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Storia Di Antrosano… Il Divorzio Da Massa D’Albe

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Antrosano si libera: tra aspirazioni di autonomia e voti contesi, la frazione si unisce ad Avezzano dopo intensi dibattiti e miglioramenti infrastrutturali cruciali.

La storia di Antrosano è segnata da una lunga aspirazione a distaccarsi dal comune di Massa d’Albe, con l’intento di aggregarsi al capoluogo Avezzano. Questa necessità, già presente da anni, si intensificò a causa delle distanze con Massa d’Albe e delle esigenze lavorative legate ai terreni del Fùcino. La prima frazione a separarsi fu S. Pelino nel 1939, seguita da Paterno nel 1954. Tuttavia, per Antrosano, il distacco avvenne solo nel 1959. Ufficialmente, il processo di aggregazione al comune di Avezzano si avviò dopo che le frazioni di Massa d’Albe presentarono le firme necessarie, ma la Prefettura dell’Aquila constatò che solo Antrosano e Castelnuovo avevano raggiunto la maggioranza richiesta.

La situazione si complicò durante le votazioni, evidenziando un forte contrasto tra favorevoli e contrari al distacco. Un sostegno decisivo venne dalla Prefettura, che richiese un nuovo voto per superare l’impasse del pareggio. La votazione conclusiva, compiutasi nel febbraio 1960, si risolse con nove voti favorevoli e quattro contrari.

Con il passaggio ufficiale a Avezzano, furono avviati lavori pubblici di urgenza, con ingenti somme destinate alla costruzione di infrastrutture essenziali come acquedotti e fognature. Svariate delibere di giunta furono emanate per garantire il miglioramento della vita nella frazione Antrosano, mirando a soddisfare le nuove esigenze della popolazione. Nel 1960 furono stanziati significativi finanziamenti per la costruzione di una cella di mattazione e per l’ampliamento delle scuole elementari nella frazione, a dimostrazione dell’impegno dell’amministrazione comunale.

Il clima di malcontento, tuttavia, non si placò del tutto. Il sig. Paolo Tatangelo presentò un ricorso, evidenziando la necessità di un intervento per l’estensione della linea elettrica, richiedendo trasparenza sulle spese e avanzando dubbi sugli interessi privati di alcuni membri dell’amministrazione. Questo episodio sottolinea non solo la complessità delle dinamiche locali, ma anche come le ambizioni personali possano influire sulle questioni pubbliche.

Oggi, grazie ai miglioramenti infrastrutturali realizzati, le esigenze che inizialmente avevano spinto al distacco sono state in larga parte soddisfatte, ma il ricordo di quelle tensioni continua a permeare la storia recente di Antrosano.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).

Le motivazioni per distaccarsi dal capoluogo erano già in atto da anni, per la tradizionale consuetudine degli abitanti di Antrosano di fare capo, per i loro affari e per le necessità di vita, al comune di Avezzano. Gli interessi della popolazione erano legati alle varie attività lavorative, comprese quelle nei terreni del Fùcino. Notevoli erano anche le distanze topografiche con Massa d’Albe, per cui di giorno in giorno montava l’esigenza di aggregarsi al capoluogo marsicano.

Già la frazione di S. Pelino fu distaccata dal comune di Massa d’Albe e aggregata ad Avezzano con R.D. 7 dicembre 1939, n. 2058, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 19 del 24-1-1940. La frazione di Paterno si distaccò da Cèlano con Decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1954, n. 938, pubblicato sulla G.U. n. 234 dell’11-10-1954. La separazione di Antrosano, invece, avvenne nel 1959 e nel 1960 si distaccò Castelnuovo.

Le frazioni di Massa d’Albe (Albe, Antrosano, Castelnuovo e Forme) si mobilitarono per raccogliere le firme necessarie per ottenere la separazione dal capoluogo e la conseguente aggregazione al comune di Avezzano. La Prefettura dell’Aquila, dopo un attento esame delle firme raccolte, comunicò al sindaco di Massa che Antrosano e Castelnuovo avevano raggiunto la maggioranza qualificata stabilita dall’art. 34 del T.U. della legge comunale e provinciale 3-3-1934, n. 383.

In base alla sopra citata legge, per ottenere la separazione occorreva la maggioranza numerica dei contribuenti che sostenevano almeno la metà dei tributi locali applicati nelle rispettive frazioni. Le istanze sottoscritte dai frazionisti di Albe e Forme non raggiunsero la maggioranza, in quanto risultò mancante uno dei requisiti prescritti dalla legge.

Per la frazione di Albe, la maggioranza numerica (metà più uno) era di trentotto, mentre le firme raccolte furono ventotto, dieci in meno. Per la frazione di Forme, invece, la maggioranza numerica dei contribuenti era di centoundici, ma le firme raccolte furono solo 79. La Prefettura dell’Aquila, in data 30 dicembre 1957, invitò il sindaco di Massa, Lorenzo Di Cola, a nominare i rappresentanti, d’intesa con l’amministrazione di Avezzano, per delimitare i confini del territorio e procedere successivamente agli atti conseguenti.

In seduta straordinaria, il sindaco convocò il consiglio comunale, il 16 di febbraio 1958, per dare il parere sul distacco delle frazioni di Antrosano e Castelnuovo. Dopo la relazione del presidente dell’assemblea, nessuno dei quattordici consiglieri presenti prese la parola, si passò quindi alla votazione con scrutinio segreto. I voti favorevoli al distacco furono sette, mentre altrettanti furono i contrari, generando un pareggio che lasciò l’amaro in bocca a favorevoli e contrari.

Dal carteggio conservato nell’archivio comunale, si rileva una fitta e persistente corrispondenza tra la Prefettura dell’Aquila ed il sindaco. La Prefettura chiedeva insistentemente copie della delibera del 16-2-1958, copia di affissione per quindici giorni all’albo pretorio e ricorsi inoltrati dai cittadini. Non poté approvare la delibera poiché, in caso di parità di voti, la proposta oggetto di un atto deliberativo non può considerarsi né approvata né respinta. Pertanto, si richiese di iscrivere con urgenza l’affare nell’ordine del giorno di una seduta del Consiglio Comunale, affinché tale Collegio potesse esprimersi nuovamente in maniera chiara ed inequivocabile sulla questione.

Per dare il parere in via definitiva, il consiglio convocato per il distacco di Antrosano passò con nove voti favorevoli e quattro contrari. Nella seduta erano presenti il sindaco Lorenzo Di Cola, l’assessore anziano Pasquale Di Matteo e i consiglieri Enrico Cofini, Martire Sidoni, Innocenzo Corazza, Benedetto Martorelli, Pasquale Cerqua, Torello Di Giovanbattista, Marco D’Angelo, Angelo Venanzi, Antonio Ruscitti, Antonio Luccitti, Luigi Cardilli, con l’assenza di Luigi Valente.

L’amministrazione comunale di Avezzano, presieduta dal sindaco avv. Alcide Lucci, con atto deliberativo di giunta in data 24-11-1959, liquidò la somma di lire 148.382, quella di Massa lire 19.307 al geometra Alessandro Fabiani per la compilazione di atti tecnici a documentazione della pratica per il distacco della frazione di Antrosano. La somma venne ripartita in base alla popolazione e al contingente principale di imposta terreni.

Effettivamente, fu un distacco difficile e amaro per i consiglieri comunali e per la popolazione di Massa d’Albe, tanto che Camillo Tollis scrisse: “Motivi: impossibilità di soddisfare le accresciute esigenze dei frazionisti.” Oggi, però, che queste esigenze sono state soddisfatte, con la costruzione dell’acquedotto, delle fognature, della pubblica illuminazione, della sistemazione degli edifici scolastici, dei cimiteri e di tutte le strade interne ed esterne, non dovrebbe esservi più motivo di ulteriori fughe, a meno che ambizioni personali o interessi di parte non spingano qualche tristo individuo a sobillare cittadini e a chiedere la separazione di altre frazioni.

Il malcontento per la separazione era palese e fu un atto dovuto da parte dei massetani, ma non condiviso, come si può evincere anche dal ricorso presentato dal sig. Paolo Tatangelo contro la delibera del 19-4-1959 per l’estensione della linea elettrica alla zona di Antrosano (case nuove) per la somma di lire 525.000. Nella lettera inviata al Prefetto dell’Aquila, Paolo Tatangelo si oppose per vari motivi.

A parte il fatto che la questione era di esclusivo interesse privato e quindi la spesa non dovrebbe gravare sulle flosce finanze comunali, il ricorrente evidenziò che la spesa stessa era eccessiva in rapporto alla mole di lavoro da compiersi, poiché allo stato attuale la luce elettrica arrivava a circa 150 metri dalla zona da allacciare mentre il prezzo sarebbe stato di circa lire 3.500 al metro, un importo sicuramente esoso.

Il ricorrente concluse la sua missiva chiedendo l’intervento della S. VI e dei suoi buoni uffici anche presso la Società UNES (n.d.a. Unione Nazionale Esercizi Elettrici) dell’Aquila affinché il prezzo stesso venga a racchiudersi al minimo indispensabile. Il ricorso, abbastanza insidioso, tendeva a ritardare l’approvazione della delibera di giunta municipale di Massa d’Albe, con la speranza che il Prefetto facesse delle indagini sia sul prezzo di allacciamento sia su eventuali interessi privati di qualche assessore o consigliere in carica.

Avvenuto il passaggio, l’amministrazione comunale di Avezzano si adoperò, con varie delibere di giunta, a provvedere a lavori pubblici di urgente e di pubblica utilità. In data 26 febbraio 1960, la giunta municipale di Avezzano impegnò la somma di lire 20.000.000 per la costruzione di una cella di mattazione per animali, come risulta dalla relazione redatta dall’ufficio tecnico municipale in data 19-12-1959.

In data 18 marzo 1960, su richiesta dell’ufficio elettorale, la giunta municipale deliberò per l’acquisto di un armadio in metallo occorrente per la conservazione degli atti e delle liste elettorali della frazione di Antrosano, per la modica somma di lire 60.000. Il 30 agosto 1960, la giunta municipale stanziò la somma di lire 8.394.290 per l’ampliamento ed il ripristino dell’edificio scolastico per le scuole elementari della frazione di Antrosano, progetto redatto dal geometra Guido Pace De Angelis in collaborazione con l’ing. Pasquale Cattivera.

In data 4 ottobre 1960, l’amministrazione comunale richiese un cantiere di lavoro per la sistemazione delle vie Cesare Gatti, Pasquale Gatti e Giuseppe Capoccetti per 25 lavoratori disoccupati e per 76 giornate lavorative. Il progetto redatto dal geometra Fernando Mincarelli fu di lire 4.542.440, di cui 1.992.440 a carico del Ministero del Lavoro e della Provvidenza Sociale e lire 2.550.000 a carico dell’Ente Gestore. Un altro cantiere di lavoro fu richiesto in data 20 dicembre 1960 per la sistemazione della via comunale AntrosanoS. Pelino, nel tratto compreso tra l’abitato e la via delle Forme, per almeno 50 allievi e per 100 giornate lavorative.

Il progetto redatto dal geometra Domenico Paoloni prevedeva un importo complessivo di lire 12.147.900. Le somme furono così ripartite: lire 4.779.000 per il trattamento economico degli operai e spese relative, poste a carico del Ministero del Lavoro e della Provvidenza Sociale; lire 7.368.900 per l’acquisto di materiali, mano d’opera specializzata e spese generali, a carico del comune, quale Ente Gestore. Si sono volute riportare nei dettagli alcune delibere dell’Amministrazione comunale per evidenziare quale e quanta attenzione ebbe la frazione di Antrosano nel passaggio, considerando cinque delibere di giunta in un solo anno per una spesa, per quei tempi, ragguardevole.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).

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Ospitalità e servizi

Le motivazioni per distaccarsi dal capoluogo erano già in atto da anni, per la tradizionale consuetudine degli abitanti di Antrosano di fare capo, per i loro affari e per le necessità di vita, al comune di Avezzano. Gli interessi della popolazione erano legati alle varie attività lavorative, comprese quelle nei terreni del Fùcino. Notevoli erano anche le distanze topografiche con Massa d’Albe, per cui di giorno in giorno montava l’esigenza di aggregarsi al capoluogo marsicano.

Già la frazione di S. Pelino fu distaccata dal comune di Massa d’Albe e aggregata ad Avezzano con R.D. 7 dicembre 1939, n. 2058, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 19 del 24-1-1940. La frazione di Paterno si distaccò da Cèlano con Decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1954, n. 938, pubblicato sulla G.U. n. 234 dell’11-10-1954. La separazione di Antrosano, invece, avvenne nel 1959 e nel 1960 si distaccò Castelnuovo.

Le frazioni di Massa d’Albe (Albe, Antrosano, Castelnuovo e Forme) si mobilitarono per raccogliere le firme necessarie per ottenere la separazione dal capoluogo e la conseguente aggregazione al comune di Avezzano. La Prefettura dell’Aquila, dopo un attento esame delle firme raccolte, comunicò al sindaco di Massa che Antrosano e Castelnuovo avevano raggiunto la maggioranza qualificata stabilita dall’art. 34 del T.U. della legge comunale e provinciale 3-3-1934, n. 383.

In base alla sopra citata legge, per ottenere la separazione occorreva la maggioranza numerica dei contribuenti che sostenevano almeno la metà dei tributi locali applicati nelle rispettive frazioni. Le istanze sottoscritte dai frazionisti di Albe e Forme non raggiunsero la maggioranza, in quanto risultò mancante uno dei requisiti prescritti dalla legge.

Per la frazione di Albe, la maggioranza numerica (metà più uno) era di trentotto, mentre le firme raccolte furono ventotto, dieci in meno. Per la frazione di Forme, invece, la maggioranza numerica dei contribuenti era di centoundici, ma le firme raccolte furono solo 79. La Prefettura dell’Aquila, in data 30 dicembre 1957, invitò il sindaco di Massa, Lorenzo Di Cola, a nominare i rappresentanti, d’intesa con l’amministrazione di Avezzano, per delimitare i confini del territorio e procedere successivamente agli atti conseguenti.

In seduta straordinaria, il sindaco convocò il consiglio comunale, il 16 di febbraio 1958, per dare il parere sul distacco delle frazioni di Antrosano e Castelnuovo. Dopo la relazione del presidente dell’assemblea, nessuno dei quattordici consiglieri presenti prese la parola, si passò quindi alla votazione con scrutinio segreto. I voti favorevoli al distacco furono sette, mentre altrettanti furono i contrari, generando un pareggio che lasciò l’amaro in bocca a favorevoli e contrari.

Dal carteggio conservato nell’archivio comunale, si rileva una fitta e persistente corrispondenza tra la Prefettura dell’Aquila ed il sindaco. La Prefettura chiedeva insistentemente copie della delibera del 16-2-1958, copia di affissione per quindici giorni all’albo pretorio e ricorsi inoltrati dai cittadini. Non poté approvare la delibera poiché, in caso di parità di voti, la proposta oggetto di un atto deliberativo non può considerarsi né approvata né respinta. Pertanto, si richiese di iscrivere con urgenza l’affare nell’ordine del giorno di una seduta del Consiglio Comunale, affinché tale Collegio potesse esprimersi nuovamente in maniera chiara ed inequivocabile sulla questione.

Per dare il parere in via definitiva, il consiglio convocato per il distacco di Antrosano passò con nove voti favorevoli e quattro contrari. Nella seduta erano presenti il sindaco Lorenzo Di Cola, l’assessore anziano Pasquale Di Matteo e i consiglieri Enrico Cofini, Martire Sidoni, Innocenzo Corazza, Benedetto Martorelli, Pasquale Cerqua, Torello Di Giovanbattista, Marco D’Angelo, Angelo Venanzi, Antonio Ruscitti, Antonio Luccitti, Luigi Cardilli, con l’assenza di Luigi Valente.

L’amministrazione comunale di Avezzano, presieduta dal sindaco avv. Alcide Lucci, con atto deliberativo di giunta in data 24-11-1959, liquidò la somma di lire 148.382, quella di Massa lire 19.307 al geometra Alessandro Fabiani per la compilazione di atti tecnici a documentazione della pratica per il distacco della frazione di Antrosano. La somma venne ripartita in base alla popolazione e al contingente principale di imposta terreni.

Effettivamente, fu un distacco difficile e amaro per i consiglieri comunali e per la popolazione di Massa d’Albe, tanto che Camillo Tollis scrisse: “Motivi: impossibilità di soddisfare le accresciute esigenze dei frazionisti.” Oggi, però, che queste esigenze sono state soddisfatte, con la costruzione dell’acquedotto, delle fognature, della pubblica illuminazione, della sistemazione degli edifici scolastici, dei cimiteri e di tutte le strade interne ed esterne, non dovrebbe esservi più motivo di ulteriori fughe, a meno che ambizioni personali o interessi di parte non spingano qualche tristo individuo a sobillare cittadini e a chiedere la separazione di altre frazioni.

Il malcontento per la separazione era palese e fu un atto dovuto da parte dei massetani, ma non condiviso, come si può evincere anche dal ricorso presentato dal sig. Paolo Tatangelo contro la delibera del 19-4-1959 per l’estensione della linea elettrica alla zona di Antrosano (case nuove) per la somma di lire 525.000. Nella lettera inviata al Prefetto dell’Aquila, Paolo Tatangelo si oppose per vari motivi.

A parte il fatto che la questione era di esclusivo interesse privato e quindi la spesa non dovrebbe gravare sulle flosce finanze comunali, il ricorrente evidenziò che la spesa stessa era eccessiva in rapporto alla mole di lavoro da compiersi, poiché allo stato attuale la luce elettrica arrivava a circa 150 metri dalla zona da allacciare mentre il prezzo sarebbe stato di circa lire 3.500 al metro, un importo sicuramente esoso.

Il ricorrente concluse la sua missiva chiedendo l’intervento della S. VI e dei suoi buoni uffici anche presso la Società UNES (n.d.a. Unione Nazionale Esercizi Elettrici) dell’Aquila affinché il prezzo stesso venga a racchiudersi al minimo indispensabile. Il ricorso, abbastanza insidioso, tendeva a ritardare l’approvazione della delibera di giunta municipale di Massa d’Albe, con la speranza che il Prefetto facesse delle indagini sia sul prezzo di allacciamento sia su eventuali interessi privati di qualche assessore o consigliere in carica.

Avvenuto il passaggio, l’amministrazione comunale di Avezzano si adoperò, con varie delibere di giunta, a provvedere a lavori pubblici di urgente e di pubblica utilità. In data 26 febbraio 1960, la giunta municipale di Avezzano impegnò la somma di lire 20.000.000 per la costruzione di una cella di mattazione per animali, come risulta dalla relazione redatta dall’ufficio tecnico municipale in data 19-12-1959.

In data 18 marzo 1960, su richiesta dell’ufficio elettorale, la giunta municipale deliberò per l’acquisto di un armadio in metallo occorrente per la conservazione degli atti e delle liste elettorali della frazione di Antrosano, per la modica somma di lire 60.000. Il 30 agosto 1960, la giunta municipale stanziò la somma di lire 8.394.290 per l’ampliamento ed il ripristino dell’edificio scolastico per le scuole elementari della frazione di Antrosano, progetto redatto dal geometra Guido Pace De Angelis in collaborazione con l’ing. Pasquale Cattivera.

In data 4 ottobre 1960, l’amministrazione comunale richiese un cantiere di lavoro per la sistemazione delle vie Cesare Gatti, Pasquale Gatti e Giuseppe Capoccetti per 25 lavoratori disoccupati e per 76 giornate lavorative. Il progetto redatto dal geometra Fernando Mincarelli fu di lire 4.542.440, di cui 1.992.440 a carico del Ministero del Lavoro e della Provvidenza Sociale e lire 2.550.000 a carico dell’Ente Gestore. Un altro cantiere di lavoro fu richiesto in data 20 dicembre 1960 per la sistemazione della via comunale AntrosanoS. Pelino, nel tratto compreso tra l’abitato e la via delle Forme, per almeno 50 allievi e per 100 giornate lavorative.

Il progetto redatto dal geometra Domenico Paoloni prevedeva un importo complessivo di lire 12.147.900. Le somme furono così ripartite: lire 4.779.000 per il trattamento economico degli operai e spese relative, poste a carico del Ministero del Lavoro e della Provvidenza Sociale; lire 7.368.900 per l’acquisto di materiali, mano d’opera specializzata e spese generali, a carico del comune, quale Ente Gestore. Si sono volute riportare nei dettagli alcune delibere dell’Amministrazione comunale per evidenziare quale e quanta attenzione ebbe la frazione di Antrosano nel passaggio, considerando cinque delibere di giunta in un solo anno per una spesa, per quei tempi, ragguardevole.

Riferimento autore: Antrosano memoria e storia (Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi).

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