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San Bartolomeo

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Scoprite come la chiesa di San Bartolomeo a Avezzano รจ divenuta simbolo di resilienza e devozione attraverso secoli di cambiamenti e catastrofi.

Nella seconda metร  del secolo XII, il nome di San Salvatore scompare a favore di San Bartolomeo nella chiesa principale di Avezzano. Questo cambio avvenne sotto la pressione di Gentile de Palearla, un signore locale prepotente. Secondo il Febonio, la chiesa, inizialmente dedicata a S. Antonio Abate, divenne cosรฌ in seguito per la popolazione che cercava aiuto per liberarsi da una possessione demoniaca. Bernardino Iatosti riporta un racconto vivace delle preghiere della comunitร , che si rivolsero a San Bartolomeo affinchรฉ cessasse il tormento demoniaco, il quale, in un miracoloso seguito, avrebbe portato alla cacciata dei demoni.

Il mutamento del patrono, da S. Antonio Abate a San Bartolomeo, coincise con una serie di eventi storici significativi, tra cui le devastazioni portate dai Normanni, che avevano compromettere i beni ecclesiastici nella Marsica. L’azione rivendicativa del vescovo Eliano, sostenuta dalla Bolla di papa Clemente III del 1188, riconobbe diritti e beni ecclesiastici propri della diocesi, in risposta alla grande spoliazione che vi era stata inflitta. La chiesa benedettina di San Salvatore perse a poco a poco la sua importanza e nel corso del tempo assunse il nome di San Bartolomeo, testimoniando la volubilitร  della storia.

Col passare dei secoli, la chiesa di San Bartolomeo si trasformรฒ, specialmente dopo un grave terremoto nel 1349 che la distrusse. I fedeli, dimostrando una forte devozione, ricostruirono la chiesa nel XVII secolo con un investimento significativo. Si ritiene che il progetto di tale edificio, maestoso e di grande impatto, coinvolgesse l’architetto Domenico Fontana, famoso per il suo stile chiaro e grandioso, in auge all’epoca.

La nuova chiesa rispecchiava perfettamente l’epoca rinascimentale, distesa su tre navate e adornata con pregiati altari e opere d’arte, come dipinti di Guido Reni e Carlo Maratta. Negli anni successivi, malgrado le difficoltร , la chiesa mantenne un ruolo centrale nella vita religiosa della comunitร , conservando il titolo di Cattedrale dei Marsi dopo il trasferimento della sede episcopale da Pescina ad Avezzano.

Il terremoto del 1915 colpรฌ duramente la chiesa e i suoi presbiteri, ma dopo anni di ricostruzione, San Bartolomeo divenne nuovamente un centro vitale di culto e comunitร . Con il rinnovarsi del Capitolo e la nomina di vari canonici, la tradizione del culto a San Bartolomeo ha continuato a vivere, contribuendo all’identitร  di Avezzano e della Marsica.

Riferimento autore: Giovanni Pagani.

Nella seconda metร  del secolo XII scompare il nome di San Salvatore e figura quello di San Bartolomeo nella chiesa principale di Avezzano. L’abate, con il clero e tutti gli altri dipendenti, era angariato da Gentile de Palearla, un signorotto prepotente e senza scrupoli. Circa tale mutamento non si hanno notizie dirette nelle opere dei nostri storici piรน autorevoli. Il Febonio riferisce che la chiesa, dedicata una volta a San Antonio Abate, in un secondo tempo fu consacrata a San Bartolomeo, poichรฉ la popolazione di Avezzano intese cosรฌ assolvere il voto fatto nel pregare il Santo Apostolo di liberarli da unโ€™invasione di spiriti demoniaci.

Il concittadino Bernardino Iatosti racconta nella sua Storia di Avezzano una narrazione vividamente immaginativa. Egli descrive come, a quell’epoca, lo spirito infernale si scatenasse per tormentare questa terra e impossessarsi dei corpi di molti miseri avezzanesi. La gente si ritrovava per le strade, le campagne e le case e si udivano solo urla e bestemmie, accompagnate da danni e distruzioni. Gli immuni da tale flagello di Dio pensarono di ricorrere a San Bartolomeo, facendo un solenne voto di sceglierlo come loro Protettore, affinchรฉ intercedesse per il perdono, soccorso e cessazione di tanto castigo.

Il miracolo seguรฌ la preghiera e il voto; i demoni fuggirono, ritirandosi nel baratro infernale. San Bartolomeo fu acclamato Protettore; la sua statua fu sostituita a quella di San Antonio Abate, trasportata in esilio in una cappella a Cerreto, distante piรน di un chilometro e mezzo da Avezzano. Iatosti annota che San Bartolomeo, come riportato nel Vangelo, ricevette dal Maestro il potere di scacciare i demoni, attribuito anche agli altri Apostoli e Discepoli.

Al di lร  di ogni bel racconto, vi รจ una ragione vera e concreta, diversa dalla tradizione raccolta nel corso dei secoli, la quale si รจ forse persa nella nebbia di un lontano passato. Alcuni autori propongono motivazioni diverse riguardo l’elezione di San Bartolomeo come protettore di Avezzano. Tra di essi c’รจ Mons. Raffaele Rossi, prelato domestico del Papa, che scrisse una lamentela in merito alla causa tra l’abate Don Pietro Antonio Spina e i Canonici della Collegiata di San Bartolomeo.

Il Rossi conferma le notizie sul passato di Avezzano secondo la narrazione di tutti i nostri storici, affermando che i Parroci dei villaggi trasferitisi in Avezzano consacrarono il tempio di Giano a San Antonio Abate. Spaventati dai terremoti, elessero San Bartolomeo a protettore e a lui dedicarono il tempio, che nel secolo XV fu ristrutturato maestoso e grande, con una spesa di circa 40.000 ducati.

Tuttavia, la causa del mutamento del primo patrono, San Antonio Abate, in San Bartolomeo non si puรฒ attribuire semplicemente alla paura dei terremoti. I Normanni colpirono seriamente i possedimenti monastici nella Marsica e le autoritร  diocesane non si lasciarono sfuggire l’opportunitร  di rivendicare diritti su beni ecclesiastici nel loro territorio, considerati depauperati per spoliazioni subite dai monasteri.

La Bolla di papa Clemente III nel 1188 riconobbe a Eliano, vescovo dei Marsi, le rendite e i beni concessi alla diocesi. Essa stabiliva diritti chiari per la giurisdizione della diocesi e inibiva le funzioni piรน importanti che i monaci benedettini avevano svolto nella Marsica. San Salvatore era stata una chiesa benedettina sin dalla sua fondazione e, a causa dell’occupazione normanna, dovette mutare il nome, subentrato definitivamente a San Bartolomeo.

Mentre la chiesa di San Bartolomeo continuava a mantenere il titolo di Abate, il parroco presiedeva un collegio di canonici. L’intervento del popolo avezzanese nella scelta del Santo Protettore รจ innegabile, e non si puรฒ dire con precisione come si siano svolti i fatti, ma risulta chiaro che gli avezzanesi accolsero con gioia il nome glorioso dell’Apostolo.

Il re Guglielmo II, detto il Buono, conferรฌ un privilegio alla chiesa, erigendola a “Cappella reale”. Nonostante un violento terremoto nel 1349 avesse distrutto l’edificio, questo fu ricostruito in forma irregolare e senza criterio artistico, rimanendo in quelle condizioni per oltre due secoli. Decenni dopo, gli avezzanesi si mobilitarono per ricostruirla ex novo, con una spesa significativa, e aprirla al culto nella prima metร  del XVII secolo.

La nuova chiesa, imponente e maestosa, fu progettata da un architetto, spesso identificato con Domenico Fontana, anche se non vi รจ certezza. Fontana era noto per la sua chiarezza e grandiositร  nell’architettura, e la chiesa rifletteva queste caratteristiche. La facciata in travertino locale mostrava elementi chiari dell’ordine composito rinascimentale.

Internamente, la chiesa era costituita da tre ampie navate con eleganti pilastri in pietra di stile composito. Presentava undici altari, un fonte battesimale in marmo pregiato e quadri di valore, incluso uno attribuito alla scuola di Maratta e un altro a Guido Reni.

Nel corso del tempo, la chiesa si arricchรฌ di un organo monumentale costruito a spese di Marzio D’Alessandro e conservava anche un’importante iscrizione epigrafica di rilevanza storica. A fianco della facciata sorgeva un campanile eretto nel 1781, mentre la chiesa continuava a essere collegiata sotto regio patronato, mantenendo il suo status anche dopo il 1860.

Alla chiesa, prima collegiata e poi cattedrale, era associata una Confraternita del SS. Sacramento, esistente giร  nel 1500. Il suo Oratorio, rinnovato e reso dignitoso nel 1831 sotto lโ€™amministrazione di Conte Tommaso Resta, divenne un luogo di culto significativo per i cittadini avezzanesi.

Nel 1915 il terremoto colpรฌ duremente la comunitร , ma la nuova sede episcopale fu trasferita ad Avezzano nella grandiosa chiesa di San Bartolomeo. Qui, il Capitolo dei Canonici continuรฒ la tradizione ecclesiastica con una nuova vitalitร , dando vita a una comunitร  religiosa che durรฒ per secoli.

Riferimento autore: Avezzano e la sua storia (Testi a cura di Giovanni Pagani).

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Nella seconda metร  del secolo XII scompare il nome di San Salvatore e figura quello di San Bartolomeo nella chiesa principale di Avezzano. L’abate, con il clero e tutti gli altri dipendenti, era angariato da Gentile de Palearla, un signorotto prepotente e senza scrupoli. Circa tale mutamento non si hanno notizie dirette nelle opere dei nostri storici piรน autorevoli. Il Febonio riferisce che la chiesa, dedicata una volta a San Antonio Abate, in un secondo tempo fu consacrata a San Bartolomeo, poichรฉ la popolazione di Avezzano intese cosรฌ assolvere il voto fatto nel pregare il Santo Apostolo di liberarli da unโ€™invasione di spiriti demoniaci.

Il concittadino Bernardino Iatosti racconta nella sua Storia di Avezzano una narrazione vividamente immaginativa. Egli descrive come, a quell’epoca, lo spirito infernale si scatenasse per tormentare questa terra e impossessarsi dei corpi di molti miseri avezzanesi. La gente si ritrovava per le strade, le campagne e le case e si udivano solo urla e bestemmie, accompagnate da danni e distruzioni. Gli immuni da tale flagello di Dio pensarono di ricorrere a San Bartolomeo, facendo un solenne voto di sceglierlo come loro Protettore, affinchรฉ intercedesse per il perdono, soccorso e cessazione di tanto castigo.

Il miracolo seguรฌ la preghiera e il voto; i demoni fuggirono, ritirandosi nel baratro infernale. San Bartolomeo fu acclamato Protettore; la sua statua fu sostituita a quella di San Antonio Abate, trasportata in esilio in una cappella a Cerreto, distante piรน di un chilometro e mezzo da Avezzano. Iatosti annota che San Bartolomeo, come riportato nel Vangelo, ricevette dal Maestro il potere di scacciare i demoni, attribuito anche agli altri Apostoli e Discepoli.

Al di lร  di ogni bel racconto, vi รจ una ragione vera e concreta, diversa dalla tradizione raccolta nel corso dei secoli, la quale si รจ forse persa nella nebbia di un lontano passato. Alcuni autori propongono motivazioni diverse riguardo l’elezione di San Bartolomeo come protettore di Avezzano. Tra di essi c’รจ Mons. Raffaele Rossi, prelato domestico del Papa, che scrisse una lamentela in merito alla causa tra l’abate Don Pietro Antonio Spina e i Canonici della Collegiata di San Bartolomeo.

Il Rossi conferma le notizie sul passato di Avezzano secondo la narrazione di tutti i nostri storici, affermando che i Parroci dei villaggi trasferitisi in Avezzano consacrarono il tempio di Giano a San Antonio Abate. Spaventati dai terremoti, elessero San Bartolomeo a protettore e a lui dedicarono il tempio, che nel secolo XV fu ristrutturato maestoso e grande, con una spesa di circa 40.000 ducati.

Tuttavia, la causa del mutamento del primo patrono, San Antonio Abate, in San Bartolomeo non si puรฒ attribuire semplicemente alla paura dei terremoti. I Normanni colpirono seriamente i possedimenti monastici nella Marsica e le autoritร  diocesane non si lasciarono sfuggire l’opportunitร  di rivendicare diritti su beni ecclesiastici nel loro territorio, considerati depauperati per spoliazioni subite dai monasteri.

La Bolla di papa Clemente III nel 1188 riconobbe a Eliano, vescovo dei Marsi, le rendite e i beni concessi alla diocesi. Essa stabiliva diritti chiari per la giurisdizione della diocesi e inibiva le funzioni piรน importanti che i monaci benedettini avevano svolto nella Marsica. San Salvatore era stata una chiesa benedettina sin dalla sua fondazione e, a causa dell’occupazione normanna, dovette mutare il nome, subentrato definitivamente a San Bartolomeo.

Mentre la chiesa di San Bartolomeo continuava a mantenere il titolo di Abate, il parroco presiedeva un collegio di canonici. L’intervento del popolo avezzanese nella scelta del Santo Protettore รจ innegabile, e non si puรฒ dire con precisione come si siano svolti i fatti, ma risulta chiaro che gli avezzanesi accolsero con gioia il nome glorioso dell’Apostolo.

Il re Guglielmo II, detto il Buono, conferรฌ un privilegio alla chiesa, erigendola a “Cappella reale”. Nonostante un violento terremoto nel 1349 avesse distrutto l’edificio, questo fu ricostruito in forma irregolare e senza criterio artistico, rimanendo in quelle condizioni per oltre due secoli. Decenni dopo, gli avezzanesi si mobilitarono per ricostruirla ex novo, con una spesa significativa, e aprirla al culto nella prima metร  del XVII secolo.

La nuova chiesa, imponente e maestosa, fu progettata da un architetto, spesso identificato con Domenico Fontana, anche se non vi รจ certezza. Fontana era noto per la sua chiarezza e grandiositร  nell’architettura, e la chiesa rifletteva queste caratteristiche. La facciata in travertino locale mostrava elementi chiari dell’ordine composito rinascimentale.

Internamente, la chiesa era costituita da tre ampie navate con eleganti pilastri in pietra di stile composito. Presentava undici altari, un fonte battesimale in marmo pregiato e quadri di valore, incluso uno attribuito alla scuola di Maratta e un altro a Guido Reni.

Nel corso del tempo, la chiesa si arricchรฌ di un organo monumentale costruito a spese di Marzio D’Alessandro e conservava anche un’importante iscrizione epigrafica di rilevanza storica. A fianco della facciata sorgeva un campanile eretto nel 1781, mentre la chiesa continuava a essere collegiata sotto regio patronato, mantenendo il suo status anche dopo il 1860.

Alla chiesa, prima collegiata e poi cattedrale, era associata una Confraternita del SS. Sacramento, esistente giร  nel 1500. Il suo Oratorio, rinnovato e reso dignitoso nel 1831 sotto lโ€™amministrazione di Conte Tommaso Resta, divenne un luogo di culto significativo per i cittadini avezzanesi.

Nel 1915 il terremoto colpรฌ duremente la comunitร , ma la nuova sede episcopale fu trasferita ad Avezzano nella grandiosa chiesa di San Bartolomeo. Qui, il Capitolo dei Canonici continuรฒ la tradizione ecclesiastica con una nuova vitalitร , dando vita a una comunitร  religiosa che durรฒ per secoli.

Riferimento autore: Avezzano e la sua storia (Testi a cura di Giovanni Pagani).

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