Notifica
Notifica

Storia Di Antrosano… Il Terremoto

Aggiungi qui il testo del titolo

Il terremoto del 1915 scosse la Marsica, seminando distruzione e sollevando polemiche legali in una comunità che lottava per riprendere il suo ritmo.

Il 13 gennaio 1915, alle 7.50, la terra tremò devastando la Marsica e cancellando interi paesi. L’epicentro fu individuato nella conca del Fùcino, causando ben 28.188 vittime, di cui quasi 10.000 ad Avezzano. L’organizzazione dei soccorsi fu inadeguata; le strade erano distrutte e le truppe erano concentrate sulle Alpi in vista della prima guerra mondiale. Antrosano si salvò dalle onde sismiche, così come le frazioni limitrofe come S. Pelino, Forme, Castelnuovo e Albe.

Le stime delle vittime di Massa d’Albe riportano 425 decessi, incluso un elenco di nomi di abitanti che persero la vita. Altre abitazioni subìrono danni ingenti, molte furono demolite per evitare crolli. A peggiorare la situazione, una tempestosa nevicata colpì il territorio. I soccorsi a Antrosano ritardarono ulteriormente, lasciando la comunità isolata.

Il deputato Erminio Sipari, comunicando la tragedia al governo, descrisse l’evento come di immani proporzioni. Il maltempo aggravò le condizioni, e i soccorsi, pur in arrivo, furono insufficienti. Nonostante l’impegno dei superstiti, urgono cibo, medicinali e indumenti. Le difficoltà incisero notevolmente sulla vita quotidiana della popolazione.

Il 26 maggio 1920 furono consegnate 131 casette asismiche ad Antrosano, progettate per accogliere i sfollati. Le strutture, costruite in legname, furono dotate di servizi igienici e sistemazioni per l’acqua potabile. La gestione delle terre espropriate fece sorgere controversie legali, come quella presentata dall’avvocato Carlo Pace, le cui argomentazioni sulla valutazione dei terreni evidenziano la vivace vita economica di Antrosano prima del catastrofico evento. Pietro Pace, con posizioni di rilievo nella comunità, sottolineò la laboriosità dei suoi concittadini e la loro prosperità.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).

Erano le ore 7.50 del 13 gennaio 1915. Improvvisamente la terra si mise a tremare, cancellando interi paesi. In pochi attimi, la Marsica fu ridotta in un ammasso di macerie, con tanti morti e feriti. L’epicentro del sisma fu individuato nella conca del Fùcino, con ben 28.188 vittime, di cui circa 10.000 nella sola città di Avezzano. I soccorsi tardarono sia per le strade interrotte dal sisma, sia per la cattiva organizzazione. Le truppe erano prevalentemente ammassate sulle Alpi, in previsione della Prima Guerra Mondiale. Documenti dell’epoca indicano che Antrosano si sia salvato dalle onde sismiche, così come le frazioni di San Pelino, Forme, Castelnuovo e Albe, senza registrare morti o feriti.

Documenti e censimenti dell’epoca attribuiscono a Massa d’Albe 425 morti, mentre i decessi delle frazioni sono inclusi nel conteggio del comune capoluogo. Una ricerca condotta nell’archivio del comune di Massa d’Albe rivela che i deceduti per la scossa sismica furono 59, con nomi come Chiara Amicucci, Antonio e Francesco Babbo, oltre a molti altri, tra cui Domenico e Enrichetta De Angelis. Molte abitazioni rimasero lesionate e molte furono abbattute per evitare crolli. A complicare la situazione, la temperatura scese sotto lo zero e un’abbondante nevicata colpì l’intero territorio. I soccorsi, purtroppo, giunsero in ritardo, soprattutto ad Antrosano, che rimase isolato.

Don Antonio De Cesare nacque in Antrosano il 23 febbraio 1876 ed era canonico coadiutore dell’Abbazia di Cappelle. Il deputato Erminio Sipari di Pescasseroli telegrafò al governo nazionale descrivendo l’immane disastro: “Avezzano è stata totalmente rasa al suolo. Cèlano, Pescina, Luco, Trasacco sono seriamente danneggiate. Occorrono subito venticinquemila uomini, pane, acqua, medici, barelle, legname per baracche.” Il disastro superava quello di Messina per violenza e proporzioni. A peggiorare la situazione, dopo il terremoto cadde la neve, e i lupi cominciarono ad avvicinarsi, mentre un forte vento di tramontana scoperchiava tende e baracche.

Ad Antrosano, i superstiti si affrettarono a soccorrere parenti e amici. Fu una gara di solidarietà eccezionale, ma i bisogni erano urgenti: medicinali, coperte, viveri e indumenti. Da Antrosano partirono staffette per richiedere aiuto, ma i soccorsi ritardarono ulteriormente.

Finalmente, in automobile, giunse il dott. Enrico Gualdi per offrire supporto in altri comuni abbandonati, come Massa d’Albe e Antrosano. Il settimanale La Tribuna, in data 16 gennaio 1915, titolava: “Nuovi paesi, di cui si ignorava la sorte, distrutti.” Tra i paesi dimenticati dal pronto intervento c’era anche Antrosano. Il Ministro Ciuffelli e il generale Marini disposero l’invio di aiuti a vari comuni, compresa Antrosano, in un primo gruppo con Cappelle e Scurcola.

Il trimestrale Provincia Oggi, nel numero di gennaio-marzo 1999, dedicò una monografia al terremoto della Marsica, riportando resoconti giornalistici del Resto del Carlino, a firma dell’inviato speciale Scipio Slataper. Nonostante i danni, i nomi e i cognomi nella cronaca non sempre risultavano leggibili o corretti. Come scriveva Provincia Oggi, molti nomi dei paesi risultarono alterati; ad esempio, Scurcola diventava Sgurgola e Antrosano mutava in Androgano.

Il verbale di consegna delle casette asismiche di Antrosano fu redatto il 26 maggio 1920, alla presenza dell’ing. Oliviero Comignoli, del ricevitore principale Ruggero Pagnotta e del Commissario Prefettizio Carlo Pace. Le 131 casette asismiche volevano offrire rifugio agli sfollati, con baracche di diverse dimensioni e servizi igienici fondamentali. La superficie occupata dalle baracche era di mq. 21.450,25. Parte dei terreni venne espropriata a Carlo Pace e agli eredi Giannantonio Ruscitti.

Un ricorso per l’esproprio dei terreni fu presentato dall’avvocato Carlo Pace il 21 novembre 1917, lamentando la sottovalutazione dei beni. Nonostante le difficoltà, le perizie suppletive confermarono le ragioni di Pace, che difese la sua posizione con abilità. Conosciuto per la sua posizione economica e qualità di Delegato Civile, Pace scrisse che, nonostante la povertà apparente, Antrosano rappresentava la comunità più ricca della regione marsicana, grazie alle risorse locali e all’emigrazione.

Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

Erano le ore 7.50 del 13 gennaio 1915. Improvvisamente la terra si mise a tremare, cancellando interi paesi. In pochi attimi, la Marsica fu ridotta in un ammasso di macerie, con tanti morti e feriti. L’epicentro del sisma fu individuato nella conca del Fùcino, con ben 28.188 vittime, di cui circa 10.000 nella sola città di Avezzano. I soccorsi tardarono sia per le strade interrotte dal sisma, sia per la cattiva organizzazione. Le truppe erano prevalentemente ammassate sulle Alpi, in previsione della Prima Guerra Mondiale. Documenti dell’epoca indicano che Antrosano si sia salvato dalle onde sismiche, così come le frazioni di San Pelino, Forme, Castelnuovo e Albe, senza registrare morti o feriti.

Documenti e censimenti dell’epoca attribuiscono a Massa d’Albe 425 morti, mentre i decessi delle frazioni sono inclusi nel conteggio del comune capoluogo. Una ricerca condotta nell’archivio del comune di Massa d’Albe rivela che i deceduti per la scossa sismica furono 59, con nomi come Chiara Amicucci, Antonio e Francesco Babbo, oltre a molti altri, tra cui Domenico e Enrichetta De Angelis. Molte abitazioni rimasero lesionate e molte furono abbattute per evitare crolli. A complicare la situazione, la temperatura scese sotto lo zero e un’abbondante nevicata colpì l’intero territorio. I soccorsi, purtroppo, giunsero in ritardo, soprattutto ad Antrosano, che rimase isolato.

Don Antonio De Cesare nacque in Antrosano il 23 febbraio 1876 ed era canonico coadiutore dell’Abbazia di Cappelle. Il deputato Erminio Sipari di Pescasseroli telegrafò al governo nazionale descrivendo l’immane disastro: “Avezzano è stata totalmente rasa al suolo. Cèlano, Pescina, Luco, Trasacco sono seriamente danneggiate. Occorrono subito venticinquemila uomini, pane, acqua, medici, barelle, legname per baracche.” Il disastro superava quello di Messina per violenza e proporzioni. A peggiorare la situazione, dopo il terremoto cadde la neve, e i lupi cominciarono ad avvicinarsi, mentre un forte vento di tramontana scoperchiava tende e baracche.

Ad Antrosano, i superstiti si affrettarono a soccorrere parenti e amici. Fu una gara di solidarietà eccezionale, ma i bisogni erano urgenti: medicinali, coperte, viveri e indumenti. Da Antrosano partirono staffette per richiedere aiuto, ma i soccorsi ritardarono ulteriormente.

Finalmente, in automobile, giunse il dott. Enrico Gualdi per offrire supporto in altri comuni abbandonati, come Massa d’Albe e Antrosano. Il settimanale La Tribuna, in data 16 gennaio 1915, titolava: “Nuovi paesi, di cui si ignorava la sorte, distrutti.” Tra i paesi dimenticati dal pronto intervento c’era anche Antrosano. Il Ministro Ciuffelli e il generale Marini disposero l’invio di aiuti a vari comuni, compresa Antrosano, in un primo gruppo con Cappelle e Scurcola.

Il trimestrale Provincia Oggi, nel numero di gennaio-marzo 1999, dedicò una monografia al terremoto della Marsica, riportando resoconti giornalistici del Resto del Carlino, a firma dell’inviato speciale Scipio Slataper. Nonostante i danni, i nomi e i cognomi nella cronaca non sempre risultavano leggibili o corretti. Come scriveva Provincia Oggi, molti nomi dei paesi risultarono alterati; ad esempio, Scurcola diventava Sgurgola e Antrosano mutava in Androgano.

Il verbale di consegna delle casette asismiche di Antrosano fu redatto il 26 maggio 1920, alla presenza dell’ing. Oliviero Comignoli, del ricevitore principale Ruggero Pagnotta e del Commissario Prefettizio Carlo Pace. Le 131 casette asismiche volevano offrire rifugio agli sfollati, con baracche di diverse dimensioni e servizi igienici fondamentali. La superficie occupata dalle baracche era di mq. 21.450,25. Parte dei terreni venne espropriata a Carlo Pace e agli eredi Giannantonio Ruscitti.

Un ricorso per l’esproprio dei terreni fu presentato dall’avvocato Carlo Pace il 21 novembre 1917, lamentando la sottovalutazione dei beni. Nonostante le difficoltà, le perizie suppletive confermarono le ragioni di Pace, che difese la sua posizione con abilità. Conosciuto per la sua posizione economica e qualità di Delegato Civile, Pace scrisse che, nonostante la povertà apparente, Antrosano rappresentava la comunità più ricca della regione marsicana, grazie alle risorse locali e all’emigrazione.

Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti