Testi a cura del dott. Roberto Romani
L’umidità in un edificio deriva da tre principali fonti: l’acqua meteorica che ricopre il tetto e le pareti, l’acqua che risale dal sottosuolo per ascensione capillare e quella che si forma dalla condensazione dell’aria. Tralasciando la prima, il focus è sullo Chalet Torlonia, progettato per non essere in contatto diretto con il suolo, sostenuto da otto plinti in ghisa. Questo distacco dal terreno è una soluzione efficace per contrastare la risalita dell’umidità, che può provenire sia da fonti meteoriche che da acque freatiche.
L’uso del legno come materiale da costruzione ha indotto il costruttore ad adottare misure drastiche contro l’umidità, dato che il legno è vulnerabile agli attacchi di muffe. Tuttavia, la situazione è complicata dalla presenza di un basamento in sassi e malta cementizia, che eleva il pavimento del porticato, e dalla vegetazione circostante che trattiene l’umidità nel terreno. Non è chiaro se questo basamento fosse previsto fin dall’inizio o fosse stato aggiunto successivamente, ma certamente influisce sulla struttura del Chalet.
La presenza di umidità potrebbe essere aggravata dal contatto tra il cemento del basamento e la struttura lignea, portando a decompostizioni legnose. Seppur piccola, tale degradazione non va sottovalutata, poiché potrebbe amplificarsi se non gestita correttamente. L’efficacia del drenaggio presente nel parco Torlonia limita i danni, ma la tesi di alcuni, che attribuiscono l’umidità solo alla condensazione dell’aria, riduce l’efficacia delle soluzioni tecniche adottate.
L’umidità da condensazione rappresenta un rischio per il Chalet, con possibilità di formarsi in inverno e estate, specialmente nel vano sotto il pavimento. Per evitare la formazione di funghi, è fondamentale una ventilazione adeguata, assicurata da quattro prese d’aria a “bocca di lupo”. Tuttavia, l’architetto originale non potrebbe essere responsabile di questa scelta, data la presenza del basamento murario che ha modificato l’originale configurazione. Inoltre, l’introduzione di un livello di cemento nel 1994 ha ostacolato il deflusso dell’umidità, complicando ulteriormente la situazione.
In definitiva, sebbene il legno offra una certa protezione termica grazie alle sue proprietà, è chiaro che i progettisti non hanno considerato appieno le problematiche legate alla condensazione. Le 16 finestre a doppio battente e le evidenti chiusure metalliche testimoniano un degrado del livello qualitativo dei restauri, segno che il rispetto delle tecniche e dei materiali tradizionali non è stato sempre garantito. Fortunatamente, il design originale del Chalet continua a rappresentare un’importante testimonianza storica per la Marsica.


