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Dialetto Avezzanese… “Je ‘Mpìcce D’Assuntìna”

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Il Fùcino rivive nelle pagine di Giovanbattista Pitoni, un tuffo nella Marsica tra letteratura e ingegneria, leggende e trasformazioni sociali.

Pensare al Fùcino significa evocare una ricca varietà di significati, essendo un luogo carico di storia, di cui difficilmente si può trovare un equivalente nel Mezzogiorno e in tutto il territorio italiano. Meta di viaggiatori nei secoli diciottesimo e diciannovesimo, ha ispirato opere della narrativa e, in particolare, è divenuto lo sfondo della migliore letteratura di Ignazio Silone. La sua evoluzione ha visto anche l’affermarsi di ingegneria audace, culminata in opere che hanno alterato profondamente i suoi quadri ambientali, trasformando la conca fucense in una delle zone più “costruite” ed “artificiali” della regione.

Il Fùcino ha assistito alla nascita di forme significative di socialità e politica, con una storia intrisa di leggende e epiche vicende. Attorno ad esso si sono formati gruppi di interesse e associazioni, come il radicato movimento contadino e padronale. I suoi problemi hanno dato vita a conflitti e dibattiti che, in momenti di tensione, hanno fatto crescere la consapevolezza sociale e origine a movimenti dal forte impatto. La lotta di classe, il conflitto tra capitale e lavoro, ha assunto forme evidenti, diventando riferimento per le dinamiche nazionali.

Questo Fùcino è lo sfondo dove si inseriscono le opere di Giovanbattista Pitoni. I suoi personaggi e trame riflettono eventi cruciali della storia fucense, come la bonifica, i terremoti e le dinamiche politiche. La sua narrazione non è solo un’opera letteraria, ma anche uno strumento prezioso per la comprensione storica, poiché permette di capire come gli eventi siano vissuti dalla gente comune, creando un vivace spaccato della mentalità e dei costumi marsicani.

Il vernacolo usato da Pitoni rende le espressioni ancor più evocative, mentre il glossario allegato aiuta nella comprensione del testo, ampliando ulteriormente il quadro del racconto. Con “Je ‘mpìcce d’Assuntina”, il suo ultimo lavoro, l’autore si inserisce nel filone della commedia in dialetto avezzanese, unendo tradizioni e storie locali per creare un’opera che riflette l’eredità culturale della Marsica.

Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni.

di Giovanbattista Pitoni

La presentazione del Prof. Costantino Felice, dell’Università “D’Annunzio” di Chieti e Direttore di “Abruzzo Contemporaneo”, introduce l’importanza del Fùcino, un luogo ricco di significati storici e culturali. Pensare al Fùcino significa evocare un’infinità di percezioni, poiché questo territorio ha influenzato profondamente diversi aspetti della vita umana. È raro trovare un luogo nel Mezzogiorno, e in tutta Italia, che abbia un impatto così significativo. Il Fùcino è stato una meta imprescindibile per viaggiatori del Sette e Ottocento, ispirando numerosi scritti di narrativa diaristica e diventando un palcoscenico memorabile della letteratura di Silone.

Questo territorio ha visto formulazioni audaci nel campo dell’ingegneria, poiché nel XIX secolo fu oggetto di una discussa e imponente opera di alterazione degli ambienti naturali, trasformandosi da una conca soggetta a vincoli naturali a una delle aree più costruite e artificiali.

Il Fùcino ha anche rappresentato un fertile terreno per lo sviluppo della socialità e della politica. La sua lunga storia, intrecciata con leggende e epopee, ha visto la formazione di interessi e aspettative, l’aggregazione di ceti e la creazione di corporazioni. Qui è nato un associazionismo contadino e padronale, caratterizzato da una vigorosa continuità nel tempo. I problemi del Fùcino sono stati al centro di conflitti e dibattiti, contribuendo a far maturare coscienze e movimenti significativi. Questo territorio ha visto sorgere scontri di classe e tensioni tra capitale e lavoro, con momenti di grande asprezza che hanno servito da modello per forze politiche a livello nazionale.

All’interno di questo scenario si svolge la pièce di Pitoni, dove i personaggi e i dialoghi trasmettono l’eco dei grandi eventi fucensi, dalla bonifica del lago al terremoto e alla ricostruzione, fino alle tensioni politiche. L’opera si arricchisce di note che chiariscono ulteriormente i riferimenti agli eventi storici, rendendo la lettura accessibile anche a chi non è avvezzo a questi contesti.

Pur essendo un’opera letteraria, il racconto di Pitoni funge da strumento prezioso per la conoscenza storica. La letteratura è oramai riconosciuta come una fonte essenziale per gli storici, poiché consente di cogliere gli eventi dal punto di vista della gente comune, rivelando come i grandi accadimenti si riflettono sulla vita quotidiana.

Il lavoro di Pitoni offre un vibrante spaccato della mentalità e dei costumi marsicani. Le psicologie dei personaggi sono fortemente influenzate dai contesti in cui si muovono. L’uso del vernacolo rende le modalità espressive più vivaci e suggestive. Anche il glossario allegato contribuisce a una comprensione più agevole dell’opera, arricchendo ulteriormente l’esperienza del lettore.

Nella premessa, Giovanbattista Pitoni spiega il suo approccio. Dopo le esperienze con “Je fùrne de Zefferìne” e “Sante ‘Mìddie… je tarramùte!”, ha deciso di riproporsi con “Je ‘mpìcce d’Assuntina”, una commedia in tre atti in dialetto avezzanese. L’autore sottolinea che ogni lavoro è il risultato di ispirazione, conoscenze accumulate e confronti con amici appassionati di storia e tradizioni locali. Due opere hanno ispirato questo lavoro: ” ‘Nghe glie céglie… ‘nge se pazzia!” di Giovanni Tordone e “Lo scrivano pubblico” di Carlo Tito Dalbono.

I personaggi, la trama e l’ambientazione sono frutto della fantasia dell’autore. A Tordone si deve l’idea delle “déjie ‘mpìcce” e il vivace dialogo delle comari. Da Dalbono è derivato il diabolico personaggio di Gelsomina, che approfitta dell’ignoranza di una concorrente in amore. Infine, anche questo lavoro verrà rappresentato dall’Associazione di Teatro Amatoriale “Je fùrne de Zefferìne”, consentendo ai lettori di apprezzare sfumature che potrebbero sfuggire in una lettura diretta del dialetto avezzanese, sempre più a rischio di scomparire.

Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni.

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di Giovanbattista Pitoni

La presentazione del Prof. Costantino Felice, dell’Università “D’Annunzio” di Chieti e Direttore di “Abruzzo Contemporaneo”, introduce l’importanza del Fùcino, un luogo ricco di significati storici e culturali. Pensare al Fùcino significa evocare un’infinità di percezioni, poiché questo territorio ha influenzato profondamente diversi aspetti della vita umana. È raro trovare un luogo nel Mezzogiorno, e in tutta Italia, che abbia un impatto così significativo. Il Fùcino è stato una meta imprescindibile per viaggiatori del Sette e Ottocento, ispirando numerosi scritti di narrativa diaristica e diventando un palcoscenico memorabile della letteratura di Silone.

Questo territorio ha visto formulazioni audaci nel campo dell’ingegneria, poiché nel XIX secolo fu oggetto di una discussa e imponente opera di alterazione degli ambienti naturali, trasformandosi da una conca soggetta a vincoli naturali a una delle aree più costruite e artificiali.

Il Fùcino ha anche rappresentato un fertile terreno per lo sviluppo della socialità e della politica. La sua lunga storia, intrecciata con leggende e epopee, ha visto la formazione di interessi e aspettative, l’aggregazione di ceti e la creazione di corporazioni. Qui è nato un associazionismo contadino e padronale, caratterizzato da una vigorosa continuità nel tempo. I problemi del Fùcino sono stati al centro di conflitti e dibattiti, contribuendo a far maturare coscienze e movimenti significativi. Questo territorio ha visto sorgere scontri di classe e tensioni tra capitale e lavoro, con momenti di grande asprezza che hanno servito da modello per forze politiche a livello nazionale.

All’interno di questo scenario si svolge la pièce di Pitoni, dove i personaggi e i dialoghi trasmettono l’eco dei grandi eventi fucensi, dalla bonifica del lago al terremoto e alla ricostruzione, fino alle tensioni politiche. L’opera si arricchisce di note che chiariscono ulteriormente i riferimenti agli eventi storici, rendendo la lettura accessibile anche a chi non è avvezzo a questi contesti.

Pur essendo un’opera letteraria, il racconto di Pitoni funge da strumento prezioso per la conoscenza storica. La letteratura è oramai riconosciuta come una fonte essenziale per gli storici, poiché consente di cogliere gli eventi dal punto di vista della gente comune, rivelando come i grandi accadimenti si riflettono sulla vita quotidiana.

Il lavoro di Pitoni offre un vibrante spaccato della mentalità e dei costumi marsicani. Le psicologie dei personaggi sono fortemente influenzate dai contesti in cui si muovono. L’uso del vernacolo rende le modalità espressive più vivaci e suggestive. Anche il glossario allegato contribuisce a una comprensione più agevole dell’opera, arricchendo ulteriormente l’esperienza del lettore.

Nella premessa, Giovanbattista Pitoni spiega il suo approccio. Dopo le esperienze con “Je fùrne de Zefferìne” e “Sante ‘Mìddie… je tarramùte!”, ha deciso di riproporsi con “Je ‘mpìcce d’Assuntina”, una commedia in tre atti in dialetto avezzanese. L’autore sottolinea che ogni lavoro è il risultato di ispirazione, conoscenze accumulate e confronti con amici appassionati di storia e tradizioni locali. Due opere hanno ispirato questo lavoro: ” ‘Nghe glie céglie… ‘nge se pazzia!” di Giovanni Tordone e “Lo scrivano pubblico” di Carlo Tito Dalbono.

I personaggi, la trama e l’ambientazione sono frutto della fantasia dell’autore. A Tordone si deve l’idea delle “déjie ‘mpìcce” e il vivace dialogo delle comari. Da Dalbono è derivato il diabolico personaggio di Gelsomina, che approfitta dell’ignoranza di una concorrente in amore. Infine, anche questo lavoro verrà rappresentato dall’Associazione di Teatro Amatoriale “Je fùrne de Zefferìne”, consentendo ai lettori di apprezzare sfumature che potrebbero sfuggire in una lettura diretta del dialetto avezzanese, sempre più a rischio di scomparire.

Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni.

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