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Storia Di San Pelino… Dall’Età Imperiale Alla Fine Del Medioevo

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Pax Romana e cristianesimo trasformano guerrieri Marsicani in comunità laboriose, ma le invasioni barbariche mettono a dura prova la loro resilienza.

Dopo la guerra marsica, per le popolazioni italiche, inclusi gli abitanti della Marsica, inizia un lungo periodo di pace che dura fino alla fine dell’impero romano. Questa pax favorisce lo sviluppo economico e sociale, grazie alla costruzione della via Valeria e all’apertura dell’emissario claudiano, che potenziano i traffici e l’agricoltura. Le città e i villaggi si espandono, mentre le ville patrizie proliferano. Con la riduzione delle esigenze difensive, gli abitanti iniziano a trasferirsi in zone più accessibili, trascurando le fortificazioni. La sicurezza garantita dalla pax romana e la conversione al Cristianesimo contribuiscono a trasformare queste popolazioni bellicose in comunità laboriose e pacifiche.

Tuttavia, questa pace avrà gravi conseguenze quando l’impero romano cederà il passo alle invasioni barbariche. I centri marsicani, come i centri anxantini di Porciano, Paterno e San Pelino, si trovano vulnerabili, esposti alle devastazioni degli eserciti che transitano per la Marsica. Stando alle cronache storiche, i passaggi delle forze di re Totila sono documentati in diverse occasioni tra il 543 e il 548. Gli eserciti gotici, seguiti dai Bizantini e da altre genti barbariche, infliggono danni irreparabili, rendendo la vita difficile per lungo tempo.

Dopo il 554, segnata dalla fine del dominio dei Goti, segue un breve periodo di ripristino che non dura a lungo, poiché già nel 568 inizia l’invasione dei Longobardi. La Marsica vede la sua popolazione ridursi a causa di conflitti e distruzioni, con pochi centri che riescono a sopravvivere, e la vita rimane difficile fino alla fine di questo periodo, quando alcuni centri come Avezzano e Paterno cominciano gradualmente a rinascere.

Il territorio rimane diviso durante il Medioevo: inizialmente inserito nella IV Regione dell’Italia, la Marsica diventa poi parte della Provincia Valeria. La sua amministrazione subisce cambiamenti significativi, passando da provincie a Gastaldie. Nel 859, con la scomparsa del dominio longobardo, la Gastaldia dei Marsi si trasforma in una contea, con Berardo, Gran Conte dei Marsi, come figura di spicco. La presenza di Berardo IV segna il passaggio dell’amministrazione dal controllo longobardo a un nuovo ordine, stabilendo una dinastia che durerà per secoli, fino a un lento declino culminato con la decadenza di Alba Fucense e altre città importanti.

La ristrutturazione politica culmina nel 1806, con l’abolizione del feudalesimo e la trasformazione di San Pelino e Paterno in comuni autonomi. Questi eventi segnano una rottura con il passato, per quanto le relazioni storiche tra i centri non siano mai scomparse del tutto e abbiano influenzato lo sviluppo della regione. La storia contemporanea di San Pelino e Paterno risulta quindi complessa e articolata, ma merita ulteriori approfondimenti.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

Dopo la guerra marsica o sociale, inizia per le popolazioni italiche e quindi anche per gli abitanti della regione dei **Marsi** un lunghissimo periodo di pace che si protrarrà praticamente fino alla fine dell’impero romano. La pace favorisce la crescita economica e sociale della popolazione. La costruzione della **via Valeria** e l’apertura dell’emissario claudiano costituiscono due opere di fondamentale importanza per i **Marsi Anxantini**, in quanto influiscono positivamente sullo sviluppo dei traffici e sul potenziamento dell’agricoltura.

Sul piano insediativo, le città e i villaggi crescono e si espandono soprattutto in pianura. Al tempo stesso, crescono e si moltiplicano le ville patrizie, costruite al di fuori delle cinte urbane. Le esigenze difensive che in passato avevano costretto gli abitanti a vivere in posti meno accessibili e a munire le città di solidissime mura, ora vengono meno e le difese urbane cominciano ad essere trascurate.

La **pax romana**, assicurando sicurezza e benessere a tutti, rende superflua la costruzione di nuove mura per le città e la manutenzione delle vecchie. A ciò si aggiunge che la conversione al Cristianesimo mitiga notevolmente il carattere bellicoso e guerriero di quelle popolazioni, trasformandole in comunità laboriose e amanti della pace. Tutto ciò avrà più tardi delle conseguenze disastrose quando, alla fine dell’impero romano, i centri marsicani si troveranno tutti impreparati a fronteggiare le invasioni barbariche, le guerre tra **Goti** e **Bizantini** e tra **Bizantini** e **Longobardi**.

Molte città si troveranno impreparate a difendere le proprie popolazioni e le proprie risorse dalle distruzioni belliche e dalle devastazioni degli eserciti di passaggio. Più di tutti, si troveranno esposti i centri anxantini di **Porciano**, **Paterno** e **S. Pelino**, i quali erano situati in una zona che costituiva luogo di passaggio, praticamente obbligato, tra lago e montagna, per gli eserciti che attraversavano l’Appennino seguendo il tracciato della **via Valeria**.

Il **Brogi**, attingendo alle fonti storiche del tempo, tra cui l’**Aretino**, **Paolo Diacono** e **Anastasio il Bibliotecario**, descrive con rara efficacia il degrado sociale e politico di quei tempi: “Gli eserciti dei belligeranti percorsero e ripercorsero ripetutamente la **Marsica**”. Del solo re **Totila** si contano quattro passaggi: il primo nell’anno **543**, quando, dopo la battaglia di **Mucella**, andò nella **Campania**; il secondo nel **544**, allorché **Bellisario**, tornato in Italia, si avviava a **Ravenna** e **Totila** per andargli incontro attraversò la **Marsica**.

Il terzo nel **547**, in cui trovandosi **Totila** nell’assedio di **Perugia**, e saputo che **Giovanni il Sanguinario** aveva rapito a **Capua** i senatori romani e le loro famiglie, vi accorse con parte dell’esercito, attraversando la **Marsica**, fece macello delle sue genti e si impadronì del campo. Infine, il quarto passaggio avvenne nel **548**, quando **Totila** assediava **Rossano**, forte ed importante castello sul tarentino, e **Giovanni**, che lo difendeva, ridotto alle strette, n’uscì di soppiatto, rapidamente passando per la **Puglia** e per la **Marsica**.

Agli inizi di questa guerra, la **Marsica** era tenuta in soggezione dalle milizie gotiche che stavano in difesa di **Alba**. Successivamente però i **Goti** sgombrarono **Alba**, a corto di viveri, e furono soppiantati dai **Bizantini** che approfittarono della circostanza per guadagnare la posizione. Ma i passaggi di eserciti e soldatesche belligeranti non finirono lì. Nel **554**, il re gotico **Teia**, partendo da **Pavia**, percorse la **Marsica** per raggiungere **Cuma**, assediata dai Greci.

Intanto, ai belligeranti si erano aggiunte anche delle orde di **Franchi** e di **Alemanni**, i quali “si riversarono come una fiumana sul **Piceno**, nella **Marsica** e poi per lungo e largo su tutte le province meridionali: le loro gesta furono da orde feroci, non lasciando dietro loro che cenere e cadaveri”. Finito nel **554** il dominio dei **Goti**, seguì un periodo di pace che non fu di lunga durata. Nel **568** infatti cominciava l’invasione dei **Longobardi** che aggiunse rovine alle rovine precedenti.

Il loro dominio durò circa due secoli e, alla fine, i centri abitati negli **Abruzzi** erano così rari da considerarsi praticamente scomparsi nei secoli **VI**, **VII** e **VIII**. Nella **Marsica**, le condizioni di vita rimasero effettivamente impossibili per tutto il periodo che va dalla fine dell’impero romano alla fine del periodo longobardico. I vecchi centri abitati, eccetto **Alba** e qualche vico fortunato, erano ridotti in cumuli di rovine, il loro nome rimase solo come toponimo a testimonianza della loro esistenza.

I vecchi e superstiti abitanti avevano dovuto rifugiarsi in luoghi più sicuri per salvare il salvabile: chi verso le alture più impervie ma più protette dalla natura, chi nelle città più solide come **Alba Fucense**. Ciò avvenne nell’attesa di tempi migliori che ricreassero delle condizioni normali di vita. Passato il periodo più buio che coincide con i secoli **VI**, **VII** e **VIII**, tornano gradatamente a rinascere i primi centri abitati, posti al riparo di luoghi sicuri e di rocche robuste e ben munite. È questo il caso di **Avezzano**, della cui esistenza abbiamo notizie riferite all’anno **867**. Ma è anche il caso di **Paterno**, che fu uno dei primi centri a risorgere dalle vecchie rovine.

La sua esistenza è infatti confermata fin dal **secolo VIII** e al suo interno si raccolse la superstite popolazione di **Porciano**, **Panciano** e **Colle Lanciano**. L’antica città di **Anxa** in questo periodo non trovò sorte migliore degli altri centri marsicani e subì anch’essa la distruzione. Della sua esistenza, resta il toponimo di **Lanciano** o di **Colle Lanciano** e restano le rovine tra le quali spiccavano quelle delle terme e del pretorio. Resta anche la **Cuna**, l’antica ma sempre valida sorgente sampelinese, e resta una chiesa dedicata a **S. Pelino** che, a sua volta, lascerà nel toponimo il ricordo di sé e trasmetterà il suo nome al paese moderno quando questo risorgerà in quel luogo.

Ma non solo rovine e tracce del passato esistono a **S. Pelino** nel periodo buio del medioevo. Qualche forma di vita e di attività, stimolate dalla presenza dell’ottima sorgente, continuarono ad esistere. Dai ruderi della città fu infatti edificata una chiesa dedicata a **S. Lorenzo**. La presenza di quella Chiesa e dei monaci cassinesi ai quali venne affidata in cura, attestano che il luogo continuò ad essere frequentato e abitato, anche se in forme modeste e sporadiche. Il nuovo centro abitato si riformerà solo più tardi, alla fine del medioevo.

Sul piano amministrativo, il territorio italiano era stato suddiviso con **Augusto** in undici regioni. La **Marsica** e quindi anche **Anxa** era stata inserita nella **IV Regione**, anche se una parte di essa, cioè quella rientrante nel raggio di cento miglia attorno a Roma, rimaneva sottoposta all’autorità del prefetto di Roma. Ciò fece sì che le comunicazioni tra la **Marsica** e Roma, peraltro facilitate dalla presenza della via consolare, rimanessero ben salde.

Successivamente, nel tardo impero, l’organizzazione amministrativa del territorio italiano fu modificata e alle regioni furono sostituite delle circoscrizioni meno estese chiamate **Province**. L’Italia venne così suddivisa in diciassette province e la **Marsica** venne inserita nella **Provincia Valeria**, detta anche dei **Marsi**, che si estendeva fino al **Piceno**, confinando con l’**Umbria**, con le vicinanze di Roma e con il **Sannio**. Le province restarono in vita fino all’epoca longobarda, dopodiché furono trasformate in **Gastaldie**. Così, quella che era la Provincia dei **Marsi** passò a chiamarsi **Gastaldia dei Marsi**.

La **Gastaldia** era una nuova organizzazione amministrativa del territorio e conservava gli stessi confini delle vecchie province. A capo c’era il **Gastaldo**, un alto funzionario longobardo che esercitava, in nome del re, tutte le funzioni militari, giudiziarie e amministrative nell’ambito della circoscrizione. Nell’anno **859** il dominio dei **longobardi** era ormai scomparso e un successore di **Carlo Magno**, **Ludovico II**, trasformò in contee tutte le gastaldie. La **gastaldia dei Marsi** divenne così la **contea dei Marsi**.

Il primo conte fu un certo **Gerardo**, cui seguì un tale **Ildeberto**, noto soprattutto per l’arroganza e per l’ambizione. Nel **930**, troviamo la contessa **Dota** che sposa **Berardo** detto il **Francisco**, per la sua origine francese, il quale era cugino di **Ugo di Provenza** e discendente sembra dalla famiglia di **Carlo Magno**. **Berardo** viene nominato **Gran Conte dei Marsi** e diventa capostipite di una nobile famiglia che per oltre tre secoli, cioè fino all’epoca di **Federico II** (**1197-1250**), tenne questa contea.

La prima sede della contea fu probabilmente **Spoleto**, dove risiedette **Berardo** e i suoi primi successori. In epoca successiva, verso l’anno **1025**, il conte **Berardo IV** spostò la sede nel territorio proprio dei **Marsi**, anche perché, nel frattempo, a causa degli smembramenti ereditari, l’enorme contea si era ridotta al solo territorio marsicano. **Berardo IV** può dirsi perciò il primo “comes marsorum” in senso stretto.

Successivamente, a causa delle successioni ereditarie, anche la contea (o contado) dei **Marsi** viene smembrato in due parti: quello di **Cèlano** e quello di **Albe**, ai quali si aggiunge più tardi quello di **Tagliacozzo**. Le terre di **S. Pelino** e di **Paterno** restano aggregate al contado di **Albe**, mentre **Avezzano** ne diventa la capitale effettiva, ereditando da **Albe** la funzione e il ruolo di città capoluogo.

Così, per tutto il medioevo e oltre, rimane integra quella unita politico-amministrativa che aveva accomunato **S. Pelino**, con **Paterno** e **Avezzano**, ad **Alba Fucense**. Solo nel **1806**, con l’abolizione del sistema feudale, quella unita si spezza. **S. Pelino** e **Paterno**, al pari di tutti gli altri centri abitati, diventano **universitates**, cioè comuni a sé stanti e tali restano fino a quando, con legge del **4 maggio 1811**, non fu deciso che i comuni più piccoli, quelli cioè che non fossero stati in grado di provvedere al proprio finanziamento, dovessero essere “riuniti” in un comune più grande, denominato “centrale”. Fu da quel momento che **S. Pelino** venne riunito al comune di **Massa**, mentre **Paterno** venne aggregato a **Cèlano**. Questa, però, è storia contemporanea, per la quale rimandiamo a una trattazione separata.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

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Dopo la guerra marsica o sociale, inizia per le popolazioni italiche e quindi anche per gli abitanti della regione dei **Marsi** un lunghissimo periodo di pace che si protrarrà praticamente fino alla fine dell’impero romano. La pace favorisce la crescita economica e sociale della popolazione. La costruzione della **via Valeria** e l’apertura dell’emissario claudiano costituiscono due opere di fondamentale importanza per i **Marsi Anxantini**, in quanto influiscono positivamente sullo sviluppo dei traffici e sul potenziamento dell’agricoltura.

Sul piano insediativo, le città e i villaggi crescono e si espandono soprattutto in pianura. Al tempo stesso, crescono e si moltiplicano le ville patrizie, costruite al di fuori delle cinte urbane. Le esigenze difensive che in passato avevano costretto gli abitanti a vivere in posti meno accessibili e a munire le città di solidissime mura, ora vengono meno e le difese urbane cominciano ad essere trascurate.

La **pax romana**, assicurando sicurezza e benessere a tutti, rende superflua la costruzione di nuove mura per le città e la manutenzione delle vecchie. A ciò si aggiunge che la conversione al Cristianesimo mitiga notevolmente il carattere bellicoso e guerriero di quelle popolazioni, trasformandole in comunità laboriose e amanti della pace. Tutto ciò avrà più tardi delle conseguenze disastrose quando, alla fine dell’impero romano, i centri marsicani si troveranno tutti impreparati a fronteggiare le invasioni barbariche, le guerre tra **Goti** e **Bizantini** e tra **Bizantini** e **Longobardi**.

Molte città si troveranno impreparate a difendere le proprie popolazioni e le proprie risorse dalle distruzioni belliche e dalle devastazioni degli eserciti di passaggio. Più di tutti, si troveranno esposti i centri anxantini di **Porciano**, **Paterno** e **S. Pelino**, i quali erano situati in una zona che costituiva luogo di passaggio, praticamente obbligato, tra lago e montagna, per gli eserciti che attraversavano l’Appennino seguendo il tracciato della **via Valeria**.

Il **Brogi**, attingendo alle fonti storiche del tempo, tra cui l’**Aretino**, **Paolo Diacono** e **Anastasio il Bibliotecario**, descrive con rara efficacia il degrado sociale e politico di quei tempi: “Gli eserciti dei belligeranti percorsero e ripercorsero ripetutamente la **Marsica**”. Del solo re **Totila** si contano quattro passaggi: il primo nell’anno **543**, quando, dopo la battaglia di **Mucella**, andò nella **Campania**; il secondo nel **544**, allorché **Bellisario**, tornato in Italia, si avviava a **Ravenna** e **Totila** per andargli incontro attraversò la **Marsica**.

Il terzo nel **547**, in cui trovandosi **Totila** nell’assedio di **Perugia**, e saputo che **Giovanni il Sanguinario** aveva rapito a **Capua** i senatori romani e le loro famiglie, vi accorse con parte dell’esercito, attraversando la **Marsica**, fece macello delle sue genti e si impadronì del campo. Infine, il quarto passaggio avvenne nel **548**, quando **Totila** assediava **Rossano**, forte ed importante castello sul tarentino, e **Giovanni**, che lo difendeva, ridotto alle strette, n’uscì di soppiatto, rapidamente passando per la **Puglia** e per la **Marsica**.

Agli inizi di questa guerra, la **Marsica** era tenuta in soggezione dalle milizie gotiche che stavano in difesa di **Alba**. Successivamente però i **Goti** sgombrarono **Alba**, a corto di viveri, e furono soppiantati dai **Bizantini** che approfittarono della circostanza per guadagnare la posizione. Ma i passaggi di eserciti e soldatesche belligeranti non finirono lì. Nel **554**, il re gotico **Teia**, partendo da **Pavia**, percorse la **Marsica** per raggiungere **Cuma**, assediata dai Greci.

Intanto, ai belligeranti si erano aggiunte anche delle orde di **Franchi** e di **Alemanni**, i quali “si riversarono come una fiumana sul **Piceno**, nella **Marsica** e poi per lungo e largo su tutte le province meridionali: le loro gesta furono da orde feroci, non lasciando dietro loro che cenere e cadaveri”. Finito nel **554** il dominio dei **Goti**, seguì un periodo di pace che non fu di lunga durata. Nel **568** infatti cominciava l’invasione dei **Longobardi** che aggiunse rovine alle rovine precedenti.

Il loro dominio durò circa due secoli e, alla fine, i centri abitati negli **Abruzzi** erano così rari da considerarsi praticamente scomparsi nei secoli **VI**, **VII** e **VIII**. Nella **Marsica**, le condizioni di vita rimasero effettivamente impossibili per tutto il periodo che va dalla fine dell’impero romano alla fine del periodo longobardico. I vecchi centri abitati, eccetto **Alba** e qualche vico fortunato, erano ridotti in cumuli di rovine, il loro nome rimase solo come toponimo a testimonianza della loro esistenza.

I vecchi e superstiti abitanti avevano dovuto rifugiarsi in luoghi più sicuri per salvare il salvabile: chi verso le alture più impervie ma più protette dalla natura, chi nelle città più solide come **Alba Fucense**. Ciò avvenne nell’attesa di tempi migliori che ricreassero delle condizioni normali di vita. Passato il periodo più buio che coincide con i secoli **VI**, **VII** e **VIII**, tornano gradatamente a rinascere i primi centri abitati, posti al riparo di luoghi sicuri e di rocche robuste e ben munite. È questo il caso di **Avezzano**, della cui esistenza abbiamo notizie riferite all’anno **867**. Ma è anche il caso di **Paterno**, che fu uno dei primi centri a risorgere dalle vecchie rovine.

La sua esistenza è infatti confermata fin dal **secolo VIII** e al suo interno si raccolse la superstite popolazione di **Porciano**, **Panciano** e **Colle Lanciano**. L’antica città di **Anxa** in questo periodo non trovò sorte migliore degli altri centri marsicani e subì anch’essa la distruzione. Della sua esistenza, resta il toponimo di **Lanciano** o di **Colle Lanciano** e restano le rovine tra le quali spiccavano quelle delle terme e del pretorio. Resta anche la **Cuna**, l’antica ma sempre valida sorgente sampelinese, e resta una chiesa dedicata a **S. Pelino** che, a sua volta, lascerà nel toponimo il ricordo di sé e trasmetterà il suo nome al paese moderno quando questo risorgerà in quel luogo.

Ma non solo rovine e tracce del passato esistono a **S. Pelino** nel periodo buio del medioevo. Qualche forma di vita e di attività, stimolate dalla presenza dell’ottima sorgente, continuarono ad esistere. Dai ruderi della città fu infatti edificata una chiesa dedicata a **S. Lorenzo**. La presenza di quella Chiesa e dei monaci cassinesi ai quali venne affidata in cura, attestano che il luogo continuò ad essere frequentato e abitato, anche se in forme modeste e sporadiche. Il nuovo centro abitato si riformerà solo più tardi, alla fine del medioevo.

Sul piano amministrativo, il territorio italiano era stato suddiviso con **Augusto** in undici regioni. La **Marsica** e quindi anche **Anxa** era stata inserita nella **IV Regione**, anche se una parte di essa, cioè quella rientrante nel raggio di cento miglia attorno a Roma, rimaneva sottoposta all’autorità del prefetto di Roma. Ciò fece sì che le comunicazioni tra la **Marsica** e Roma, peraltro facilitate dalla presenza della via consolare, rimanessero ben salde.

Successivamente, nel tardo impero, l’organizzazione amministrativa del territorio italiano fu modificata e alle regioni furono sostituite delle circoscrizioni meno estese chiamate **Province**. L’Italia venne così suddivisa in diciassette province e la **Marsica** venne inserita nella **Provincia Valeria**, detta anche dei **Marsi**, che si estendeva fino al **Piceno**, confinando con l’**Umbria**, con le vicinanze di Roma e con il **Sannio**. Le province restarono in vita fino all’epoca longobarda, dopodiché furono trasformate in **Gastaldie**. Così, quella che era la Provincia dei **Marsi** passò a chiamarsi **Gastaldia dei Marsi**.

La **Gastaldia** era una nuova organizzazione amministrativa del territorio e conservava gli stessi confini delle vecchie province. A capo c’era il **Gastaldo**, un alto funzionario longobardo che esercitava, in nome del re, tutte le funzioni militari, giudiziarie e amministrative nell’ambito della circoscrizione. Nell’anno **859** il dominio dei **longobardi** era ormai scomparso e un successore di **Carlo Magno**, **Ludovico II**, trasformò in contee tutte le gastaldie. La **gastaldia dei Marsi** divenne così la **contea dei Marsi**.

Il primo conte fu un certo **Gerardo**, cui seguì un tale **Ildeberto**, noto soprattutto per l’arroganza e per l’ambizione. Nel **930**, troviamo la contessa **Dota** che sposa **Berardo** detto il **Francisco**, per la sua origine francese, il quale era cugino di **Ugo di Provenza** e discendente sembra dalla famiglia di **Carlo Magno**. **Berardo** viene nominato **Gran Conte dei Marsi** e diventa capostipite di una nobile famiglia che per oltre tre secoli, cioè fino all’epoca di **Federico II** (**1197-1250**), tenne questa contea.

La prima sede della contea fu probabilmente **Spoleto**, dove risiedette **Berardo** e i suoi primi successori. In epoca successiva, verso l’anno **1025**, il conte **Berardo IV** spostò la sede nel territorio proprio dei **Marsi**, anche perché, nel frattempo, a causa degli smembramenti ereditari, l’enorme contea si era ridotta al solo territorio marsicano. **Berardo IV** può dirsi perciò il primo “comes marsorum” in senso stretto.

Successivamente, a causa delle successioni ereditarie, anche la contea (o contado) dei **Marsi** viene smembrato in due parti: quello di **Cèlano** e quello di **Albe**, ai quali si aggiunge più tardi quello di **Tagliacozzo**. Le terre di **S. Pelino** e di **Paterno** restano aggregate al contado di **Albe**, mentre **Avezzano** ne diventa la capitale effettiva, ereditando da **Albe** la funzione e il ruolo di città capoluogo.

Così, per tutto il medioevo e oltre, rimane integra quella unita politico-amministrativa che aveva accomunato **S. Pelino**, con **Paterno** e **Avezzano**, ad **Alba Fucense**. Solo nel **1806**, con l’abolizione del sistema feudale, quella unita si spezza. **S. Pelino** e **Paterno**, al pari di tutti gli altri centri abitati, diventano **universitates**, cioè comuni a sé stanti e tali restano fino a quando, con legge del **4 maggio 1811**, non fu deciso che i comuni più piccoli, quelli cioè che non fossero stati in grado di provvedere al proprio finanziamento, dovessero essere “riuniti” in un comune più grande, denominato “centrale”. Fu da quel momento che **S. Pelino** venne riunito al comune di **Massa**, mentre **Paterno** venne aggregato a **Cèlano**. Questa, però, è storia contemporanea, per la quale rimandiamo a una trattazione separata.

Riferimento autore: Pasquale Fracassi.

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