Cese ha radici storiche profonde legate a eventi tragici che hanno colpito la Marsica, a partire dalle stragi perpetrate da Annibale ad Albe, le quali inflissero pesanti perdite ai marsicani. Ulteriori massacri seguirono per mano delle legioni di Rutilio, console dei Morsi, e dai Goti, fino alle azioni belliche di Carlo D’Angiò. Queste uccisioni, definite “caedes”, contribuirono a dare il nome al luogo, come se fosse l’unico teatro di morte nei Campi Palentini. Nel contesto delle stragi, Cese si distingueva già nel 1100 come un’importante abbazia benedettina, concessa a essa dall’imperatore Lotorio, e comprendeva un piccolo insediamento. La chiesa monastica è arricchita da un antichissimo piviale e una mitra, evidenziando l’importanza storica del sito. Il soffitto, decorato d’oro e colori, riporta frequentemente la data 1578 e lo stemma del vescovo Maccafani, che trascorse molto tempo qui. La chiesa, dedicata a San Celestino V, fungeva da residenza estiva per i vescovi marsicani, già abbandonata nel periodo. Le pitture antiche sulle porte dell’altare e la campana maggiore, datata 1321, arricchiscono ulteriormente il valore storico del luogo. Marcantonio Colonna, eroe di Lepanto, ha commemorato la battaglia nel quadro del “Rosario”, in onore della vittoria cristiana. Questo documento risale al 1887 e fu redatto in occasione dell’inaugurazione della ferrovia Roma – Pescara. Sebbene non indichi il destinatario, suggerisce un legame con figure politiche o religiose del tempo, anche se la sua lettura pubblica appare improbabile.
Riferimento autore: Osvaldo Cipollone.


