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Villavallelonga

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Dall’antica Rocca di Cerro alla moderna Villavallelonga: scopri le trasformazioni storiche e geografiche di un territorio immerso nei cambiamenti.

Fino al XVIII fu «villa» di Collelongo, appunto nella Vallelonga. La Rocca originaria (chiamata «Rocca di Cerro») costituiva quasi esclusivamente un riparo contro gli assalti dei nemici o dei briganti, ed era sottoposta al conte Ruggiero d’Albe.

Nel 1279 tutto il territorio veniva ceduto da Carlo d’Angió a un tal Giovanni Matteo; ma nel XIV secolo Rocca di Cerro era divenuta possesso della famiglia De Ruggiero, alla quale rimase fino alla metá del secolo successivo, allorquando agli Angioini subentrarono gli Aragonesi sul trono di Napoli.

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Villavallelonga è un paese del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, a 1.005 metri, nel cuore della Vallelonga. Nel borgo c’è il Centro visita dell’Orso, con spazi didattici e area faunistica. Poco sopra iniziano i sentieri per la faggeta vetusta di Val Cervara, riconosciuta patrimonio mondiale UNESCO: un bosco di faggi secolari, dove natura e memoria camminano insieme.

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Villavallelonga

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Nel 1445 era ancora immutata la denominazione di Rocca di Cerro nell’elenco che, dei feudi, aveva fatto compilare il re Alfonso per motivi fiscali; e «Collis Longus cum Rocca di Arce» spettava a Luigi di Celano, subfeudatario di Leonello Acclozamora. Soltanto con l’assegnazione del feudo ad Antonio Piccolomini (nel 1463) subentró la nuova denominazione di «Villa Collelongo», con cui sorgeva la moderna «univer-sitas». Da quel momento in poi, almeno fino alla metá del Settecento, la storia di questa «universitas» viene quasi a identificarsi con quella della vicina Collelongo, di cui Villa è appunto una dipendenza.
Nel 1582 tutto il territorio fu venduto dai Piccolomini a Girolamo Carlucci di Magliano, morto il quale la vedova lo trasmetteva in dote al secondo marito, Clemente Sannesi.

Nel 1724, poi, passó in ereditá a Francesco Sacrati, figlio di Olimpia Sannesi, il quale — qualche anno dopo — lo rivendeva a Fabrizio Pignatelli. L’ultimo erede di questa famiglia, Cesare Pignatelli, conservó la proprietá fino al 1806, anno di abolizione dei feudi. Nel frattempo, peró, Villa Collelongo aveva visto trasformarsi ancora una volta il proprio nome, probabilmente tra il 1747 e il 1749, quando appare per la prima volta in documenti d’archivio la denominazione attuale di Villavallelonga. Con l’unità d’Italia, proprio i boschi della Vallelonga divennero rifugio delle numerose bande di briganti che imperversavano nella Val Roveto e nella Marsica.

Il prosciugamento del Fucino ebbe, come effetto immediato, il deprezzamento di quasi tutti i terreni della Vallelonga, tanto che gli abitanti di Villa hanno visto, per decenni, solo nell’emigrazione una valvola di sicurezza per la sopravvivenza del paese.

CENNI ARTISTICI

Tipica la disposizione dell’abitato, a impianto longitudinale di crinale. Di un certo interesse la chiesa madre dei SS.Leucio e Nicola. Nelle vicinanze, una chiesolina campestre della Madonna della Lanna e la zona archeologica di Fonte Astuni, ancora quasi tutta da esplorare.

Fino al XVIII secolo, Villavallelonga era un «villa» di Collelongo, situata nella Vallelonga. La Rocca originaria, conosciuta come «Rocca di Cerro», fungeva praticamente da riparo contro gli assalti dei nemici e dei briganti, ed era sotto il controllo del conte Ruggiero d’Albe. Nel 1279, tutto il territorio venne ceduto da Carlo d’Angiò a un certo Giovanni Matteo. Tuttavia, nel XIV secolo, la Rocca di Cerro passò in possesso della famiglia De Ruggiero, che la mantenne fino a metà del secolo successivo, quando gli Aragonesi sostituirono gli Angioini sul trono di Napoli. Nel 1445, la denominazione di Rocca di Cerro era ancora presente nell’elenco dei feudi compilato dal re Alfonso per scopi fiscali. In quel periodo, «Collis Longus cum Rocca di Arce» apparteneva a Luigi di Cèlano, subfeudatario di Leonello Acclozamora. Solo con l’assegnazione del feudo a Antonio Piccolomini nel 1463, si registrò la nuova denominazione di «Villa Collelongo», con cui emerse la moderna «universitas». Da quel momento, la storia di questa «universitas» cominciò a identificarsi in gran parte con quella della vicina Collelongo, di cui Villa rappresentava una dipendenza. Nel 1582, il territorio fu venduto dai Piccolomini a Girolamo Carlucci di Magliano, il quale, dopo la sua morte, cedette il possedimento in dote alla vedova, che lo trasferì al secondo marito, Clemente Sannesi. Nel 1724, il feudo passò in eredità a Francesco Sacrati, figlio di Olimpia Sannesi, che successivamente lo rivendette a Fabrizio Pignatelli. L’ultimo erede di questa famiglia, Cesare Pignatelli, mantenne la proprietà fino al 1806, anno di abolizione dei feudi. Nel frattempo, il nome di Villa Collelongo subì un’altra trasformazione, presentando per la prima volta nei documenti d’archivio la denominazione attuale di Villavallelonga tra il 1747 e il 1749. Con l’unità d’Italia, i boschi della Vallelonga divennero rifugio per le molte bande di briganti che imperversavano nella Val Roveto e nella Marsica. Il prosciugamento del Fùcino portò, come conseguenza immediata, al deprezzamento quasi totale dei terreni nella Vallelonga. Gli abitanti di Villa, perciò, trovarono nell’emigrazione una valvola di sicurezza per la sopravvivenza del paese. CENNI ARTISTICI La disposizione dell’abitato di Villavallelonga è tipica, con un impianto longitudinale di crinale. Di particolare interesse è la chiesa madre dei SS. Leucio e Nicola. Nelle vicinanze si trova una chiesola campestre dedicata alla Madonna della Lanna e la zona archeologica di Fonte Astuni, ancora in gran parte da esplorare. Tratto da: Atlante dei centri della Marsica.

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Fino al XVIII secolo, Villavallelonga era un «villa» di Collelongo, situata nella Vallelonga. La Rocca originaria, conosciuta come «Rocca di Cerro», fungeva praticamente da riparo contro gli assalti dei nemici e dei briganti, ed era sotto il controllo del conte Ruggiero d’Albe. Nel 1279, tutto il territorio venne ceduto da Carlo d’Angiò a un certo Giovanni Matteo. Tuttavia, nel XIV secolo, la Rocca di Cerro passò in possesso della famiglia De Ruggiero, che la mantenne fino a metà del secolo successivo, quando gli Aragonesi sostituirono gli Angioini sul trono di Napoli. Nel 1445, la denominazione di Rocca di Cerro era ancora presente nell’elenco dei feudi compilato dal re Alfonso per scopi fiscali. In quel periodo, «Collis Longus cum Rocca di Arce» apparteneva a Luigi di Cèlano, subfeudatario di Leonello Acclozamora. Solo con l’assegnazione del feudo a Antonio Piccolomini nel 1463, si registrò la nuova denominazione di «Villa Collelongo», con cui emerse la moderna «universitas». Da quel momento, la storia di questa «universitas» cominciò a identificarsi in gran parte con quella della vicina Collelongo, di cui Villa rappresentava una dipendenza. Nel 1582, il territorio fu venduto dai Piccolomini a Girolamo Carlucci di Magliano, il quale, dopo la sua morte, cedette il possedimento in dote alla vedova, che lo trasferì al secondo marito, Clemente Sannesi. Nel 1724, il feudo passò in eredità a Francesco Sacrati, figlio di Olimpia Sannesi, che successivamente lo rivendette a Fabrizio Pignatelli. L’ultimo erede di questa famiglia, Cesare Pignatelli, mantenne la proprietà fino al 1806, anno di abolizione dei feudi. Nel frattempo, il nome di Villa Collelongo subì un’altra trasformazione, presentando per la prima volta nei documenti d’archivio la denominazione attuale di Villavallelonga tra il 1747 e il 1749. Con l’unità d’Italia, i boschi della Vallelonga divennero rifugio per le molte bande di briganti che imperversavano nella Val Roveto e nella Marsica. Il prosciugamento del Fùcino portò, come conseguenza immediata, al deprezzamento quasi totale dei terreni nella Vallelonga. Gli abitanti di Villa, perciò, trovarono nell’emigrazione una valvola di sicurezza per la sopravvivenza del paese. CENNI ARTISTICI La disposizione dell’abitato di Villavallelonga è tipica, con un impianto longitudinale di crinale. Di particolare interesse è la chiesa madre dei SS. Leucio e Nicola. Nelle vicinanze si trova una chiesola campestre dedicata alla Madonna della Lanna e la zona archeologica di Fonte Astuni, ancora in gran parte da esplorare. Tratto da: Atlante dei centri della Marsica.

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