Erano le ore 7.50 del 13 gennaio 1915. Improvvisamente la terra si mise a tremare, cancellando interi paesi. In pochi attimi, la Marsica fu ridotta in un ammasso di macerie, con tanti morti e feriti. L’epicentro del sisma fu individuato nella conca del Fùcino, con ben 28.188 vittime, di cui circa 10.000 nella sola città di Avezzano. I soccorsi tardarono sia per le strade interrotte dal sisma, sia per la cattiva organizzazione. Le truppe erano prevalentemente ammassate sulle Alpi, in previsione della Prima Guerra Mondiale. Documenti dell’epoca indicano che Antrosano si sia salvato dalle onde sismiche, così come le frazioni di San Pelino, Forme, Castelnuovo e Albe, senza registrare morti o feriti.
Documenti e censimenti dell’epoca attribuiscono a Massa d’Albe 425 morti, mentre i decessi delle frazioni sono inclusi nel conteggio del comune capoluogo. Una ricerca condotta nell’archivio del comune di Massa d’Albe rivela che i deceduti per la scossa sismica furono 59, con nomi come Chiara Amicucci, Antonio e Francesco Babbo, oltre a molti altri, tra cui Domenico e Enrichetta De Angelis. Molte abitazioni rimasero lesionate e molte furono abbattute per evitare crolli. A complicare la situazione, la temperatura scese sotto lo zero e un’abbondante nevicata colpì l’intero territorio. I soccorsi, purtroppo, giunsero in ritardo, soprattutto ad Antrosano, che rimase isolato.
Don Antonio De Cesare nacque in Antrosano il 23 febbraio 1876 ed era canonico coadiutore dell’Abbazia di Cappelle. Il deputato Erminio Sipari di Pescasseroli telegrafò al governo nazionale descrivendo l’immane disastro: “Avezzano è stata totalmente rasa al suolo. Cèlano, Pescina, Luco, Trasacco sono seriamente danneggiate. Occorrono subito venticinquemila uomini, pane, acqua, medici, barelle, legname per baracche.” Il disastro superava quello di Messina per violenza e proporzioni. A peggiorare la situazione, dopo il terremoto cadde la neve, e i lupi cominciarono ad avvicinarsi, mentre un forte vento di tramontana scoperchiava tende e baracche.
Ad Antrosano, i superstiti si affrettarono a soccorrere parenti e amici. Fu una gara di solidarietà eccezionale, ma i bisogni erano urgenti: medicinali, coperte, viveri e indumenti. Da Antrosano partirono staffette per richiedere aiuto, ma i soccorsi ritardarono ulteriormente.
Finalmente, in automobile, giunse il dott. Enrico Gualdi per offrire supporto in altri comuni abbandonati, come Massa d’Albe e Antrosano. Il settimanale La Tribuna, in data 16 gennaio 1915, titolava: “Nuovi paesi, di cui si ignorava la sorte, distrutti.” Tra i paesi dimenticati dal pronto intervento c’era anche Antrosano. Il Ministro Ciuffelli e il generale Marini disposero l’invio di aiuti a vari comuni, compresa Antrosano, in un primo gruppo con Cappelle e Scurcola.
Il trimestrale Provincia Oggi, nel numero di gennaio-marzo 1999, dedicò una monografia al terremoto della Marsica, riportando resoconti giornalistici del Resto del Carlino, a firma dell’inviato speciale Scipio Slataper. Nonostante i danni, i nomi e i cognomi nella cronaca non sempre risultavano leggibili o corretti. Come scriveva Provincia Oggi, molti nomi dei paesi risultarono alterati; ad esempio, Scurcola diventava Sgurgola e Antrosano mutava in Androgano.
Il verbale di consegna delle casette asismiche di Antrosano fu redatto il 26 maggio 1920, alla presenza dell’ing. Oliviero Comignoli, del ricevitore principale Ruggero Pagnotta e del Commissario Prefettizio Carlo Pace. Le 131 casette asismiche volevano offrire rifugio agli sfollati, con baracche di diverse dimensioni e servizi igienici fondamentali. La superficie occupata dalle baracche era di mq. 21.450,25. Parte dei terreni venne espropriata a Carlo Pace e agli eredi Giannantonio Ruscitti.
Un ricorso per l’esproprio dei terreni fu presentato dall’avvocato Carlo Pace il 21 novembre 1917, lamentando la sottovalutazione dei beni. Nonostante le difficoltà, le perizie suppletive confermarono le ragioni di Pace, che difese la sua posizione con abilità. Conosciuto per la sua posizione economica e qualità di Delegato Civile, Pace scrisse che, nonostante la povertà apparente, Antrosano rappresentava la comunità più ricca della regione marsicana, grazie alle risorse locali e all’emigrazione.
Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.