Ed ora non si può tacere di San Rocco, dopo che tanto si è detto di San Giovanni. Gli Avezzanesi, si può dire da secoli, hanno rivelato grande passione per tutte le loro confraternite, partecipando attivamente a ogni manifestazione sacra da esse organizzate. Essi seguivano le varie vicende durante l’intensa preparazione, nell’esecuzione spettacolare e nell’esito finale, con discussioni accalorate e vivaci, che a volte sfociavano in vie di fatto, sempre in difesa della propria congrega e del proprio Santo. Questi eventi accadevano tra i confratelli di San Giovanni e quelli di San Rocco, chiamati Sangiovannari e Santoroccari, soprattutto in occasioni come la Pasqua, con le funzioni religiose e le processioni della settimana santa.
Pertanto, quando si accenna a uno dei due Santi, il vecchio Avezzanese non può fare a meno di pensare all’altro. L’antico ardore polemico è svanito, ora che i ricordi lontani, con la stessa serena dolcezza, fanno finalmente ritenere entrambi venerandi e luminosi. L’amore per la propria confraternita non di rado si trasformava in una vera passione di parte. Un episodio significativo è evidenziato dall’aperto risentimento contro l’agente delle tasse dell’epoca, Bernardino Iatosti, il quale, durante il suo triennio come governatore della congrega di San Rocco, denunciò l’ingiusta tassazione con parole accese.
La chiesa di San Rocco, ad unica navata, sorgeva sulla sinistra di chi imbocca Via Sernaglia da Via XX Settembre andando verso via del Castello. Le sue dimensioni iniziali dovevano essere alquanto modeste; non era rilevante il suo valore architettonico, pur essendo costruita nel tardo medioevo, come attestano alcune risultanze. Essa era una chiesa rurale, innalzata fuori le mura della città, a circa trecento metri dalla porta nord-est, che prese il nome di San Rocco per l’importanza della devozione che gli Avezzanesi nutrivano per questo Santo.
Non vi è dubbio che la facciata, a caratteri romanici, venne costruita ai primi del Quattrocento, epoca in cui il romanico persisteva in Abruzzo e specialmente nella Marsica, influenzato da alcuni elementi gotici. La facciata aveva forma quadrangolare ed era in lastre di travertino martellato, con un unico ingresso al centro. Il portale, ad arco a tutto sesto, era privo di strombatura; i pilastri laterali della facciata contenevano una lunetta con dipinti della Madonna delle Grazie con San Rocco e San Emidio ai lati. Un rosone a raggi sovrastava il portale, fiancheggiato da due finestrelle con grate in ferro battuto.
Fino all’anno 1851, l’interno della chiesa presentava alcuni pregi artistici, pur nell’angustia dello spazio. Il soffitto era opera di un artista raffinato del Rinascimento, costruito completamente in legno e diviso in cassetttoni di piccole dimensioni, le cui cornici erano dorate. Nella chiesa si trovava un’antica statua in terracotta dorata, rappresentante la Madonna delle Grazie con il Bambino, e ai suoi piedi giaceva il simulacro del Cristo Morto, donato alla Confraternita di San Rocco dal nobile avezzanese Don Sotéro Orlandi nel XVIII secolo.
Sulle pareti, in prossimità dell’ingresso, si trovavano due grandi statue in gesso di San Emidio e San Andrea d’Avellino. Al centro della chiesa, vi erano due altari, uno dedicato a San Rocco e l’altro a San Sebastiano, con le relative statue. All’interno due nicchie esponevano statue di San Franco di Assergi e San Francesco di Paola. La chiesa era dotata anche di un organo, che occupava gran parte della navata. Nel 1908, la chiesa subì lavori di restauro e ampliamento.
Il soffitto in legno venne sostituito con una volta a botte, realizzata dal mastro avezzanese Domenico Cataldi. Nella nuova configurazione venne anche demolito il palco dell’organo, e venne utilizzato un armonium per le funzioni religiose. Diversi altri interventi furono eseguiti, portando a un ampliamento dell’aula, con la realizzazione di una sagrestia più grande e di vani abitativi al piano superiore per il cappellano Don Camillo Pentoli. Un campanile, assente fino ad allora, fu costruito, issando tre campane dal suono dolce.
Il campanile, costruito dall’impresa Paolo Tatone, fu colpito da un fulmine nel giugno del 1913. Dopo il terremoto del 13 gennaio 1915, la chiesa crollò, con l’eccezione di alcune statue e arredi sacri. Le funzioni ripresero nel 1919 in una baracca che servì come chiesa parrocchiale fino alla costruzione della nuova chiesa di San Giuseppe.
Il 8 dicembre 1939 venne benedetta la nuova chiesa in muratura, costruita grazie ai contributi derivati dal terremoto. Il progetto, redatto dall’ing. Agnosto Ciciarelli, però, fu eseguito solo parzialmente per insufficienza di fondi. Nel 1940, la parrocchia venne affidata ai padri Giuseppini, che organizzarono varie attività sociali, inclusa la cura della parrocchia.
Nel 1952, i Giuseppini decisero di ritirare i loro sacerdoti da parrocchie senza opere significative. Dopo alcune ristrutturazioni, alla parrocchia fu nominato il vice parroco Don Costanzo Villa, che mantenne in piedi le attività della parrocchia e costruì una nuova chiesa, inaugurata il 16 agosto 1958, festa di San Rocco.
La nuova chiesa, progettata dall’architetto Giuseppe Zander, è a unica navata, ricca di luce e composta da altari laterali con statue nuove. Anche se la parrocchia conobbe momenti di difficoltà, la tradizione delle celebrazioni e delle attività sociali continua oggi.
Riferimento autore: Giovanni Pagani.