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Cese… Chiesa Della Madonna Delle Grazie

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Scopri i segreti della Madonna delle Grazie, un gioiello di fede e arte nel cuore della Marsica, testimone di storia e miracoli.

Dai documenti esaminati presso l’Archivio della Diocesi dei Marsi non si è riusciti a stabilire con certezza l’anno di edificazione della cappella che un tempo precedeva l’attuale chiesa della Madonna delle Grazie, situata presso il torrente “Rafia”. È probabile che la cappella esistesse già intorno alla metà del 1600, come indicato da un documento relativo a una visita pastorale dell’allora vescovo Mons. F. R. Corradini, che nel 1682 la trovò semi diroccata, sollecitata dagli stessi parrocchiani per il restauro.

Nel XVIII secolo fu costruita una piccola chiesa, di cui non si conoscono né stile né forma, ma che ha attraversato vicissitudini come i terremoti del 1703, 1706 e 1915. Dopo il terremoto, nel 1921, la chiesa della Madonna delle Grazie fu ricostruita in misure più ampie e con un’unica navata. Nel 1975, l’edificio venne consolidato con strutture in cemento armato, e nel 1985 fu aggiunto un mosaico in ceramica, opera di Teresa Petagine, raffigurante la Madonna con il Bambino.

La chiesa presenta una semplice ma suggestiva architettura, con finestre che filtrano una luce tenue all’interno, creando un’atmosfera di raccoglimento. Vicino alla porta si trova un’acquasantiera in pietra scolpita a forma di conchiglia, decorata con rilievi di lucertole. Le pareti, decorate con festoni e motivi floreali, ospitano una nicchia rettangolare contenente la Madonna con il bambino lattante, coronata da un baldacchino. L’altare risale al 1983 e, nel fondo, sul lato sinistro, è collocata una statua policroma di San Vincenzo Ferrer.

Considerata dai fedeli di Cese un piccolo santuario, la chiesa è meta di pellegrinaggi durante tutto l’anno. Ogni terza domenica di luglio, i parrocchiani celebrano la festa della visitazione della Madonna a Santa Elisabetta, portando in processione un quadro che raffigura l’evento. Le donne della parrocchia, estratte tramite sorteggio, indossano abiti bianchi durante la celebrazione. In passato, pellegrini da tutta la Marsica e dalla Ciociaria portavano ceri ed ex voto, esprimendo devozione verso la Madonna miracolosa.

Riferimento autore: Osvaldo Cipollone.

Dai documenti esaminati presso l’Archivio della Diocesi dei Marsi non si è riusciti a stabilire con certezza l’anno di edificazione della piccola cappella che un tempo sostituiva l’attuale chiesa della Madonna delle Grazie, anch’essa situata presso il torrente “Rafia”. È comunque probabile che intorno alla metà del 1600 la cappella esistesse già. Infatti, presso il citato archivio, c’è un documento relativo a una visita pastorale dell’allora vescovo Mons. F. R. Corradini, che, nel 1682, la trovò semi diroccata. La visita era stata sollecitata dagli stessi parrocchiani affinché si potesse constatare l’abbandono e fosse curato il restauro della chiesetta.

L’opera si concretizzò solo anni dopo, cioè agli inizi del XVII secolo, allorché venne costruita una piccola chiesa di cui però non si conoscono né lo stile né la forma. Da allora, molti anni si sono susseguiti e varie vicissitudini attraversate, come i terremoti del 1703, 1706 e 1915. Qualche anno dopo quest’ultimo, precisamente nel 1921, la chiesa della Madonna delle Grazie fu di nuovo ricostruita, pressappoco nello stesso luogo di prima, con dimensioni più vaste e un’unica navata. Nel 1975 essa è stata consolidata con strutture portanti in cemento armato e si è sistemato lo spazio circostante.

Nel 1985, sotto il piccolo rosone della parete frontale, è stato collocato un mosaico in ceramica, raffigurante la Madonna con il Bambino, opera di Teresa Petagine. Sulla stessa parete, due finestrelle laterali al portone d’ingresso, insieme a quelle ricavate nelle pareti laterali e al rosone, assicurano una tenue luce all’interno, creando un’atmosfera di raccoglimento e silenzio, sebbene la strada vicina sia comunque trafficata.

All’interno, vicino alla porta, c’è una preziosa acquasantiera in pietra scolpita, a forma di conchiglia, nel cui cavo si possono notare due lucertole a rilievo. Alla base del tetto e per tutto il perimetro ci sono decorazioni con festoni dipinti, alternati da motivi floreali. Anche le falde inclinate del tetto presentano un abbellimento di finti rilievi rettangolari e stemmi araldici. Le pareti sono rivestite da una zoccolatura in pietra, mentre quella di fondo è dominata da una nicchia rettangolare con doppia cornice, una in marmo rosa e l’altra in legno scolpito dorato.

All’interno della nicchia c’è la Madonna con il bambino lattante, e la parte sovrastante è decorata a forma di baldacchino. L’altare è del 1983. In fondo, sul lato sinistro, è collocata una statua lignea policroma di San Vincenzo Ferreri. Questa chiesa è ritenuta dai fedeli di Cese un piccolo santuario e, per tutto l’anno, essa è meta di continui pellegrinaggi di gruppi di persone o di chi vi si reca singolarmente in qualsiasi ora del giorno.

I parrocchiani di Cese, ogni anno, nella terza domenica di luglio, celebrano in solenne processione la festa della visitazione della Madonna a Santa Elisabetta. Il quadro che raffigura questo evento viene portato da tre donne, dopo un pubblico sorteggio al quale può partecipare, previa simbolica quota d’iscrizione, tutta la popolazione femminile della parrocchia. Un tempo, tale privilegio era riservato solo alle donne nubili, chiamate “vergini”. Costoro, in occasione della rappresentazione del ruolo assegnato loro dall’estrazione, si vestivano di un abito bianco, magari avuto in prestito dalle ultime sposate.

In passato, in questa chiesa accorrevano devoti pellegrini da tutta la Marsica e dalla Ciociaria, recando con sé enormi ceri ed ex voto come segno di devozione alla Madonna miracolosa. Prima di far ritorno ai rispettivi paesi, i pellegrini chiedevano, fra le altre grazie, la possibilità di tornare a far visita alla Madonna anche negli anni successivi; con impegno, inoltre, adornavano le pareti della chiesuola con le caratteristiche offerte portate al seguito.

Riferimento autore: Orme di un borgo (Testi a cura di Osvaldo Cipollone).

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Dai documenti esaminati presso l’Archivio della Diocesi dei Marsi non si è riusciti a stabilire con certezza l’anno di edificazione della piccola cappella che un tempo sostituiva l’attuale chiesa della Madonna delle Grazie, anch’essa situata presso il torrente “Rafia”. È comunque probabile che intorno alla metà del 1600 la cappella esistesse già. Infatti, presso il citato archivio, c’è un documento relativo a una visita pastorale dell’allora vescovo Mons. F. R. Corradini, che, nel 1682, la trovò semi diroccata. La visita era stata sollecitata dagli stessi parrocchiani affinché si potesse constatare l’abbandono e fosse curato il restauro della chiesetta.

L’opera si concretizzò solo anni dopo, cioè agli inizi del XVII secolo, allorché venne costruita una piccola chiesa di cui però non si conoscono né lo stile né la forma. Da allora, molti anni si sono susseguiti e varie vicissitudini attraversate, come i terremoti del 1703, 1706 e 1915. Qualche anno dopo quest’ultimo, precisamente nel 1921, la chiesa della Madonna delle Grazie fu di nuovo ricostruita, pressappoco nello stesso luogo di prima, con dimensioni più vaste e un’unica navata. Nel 1975 essa è stata consolidata con strutture portanti in cemento armato e si è sistemato lo spazio circostante.

Nel 1985, sotto il piccolo rosone della parete frontale, è stato collocato un mosaico in ceramica, raffigurante la Madonna con il Bambino, opera di Teresa Petagine. Sulla stessa parete, due finestrelle laterali al portone d’ingresso, insieme a quelle ricavate nelle pareti laterali e al rosone, assicurano una tenue luce all’interno, creando un’atmosfera di raccoglimento e silenzio, sebbene la strada vicina sia comunque trafficata.

All’interno, vicino alla porta, c’è una preziosa acquasantiera in pietra scolpita, a forma di conchiglia, nel cui cavo si possono notare due lucertole a rilievo. Alla base del tetto e per tutto il perimetro ci sono decorazioni con festoni dipinti, alternati da motivi floreali. Anche le falde inclinate del tetto presentano un abbellimento di finti rilievi rettangolari e stemmi araldici. Le pareti sono rivestite da una zoccolatura in pietra, mentre quella di fondo è dominata da una nicchia rettangolare con doppia cornice, una in marmo rosa e l’altra in legno scolpito dorato.

All’interno della nicchia c’è la Madonna con il bambino lattante, e la parte sovrastante è decorata a forma di baldacchino. L’altare è del 1983. In fondo, sul lato sinistro, è collocata una statua lignea policroma di San Vincenzo Ferreri. Questa chiesa è ritenuta dai fedeli di Cese un piccolo santuario e, per tutto l’anno, essa è meta di continui pellegrinaggi di gruppi di persone o di chi vi si reca singolarmente in qualsiasi ora del giorno.

I parrocchiani di Cese, ogni anno, nella terza domenica di luglio, celebrano in solenne processione la festa della visitazione della Madonna a Santa Elisabetta. Il quadro che raffigura questo evento viene portato da tre donne, dopo un pubblico sorteggio al quale può partecipare, previa simbolica quota d’iscrizione, tutta la popolazione femminile della parrocchia. Un tempo, tale privilegio era riservato solo alle donne nubili, chiamate “vergini”. Costoro, in occasione della rappresentazione del ruolo assegnato loro dall’estrazione, si vestivano di un abito bianco, magari avuto in prestito dalle ultime sposate.

In passato, in questa chiesa accorrevano devoti pellegrini da tutta la Marsica e dalla Ciociaria, recando con sé enormi ceri ed ex voto come segno di devozione alla Madonna miracolosa. Prima di far ritorno ai rispettivi paesi, i pellegrini chiedevano, fra le altre grazie, la possibilità di tornare a far visita alla Madonna anche negli anni successivi; con impegno, inoltre, adornavano le pareti della chiesuola con le caratteristiche offerte portate al seguito.

Riferimento autore: Orme di un borgo (Testi a cura di Osvaldo Cipollone).

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