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Storia Di Cese… Documento Del Xix Secolo A Firma Di Luigi Degli Abati

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Scopri i misteri e la storia cruenta di Cese, dove antiche stragi e una ricca eredità benedettina si intrecciano tra arte sacra e battaglie storiche.

Cese ha radici storiche profonde legate a eventi tragici che hanno colpito la Marsica, a partire dalle stragi perpetrate da Annibale ad Albe, le quali inflissero pesanti perdite ai marsicani. Ulteriori massacri seguirono per mano delle legioni di Rutilio, console dei Morsi, e dai Goti, fino alle azioni belliche di Carlo D’Angiò. Queste uccisioni, definite “caedes”, contribuirono a dare il nome al luogo, come se fosse l’unico teatro di morte nei Campi Palentini. Nel contesto delle stragi, Cese si distingueva già nel 1100 come un’importante abbazia benedettina, concessa a essa dall’imperatore Lotorio, e comprendeva un piccolo insediamento. La chiesa monastica è arricchita da un antichissimo piviale e una mitra, evidenziando l’importanza storica del sito. Il soffitto, decorato d’oro e colori, riporta frequentemente la data 1578 e lo stemma del vescovo Maccafani, che trascorse molto tempo qui. La chiesa, dedicata a San Celestino V, fungeva da residenza estiva per i vescovi marsicani, già abbandonata nel periodo. Le pitture antiche sulle porte dell’altare e la campana maggiore, datata 1321, arricchiscono ulteriormente il valore storico del luogo. Marcantonio Colonna, eroe di Lepanto, ha commemorato la battaglia nel quadro del “Rosario”, in onore della vittoria cristiana. Questo documento risale al 1887 e fu redatto in occasione dell’inaugurazione della ferrovia Roma – Pescara. Sebbene non indichi il destinatario, suggerisce un legame con figure politiche o religiose del tempo, anche se la sua lettura pubblica appare improbabile.

Riferimento autore: Osvaldo Cipollone.

Cese trae origine dalle stragi ivi perpetrate da Annibale quando opresse Albe, e ne soffersero i marsicani. Le uccisioni compiute sono attribuite a legioni di Rutilio, console dei Morsi, e agli Equicoli, guidati da Popedio; così come alla strage effettuata da Equicoli e Morsi contro i Goti. Un altro episodio si ricorda quando le truppe Orsine, in fuga sul monte, furono assalite dai Tiburtini comandati da Adriano Monteneo. Infine, cè da menzionare l’orrenda uccisione ordinata da Carlo D’Angiò contro le genti di Corradino.

Tutte queste uccisioni, latinamente chiamate “caedes”, hanno contribuito a dare il nome al luogo, come se in tutti i Campi Palentini non vi fosse altro sito per tali atrocità. Altre stragi non sono segnalate, ma quella corradinesca può essere escludibile, dato che Le Cese esisteva già all’epoca. Era una badia benedettina, donata a questi monaci dall’imperatore Lotorio, che aveva già raggruppato un piccolo paesello. Se ami le antiche stoffe, ti consiglio di visitare la chiesa titolata Abbadia, la quale detiene il diritto di utilizzare la mitra nelle funzioni parrocchiali del suo arciprete. Qui si possono ammirare un antichissimo piviale, una mitra altrettanto antica e un altare di straordinaria bellezza artistica.

Fra le statuette di terracotta dorata e i fogliami dai colori vivaci, vi sono le lettere A. C. M. C. che indicano l’Anno Cristi Millesimo Centesimo, risalente dunque intorno al 1100. Altri nomi celebri sono quelli di Ascanio e Marcantonio Colonna. Ogni visitatore è invitato a leggere nel proprio modo. Sul soffitto, ricoperto di oro e colori, la data 1578 e lo stemma del vescovo Maccafani ricorrono frequentemente, indicando la sua residenza in queste terre.

San Celestino V, papa, aveva affidato la dimora estiva ai vescovi dei marsi. Tuttavia, già all’epoca, la struttura era abbandonata. Sul muro dell’abside si trovano frequentemente date risalenti all’anno 1213. Le porte che chiudono l’altare presentano pitture molto antiche sopra i fosti della Madonna. La campana maggiore porta la data del 1321; essa è realizzata in legno di sambuco, analogamente a quella vista in Carsoli. Essa è ricca di intagli, ornamenti e figure artistiche.

Marcantonio Colonna, trionfatore a Lepanto, ha voluto ricordare quell’illustre giornata nel quadro del Rosario, dove, sotto l’effigie della Madre di Dio, si scorgono le navi cristiane. Ognuno sa che la solennità del Rosario è stata stabilita da San Pio V in memoria di questo evento, che ha assicurato la prevalenza del cristianesimo sul maomettanesimo, dell’Europa sull’Asia. Non è vero che abbiamo visto cose memorabili e care memorie dell’italico valore nelle arti e nella guerra?

Riferimento autore: L. Degli Abati.

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Cese trae origine dalle stragi ivi perpetrate da Annibale quando opresse Albe, e ne soffersero i marsicani. Le uccisioni compiute sono attribuite a legioni di Rutilio, console dei Morsi, e agli Equicoli, guidati da Popedio; così come alla strage effettuata da Equicoli e Morsi contro i Goti. Un altro episodio si ricorda quando le truppe Orsine, in fuga sul monte, furono assalite dai Tiburtini comandati da Adriano Monteneo. Infine, cè da menzionare l’orrenda uccisione ordinata da Carlo D’Angiò contro le genti di Corradino.

Tutte queste uccisioni, latinamente chiamate “caedes”, hanno contribuito a dare il nome al luogo, come se in tutti i Campi Palentini non vi fosse altro sito per tali atrocità. Altre stragi non sono segnalate, ma quella corradinesca può essere escludibile, dato che Le Cese esisteva già all’epoca. Era una badia benedettina, donata a questi monaci dall’imperatore Lotorio, che aveva già raggruppato un piccolo paesello. Se ami le antiche stoffe, ti consiglio di visitare la chiesa titolata Abbadia, la quale detiene il diritto di utilizzare la mitra nelle funzioni parrocchiali del suo arciprete. Qui si possono ammirare un antichissimo piviale, una mitra altrettanto antica e un altare di straordinaria bellezza artistica.

Fra le statuette di terracotta dorata e i fogliami dai colori vivaci, vi sono le lettere A. C. M. C. che indicano l’Anno Cristi Millesimo Centesimo, risalente dunque intorno al 1100. Altri nomi celebri sono quelli di Ascanio e Marcantonio Colonna. Ogni visitatore è invitato a leggere nel proprio modo. Sul soffitto, ricoperto di oro e colori, la data 1578 e lo stemma del vescovo Maccafani ricorrono frequentemente, indicando la sua residenza in queste terre.

San Celestino V, papa, aveva affidato la dimora estiva ai vescovi dei marsi. Tuttavia, già all’epoca, la struttura era abbandonata. Sul muro dell’abside si trovano frequentemente date risalenti all’anno 1213. Le porte che chiudono l’altare presentano pitture molto antiche sopra i fosti della Madonna. La campana maggiore porta la data del 1321; essa è realizzata in legno di sambuco, analogamente a quella vista in Carsoli. Essa è ricca di intagli, ornamenti e figure artistiche.

Marcantonio Colonna, trionfatore a Lepanto, ha voluto ricordare quell’illustre giornata nel quadro del Rosario, dove, sotto l’effigie della Madre di Dio, si scorgono le navi cristiane. Ognuno sa che la solennità del Rosario è stata stabilita da San Pio V in memoria di questo evento, che ha assicurato la prevalenza del cristianesimo sul maomettanesimo, dell’Europa sull’Asia. Non è vero che abbiamo visto cose memorabili e care memorie dell’italico valore nelle arti e nella guerra?

Riferimento autore: L. Degli Abati.

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