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Don Gaetano Tantalo

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Don Gaetano Tantalo: dalle macerie del terremoto alla protezione di una famiglia ebrea, un eroe marsicano tra fede e coraggio.

Il Novecento ha visto in Italia importanti figure di mistici come il sacerdote Don Gaetano Tantalo, noto per il suo eroismo cristiano e per il legame con la vita popolare. Nato il 3 febbraio 1905 a Villavallelonga, nel contesto di una famiglia di contadini, la sua esistenza è segnata da eventi storici rilevanti come il terremoto marsicano e i conflitti mondiali. Il suo paese natale, dopo il prosciugamento del Lago di Fùcino, inizia nel tardo Ottocento a connettersi con gli altri centri della Marsica, creando servizi postali e illuminarne le strade.

Durante l’infanzia, Gaetano dimostra un grande attaccamento alla sua terra e una precoce predisposizione allo studio, ricevendo la Cresima all’età di sette anni. L’11 gennaio 1915, il terribile sisma lo colpisce, ma riesce a salvarsi, ritrovandosi sotto le macerie. La sua vita continua a essere segnata da sfide: dopo la prima guerra mondiale e la perdita del padre, Gaetano decide di entrare in seminario, seguendo il suo percorso verso il sacerdozio, che culmina nell’ordinazione del 10 agosto 1930.

Don Gaetano si distingue come educatore e vice direttore nel seminario diocesano, e introduce pratiche pedagogiche innovative, mentre nei suoi incarichi pastorali abbraccia il dialogo con la comunità protestante. La sua disponibilità e il suo altruismo verso i più bisognosi lo rendono un punto di riferimento, soprattutto durante gli anni bui della seconda guerra mondiale.

Nel 1943, il suo coraggio emerge quando decide di proteggere e nascondere una famiglia ebrea in fuga dalle persecuzioni, mentre continua ad affrontare il regime fascista senza paura. Dopo la guerra, la sua salute è compromessa e nonostante le cure, Don Gaetano muore il 13 novembre 1947. La sua tomba diventa luogo di pellegrinaggio e numerose celebrazioni commemorano la sua vita, culminando con la traslazione delle sue spoglie nel 1980, un evento significativo sostenuto da un gran numero di fedeli.

Dopo la sua morte, il processo di beatificazione di Don Gaetano Tantalo viene avviato, testimoniando la riconoscenza e l’affetto che il popolo nutre per lui. La figura di Gaetano Tantalo si modella secondo i valori di cristianità e di amore umano, diventando, per molti, un intercessore e un esempio di vita dedicata al servizio di Dio.

Riferimento autore: “Storia di Villavallelonga” (Testi del prof. Leucio Palozzi).

Tratto dal libro “Storia di Villavallelonga” (Testi del prof. Leucio Palozzi)

Il Novecento ha visto in Italia grandi figure di asceti e di mistici che si inseriscono nel quadro della spiritualità del secolo. Una collocazione in tale ambito del sacerdote Gaetano Tantalo, assai conosciuto per le implicanze con la vita popolare e per gli esempi di eroismo cristiano, si prospetta oggi con gli studi sulla sua personalità e con l’inizio della pubblicazione dei suoi carteggi. Prima ancora di approfondire questa conoscenza, pensiamo utile tracciare le linee essenziali della sua esistenza e rilevare i segni che il popolo ha voluto fissare nel tempo a testimonianza delle sue storiche vicende.

La data di nascita di Gaetano Tantalo risale al 3 febbraio 1905 in Villavallelonga. I genitori Luciano e Maria Coccia lo hanno battezzato il 12 dello stesso mese e, quale primogenito della famiglia, gli hanno fatto ritenere, come è costume nel paese, il nome del nonno paterno.

Una famiglia di pastori e di contadini, umile e semplice, povera e numerosa, come tante altre a Villavallelonga. La vita di Gaetano si consuma nel breve volgere di 42 anni ed è punteggiata di eventi che documentano il patrimonio umano e cristiano di un’anima nello scorcio di uno dei più difficili periodi complessi e controversi della storia. Il terremoto marsicano, la prima guerra, il fascismo, il secondo conflitto mondiale, il trapasso dalla monarchia alla repubblica, sono tutti contenuti nell’arco della sua breve esistenza.

Il paese natale vive i primi tentativi per sottrarsi all’isolamento plurisecolare; dopo il prosciugamento del Lago di Fùcino nel 1876, si costruisce la prima strada rotabile che lo pone in comunicazione con gli altri paesi della Marsica. Si attiva un servizio postale con carrozza a cavalli e, nei primi anni del Novecento, si impianta l’ufficio postale e il servizio telegrafico; si inaugura l’illuminazione pubblica nel 1925 e mancano ancora le fognature e il servizio idrico. In tale ambiente, all’estremità sud-orientale delle montagne marsicane, si ritrova una culla di valori religiosi e l’evoluzione del culto al Patrono S. Leucio, come pure la devozione agli altri Santi, che hanno il titolo o il luogo sacro nelle chiese del paese, stanno a confermarlo.

Lo spirito religioso trova anche espressione nell’assegnazione dei due Canonicati della parrocchia che per antica tradizione hanno investito due canonici del luogo. Il sacerdote Tantalo, per via di arcane ispirazioni che si tramandano nella storia millenaria di un popolo, al culmine di questa tradizione riassume e vive la più alta espressione di quei valori. Non vi è fase della sua vita in cui non si abbiano segni della manifestazione di Dio nelle vicende da lui vissute.

Durante l’infanzia, Gaetano pone in evidenza una originale condizione di spirito, mostra l’attaccamento alla terra natale, gode dell’amicizia dei compagni ed è sensibile e attento alle cerimonie e ai festeggiamenti religiosi. Nel gioco non manca di commettere imprudenze e, a sei anni, cade in una fossa di calce spenta. Vi affonda, ma poi riesce a sottrarsi alla trappola mortale senza che le persone accorse, alquanto terrorizzate e capaci solo di gridare, possano arrecare il benché minimo aiuto.

A scuola, manifesta un precoce apprendimento nella scrittura e nella lettura, ma nella preparazione alla Cresima stupisce tutti per la formidabile memoria che gli fa ricordare ogni principio e norma della dottrina cristiana; così, a soli sette anni, riceve dalle mani del Vescovo dei Marsi, Mons. Bagnoli, il Santo Sacramento della Cresima.

Alle ore 7,55 di mercoledì 13 gennaio 1915, Gaetano, già entrato nella casa adattata a scuola proprio vicino alla sua abitazione, vive una terribile scossa del sisma marsicano che dura venti secondi. La scossa del terremoto già passata, il suo corpicino viene sommerso da un cumulo di macerie e, ancora vivo, sanguinante e con gli occhi fuori dalle orbite, viene estratto e trasportato di corsa in ospedale; è la sua salvezza.

Dopo il terremoto, la prima guerra mondiale chiama il padre Luciano a servire la Patria, ma non passano molti mesi che la sua esistenza cessa a causa del servizio di guerra. La madre Maria, denominata Mariabella, rimane vedova e con grande forza d’animo mantiene la famiglia di quattro figli, mentre altri due sono morti nella prima infanzia. Continua tuttavia ad assecondare la decisione del primogenito Gaetano, che, nel novembre 1918, entra in Seminario presso la sede provvisoria di Tagliacozzo e successivamente si trasferisce a frequentare il secondo ginnasio presso il Seminario di Avezzano, appena edificato dopo il sisma del 1915 che aveva distrutto il Seminario di Pescina.

Gli studi affinano le capacità di riflessione e meditazione del giovane, mentre l’intelligenza ricerca le prime soluzioni ai misteri della fede cristiana e matura un altruismo che segna la sua forte personalità, ad un tempo umana e critica. Con i compagni di studi, come Colucci, Celi ed altri, manifesta un naturale portamento al sorriso e la grande disponibilità a compenetrarsi nelle vicende umane di ciascuno, facendosi apprezzare per l’energia interiore della sua formazione spirituale e per il patrimonio del suo sapere, che non esibisce in tutte le circostanze, ma soltanto in caso di opportunità.

Agli studi liceali segue la preparazione al sacerdozio nel Seminario regionale di Chieti, dove entra nel settembre 1923. I germi di vocazione si consolidano con gli insegnamenti culturali e spirituali, ma trovano un sicuro fondamento nella indagine teologica. Il chierico Tantalo viene ricordato come un piccolo genio, modello di pietà e disciplina, grande estimatore dei suoi docenti. Alla vigilia dell’ordinazione sacerdotale prega Cristo di rivestirlo con le sue virtù e l’11 giugno 1930 fa la domanda di ammissione all’esorcistato, accolitato, suddiaconato, diaconato e presbiterato, con un passo definitivo di rinuncia al mondo e di accettazione del servizio di Dio.

Il 10 agosto 1930 giunge l’ora tanto attesa e, pieno di emozione, viene ordinato sacerdote dal Vescovo dei Marsi Mons. Bagnoli nella chiesa parrocchiale di S. Giovanni in Avezzano.

Il 15 agosto è già a Villavallelonga, dove trova i suoi paesani ad attenderlo in due lunghissime file per onorarlo e partecipare alla sua solenne prima messa. Il 30 novembre rinuncia al beneficio che gli era stato assegnato, quale canonico del luogo, e riceve i primi incarichi. Dapprima viene chiamato ad assolvere le funzioni di vice direttore e padre spirituale del seminario diocesano fino al giugno 1933; poi, viene nominato coadiutore della parrocchia di San Giovanni ad Avezzano dall’8 luglio 1933 a tutto luglio 1936. Come professore Tantalo insegna le lettere italiane, latine e greche, nonché la matematica, e introduce nell’insegnamento le prime importanti innovazioni fondate sulla pedagogia della disponibilità.

Nel 1935 è chiamato per un breve periodo a sostituire il parroco di Villa San Sebastiano, dove si rende protagonista di una svolta rivoluzionaria, certamente nuova, nei rapporti tra i cattolici e la locale comunità protestante. Don Gaetano considera fratelli sia i protestanti sia gli ebrei, e i relativi episodi, di cui si è reso interprete, documentano lo spirito di cristiana fratellanza che attua ante-litteram il messaggio del Concilio Ecumenico Vaticano II. In quegli anni, dal 1935 al 1936, viene anche chiamato a svolgere servizio presso la Parrocchia di Antrosano e non si permette di declinare alcun incarico.

Al fratello Pasquale, che gli chiede consiglio, volendo seguire anche lui la strada del sacerdozio, risponde decisamente che il prete è un uomo di carattere e poi un Santo; sicché Pasquale, seppure ammonito, promette il massimo impegno, segue gli studi teologici e diviene sacerdote. Don Gaetano non avrebbe mai potuto rinunciare ad alcun incarico, desideroso com’era di soffrire e di condurre una vita di penitenza, ritenendosi sempre insoddisfatto nel desiderio di comportarsi da perfetto Servo di Dio avvicinandosi il più possibile al modello di Cristo. Le conseguenze, però, non tardano a manifestarsi e il precario stato di salute ne consiglia la nomina come Parroco di S. Pietro a Tagliacozzo alto, dove si reca fin dal 1936.

Nella cura delle anime egli riserva un grande amore ai bambini, che chiama con candore “fiorellini di neve”. Anche i poveri sono al centro delle sue attenzioni e con essi fraternizza al punto che il povero fra i poveri, donando ogni cosa di cui potesse disporre e accettando quel che il povero gli offriva senza umiliarlo. Con il freddo cede il cappotto, durante il cammino dona le scarpe, nei pasti rinuncia a sfamarsi, sul basto del mulo non chiede coperte, da Tagliacozzo a Villavallelonga rinuncia al postale e percorre la strada a piedi, spesso scalzo e sulla neve. È una continua sofferenza e una ricerca di privazioni che quell’anima assetata di Cristo imponeva al suo corpo.

Giunge l’8 settembre 1943 e l’Italia di Badoglio confonde i ruoli mantenuti in guerra e pone gli ebrei alla portata dei tedeschi. Le vicende di una famiglia ebraica si legano a Tagliacozzo e rivelano un Don Gaetano incurante della politica antisemita del governo fascista e degli ordini di persecuzione emanati dalle autorità naziste. La famiglia Orvieto-Pacifici di Roma era solita trascorrere a Magliano dei Marsi i periodi estivi e intratteneva cordiali colloqui con il parroco del luogo. Per suo tramite avevano avuto modo di conoscere Don Gaetano, di cui tanto bene avevano sentito dire, e con lui avviano anche rapporti epistolari che si concludono con saluti ebraici.

Siamo nel 1943, prima della retata nazista del 16 ottobre a Roma; i componenti della famiglia Orvieto-Pacifici sono in fuga sui monti dell’Abruzzo, ma non possono rifugiarsi a Magliano per la presenza nel luogo di un comando tedesco e l’11 ottobre bussano alla porta della parrocchia di Tagliacozzo alto. Don Gaetano, però, è a Villavallelonga, ma la sorella Domenica, detta cucuzzia, li accoglie a braccia aperte in attesa del fratello. Il giorno dopo Don Gaetano è di ritorno, riabbraccia i sette amici e per nove mesi li nasconde, festeggiando con loro la Pasqua ebraica e conservando gelosamente un pezzetto di azima, il cibo ebraico per quella festività.

Il 11 ottobre, durante la permanenza a Villavallelonga, per la quale era stata pronunciata una sentenza di sterminio, il parroco eroico, di fronte alla violenza tedesca e incurante della propria persona, si era offerto per essere fucilato al posto dei suoi compaesani e certamente il suo gesto contribuì a salvare il paese e i suoi compaesani. Anche a Tagliacozzo Don Gaetano è protagonista di un analogo episodio. Il 6 giugno 1944, in tempi di ritirata, le truppe tedesche fanno una retata, perché alcuni uomini avevano cercato di impedire la distruzione della locale centrale elettrica; di conseguenza scelgono alcuni ostaggi e fissano un termine per la consegna dei responsabili.

Il parroco viene informato del fatto e subito accorre, ma, vista l’inutilità delle sue spiegazioni, implora in ginocchio di essere fucilato al posto dei presunti responsabili, purché si lascino liberi gli innocenti ostaggi. I tedeschi, sprezzanti, rispondono che l’indomani ne avrebbero fucilato uno in più e lo aggregarono agli altri. Il mattino successivo, anche per l’avanzata degli alleati, l’esecuzione non viene compiuta; durante la notte, i tedeschi si erano arretrati e gli ostaggi potevano essere liberati.

Dopo la guerra e le terribili esperienze vissute, Don Gaetano ha ormai il fisico compromesso e si ammala di bronco-polmonite. La famiglia Orvieto-Pacifici, riconoscente, lo obbliga a stare presso la loro abitazione a Roma e poi in clinica, ma i miglioramenti sono più apparenti che reali. Nell’estate del 1947, Don Gaetano trascorre un breve periodo a Villavallelonga, poi torna a Tagliacozzo, ma le sue condizioni si aggravano rapidamente e nelle prime ore del 13 novembre giunge la sua santa morte.

Dopo l’indicazione dei fatti salienti della vita di Don Gaetano, è opportuno rilevare i segni della sua presenza spirituale nei tempi che seguono la pia morte. Innanzitutto il grandioso funerale nella chiesetta di S. Pietro a Tagliacozzo e l’omelia di Erasmo (O.F.M.) che commenta le parole della S. Scrittura: “consumatus in brevi, expleovit tempora multa”, cioè “morto prematuramente e vissuto a lungo” e nel contempo non ha difficoltà a giudicare le sue stesse parole, rotte dal pianto, il panegirico di un autentico Santo.

A Villavallelonga, nel cimitero comunale, viene sepolto a terra, come era nella sua volontà, e sulla sepoltura viene posta una croce di legno con su scritto semplicemente “m. 13-11-’47 Don G.T.”; ma tutto il paese natale e gli abitanti dei centri vicini e di Tagliacozzo, pur rispettando le sue decisioni, gli rendono onore come se fosse la festività del Corpus Domini, avverandosi il detto di Gesù: chi si umilia sarà esaltato.

La gente è commossa ma edificata e pur piangendo vede in lui un modello e già un intercessore. Nel sesto anniversario della scomparsa, gli abitanti di Villavallelonga lo ricordano con una grande croce al centro del cimitero e con la seguente iscrizione: “A ricordo e riconoscenza del Sacerdote di Dio Don Gaetano Tantalo, che con raro esempio della sua giovane vita profuse indimenticabili tesori di bontà e santità, onorando e nobilitando il paese natio. I concittadini tutti innalzarono nel 6° anniversario della sua preziosa morte. Villavallelonga 13-11-’53”. La tomba diviene meta di pellegrinaggi spirituali e il 24 agosto 1958 si procede alla riesumazione della salma, per collocarla nella cappella Tantalo; per l’occasione molti conservano come preziosa reliquia le gocce del sangue che sono fuoriuscite dalla bara, mentre altri assicurano di aver visto sbocciare delle rose sul punto della fossa dove poggiava la testa di Don Gaetano.

Il XX, XXV e XXX anniversario della morte, come pure il 50° della ordinazione sacerdotale, segnano le date di solenni celebrazioni in suo onore con la partecipazione delle maggiori autorità religiose e civili della Marsica. Il 3 settembre 1980 è un giorno di apoteosi e di trionfo, perché si festeggia la traslazione delle sue spoglie mortali che vengono riposte in un sarcofago di marmo pregiato nella parrocchia dei SS. Leucio e Nicola di Villavallelonga.

Il condiocesano Don Giulio Lucidi, durante l’omelia tenuta nella piazza del paese davanti a una grande folla di popolo proveniente da Tagliacozzo e da numerosi altri paesi, oltre all’intera cittadinanza di Villavallelonga, non esita a definire la traslazione una tappa per il riconoscimento canonico della santità di Don Gaetano ed elenca le prove di Fede e le testimonianze di vita più che le sue parole, spoglio com’era di ogni retorica occasionale.

Il sarcofago del parroco eroico è ora meta di pellegrinaggi e richiama una lunga fila di visitatori. All’inizio del processo canonico, il sacerdote Tantalo è stato dichiarato “Servo di Dio” sulla base delle virtù eroiche e, con l’impegno del Vescovo dei Marsi Mons. Biagio Vittorio Terrinoni, è iniziata la pratica per la beatificazione. Il 15 marzo 1980, Giovanni Paolo II ha confermato con decreto il nihil obstat della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi in merito al processo di cognizione per la beatificazione e canonizzazione del servo di Dio della Diocesi dei Marsi. Con la costituzione del tribunale ecclesiastico vengono attentamente esaminate la vita, le opere e le grazie ottenute per sua intercessione e la causa può considerarsi solidamente fondata e legittima secondo il giudizio della predetta Congregazione che ha espresso parere favorevole sulla grande figura di un parroco eroico.

La presidenza del Tribunale ecclesiastico è stata conferita a Mons. Domenico Polla, mentre quale postulatore è stato nominato Padre Berardino da Siena dell’ordine dei Cappuccini, i quali influirono molto sulla formazione spirituale di Don Gaetano, ispirata alla figura di Padre Filippo da Borrello e alle regole francescane di penitenza, nonché attestata dalla sua iscrizione al Terzo Ordine Francescano eretto a Villavallelonga nel 1944.

Da parte della famiglia Orvieto-Pacifici si è intrapresa l’iniziativa di accendere una lampada in onore di Don Gaetano nel Mausoleo degli Eroi a Gerusalemme e, tramite il governo di Israele, è stata consegnata ai parenti la medaglia dei Giusti. Poi, il 7 marzo 1982, hanno piantato un albero in sua memoria nel Viale dei Giusti della Città Santa.

Infine, per iniziativa di Mons. Terrinoni, la parrocchia di Villavallelonga ha realizzato una stanza di ricordi personali curata dal parroco di Collelongo, Don Rino Rossi. Al termine dell’excursus relativo all’iter terreno e alle testimonianze espresse da quanti lo hanno conosciuto e da chi lo ha letto o ne ha sentito parlare, possiamo concorrere ad affermare che l’Abruzzo è stato, per taluni, terra di briganti, ma queste montagne sono state anche rifugio di Santi antichi e recenti e, fra questi ultimi, le splendide figure di Santi giovani come quella del sacerdote Gaetano Tantalo.

Davanti al suo ritratto resta ora l’impegno di descrivere, sia pure in modo sintetico e non certamente esaustivo, le connotazioni essenziali del profilo spirituale quale si può ricavare dal provvidenziale epistolario. Una prima immagine di Don Gaetano è fortemente espiativa, interamente ispirata al Cristo e sensibile ai temi della tribolazione: santifica i giorni precedenti l’ordinazione sacerdotale con una vita conforme a quella di Gesù; Gesù si è incarnato anche per amare con cuore umano; povertà e semplicità lo fanno più simile a Gesù; Gesù solo è Via, Verità e Vita; egli intende salire all’Altare come Gesù salì al Calvario; l’ideale è quello di trasformarsi in Gesù.

Altre lettere vanno interpretate con il linguaggio dei mistici: la visione degli ideali lo rende più vicino ai morti che ai vivi; la vita sacerdotale è un paradiso perenne; è bello piangere ai piedi della Madonna dell’Oriente. All’avvilimento per non aver trovato equilibrio tra la vocazione e le preoccupazioni esterne risponde con la preghiera, il suo unico sostegno. I poli opposti sono marcati: nessuna gioia è perfetta quaggiù; ogni dolore va considerato alla luce della Misericordia divina.

In alcune lettere assume la figura di guida spirituale: invita a perdonare chi ha fatto del male; non bisogna essere zizzania; l’umiltà richiede esercizio; non siete Cristiani per vivere un giorno di esilio nel deserto della terra, ma per ritrovarci tutti insieme nell’eterna Pace della Patria celeste.

L’immagine di Don Gaetano nella sua esperienza terrena è intimamente legata alla grossa corona che teneva costantemente intrecciata fra le dita e offriva affettuosamente al bacio di chi lo salutava. Nel processo storico che ha costretto l’umanità al secondo conflitto mondiale, di fronte alle particolarità nazionali e all’individualità che mette l’uno contro l’altro, si pone il problema della giustizia umana e sociale, richiamandosi all’unico Giusto che è Cristo, morto in croce per amore e redenzione, e invoca la Madonna perché guidi la Patria per le vie della vera Pace. Dopo un discorso di Mussolini che alla radio incitava gli italiani all’odio, egli annota: “con l’odio non si potrà mai vincere!” e ancor più esterrefatto rimarrà quando un sacerdote di Pereto, l’11 giugno 1944, mentre faceva la solenne processione Eucaristica nel suo paese, restò vittima, col Santissimo tra le mani, di un colpo di fucile da parte di un fascista.

Non vi è dubbio che Don Gaetano con l’esempio disponibile verso tutti ha saputo ispirare numerosissime testimonianze che ne illuminano la figura e contribuiscono a far conoscere “la sua vera immagine”. L’unanime consenso e l’incondizionato apprezzamento che il suo nome suscita, costituiscono l’indice più autentico di quel carattere di eccezionalità che accompagna la sua figura. Alla luce dei fatti su riportati, dei dati della sua esistenza, delle testimonianze epistolari e specie alla luce del suo eroismo cristiano, trova conforto la voce del popolo, che vede nella vita di questo parroco un’esistenza tutta permeata di ispirazione di santità e coglie nel suo insegnamento la fonte inesauribile che sorregge e aiuta a superare le difficoltà di ogni giorno.

In una lettera a Don Enrico Penna, egli scrive: “avrei come violato un segreto, perché la tua lettera è indirizzata a un cielo, dove, sì, dovrei esser già salito, ma ancora, purtroppo, pieno è il mio cuore di terra”. Sembra la bella illusione della colomba kantiana, che immagina di volare assai meglio senza l’attrito dell’aria, perché non sa che l’aria, se da un lato ostacola, dall’altro rende possibile il volo stesso. Invece è la bella contemplazione di Don Gaetano che immagina la vita celeste dove si troverebbe assai meglio, se non fosse ostacolato dalla vita terrena; ma la terra, pur essendo un ostacolo alla perfezione, è anche il mezzo per conseguirla e la vita terrena autenticamente cristiana è di certo la pienezza e il culmine della Santità.

Riferimento autore: “Storia di Villavallelonga” (Testi del prof. Leucio Palozzi).

Tratto dal libro “Storia di Villavallelonga” (Testi del prof. Leucio Palozzi)

Il Novecento ha visto in Italia grandi figure di asceti e di mistici che si inseriscono nel quadro della spiritualità del secolo. Una collocazione in tale ambito del sacerdote Gaetano Tantalo, assai conosciuto per le implicanze con la vita popolare e per gli esempi di eroismo cristiano, si prospetta oggi con gli studi sulla sua personalità e con l’inizio della pubblicazione dei suoi carteggi. Prima ancora di approfondire questa conoscenza, pensiamo utile tracciare le linee essenziali della sua esistenza e rilevare i segni che il popolo ha voluto fissare nel tempo a testimonianza delle sue storiche vicende.

La data di nascita di Gaetano Tantalo risale al 3 febbraio 1905 in Villavallelonga. I genitori Luciano e Maria Coccia lo hanno battezzato il 12 dello stesso mese e, quale primogenito della famiglia, gli hanno fatto ritenere, come è costume nel paese, il nome del nonno paterno.

Una famiglia di pastori e di contadini, umile e semplice, povera e numerosa, come tante altre a Villavallelonga. La vita di Gaetano si consuma nel breve volgere di 42 anni ed è punteggiata di eventi che documentano il patrimonio umano e cristiano di un’anima nello scorcio di uno dei più difficili periodi complessi e controversi della storia. Il terremoto marsicano, la prima guerra, il fascismo, il secondo conflitto mondiale, il trapasso dalla monarchia alla repubblica, sono tutti contenuti nell’arco della sua breve esistenza.

Il paese natale vive i primi tentativi per sottrarsi all’isolamento plurisecolare; dopo il prosciugamento del Lago di Fùcino nel 1876, si costruisce la prima strada rotabile che lo pone in comunicazione con gli altri paesi della Marsica. Si attiva un servizio postale con carrozza a cavalli e, nei primi anni del Novecento, si impianta l’ufficio postale e il servizio telegrafico; si inaugura l’illuminazione pubblica nel 1925 e mancano ancora le fognature e il servizio idrico. In tale ambiente, all’estremità sud-orientale delle montagne marsicane, si ritrova una culla di valori religiosi e l’evoluzione del culto al Patrono S. Leucio, come pure la devozione agli altri Santi, che hanno il titolo o il luogo sacro nelle chiese del paese, stanno a confermarlo.

Lo spirito religioso trova anche espressione nell’assegnazione dei due Canonicati della parrocchia che per antica tradizione hanno investito due canonici del luogo. Il sacerdote Tantalo, per via di arcane ispirazioni che si tramandano nella storia millenaria di un popolo, al culmine di questa tradizione riassume e vive la più alta espressione di quei valori. Non vi è fase della sua vita in cui non si abbiano segni della manifestazione di Dio nelle vicende da lui vissute.

Durante l’infanzia, Gaetano pone in evidenza una originale condizione di spirito, mostra l’attaccamento alla terra natale, gode dell’amicizia dei compagni ed è sensibile e attento alle cerimonie e ai festeggiamenti religiosi. Nel gioco non manca di commettere imprudenze e, a sei anni, cade in una fossa di calce spenta. Vi affonda, ma poi riesce a sottrarsi alla trappola mortale senza che le persone accorse, alquanto terrorizzate e capaci solo di gridare, possano arrecare il benché minimo aiuto.

A scuola, manifesta un precoce apprendimento nella scrittura e nella lettura, ma nella preparazione alla Cresima stupisce tutti per la formidabile memoria che gli fa ricordare ogni principio e norma della dottrina cristiana; così, a soli sette anni, riceve dalle mani del Vescovo dei Marsi, Mons. Bagnoli, il Santo Sacramento della Cresima.

Alle ore 7,55 di mercoledì 13 gennaio 1915, Gaetano, già entrato nella casa adattata a scuola proprio vicino alla sua abitazione, vive una terribile scossa del sisma marsicano che dura venti secondi. La scossa del terremoto già passata, il suo corpicino viene sommerso da un cumulo di macerie e, ancora vivo, sanguinante e con gli occhi fuori dalle orbite, viene estratto e trasportato di corsa in ospedale; è la sua salvezza.

Dopo il terremoto, la prima guerra mondiale chiama il padre Luciano a servire la Patria, ma non passano molti mesi che la sua esistenza cessa a causa del servizio di guerra. La madre Maria, denominata Mariabella, rimane vedova e con grande forza d’animo mantiene la famiglia di quattro figli, mentre altri due sono morti nella prima infanzia. Continua tuttavia ad assecondare la decisione del primogenito Gaetano, che, nel novembre 1918, entra in Seminario presso la sede provvisoria di Tagliacozzo e successivamente si trasferisce a frequentare il secondo ginnasio presso il Seminario di Avezzano, appena edificato dopo il sisma del 1915 che aveva distrutto il Seminario di Pescina.

Gli studi affinano le capacità di riflessione e meditazione del giovane, mentre l’intelligenza ricerca le prime soluzioni ai misteri della fede cristiana e matura un altruismo che segna la sua forte personalità, ad un tempo umana e critica. Con i compagni di studi, come Colucci, Celi ed altri, manifesta un naturale portamento al sorriso e la grande disponibilità a compenetrarsi nelle vicende umane di ciascuno, facendosi apprezzare per l’energia interiore della sua formazione spirituale e per il patrimonio del suo sapere, che non esibisce in tutte le circostanze, ma soltanto in caso di opportunità.

Agli studi liceali segue la preparazione al sacerdozio nel Seminario regionale di Chieti, dove entra nel settembre 1923. I germi di vocazione si consolidano con gli insegnamenti culturali e spirituali, ma trovano un sicuro fondamento nella indagine teologica. Il chierico Tantalo viene ricordato come un piccolo genio, modello di pietà e disciplina, grande estimatore dei suoi docenti. Alla vigilia dell’ordinazione sacerdotale prega Cristo di rivestirlo con le sue virtù e l’11 giugno 1930 fa la domanda di ammissione all’esorcistato, accolitato, suddiaconato, diaconato e presbiterato, con un passo definitivo di rinuncia al mondo e di accettazione del servizio di Dio.

Il 10 agosto 1930 giunge l’ora tanto attesa e, pieno di emozione, viene ordinato sacerdote dal Vescovo dei Marsi Mons. Bagnoli nella chiesa parrocchiale di S. Giovanni in Avezzano.

Il 15 agosto è già a Villavallelonga, dove trova i suoi paesani ad attenderlo in due lunghissime file per onorarlo e partecipare alla sua solenne prima messa. Il 30 novembre rinuncia al beneficio che gli era stato assegnato, quale canonico del luogo, e riceve i primi incarichi. Dapprima viene chiamato ad assolvere le funzioni di vice direttore e padre spirituale del seminario diocesano fino al giugno 1933; poi, viene nominato coadiutore della parrocchia di San Giovanni ad Avezzano dall’8 luglio 1933 a tutto luglio 1936. Come professore Tantalo insegna le lettere italiane, latine e greche, nonché la matematica, e introduce nell’insegnamento le prime importanti innovazioni fondate sulla pedagogia della disponibilità.

Nel 1935 è chiamato per un breve periodo a sostituire il parroco di Villa San Sebastiano, dove si rende protagonista di una svolta rivoluzionaria, certamente nuova, nei rapporti tra i cattolici e la locale comunità protestante. Don Gaetano considera fratelli sia i protestanti sia gli ebrei, e i relativi episodi, di cui si è reso interprete, documentano lo spirito di cristiana fratellanza che attua ante-litteram il messaggio del Concilio Ecumenico Vaticano II. In quegli anni, dal 1935 al 1936, viene anche chiamato a svolgere servizio presso la Parrocchia di Antrosano e non si permette di declinare alcun incarico.

Al fratello Pasquale, che gli chiede consiglio, volendo seguire anche lui la strada del sacerdozio, risponde decisamente che il prete è un uomo di carattere e poi un Santo; sicché

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