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Storia Di San Pelino… Il Vescovo Pelino

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Scopri la storia affascinante di San Pelino, tra martirio e culto secolare, che ancora oggi incanta e unisce le comunità dell’Abruzzo.

La storia di S. Pelino è profondamente legata al culto del Santo a cui il paese deve il suo nome. Pelino, nato a Durazzo, Albania, durante il regno dell’imperatore Costantino (274-337 d.C.), fu un allievo di S. Basilio e, dopo essersi trasferito a Brindisi sotto l’impero di Giuliano l’Apostata (360-363), venne ordinato vescovo dal papa Liberio. Questo passaggio evidenzia non solo il suo carisma, ma anche l’importanza della formazione religiosa dell’epoca, dato che fu consacrato dal Papa Damaso il 17 novembre 364, all’età di 44 anni.

Il periodo in cui visse Pelino fu critico per il cristianesimo, in quanto Giuliano cercò di ripristinare il paganesimo, causando persecuzioni contro i cristiani. Nella data del 5 dicembre 365, Pelino subì il martirio, unendosi così ai ranghi dei santi martiri e lasciando un’importante eredità spirituale. Le sue reliquie furono traslate a Corfinio, dove ancora oggi sono oggetto di venerazione, confermando il culto secolare che circonda il Santo.

Nel corso della sua vita, Pelino stabilì un forte legame con le popolazioni dell’Abruzzo, in particolare con quella di Corfinio. Le sue visite nella regione, che oltrepassavano la diocesi di Brindisi, furono occasioni di incontro pastorale con le popolazioni locali. È evidente che tali soste non rappresentarono solo momenti di riposo, ma anche opportunità di evangelizzazione e contatti significativi con i fedeli.

Il nome del paese di S. Pelino si lega indissolubilmente a un’antica chiesa che, sebbene non siano noti dettagli precisi sulla sua ubicazione, aveva certamente un’importanza per la comunità. La chiesa di S. Pelino è menzionata nei documenti, ma non compare nell’elenco delle chiese della diocesi dei Marsi nel 1115, suggerendo che già all’epoca era in rovina. Il nome del paese è quindi un’eredità di questa antica tradizione.

In conclusione, il legame tra S. Pelino e il territorio è forte e ben documentato. Il culto attorno al Santo e la sua memoria vivono non solo nella venerazione delle reliquie, ma anche nei nomi e nei luoghi che portano la sua impronta, testimoniando il profondo rispetto e la devozione di una comunità che conserva la sua storia attraverso i secoli.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

La storia di San Pelino non può ignorare l’esistenza e la vita del Santo al quale deve il suo nome. Infatti, la figura del vescovo Pelino ebbe un chiaro impatto sulle vicende della comunità anxantina e, di riflesso, su quella sampelinese. Pelino nacque a Durazzo, in Albania, durante il regno dell’imperatore Costantino (274-337 d.C.) e apparteneva alla famiglia Delfadio (o Delsadio). Ricevette la sua formazione alla scuola di S. Basilio e successivamente si trasferì a Brindisi durante il governo dell’imperatore Giuliano II, noto anche come il Filosofo e l’Apostata (360-363). Nella diocesi di Brindisi, Pelino venne accolto nel clero e ricoprì cariche importanti sotto la guida del vescovo Aprocolo, che lo designò come suo successore e lo portò a Roma per la sua consacrazione episcopale dal papa Liberio.

Questo episodio sottolinea l’alta levatura morale e la forte personalità del Santo, dimostrando la stima che ricevette anche da un altro personaggio di rilievo, il vescovo Aprocolo. Pelino fu consacrato vescovo il 17 novembre dell’anno 364, all’età di 44 anni, e il suo nome è inserito nella lista episcopale di Brindisi, al settimo posto, dopo S. Aprocolo e prima del suo allievo Ciprio.

Il suo periodo in Italia coincise con un tempo di grave crisi per la religione cristiana. All’epoca, era stato proclamato imperatore Flavio Claudio Giuliano, che, ammirando la cultura greca e classica romana, rinnegò il Cristianesimo e riaprì i templi pagani per promuovere una forma di tolleranza religiosa. Tuttavia, il suo operato suscitò malcontento e portò a nuove persecuzioni contro i cristiani, le ultime della storia di Roma. Pelino, dopo il suo primo viaggio a Roma, fu richiamato e divenne vittima di queste persecuzioni, morendo martirizzato il 5 dicembre dell’anno 365, all’età di 45 anni, dopo aver ricoperto la carica di vescovo per un anno e 28 giorni.

Dopo la sua morte, le sue reliquie furono traslate a Corfinio, dove sono venerate da un culto antico, di cui si ha notizia fin dal secolo IX. Nella chiesa romanica a lui dedicata, si conservano ancora oggi le sue reliquie, racchiuse in un braccio d’argento.

Secondo quanto riportato nell’Enciclopedia dei Santi, Pelino è descritto come vescovo di Brindisi e santo martire. La sua tomba si trova nella cattedrale di Corfinium (l’antica Valva). Esiste una leggendaria Passio del secolo XI, che tenterebbe di attribuire la sua composizione al IV secolo, ma la storicità di Pelino è oggetto di dibattito. Lo studioso Lanzoni ritiene che fosse vescovo di Corfinio piuttosto che di Brindisi.

Le principali informazioni legate alla narrazione leggendaria attestano che Pelino nacque a Durazzo durante il regno di Costantino, studiò con S. Basilio e, nel periodo di Giuliano l’Apostata, si trasferì a Brindisi. Dopo aver ottenuto cariche di prestigio nel clero di Aprocolo, fu consacrato vescovo da Papa Liberio e subì il martirio il 15 dicembre.

A seguito della sua morte, le sue reliquie furono trasferite a Corfinio, dove il culto di Pelino è documentato fin dal secolo IX e lo si trova festeggiato nel martirologio romano. Nonostante fosse vescovo di Brindisi, Pelino mantenne rapporti intensi con le popolazioni abruzzesi, in particolare con quella di Corfinio.

I suoi viaggi tra Roma e le varie località abruzzesi furono soprattutto occasione per un’attività pastorale significativa, che lo portò a stabilire legami con le popolazioni locali. La devozione a Pelino è evidente non solo a Corfinio, ma anche nel territorio sampelinese, dove il suo passaggio lasciò una traccia indelebile. La memoria del Santo si conserva anche attraverso la costruzione di una chiesa in sua onore, che sopravvisse alla distruzione della città.

Questa chiesa, purtroppo andata in rovina, ha lasciato il suo segno nella toponomastica del luogo, che ancor oggi si chiama S. Pelino. Non sappiamo esattamente quando questa chiesa fu distrutta, ma nel 1115 non figura nell’elenco delle chiese della diocesi dei Marsi, suggerendo che già non esistesse più.

Nel periodo medioevale, il nuovo centro abitato che sorse su quel sito assunse il nome di S. Pelino, ereditando così il ricordo del Santo. Il legame fra il nome attuale del paese e la chiesa antica è sostenuto anche da Corsignani, il quale afferma che il nome deriva dalla chiesa dedicata al vescovo di Brindisi, il quale morì in quel sito. Queste riflessioni testimoniano come non vi fosse chiaro collegamento tra il sito e una città antica. Tuttavia, tramite queste tradizioni, la figura di Pelino risplende ancora nel nostro territorio.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

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La storia di San Pelino non può ignorare l’esistenza e la vita del Santo al quale deve il suo nome. Infatti, la figura del vescovo Pelino ebbe un chiaro impatto sulle vicende della comunità anxantina e, di riflesso, su quella sampelinese. Pelino nacque a Durazzo, in Albania, durante il regno dell’imperatore Costantino (274-337 d.C.) e apparteneva alla famiglia Delfadio (o Delsadio). Ricevette la sua formazione alla scuola di S. Basilio e successivamente si trasferì a Brindisi durante il governo dell’imperatore Giuliano II, noto anche come il Filosofo e l’Apostata (360-363). Nella diocesi di Brindisi, Pelino venne accolto nel clero e ricoprì cariche importanti sotto la guida del vescovo Aprocolo, che lo designò come suo successore e lo portò a Roma per la sua consacrazione episcopale dal papa Liberio.

Questo episodio sottolinea l’alta levatura morale e la forte personalità del Santo, dimostrando la stima che ricevette anche da un altro personaggio di rilievo, il vescovo Aprocolo. Pelino fu consacrato vescovo il 17 novembre dell’anno 364, all’età di 44 anni, e il suo nome è inserito nella lista episcopale di Brindisi, al settimo posto, dopo S. Aprocolo e prima del suo allievo Ciprio.

Il suo periodo in Italia coincise con un tempo di grave crisi per la religione cristiana. All’epoca, era stato proclamato imperatore Flavio Claudio Giuliano, che, ammirando la cultura greca e classica romana, rinnegò il Cristianesimo e riaprì i templi pagani per promuovere una forma di tolleranza religiosa. Tuttavia, il suo operato suscitò malcontento e portò a nuove persecuzioni contro i cristiani, le ultime della storia di Roma. Pelino, dopo il suo primo viaggio a Roma, fu richiamato e divenne vittima di queste persecuzioni, morendo martirizzato il 5 dicembre dell’anno 365, all’età di 45 anni, dopo aver ricoperto la carica di vescovo per un anno e 28 giorni.

Dopo la sua morte, le sue reliquie furono traslate a Corfinio, dove sono venerate da un culto antico, di cui si ha notizia fin dal secolo IX. Nella chiesa romanica a lui dedicata, si conservano ancora oggi le sue reliquie, racchiuse in un braccio d’argento.

Secondo quanto riportato nell’Enciclopedia dei Santi, Pelino è descritto come vescovo di Brindisi e santo martire. La sua tomba si trova nella cattedrale di Corfinium (l’antica Valva). Esiste una leggendaria Passio del secolo XI, che tenterebbe di attribuire la sua composizione al IV secolo, ma la storicità di Pelino è oggetto di dibattito. Lo studioso Lanzoni ritiene che fosse vescovo di Corfinio piuttosto che di Brindisi.

Le principali informazioni legate alla narrazione leggendaria attestano che Pelino nacque a Durazzo durante il regno di Costantino, studiò con S. Basilio e, nel periodo di Giuliano l’Apostata, si trasferì a Brindisi. Dopo aver ottenuto cariche di prestigio nel clero di Aprocolo, fu consacrato vescovo da Papa Liberio e subì il martirio il 15 dicembre.

A seguito della sua morte, le sue reliquie furono trasferite a Corfinio, dove il culto di Pelino è documentato fin dal secolo IX e lo si trova festeggiato nel martirologio romano. Nonostante fosse vescovo di Brindisi, Pelino mantenne rapporti intensi con le popolazioni abruzzesi, in particolare con quella di Corfinio.

I suoi viaggi tra Roma e le varie località abruzzesi furono soprattutto occasione per un’attività pastorale significativa, che lo portò a stabilire legami con le popolazioni locali. La devozione a Pelino è evidente non solo a Corfinio, ma anche nel territorio sampelinese, dove il suo passaggio lasciò una traccia indelebile. La memoria del Santo si conserva anche attraverso la costruzione di una chiesa in sua onore, che sopravvisse alla distruzione della città.

Questa chiesa, purtroppo andata in rovina, ha lasciato il suo segno nella toponomastica del luogo, che ancor oggi si chiama S. Pelino. Non sappiamo esattamente quando questa chiesa fu distrutta, ma nel 1115 non figura nell’elenco delle chiese della diocesi dei Marsi, suggerendo che già non esistesse più.

Nel periodo medioevale, il nuovo centro abitato che sorse su quel sito assunse il nome di S. Pelino, ereditando così il ricordo del Santo. Il legame fra il nome attuale del paese e la chiesa antica è sostenuto anche da Corsignani, il quale afferma che il nome deriva dalla chiesa dedicata al vescovo di Brindisi, il quale morì in quel sito. Queste riflessioni testimoniano come non vi fosse chiaro collegamento tra il sito e una città antica. Tuttavia, tramite queste tradizioni, la figura di Pelino risplende ancora nel nostro territorio.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

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