Mentre si susseguirono le dominazioni dei Goti, dei Bizantini, dei Longobardi, dei Franchi e degli Ottoni, durante i cinque secoli durissimi che vanno dalla caduta dell’Impero Romano alla fine del primo millennio dell’Era Cristiana, Valle Roveto divenne la via preferita di molti eserciti. Questi eserciti, mossi da brama di conquista, spirito di vendetta o semplice sete di saccheggio, percorsero la Valle, la quale, per la sua posizione, risultava strategica. In questo contesto, quasi tutti i paesi della nostra terra sorsero alle pendici dei monti o in luoghi lontani dal fondo della valle, per trovare scampo e difesa nella loro inaccessibilità.
Durante questi secoli di invasione barbarica, la Valle Roveto e la Marsica vissero un’epoca di silenzio profondo e devastazioni. Un’oscura storia si svolse nelle nostre borgate arroccate ai piedi dei monti, mentre il fiume Liri, giù nel fondo, proseguiva il suo corso tortuoso in cerca delle pianure del Lazio e della Campania.
Quando, dopo l’incerto regno di Odoacre, tutta la penisola fu conquistata dai Goti, anche la Marsica e la Valle Roveto furono percorse e devastate dai nuovi conquistatori. Tuttavia, ritornarono i Bizantini, e Bellisario, in nome dell’Impero d’Oriente, riprese possesso dell’Italia. Nella lotta aspra contro Totila, i soldati bizantini difesero il paese dei Volsci, mantenendo il controllo su Valle Roveto e la Marsica. Fu un periodo di guerriglia e scontri che segnò la fine degli Ostrogoti in Italia, mentre i Bizantini si stanziarono dal 553 al 568, diventando i signori delle nostre terre.
Subito si instaurò la curtis, in un’epoca che sarebbe durata a lungo e che, a dispetto dei cambiamenti di signori, mantenne stabili alcuni costumi e sistemi. Nel 568, i Longobardi, guidati da Faroaldo, calarono in Italia, occupando l’Abruzzo e gran parte dell’Italia centrale. La Marsica e la Valle Roveto rimasero sotto la loro dura dominazione per secoli, dando vita al Ducato di Spoleto, un’entità territoriale che visse tra splendore e decadenza fino alla venuta dei Normanni.
Sotto il governo dei Longobardi, i ^vincitori infestavano le terre e vasti latifondi, mentre gli antichi abitanti lavoravano come servi della gleba. Evidente era la condizione inesorabile di chi aveva perduto la libertà, costretti a versare i frutti del proprio lavoro agli invasori. Questa condizione umiliante portò alla decadenza morale e civile del nostro popolo, e le menzioni della regione marsicana divennero sempre più rare. Il tenebroso periodo medievale avvolse ogni aspetto della vita nella valle.
Solo nei monasteri si manteneva viva una scintilla di cultura; in quei vetusti cenobi, la preghiera e lo studio del latino conservarono le opere classiche, alimentando una speranza di risurrezione culturale. Tuttavia, il nostro passato era in gran parte sconosciuto, in un’epoca in cui la barbarie distrusse gran parte delle informazioni riguardanti la nostra regione.
Nel Medio Evo, la Marsica e la Valle Roveto apparterrebbero alla provincia Valeria, l’antico nome della famosa via romana che da Roma portava fino ai Marsi. Questo nome, seppur a lungo dimenticato, rappresentava una promessa di un avvenire migliore e un ricordo di una grande civiltà. Valeria era anche la città principale dei Marsi e probabilmente sede episcopale.
Il pontefice Bonifacio IV, di origine marsicana, salì al soglio di Pietro intorno all’anno 608, evidenziando l’importanza della Marsica, anche in un periodo di declino. Paolo Diacono, storico longobardo, attestò che la decima terza regione, detta Valeria, comprendeva anche Norcia e confinava a est con il Sannio.
Di eventi storici, poco si sa riguardo al VII secolo; la nostra regione appare avvolta in un’oscurità profonda. Nel 702, il duca Gisulfo II, invase la campagna romana e raggiunse la Valle Roveto, dove le sue milizie devastarono i territori. A questo punto, il papa Giovanni VI mandò un’ambasceria per liberare i prigionieri e persuadere il duca a ritirarsi. I luoghi delle stragi e delle battaglie di Gisulfo rimangono poco chiari, rendendo difficile l’identificazione precisa di questi eventi.
Quando la dominazione longobarda cedette il passo a quella dei Franchi, le donazioni fatte da Pipino e Carlo Magno compresero anche la Marsica e la Valle Roveto. Tuttavia, non fu mai considerata parte delle terre pontificie. Le donazioni di Gisulfo II rendono complessa l’appartenenza della Valle Sorana, nota come Balsorano, al Ducato di Benevento e si presuppone che i confini fossero poco definiti. Questo porta a considerare che Valle Sorana possa essere appartenuta temporaneamente al Ducato di Benevento.
Nel 800, si fa risalire l’inizio della Contea della Marsica e dei conti marsicani, anche se non vi è certezza a riguardo. La Valle Roveto continuò a seguire le vicende della Marsica, essendo una terra di confine. Se i Marsi avessero avuto un conte in quel periodo, il cronista Leone Ostiense ne avrebbe certamente parlato. Ai tempi di Ildeprando, duca di Spoleto, che donò terre a Montecassino, è evidente che la Marsica era soggetta direttamente a Spoleto.
La presenza della dinastia dei conti marsi si afferma nel periodo posteriore al 926, quando, con l’arrivo di Ugo di Provenza, si stabilì una vera dinastia di conti marsicani, i quali disporranno di tutte le terre lungo il Fùcino e nei paesi di Valle Roveto.
In un contesto già provato dalle invasioni, una nuova ondata di Ungari si riversò sulla Marsica nel 937, saccheggiando e devastando. Tuttavia, il popolo marsicano ebbe un’impennata di orgoglio e si levò a combatterli, rinnovando la fiera resistenza che caratterizzò i nostri antenati.
Con l’affermazione della dinastia dei conti marsi, il nostro territorio conobbe eventi significativi di natura religiosa e civile, rimanendo parte integrante della storia della Marsica, fino all’epoca moderna, nonostante i cambiamenti e le tribolazioni che si susseguirono nel corso dei secoli.
Tratto da: Gaetano Squilla.