lasciano un piccolo “tributo” libero ma dovuto. È lo sposo, dietro preventivo suggerimento della sposa o dei parenti di questa, a consegnarlo in busta.

È possibile, poi, che la “marrata” abbia più tappe. In tal caso, si possono veder sfilare lenzuola ricamate a mano, coperte lavorate all’uncinetto, drappi di seta e di raso che accompagnano la coppia, facendo corteo a loro volta. Lo sposo, ovviamente, deve “liberare” gli sbarramenti con più buste; gli autori dell’affettuoso gesto, così, si fanno da parte a turno e lo sposo prosegue con le sue mance, fino a congedare l’ultima “marrata”.

Riferimento autore: Orme di un borgo (Testi a cura di Osvaldo Cipollone).

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