Intorno all’amore e al fidanzamento, si sono sviluppati riti e consuetudini che erano accettati dalla comunità come se fossero scritti in un codice. I fidanzamenti venivano spesso organizzati dalle comari del paese, soprattutto quando il giovane esitava a manifestare i suoi sentimenti. Talvolta, i fidanzamenti erano anche meri affari, in cui il vero amore tra i giovani doveva ancora affermarsi. Durante questo periodo, i futuri sposi dovevano dimostrare il loro comportamento e le loro qualità morali, mentre i familiari esprimevano, a voce bassa, il loro consensus a tale unione.
Se il giovane era ben accolto dalla famiglia della ragazza, la festa di accoglienza si trasformava nel momento più significativo dell’iniziazione. In passato, il ragazzo metteva un ciocco infiocchettato fuori dalla casa della fidanzata, mentre il padrone di casa esclamava: “Chi ha incioccato la figlia me?” Questo rituale è oggi scomparso, assieme alla tradizione della serenata notturna. La musica, in quel contesto, portava significati nascosti: una sola suonata indicava dispetto, mentre due suggerivano una particolare simpatia tra i giovani, e tre serenate segnalavano un fidanzamento già avvenuto.
Non era raro che i consuoceri, a volte spinti da antichi rancori, tentassero di creare disagi tra i fidanzati, gestendo motivazioni morali legate ai beni posseduti, come terreni a Fùcino. Quando l’amore era forte, i fidanzati, per superare le opposizioni familiari, ricorrevano a fughe o matrimoni riparatori, lasciando i consuoceri davanti al fatto compiuto. Prima del matrimonio, avveniva la cosiddetta “Promessa”. Un caso emblematico è quello di Maria Oddi di Trasacco, che nel 1745 denunciò Filippo D’Angelo per una promessa di matrimonio non mantenuta, generando conflitti familiari.
Le problematiche di matrimonio potevano essere complesse, come nel caso di Gennaro Pace e Romana Di Pangrazio, costretti a unirsi clandestinamente; la famiglia di lui opponeva resistenza in quanto erano conti, mentre lei era solo una domestica. A Cèlano, Giovanni Paciotti, promettendo sposa Laura Spiriti, si intrufolò nella sua casa, tanto da rendere necessario l’intervento delle guardie. Vi erano anche contratti matrimoniali formali, come quello tra Pietro Petrei di Trasacco e Prudenza Tomei, in cui si stabilivano dettagli economici per il matrimonio.
In Avezzano, poco prima delle nozze, la famiglia dello sposo visitava l’abitazione della sposa per valutare il corredo. Successivamente, un carro decorato trasportava la biancheria dal sito della sposa a quello del neo-nato nucleo familiare, un rito noto come “carragge”. Questo viaggio era ben visibile a tutti, sottolineando l’importanza della celebrazione nella comunità.
Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.


