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Giovanni Pagani

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Giovanni Pagani rivive la Marsica: tra storia, arte e memoria, un viaggio nelle radici culturali di Avezzano.

La cultura della Marsica ha beneficiato negli ultimi anni dell’opera di Giovanni Pagani, originario di Avezzano e laureato in giurisprudenza e lettere e filosofia. Questo studioso, già ordinario di scienze umane e Preside incaricato, ha contribuito significativamente alla nostra regione attraverso iniziative come il Premio Avezzano di arti figurative. La sua opera prima, Avezzano e la sua storia (1968), è un volume monumentale che esplora la storia del capoluogo marsicano, dalle origini remote fino al medioevo, affrontando eventi cruciali come le lotte tra gli Orsini e i Colonna, le guerre italiane e il drammatico terremoto del 1915. Nonostante le tragedie vissute, Avezzano ha anche visto significativi sviluppi, diventando un centro di espansione e progresso, soprattutto con l’istituzione dell’Ente Fùcino e, successivamente, dell’ERSA, oggi noto come ARSSA.

Nel 1978, Pagani pubblica Luci di nostra gente, una raccolta di biografie di personaggi illustri di Avezzano, con figure significative come Mario Pomilio e Antonio Falcone. Questa opera non solo celebra le vite di tali individui, ma si estende anche a diverse antiche famiglie avezzanesi, i Padri Maestri Francescani e a figure storiche come Fra Bonaventura da Cese e Rainero di Tentone.

Il suo terzo lavoro, un saggio su Camillo Corradini (1867-1928), pubblicato nel 1980, delinea la vita di un uomo di grande integrità, dalle sue origini modeste fino a una carriera prestigiosa nell’amministrazione pubblica. Corradini, noto per il suo rifiuto di compromessi durante il regime fascista, rappresenta un esempio di dignità e valori morali, influenzando profondamente il panorama politico del primo Novecento.

In conclusione, Giovanni Pagani ha svolto un ruolo fondamentale nella preservazione della memoria storica di Avezzano e della Marsica. Come ha notato Mario Pomilio, il suo lavoro è un “progetto valido” per salvaguardare le memorie della città e rivelare le innumerevoli persone che vi hanno dato un contributo nei vari ambiti della vita.

La cultura marsicana degli ultimi anni deve molto a Giovanni Pagani. Avezzanese, laureato in giurisprudenza e in lettere e filosofia, già ordinario di scienze umane negli Istituti magistrali e Preside incaricato, ha legato il suo nome ad alcune iniziative importanti della nostra regione, tra cui il Premio Avezzano di arti figurative.

Le sue ricerche si muovono tra storia e biografia. Il primo lavoro, che lo ha rivelato attento studioso e non solo generosamente animato da « fervido amore » per le cose patrie, è stato Avezzano e la sua storia (1968), un ponderoso volume di oltre 800 pagine, tutto inteso a ricostruire le vicende, più tristi che liete, del capoluogo marsicano.

Dalle origini remote al medioevo, dal conflitto tra gli Svevi e gli Angioini alle lotte tra gli Orsini e i Colonna, dall’età napoleonica alla restaurazione, dalle istanze risorgimentali alla piaga del brigantaggio, fino alla tormentata eppur luminosa ascesa avuta nel nostro secolo. È una storia che ha visto Avezzano protagonista di immani tragedie, come il terremoto del 1915 e la distruzione dai bombardamenti del 1943-44, ma anche centro di grande espansione e progresso, come sede dell’Ente Fùcino e poi dell’ERSA, ora ARSSA.

A distanza di dieci anni, Pagani pubblica un altro grosso volume, Luci di nostra gente (1978), una raccolta di biografie di Avezzanesi che sono divenuti illustri nei settori più disparati. Vogliamo ricordarli nello stesso ordine seguito nel libro: Mario Pomilio, Antonio Falcone, Pasquale Calabrese, Giuseppe Pennazza, Cesidio Lolli, Don Gaetano Piccinini, Armando Palanza, Federico Vittore Nardelli, Bruno Cassinelli, Angelo De Bernardinis, Virginio De Bernardinis, Loreto Orlandi, Francesco Corbi, Antonio Iatosti, Edoardo Corbi, Ercole Nardelli, Antonio Gandin, Camillo Corradini, Luigi Vidimari, Francesco Lolli, Giovanni Cerri, Tommaso Brogi, Paolo dei Conti Resta, Emanuele Lolli, Barnardino Iatosti, Serafino Mattei, Don Giuseppe Lolli, Muzio Febonio, Pietro Marso, Antonio Epicuro.

Seguono altri capitoli dedicati ad alcune antiche famiglie avezzanesi non ancora estinte, a dei Padri Maestri Francescani, a Fra Bonaventura da Cese (compagno di S. Francesco) e Rainero di Tentone.

Il terzo ed ultimo lavoro di rilievo di Pagani, venuto alla luce nel 1980, è il saggio monografico su Camillo Corradini (1867-1928), di cui ricostruisce la straordinaria vicenda umana e politica. Dalle umili origini in una famiglia avezzanese di artigiani, al curriculum degli studi, alla prestigiosa carriera nell’amministrazione dello Stato, all’elezione parlamentare, al rifiuto del compromesso col fascismo, alla scomparsa in dignitosa solitudine.

Tutto il libro mira a porre in giusto rilievo l’insegnamento morale e civile d’un uomo che, pur godendo dell’amicizia e della stima di alcuni tra i maggiori esponenti della vita politica del primo Novecento, volle morire povero come era nato.

Per un giudizio complessivo sulle opere di Giovanni Pagani, possiamo senz’altro sottoscrivere quanto ebbe a dichiarargli, qualche anno fa, lo stesso Mario Pomilio, con queste parole: « Ho letto il tuo scritto di saggista chiaro e attento, che dispone le cose con la giusta pazienza e non improvvisa nulla […]. Inutile dirti che mi pare valido l’insieme del tuo progetto: salvare quante più memorie possibile della nostra città, mostrare quante persone essa ha espresso che hanno operato nei vari campi […] Come dunque non complimentarmi con te per un lavoro dove, insieme con la carità del natio loco, fa spicco la buona lena del ricercatore? ».

Riferimento autore: testo originale.

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La cultura marsicana degli ultimi anni deve molto a Giovanni Pagani. Avezzanese, laureato in giurisprudenza e in lettere e filosofia, già ordinario di scienze umane negli Istituti magistrali e Preside incaricato, ha legato il suo nome ad alcune iniziative importanti della nostra regione, tra cui il Premio Avezzano di arti figurative.

Le sue ricerche si muovono tra storia e biografia. Il primo lavoro, che lo ha rivelato attento studioso e non solo generosamente animato da « fervido amore » per le cose patrie, è stato Avezzano e la sua storia (1968), un ponderoso volume di oltre 800 pagine, tutto inteso a ricostruire le vicende, più tristi che liete, del capoluogo marsicano.

Dalle origini remote al medioevo, dal conflitto tra gli Svevi e gli Angioini alle lotte tra gli Orsini e i Colonna, dall’età napoleonica alla restaurazione, dalle istanze risorgimentali alla piaga del brigantaggio, fino alla tormentata eppur luminosa ascesa avuta nel nostro secolo. È una storia che ha visto Avezzano protagonista di immani tragedie, come il terremoto del 1915 e la distruzione dai bombardamenti del 1943-44, ma anche centro di grande espansione e progresso, come sede dell’Ente Fùcino e poi dell’ERSA, ora ARSSA.

A distanza di dieci anni, Pagani pubblica un altro grosso volume, Luci di nostra gente (1978), una raccolta di biografie di Avezzanesi che sono divenuti illustri nei settori più disparati. Vogliamo ricordarli nello stesso ordine seguito nel libro: Mario Pomilio, Antonio Falcone, Pasquale Calabrese, Giuseppe Pennazza, Cesidio Lolli, Don Gaetano Piccinini, Armando Palanza, Federico Vittore Nardelli, Bruno Cassinelli, Angelo De Bernardinis, Virginio De Bernardinis, Loreto Orlandi, Francesco Corbi, Antonio Iatosti, Edoardo Corbi, Ercole Nardelli, Antonio Gandin, Camillo Corradini, Luigi Vidimari, Francesco Lolli, Giovanni Cerri, Tommaso Brogi, Paolo dei Conti Resta, Emanuele Lolli, Barnardino Iatosti, Serafino Mattei, Don Giuseppe Lolli, Muzio Febonio, Pietro Marso, Antonio Epicuro.

Seguono altri capitoli dedicati ad alcune antiche famiglie avezzanesi non ancora estinte, a dei Padri Maestri Francescani, a Fra Bonaventura da Cese (compagno di S. Francesco) e Rainero di Tentone.

Il terzo ed ultimo lavoro di rilievo di Pagani, venuto alla luce nel 1980, è il saggio monografico su Camillo Corradini (1867-1928), di cui ricostruisce la straordinaria vicenda umana e politica. Dalle umili origini in una famiglia avezzanese di artigiani, al curriculum degli studi, alla prestigiosa carriera nell’amministrazione dello Stato, all’elezione parlamentare, al rifiuto del compromesso col fascismo, alla scomparsa in dignitosa solitudine.

Tutto il libro mira a porre in giusto rilievo l’insegnamento morale e civile d’un uomo che, pur godendo dell’amicizia e della stima di alcuni tra i maggiori esponenti della vita politica del primo Novecento, volle morire povero come era nato.

Per un giudizio complessivo sulle opere di Giovanni Pagani, possiamo senz’altro sottoscrivere quanto ebbe a dichiarargli, qualche anno fa, lo stesso Mario Pomilio, con queste parole: « Ho letto il tuo scritto di saggista chiaro e attento, che dispone le cose con la giusta pazienza e non improvvisa nulla […]. Inutile dirti che mi pare valido l’insieme del tuo progetto: salvare quante più memorie possibile della nostra città, mostrare quante persone essa ha espresso che hanno operato nei vari campi […] Come dunque non complimentarmi con te per un lavoro dove, insieme con la carità del natio loco, fa spicco la buona lena del ricercatore? ».

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