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Castelnuovo… Chiesa Di San Giacomo E San Pancrazio

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Scopri come Castelnuovo ha trasformato le sue rovine in un simbolo di resilienza: dalle antiche chiese al cuore vibrante della comunità moderna.

Il paese attuale di Castelnuovo si sviluppò a partire dalla fine del 1500, con la costruzione della chiesa dedicata a San Giacomo Apostolo dall’abate Blasetti, andata distrutta nel terremoto del 1915. Accanto all’altare maggiore era inciso l’anno 1578, indicativo dell’epoca della sua edificazione. Il documento più antico riguardante Castelnuovo, rinvenuto nell’Archivio della Diocesi dei Marsi, risale al 2 Agosto 1506 e riguarda la chiesa di San Pancrazio, concessa dal Vescovo dei Marsi Gabriele Maccafani a don Pietro Rubeis.

La chiesa di San Giacomo e San Pancrazio, costruita al centro del paese, si trovava in un abitato circondato da un cerchio perfetto, che si espanse verso la fine del 1800 con il Borgo Nuovo e il terremoto del 1915. Successivamente, furono edificate le “Casette antisismiche” e nel 1938, mentre era parroco don Biagio Saturnini, iniziò la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, la quale richiese una spesa di circa 140.000 lire, finanziata equamente dallo stato e dalla popolazione.

La vecchia chiesa, distrutta dal terremoto, presentava una facciata con tre porte, la centrale delle quali era sormontata da un rosone, chiuso nel 1765 per installare un organo a canne. All’interno vi erano tre altari, uno dedicato al SS. Sacramento, uno a San Pancrazio e San Giacomo, e un terzo alla Beata Vergine del Rosario. Il campanile conteneva una sola campana, accessibile tramite una scala a pioli, mentre la sagrestia, inaccessibile dall’esterno fino alla fine del 1700, fu ampliata con la costruzione di un “Piangatello”.

Oggi, nella parrocchia sono custoditi alcuni cimeli della chiesa antica, fra cui due corone, una treccia di vite dorata, uno stampo per le ostie e un turibolo. Questi oggetti, dimenticati in una cassa di legno fino al restauro del 1994, erano stati ritrovati insieme a una pergamena risalente all’inaugurazione della nuova chiesa, avvenuta nell’agosto del 1941, che è stata riposta nel nuovo altare dopo il restauro.

Riferimento autore: Antonio Leonetti.

Il paese attuale di Castelnuovo si sviluppò dalla fine del 1500 con la costruzione della chiesa da parte dell’abate Blasetti, dedicata a San Giacomo Apostolo. Questa chiesa andò completamente distrutta nel terremoto del 1915. Di fianco all’altare maggiore, era inciso l’anno 1578, suggerendo che i lavori per la chiesa fossero in corso in quegli anni e probabilmente rappresentava la data della sua edificazione.

Il documento più antico riguardante Castelnuovo, datato 2 agosto 1506, si trova nella Busta all’Archivio della Diocesi dei Marsi. Si tratta del conferimento da parte del Vescovo dei Marsi Gabriele Maccafani del beneficio della chiesa di San Pancrazio a don Pietro Rubeis, a seguito della morte di Don Nicola Maffucci di Albe. La chiesa di San Pancrazio era quella antichissima del Pratale. Solo sul finire del 1500, giusta la data 1578, si costruì la chiesa al centro del paese, dedicata inizialmente al solo San Giacomo e in seguito denominata chiesa di San Giacomo e San Pancrazio.

Questa ultima chiesa sorgeva al centro del paese, che, come ripetuto, si trovava all’interno di un cerchio perfetto. L’abitato iniziò ad espandersi oltre questo cerchio verso la fine del 1800 con la creazione del Borgo Nuovo e soprattutto dopo il terremoto del 1915. Dopo quel catastrofico evento, furono costruite le “Casette asismiche” su un costone a sud-est del paese, in un avvallamento che separava il vecchio abitato dalle Casette. Nel 1938, essendo parroco Don Biagio Saturnini di Luco dei Marsi, questo sacerdote iniziò l’edificazione della nuova chiesa parrocchiale, dedicata a San Giacomo e San Pancrazio, con una spesa totale di circa 140.000 lire, di cui metà finanziate dallo stato e metà offerte dalla popolazione.

Della vecchia chiesa distrutta dal terremoto, siamo in grado di dire, grazie ai documenti rintracciati in vari archivi, che la facciata presentava tre porte. Quella centrale era sormontata da un rosone, comunemente chiamato “occhio”, che fu richiuso nel 1765 per far posto a un organo a canne. Sugli altri due ingressi, per abbellimento, furono realizzati due occhi. Inoltre, la chiesa vantava tre altari, numero obbligato per le celebrazioni liturgiche della Settimana Santa. L’altare maggiore, ornato con figure di angeli scolpite da un maestro scalpellino di Albe, era dedicato al SS. Sacramento; un altro altare era dedicato a San Pancrazio e San Giacomo, mentre il terzo era dedicato alla Beata Vergine del Rosario.

Per quanto riguarda il campanile, esso aveva solo una campana ed era accessibile tramite una scala a pioli. La sagrestia, invece, non era accessibile dall’esterno fino alla fine del 1700, quando fu costruito un “Piangatello”, ossia un pianerottolo con alcuni gradini. Oggi in parrocchia sono custoditi alcuni cimeli di questa chiesa, come le due corone che ornavano la Madonna del Rosario e il Bambino, oltre ad altre due di cui si ignora l’uso, forse destinate a ornarne i due protettori. Vi è, inoltre, una treccia di vite dorata che ornava le nicchie dei santi, uno stampo per le ostie, un turibolo contenente residui di cenere e un piccolo calice.

Questi oggetti furono ritrovati dopo essere stati conservati in una misera cassa di legno, dimenticata da tutti, che emerse solo a seguito di un restauro nel 1994. Insieme a questi venne alla luce una pergamena, chiusa in un tubo di ferro e cementata in una croce scavata su una grossa pietra posta dietro l’altare maggiore. Questa pergamena citava date e altre informazioni essenziali riguardanti la nuova chiesa, inaugurata nell’agosto del 1941. Dopo il restauro del 1994, la pergamena fu riposta all’interno del nuovo altare.

Riferimento autore: Antonio Leonetti.

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Il paese attuale di Castelnuovo si sviluppò dalla fine del 1500 con la costruzione della chiesa da parte dell’abate Blasetti, dedicata a San Giacomo Apostolo. Questa chiesa andò completamente distrutta nel terremoto del 1915. Di fianco all’altare maggiore, era inciso l’anno 1578, suggerendo che i lavori per la chiesa fossero in corso in quegli anni e probabilmente rappresentava la data della sua edificazione.

Il documento più antico riguardante Castelnuovo, datato 2 agosto 1506, si trova nella Busta all’Archivio della Diocesi dei Marsi. Si tratta del conferimento da parte del Vescovo dei Marsi Gabriele Maccafani del beneficio della chiesa di San Pancrazio a don Pietro Rubeis, a seguito della morte di Don Nicola Maffucci di Albe. La chiesa di San Pancrazio era quella antichissima del Pratale. Solo sul finire del 1500, giusta la data 1578, si costruì la chiesa al centro del paese, dedicata inizialmente al solo San Giacomo e in seguito denominata chiesa di San Giacomo e San Pancrazio.

Questa ultima chiesa sorgeva al centro del paese, che, come ripetuto, si trovava all’interno di un cerchio perfetto. L’abitato iniziò ad espandersi oltre questo cerchio verso la fine del 1800 con la creazione del Borgo Nuovo e soprattutto dopo il terremoto del 1915. Dopo quel catastrofico evento, furono costruite le “Casette asismiche” su un costone a sud-est del paese, in un avvallamento che separava il vecchio abitato dalle Casette. Nel 1938, essendo parroco Don Biagio Saturnini di Luco dei Marsi, questo sacerdote iniziò l’edificazione della nuova chiesa parrocchiale, dedicata a San Giacomo e San Pancrazio, con una spesa totale di circa 140.000 lire, di cui metà finanziate dallo stato e metà offerte dalla popolazione.

Della vecchia chiesa distrutta dal terremoto, siamo in grado di dire, grazie ai documenti rintracciati in vari archivi, che la facciata presentava tre porte. Quella centrale era sormontata da un rosone, comunemente chiamato “occhio”, che fu richiuso nel 1765 per far posto a un organo a canne. Sugli altri due ingressi, per abbellimento, furono realizzati due occhi. Inoltre, la chiesa vantava tre altari, numero obbligato per le celebrazioni liturgiche della Settimana Santa. L’altare maggiore, ornato con figure di angeli scolpite da un maestro scalpellino di Albe, era dedicato al SS. Sacramento; un altro altare era dedicato a San Pancrazio e San Giacomo, mentre il terzo era dedicato alla Beata Vergine del Rosario.

Per quanto riguarda il campanile, esso aveva solo una campana ed era accessibile tramite una scala a pioli. La sagrestia, invece, non era accessibile dall’esterno fino alla fine del 1700, quando fu costruito un “Piangatello”, ossia un pianerottolo con alcuni gradini. Oggi in parrocchia sono custoditi alcuni cimeli di questa chiesa, come le due corone che ornavano la Madonna del Rosario e il Bambino, oltre ad altre due di cui si ignora l’uso, forse destinate a ornarne i due protettori. Vi è, inoltre, una treccia di vite dorata che ornava le nicchie dei santi, uno stampo per le ostie, un turibolo contenente residui di cenere e un piccolo calice.

Questi oggetti furono ritrovati dopo essere stati conservati in una misera cassa di legno, dimenticata da tutti, che emerse solo a seguito di un restauro nel 1994. Insieme a questi venne alla luce una pergamena, chiusa in un tubo di ferro e cementata in una croce scavata su una grossa pietra posta dietro l’altare maggiore. Questa pergamena citava date e altre informazioni essenziali riguardanti la nuova chiesa, inaugurata nell’agosto del 1941. Dopo il restauro del 1994, la pergamena fu riposta all’interno del nuovo altare.

Riferimento autore: Antonio Leonetti.

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