Testi tratti dal libro Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).
Il paese di Antrosano fu costruito dagli abitanti di Alba Fucens dopo la loro fuga dalla città, a seguito della battaglia fra Corradino di Svevia e Carlo d’Angiò, avvenuta nei Piani Palentini nel 1268, nota nei libri di storia come battaglia di Tagliacozzo. Il nome del luogo deriva dalla presenza di un antro nel quale si curava la salute degli infermi; questa località, secondo il Febonio, era ubicata nella contrada della fontana chiamata delle bestie, come dimostrato nel capitolo sulle origini.
Già facente parte dello Stato di Tagliacozzo, Antrosano si distingue per le sue chiese, elencate nella Bolla di Clemente III. Le chiese erano: Sanctae Crucis e Sancti Pancratii in Alafrano.
Secondo Di Pietro (Agglomerazioni Marse I, pag. 227), Antrosano, oltre alla chiesa parrocchiale dedicata a Santa Croce, in precedenza dedicata a San Satiro e servita da un Abbate Curato, aveva anche una chiesuola elegante e ben arredata di proprietà dei Signori Pace. In aggiunta, durante il terremoto vi erano la chiesa di Sant’Angelo dei Cassinesi, quella di San Leonardo, accanto alla quale si trovava il palazzo del Pretore di Alba romana, e la chiesa di San Silvestro nella contrada delle Melazzane (Paoluzzi).
Antrosano divenne probabilmente una Communitas (Universitas) tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, mantenendo tale status fino al 1811. Il suo stemma, già entità autonoma prima delle leggi eversive della feudalità, è circolare e su fondo azzurro, rappresenta un monte verde al naturale sostenente una croce rossa, con le lettere maiuscole di rosso S.C. (Santa Croce) e la scritta latina intorno “Communitas Antrirsciani” (F. Belmaggio).
Secondo il Giornale degli Atti dell’Intendenza del secondo Abruzzo Ulteriore, nell’anno 1809, Antrosano, parte del Circondario di Avezzano, aveva una rendita di 269 carlini e 15 grane, il che comportava un contingente del due per cento, pari a cinque carlini e quaranta grani. Questa somma doveva essere versata entro fine gennaio per alcune Universitas e entro maggio per altre.
Molte amministrazioni comunali si trovavano in difficoltà economiche, in quanto non riuscivano a reperire fra i residenti coloro che avevano rendite superiori ai ventiquattro ducati, così come prescritto dalla normativa dell’epoca. Poiché era impossibile ottenere un bilancio comunale in pareggio, si stabilì che i comuni minori venissero accorpati ad altri più grandi, vicini e con affinità di usi e costumi.
Il re Gioacchino Murat, con una legge del 4 maggio 1811, unì i comuni di S. Pelino, Antrosano, Albe, Castelnuovo, Forme, Massa Inferiore e Massa Superiore in un’unica entità, stabilendo Massa d’Albe come capoluogo.
Questa aggregazione fu percepita dagli abitanti come una forzatura legislativa. Nel 1830, i cittadini di Albe, Antrosano, Castelnuovo e S. Pelino richiesero di essere aggregati ad Avezzano, ma tale richiesta fu respinta dal decurionato della città. Gli abitanti cercarono altre volte di formare un comune autonomo, in risposta alle crescenti esigenze della popolazione.
Nel frattempo, Massa d’Albe, Corona e Albe dovevano essere unite al comune di Magliano dei Marsi. Nelle proposte dei cittadini di S. Pelino, Antrosano doveva rimanere come comune capoluogo. Il malessere tra le frazioni durò fino al 1939, quando S. Pelino passò ad Avezzano. Antrosano e Castelnuovo si aggregarono al capoluogo della Marsica nel 1959 e 1960 rispettivamente.
Un argomento che verrà affrontato in modo più dettagliato in un altro capitolo.
Riferimento autore: Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.