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La Valle Roveto (La Valle Roveto Nella Geografia)

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Il Liri riscopre i suoi segreti: viaggi nel tempo lungo le rive di un fiume testimone di millenni di storia.

Il fiume Liri, che scorre nella Valle Roveto a pochi chilometri dalla sua sorgente, rappresenta senza dubbio il nostro nome geografico più antico. Esso ha accompagnato per millenni la storia della regione, dalla presenza dell’uomo sin dalle epoche geologiche. Secondo il geografo greco Strabone, il fiume, un tempo noto come Clanis, scorreva con impeto verso Sora, per giungere infine al Tirreno. Nel XVI secolo, grazie all’opera di Tolomeo, si iniziò a diffondere un’immagine più chiara del mondo conosciuto, anche se la nostra umile regione continuava a non essere rappresentata. Nel periodo del Rinascimento, il pontificato di Gregorio XIII portò alla creazione della Galleria delle Carte Geografiche nei Palazzi Vaticani, dove furono affrescate tutte le regioni d’Italia, permettendo una rappresentazione più precisa dei luoghi, tra cui anche la Marsica e la Valle Roveto.

Nel corso dei secoli, la cartografia ha registrato vari eventi e località, come Civita d’Antino, nota sin dal Medioevo, e le sue rappresentazioni antiquate, come Anxantia. Le opere di Filippo Cluver ed altri storici sono state soggette a confusione, associando erroneamente nomi e luoghi. Febonio, noto come storico dei Marsi, inserì nella sua mappa le località della Valle Roveto e della Marsica. Nonostante ciò, questi tentativi di rappresentazione risentivano ancora delle lacune cartografiche dell’epoca.

Il fiume Liri scorre verso sud, attraversando paesaggi straordinari, da Cappadocia a Minturno, per un totale di 158 chilometri. La Valle Roveto si svela meravigliosa, fiancheggiata dai Monti Simbruini e dai castagneti, senza pianure significative ma piuttosto colline e burroni. La piccola vallata di Pescocanale è incantevole, con la sua vista da un balcone naturale. Il Liri si snoda nel fondo della valle e, dopo aver superato la gola di Pescocanale, si espande nel meraviglioso panorama della Valle Roveto, racchiusa tra catene montuose che offrono visioni superbe ai visitatori.

Dal Fùcino a Monti suoi confini si snodano fino ai monti Vigilio e Pizzodeta, segnando i margini di questa valle unica. Attraverso strade tortuose e panorami mozzafiato, il visitatore può apprezzare i contrasti di verde e roccia, fiumi e torrenti, che contribuiscono alla bellezza del paesaggio. Tuttavia, la situazione idrica del Liri è drasticamente cambiata nel corso degli anni, riducendosi a un rigagnolo. Mentre le sue acque ora alimentano industrie lontane, gli abitanti della Valle Roveto attendono un risarcimento per la loro linfa vitale, chiedendosi se un giorno le prosperità della loro terra possano tornare.

Tratto da: testi di Gaetano Squilla.

Il Liri, che comincia a scorrere nella nostra valle dopo pochissimi chilometri di distanza dalla sorgente, è senza dubbio il nostro nome geografico più remoto nel tempo. Esso ha conosciuto tutto il passato di Valle Roveto e ha continuato per millenni a trascinare con sé, fino al mare, il racconto a noi ignoto delle epoche geologiche e la segreta storia dei fatti primitivi, da quando l’uomo apparve per la prima volta in questa regione. Potrebbe aver visitato la Valle Roveto il geografo greco Strabone (circa 65 a.C. – 24 d.C.), che fa scendere con impeto verso Sora il fiume Liri, chiamato Clanis anticamente, diretto al Tirreno per Fregelle e Minturno. E quando apparve per la prima volta sulle carte geografiche la terra bagnata dal Liri nel primo tratto del suo corso, che poi, a pochi chilometri dalla foce, prende il nome di Garigliano? Può sembrare una digressione, ma è opportuno dire che la Geografia ha compiuto progressi straordinari solo in tempi recenti.

Fino al secolo XVI, Tolomeo (100-178 d.C.) rimase l’unico e incontrastato autore in tale materia. Le 27 carte geografiche dell’autore dell’Almagesto furono le sole a circolare per circa 14 secoli e a dare una vaga immagine del mondo conosciuto, dal IV secolo al XVI della nostra era. Quale posto mai poteva trovare in quelle carte una piccola e povera regione come la nostra, se città e luoghi molto più importanti vennero trascurati o confusi? La geografia segna per Valle Roveto un periodo nuovo solo nel secolo XVI. Il Rinascimento diede un nuovo indirizzo: solo in quel periodo cominciano a circolare per tutta l’Europa nuove carte geografiche, perfezionandosi sempre più.

Sotto il pontificato di Gregorio XIII (1572-1585) fu costruita nei Palazzi Vaticani la Galleria delle Carte Geografiche da Ottaviano Mascherino. Furono affrescate sulle pareti della Galleria, su disegno del domenicano Ignazio Danti, poi Vescovo di Alatri (1583-1586), tutte le regioni d’Italia. Queste Carte Geografiche costituiscono il documento cartografico più importante dell’ultimo Rinascimento. Nell’affresco dell’Italia Nova, che appare visibilissimo, è ricordata Civita d’Antina. L’odierna Civita d’Antino è designata con uno dei suoi nomi medioevali: Antina o Antena, che ricorrono spesso nelle cronache dei primi tre secoli del secondo millennio della nostra era.

In una seconda carta geografica, che descrive l’Italia Antiqua, al posto di Civita d’Antina troviamo Anxantia. Pochi anni dopo, Filippo Cluver, che probabilmente attinse per la sua opera alle stesse fonti storiche degli affreschi vaticani, incorse nello stesso errore. Questa carta presenta i Marsi quasi confinanti col territorio di Sora. In altri termini, i confini tra Marsi e Volsci sono più o meno quelli attuali delle province dell’Aquila e di Frosinone. In una terza carta geografica della Galleria, quella dell’antico Aprutium, che comprende tutto l’odierno Abruzzo, vengono ricordati paesi situati a sinistra e a destra del Liri.

Non tutti i nomi riportati sono esatti. È facile pensare che gli errori siano dovuti a chi ebbe l’incarico di trascriverli sulle pareti; egli probabilmente non conosceva i nostri paesi nella loro giusta grafia. A sinistra del Liri, che nasce a Capodocio (Cappadocia), sono elencate le località: La Petrella, Canale di Fiume, Capistrello, Bocca dell’Emiliano, Canale d’Antona, Morro, San Giovanni, Canale di Grano. Un errore madornale è trovare Bocca dell’Emiliano al posto di Bocca dell’Emissario, che è l’emissario dell’imperatore Claudio. Civita d’Antona è riportata al posto di Civita d’Antino e Morro in luogo di Morrea.

Altro errore sorprendente è Canale di Grano (Castel di Grano) per Balsorano. È interessante notare che Balsorano si chiamasse così già nel secolo XVI, noto da tutti i documenti. Tutto al più si scriveva Balzarano, Balzerano o Balzorano, ma mai Castel di Grano. Intanto, la confusione creata da quest’ultimo nome ha indotto a una falsa etimologia di Balsorano; così, lo stemma di Balsorano, creduto Castello del Grano, presenta ancora oggi un fascio di spighe di grano, senza nulla a che fare con Valle Sorana, che era il vero antico nome.

A destra del Liri, nella carta geografia in analisi, si trovano Peschio Canale, Canestro, Civitella, Merino, Aondenara, Rocca de Vivo. Anche qui, quella che fu sempre Rocca de Vivo, fin dal secolo XII, è diventata per errore Rocca de Vino. Nella carta geografica dell’Italia antica, inserita nel testo di Geografia di Filippo Cluverio (1580-1623), troviamo Anxantia sulla riva sinistra del Liri. La località è posta precisamente nella posizione di Civita d’Antino (l’antica Antino).

Questo geografo della prima metà del Seicento ha confuso grossolanamente Antino con Anxantia, località incerta nella sua antica ubicazione derivata dal popolo degli Anxantini, di cui parla Plinio nella sua Storia Naturale. Lo stesso autore, Cluverio, commette un altro gravissimo errore nel confondere Marruvium, la più importante città dei Marsi, costruita sulla riva orientale del Fùcino, con Morrea, piccola frazione del Comune di San Vincenzo Valleroveto. Tra Marruvium e Morrea c’è solo assonanza nei nomi, e nulla più; questa assonanza avrà certamente indotto in errore Cluverio.

Non dimentichiamo però che erano i primi tentativi di carte geografiche e il Cluverio si era cimentato in una ardua fatica: la descrizione di tutto il mondo allora conosciuto. Inoltre, la storia non aveva fatto i progressi dei secoli XIX e XX. Anche Muzio Febonio, lo storico dei Marsi, ha inserito nella sua opera una cartina geografica della Marsica. In questa cartina sono designate due località di Valle Roveto: il paesello di Pescocanale e la Serra San Antonio, sul crinale dei Monti Simbruini.

A circa 1000 metri sul livello del mare, presso Capodocia, sorge il Liri, che da subito il suo nome al paese posto dirimpetto alle sue sorgenti, Petrella Liri. Scende poi impetuosamente ed inizia il cammino per la stretta Valle della Nerfa. Da Capodocia a Minturno percorrerà 158 chilometri. Il Liri scorre a sinistra con Pagliara e poi Capistrello, attraversando una gola, a volte angustissima. Dopo aver ricevuto, a destra, prima dell’emissario del Fùcino, le acque della Valle del Mezzone, giunge al Canale.

Il Canale, documentato da un millennio, è un corridoio fra due pareti di rocce, che lascia il Liri passare dalla Valle della Nerfa alla Valle Roveto, dando il nome al paesello dominante dall’alto della rupe: Pescocanale (m. 691). La piccola valletta, chiusa fra Capistrello e Pescocanale, attraversata dal Liri e dalla strada ferrata Roccasecca-Avezzano, è una conca di rara bellezza. L’orrido e il pittoresco, il rupestre e il verde, le cime lontane dei monti e gli strapiombi delle rocce vicine, lo scroscio delle acque e l’azzurro del cielo creano un luogo straordinario che pochi conoscono.

Il Liri così, dopo la gola di Pescocanale, trova davanti a sé la Valle Roveto, che si apre larga e stupenda da nord a sud, fiancheggiata a destra dalle catene dei Simbruini e degli Ernici, e a sinistra da un’altra catena che divide la nostra valle dalla conca del Fùcino. Questa catena, partendo da Monte Salviano (m. 900), corre quasi parallela ai Monti Simbruini, giungendo ai m. 2003 di Monte Cornacchia, ai confini tra Balsorano (L’Aquila) e Pescosolido (Frosinone). Una visione superba per i suoi panorami e il suo alpestre paesaggio offre la Valle Roveto.

Chi proviene da Avezzano, dopo il Km. 14 della nazionale 82, lascia l’abitato di Capistrello e, percorrendo la strada, scende da quota 700, per continue curve, verso Civitella Roveto (m. 562), situata circa al centro della valle. Dalla strada, difesa dalla montagna e da una salda muraglia di pietra, si può osservare Pescocanale, che si arrampica con le sue vispe casette. Giù, nel fondo della Valle Roveto, serpeggia il Liri, mentre al di là del fiume, su un colle circondato da castagneti, si scorge Canistro Alto (m. 826).

Ai suoi piedi è sorta, oggi, la vasta borgata di Santacroce (m. 554), diventata poi Canistro e capoluogo del Comune. Non abbiamo pianure in Valle Roveto, solo nel fondo della valle vi sono insignificanti zone piane, soggette a inondazioni ogni qual volta il fiume è in piena. La valle è accidentata, colline e burroni scendono dalle due catene montuose, e altre colline, particolarmente nella zona occidentale, corrono parallele alle montagne, formando piccole valli e incantevoli conche.

Su Canistro domina Monte Viperella (m. 1836). Poi, volgendo a sud, per i confini che separano Valle Roveto dalla provincia di Frosinone, si incontra il valico della Serra San Antonio (m. 1601), dove pochi anni fa è transitata la strada carrozzabile che unisce Capistrello a Filettino. La catena si innalza sempre di più e nel massiccio dei Cantari troviamo la vetta più alta, il Monte Viglio (m. 2156).

Alle pendici dei Cantari si trova Meta (m. 1051), frazione di Civitella Roveto. Il territorio montuoso della Valle Roveto si distende formando un arco che tocca Monte Pratiglio (m. 1887), Monte Crepacuore (m. 1997), Monte Pozzotello (m. 1915) e Campovano (m. 1992). A Monte Ortara (m. 1913) si trova l’estremità dell’arco e il punto più lontano dal centro della Valle Roveto.

Da qui l’arco rientra e i confini con la provincia di Frosinone lambiscono, passando non molto lontano, Monte Rotondo (m. 1801), Monte Ferrera (m. 1421), Monte Prato (m. 1806), dominando Colle Camillo (m. 1014) e il paese di Rendinara (m. 914). Si riprende quota a Monte Ginepro (m. 1971) per culminare a metri 2037 col Monte Pizzodeta, che, visto da Balsorano, sembra una piramide superba lanciata al cielo. Da Monte Pizzodeta, la catena montuosa precipita giù al Vado della Rocca (m. 1566), poi riprende a salire fino a Serra Comune (m. 1862), proseguendo verso Serra Alta (m. 1710).

Scendendo da questa zona, attraversiamo la ferrovia Roccasecca-Avezzano, il Liri e la strada nazionale al Km. 48, risalendo per Colle Castagno e passando a sinistra di Ridotti, frazione di Balsorano, per raggiungere Monte Cornacchia (m. 2003). Sono segnati da questa linea i confini meridionali della Valle Roveto e della provincia di Frosinone. La catena che domina ad oriente la Valle Roveto parte dai Tre Confini (m. 1998) e prosegue verso nord, presentando le cime di Colle Vallanetta (m. 1970), Monte Breccioso (m. 1982), Colle Pizzuto (m. 1709) e Colle Mattoni (m. 1528).

Su queste cime, il Fontanile di San Elia richiama alla memoria ricordi lontani, oggi sepolti dal tempo. Sempre puntando a nord, passando da Forca Colubrica (m. 1553), arriviamo a Colle La Croce, che domina Morrea (m. 760), per poi giungere al Santuario della Madonna della Ritornata, situato a circa m. 1200. Attraversiamo la zona del Laghetto (circa m. 1500), il Colle Stazzo Pavone (m. 1770) e il Colle Grotta Ferretti (m. 1742), per ridiscendere su Monte Longagna (m. 1777) e poi su Monte Bello (m. 1573), dove svetta una croce di legno, visibile da Civitella Roveto.

La catena montuosa separating the Valle Roveto from the territory of the municipalities of Villavallelonga, Collelongo, Trasacco and Luco dei Marsi. Finally, moving further north, Monte Orbetta (m. 1557) rises opposite Canistro. Posto quasi all’inizio di Valle Roveto, avrà questo monte, come ho già accennato, dato il nome alla nostra Valle, che attorno all’anno 1000 era conosciuta col nome di Valle di Qrbeto.

Più a settentrione, Colle La Ciocca (m. 1380) segna un confine settentrionale di Valle Roveto. Tornando alla descrizione generale di Valle Roveto, riprendiamo da Civitella Roveto. Continuando lungo la strada 82 verso sud, ci lasciamo a sinistra Pero dei Santi, frazione sorta dopo il disastroso terremoto del 1915, quando molti abitanti di Civita d’Antino abbandonarono il vecchio paese.

In alto si scorge Civita d’Antino (m. 904), l’antica Antino, congiunta alla Nazionale da una comoda strada lunga circa 9 chilometri. Siamo ora arrivati alla stazione ferroviaria di Civita d’Antino-Morino. Oltrepassata la strada ferrata, al di là del Liri, all’inizio di una valle secondaria, sorge il nuovo Morino, sorto dopo 1915. La valle di Morino, che risalendo la corrente del Romito porta per la borgata di Grancia allo Schioppo, è fiancheggiata da un lato dal colle dove sorgeva prima del terremoto l’antico Morino.

Questa conca meravigliosa, in primavera, si colora di verde e di lussureggiante vegetazione, offrendo allo sguardo lo spettacolo della caduta dello Schioppo. Le acque di esso, accresciute da altre sorgenti, formano il Romito, il fiumicello che corre ai piedi di Grancia per confondersi infine con le acque del Liri, dopo aver attraversato l’abitato del nuovo Morino. Lassù, sui monti, addossata alla rupe, si trova un’antica chiesetta: la Madonna del Cauto, mentre a sinistra di chi guarda i Simbruini è visibile il grosso paese di Rendinara, frazione di Morino.

Dopo la stazione ferroviaria di Civita d’Antino-Morino, dove sono sorte in questi ultimi tempi molte case, proseguendo per la Nazionale 82, la Valle Roveto si restringe. Al Km. 28 troviamo un punto più stretto; poi immediatamente la valle si allarga di nuovo. A destra, sopra una collina, si adagia Castronovo (m. 525); per Castronovo, frazione di San Vincenzo Valleroveto, passa la strada di 10 chilometri che allaccia Rendinara alla Nazionale.

Dopo aver oltrepassato il bivio per Morrea Superiore al Km. 31 e le numerose case, sorte nella zona di Morrea Inferiore, siamo davanti alla Chiesa di San Restituta. Questa chiesa, esistente già nel secolo X, è stata ricostruita dalle fondamenta dopo il bombardamento del 1944, durante la seconda guerra mondiale. A Valle Scura, al Km. 35, c’è il bivio per San Vincenzo Valleroveto Vecchio (m. 565), l’antico paese, fino al 1915 sede del Comune; San Vincenzo Vecchio e più oltre San Vincenzo Valleroveto Superiore (m. 519) sono situati, a sinistra del Liri, su due colline, non molto distanti fra loro.

Al Km. 36, invece, a destra, per una strada di poche centinaia di metri, si giunge, dopo aver attraversato un ponte sul Liri e il sottopassaggio della ferrovia, al nuovo San Vincenzo Valleroveto (m. 340), sede del Comune. Procedendo ancora per la Nazionale 82, rimane a sinistra il gruppo di case di San Giovanni Valleroveto Nuovo (m. 360) e infine, dopo il bivio, a destra, al Km. 40, per Roccavivi (m. 460), arriviamo a Balsorano (m. 337), ultimo Comune di Valle Roveto.

A un chilometro e mezzo da Balsorano, a sinistra, si erge a 400 metri di altezza il Castello di Balsorano, appartenuto dal 1463 ai Piccolomini, passato nel secolo scorso ai Conti Lefebre, più tardi ai Marchesi di Casafuerte e solo da alcuni decenni agli attuali proprietari, i signori Fiastri. In direzione del Castello, molto all’interno dei monti, a 970 metri sul livello del mare, si trova, quasi alla cima di un ripido e difficile vallone, la Grotta di San Angelo.

Seguono, a destra del Liri, in alto, la frazione di Collepiano (m. 470), al Km. 45, e a sinistra, sotto i monti, la frazione di Ridotti (circa m. 670). Collepiano e Ridotti fanno parte del Comune di Balsorano. Al Km. 48 la Valle Roveto geografica è terminata. Questa valle si prolunga dal Km. 14 al Km. 48 della Nazionale 82, ora allargandosi, ora restringendosi, ed offrendo all’occhio del visitatore scene sempre nuove.

Sui suoi colli ridenti e nei suoi ripidi valloni, scavati nella roccia della montagna, si alternano incantevoli paesaggi, caratterizzati da una molteplice serie di spettacoli che creano i contrafforti delle sue catene montuose. È un inserirsi di verde, di boschi, di alture e di valli che scendono dai monti o corrono parallele con essi. Delle valli, alcune sono percorse da acque perenni che si gettano nel Liri dopo breve corso, mentre altre sono solo torrenziali durante le piogge o nello scioglimento delle nevi.

A Canistro, una copiosa sorgente, quella della Sponga, dopo una bella cascata, alimenta un’antica cartiera. Ai piedi dei Cantari, abbondanti acque (Capillacqua e Peschito) hanno dato vita ai mulini di Civitella Roveto e di Meta. A Morino, l’acqua del Romito è sfruttata con due salti da due centrali elettriche. In generale, il versante del Liri, a destra, è ricco di freschissime sorgenti. Non altrettanto si può dire del versante sinistro, dove pur ci sono acque sorgive, ma non sufficienti alle necessità delle popolazioni che vi abitano.

Il Liri è ingrossato dalle acque della Sponga, da due piccoli ruscelli, e da altri corsi d’acqua, come il Fosso di San Benedetto, distante circa un chilometro. Al suo fianco scorre il Romito di Morino, il Riosondolo, che scende impetuoso da Rendinara, e il Sambuceto, che scorre nei pressi di Collepiano (Balsorano). Nel versante sinistro non si contano i numerosi torrenti che portano acqua nel Liri durante l’inverno o nei periodi di piogge. Ricordo alcuni dei principali, partendo dal sud: Torrente Confino, Torrente Villa, Torrente dei Sassi, Torrente Maltempo, Torrente Bonome, Torrente Risacco.

Il Liri, un tempo rinomato per le sue trote squisite e che ha alimentato mulini e i campi del fondo valle, sfruttato da tre centrali elettriche, si è ridotto in questi ultimi anni a un rigagnolo, specialmente in estate. Per chi nacque e visse in questa terra, è uno spettacolo desolante scorgere nel letto dell’antico fiume appena un rivolo, che corre tra grosse pietre, scoperte e levigate dall’erosione. Nulla di male che le acque del Liri diano energia annuale e concorrano ad alimentare industrie di altre città, ma quale beneficio hanno finora ricavato gli abitanti di Valle Roveto dallo sfruttamento del loro fiume?

I paesi rivieraschi della valle, privati delle acque del Liri, aspettano ancora giustizia e un adeguato compenso alla perdita di una risorsa impagabile. Ci si domanda: quando anche da noi sorgerà un’industria che riporti benessere a una popolazione costretta dalla povertà del suolo e dalla scarsità delle risorse a emigrare?

Tratto da: Gaetano Squilla.

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Ospitalità e servizi

Il Liri, che comincia a scorrere nella nostra valle dopo pochissimi chilometri di distanza dalla sorgente, è senza dubbio il nostro nome geografico più remoto nel tempo. Esso ha conosciuto tutto il passato di Valle Roveto e ha continuato per millenni a trascinare con sé, fino al mare, il racconto a noi ignoto delle epoche geologiche e la segreta storia dei fatti primitivi, da quando l’uomo apparve per la prima volta in questa regione. Potrebbe aver visitato la Valle Roveto il geografo greco Strabone (circa 65 a.C. – 24 d.C.), che fa scendere con impeto verso Sora il fiume Liri, chiamato Clanis anticamente, diretto al Tirreno per Fregelle e Minturno. E quando apparve per la prima volta sulle carte geografiche la terra bagnata dal Liri nel primo tratto del suo corso, che poi, a pochi chilometri dalla foce, prende il nome di Garigliano? Può sembrare una digressione, ma è opportuno dire che la Geografia ha compiuto progressi straordinari solo in tempi recenti.

Fino al secolo XVI, Tolomeo (100-178 d.C.) rimase l’unico e incontrastato autore in tale materia. Le 27 carte geografiche dell’autore dell’Almagesto furono le sole a circolare per circa 14 secoli e a dare una vaga immagine del mondo conosciuto, dal IV secolo al XVI della nostra era. Quale posto mai poteva trovare in quelle carte una piccola e povera regione come la nostra, se città e luoghi molto più importanti vennero trascurati o confusi? La geografia segna per Valle Roveto un periodo nuovo solo nel secolo XVI. Il Rinascimento diede un nuovo indirizzo: solo in quel periodo cominciano a circolare per tutta l’Europa nuove carte geografiche, perfezionandosi sempre più.

Sotto il pontificato di Gregorio XIII (1572-1585) fu costruita nei Palazzi Vaticani la Galleria delle Carte Geografiche da Ottaviano Mascherino. Furono affrescate sulle pareti della Galleria, su disegno del domenicano Ignazio Danti, poi Vescovo di Alatri (1583-1586), tutte le regioni d’Italia. Queste Carte Geografiche costituiscono il documento cartografico più importante dell’ultimo Rinascimento. Nell’affresco dell’Italia Nova, che appare visibilissimo, è ricordata Civita d’Antina. L’odierna Civita d’Antino è designata con uno dei suoi nomi medioevali: Antina o Antena, che ricorrono spesso nelle cronache dei primi tre secoli del secondo millennio della nostra era.

In una seconda carta geografica, che descrive l’Italia Antiqua, al posto di Civita d’Antina troviamo Anxantia. Pochi anni dopo, Filippo Cluver, che probabilmente attinse per la sua opera alle stesse fonti storiche degli affreschi vaticani, incorse nello stesso errore. Questa carta presenta i Marsi quasi confinanti col territorio di Sora. In altri termini, i confini tra Marsi e Volsci sono più o meno quelli attuali delle province dell’Aquila e di Frosinone. In una terza carta geografica della Galleria, quella dell’antico Aprutium, che comprende tutto l’odierno Abruzzo, vengono ricordati paesi situati a sinistra e a destra del Liri.

Non tutti i nomi riportati sono esatti. È facile pensare che gli errori siano dovuti a chi ebbe l’incarico di trascriverli sulle pareti; egli probabilmente non conosceva i nostri paesi nella loro giusta grafia. A sinistra del Liri, che nasce a Capodocio (Cappadocia), sono elencate le località: La Petrella, Canale di Fiume, Capistrello, Bocca dell’Emiliano, Canale d’Antona, Morro, San Giovanni, Canale di Grano. Un errore madornale è trovare Bocca dell’Emiliano al posto di Bocca dell’Emissario, che è l’emissario dell’imperatore Claudio. Civita d’Antona è riportata al posto di Civita d’Antino e Morro in luogo di Morrea.

Altro errore sorprendente è Canale di Grano (Castel di Grano) per Balsorano. È interessante notare che Balsorano si chiamasse così già nel secolo XVI, noto da tutti i documenti. Tutto al più si scriveva Balzarano, Balzerano o Balzorano, ma mai Castel di Grano. Intanto, la confusione creata da quest’ultimo nome ha indotto a una falsa etimologia di Balsorano; così, lo stemma di Balsorano, creduto Castello del Grano, presenta ancora oggi un fascio di spighe di grano, senza nulla a che fare con Valle Sorana, che era il vero antico nome.

A destra del Liri, nella carta geografia in analisi, si trovano Peschio Canale, Canestro, Civitella, Merino, Aondenara, Rocca de Vivo. Anche qui, quella che fu sempre Rocca de Vivo, fin dal secolo XII, è diventata per errore Rocca de Vino. Nella carta geografica dell’Italia antica, inserita nel testo di Geografia di Filippo Cluverio (1580-1623), troviamo Anxantia sulla riva sinistra del Liri. La località è posta precisamente nella posizione di Civita d’Antino (l’antica Antino).

Questo geografo della prima metà del Seicento ha confuso grossolanamente Antino con Anxantia, località incerta nella sua antica ubicazione derivata dal popolo degli Anxantini, di cui parla Plinio nella sua Storia Naturale. Lo stesso autore, Cluverio, commette un altro gravissimo errore nel confondere Marruvium, la più importante città dei Marsi, costruita sulla riva orientale del Fùcino, con Morrea, piccola frazione del Comune di San Vincenzo Valleroveto. Tra Marruvium e Morrea c’è solo assonanza nei nomi, e nulla più; questa assonanza avrà certamente indotto in errore Cluverio.

Non dimentichiamo però che erano i primi tentativi di carte geografiche e il Cluverio si era cimentato in una ardua fatica: la descrizione di tutto il mondo allora conosciuto. Inoltre, la storia non aveva fatto i progressi dei secoli XIX e XX. Anche Muzio Febonio, lo storico dei Marsi, ha inserito nella sua opera una cartina geografica della Marsica. In questa cartina sono designate due località di Valle Roveto: il paesello di Pescocanale e la Serra San Antonio, sul crinale dei Monti Simbruini.

A circa 1000 metri sul livello del mare, presso Capodocia, sorge il Liri, che da subito il suo nome al paese posto dirimpetto alle sue sorgenti, Petrella Liri. Scende poi impetuosamente ed inizia il cammino per la stretta Valle della Nerfa. Da Capodocia a Minturno percorrerà 158 chilometri. Il Liri scorre a sinistra con Pagliara e poi Capistrello, attraversando una gola, a volte angustissima. Dopo aver ricevuto, a destra, prima dell’emissario del Fùcino, le acque della Valle del Mezzone, giunge al Canale.

Il Canale, documentato da un millennio, è un corridoio fra due pareti di rocce, che lascia il Liri passare dalla Valle della Nerfa alla Valle Roveto, dando il nome al paesello dominante dall’alto della rupe: Pescocanale (m. 691). La piccola valletta, chiusa fra Capistrello e Pescocanale, attraversata dal Liri e dalla strada ferrata Roccasecca-Avezzano, è una conca di rara bellezza. L’orrido e il pittoresco, il rupestre e il verde, le cime lontane dei monti e gli strapiombi delle rocce vicine, lo scroscio delle acque e l’azzurro del cielo creano un luogo straordinario che pochi conoscono.

Il Liri così, dopo la gola di Pescocanale, trova davanti a sé la Valle Roveto, che si apre larga e stupenda da nord a sud, fiancheggiata a destra dalle catene dei Simbruini e degli Ernici, e a sinistra da un’altra catena che divide la nostra valle dalla conca del Fùcino. Questa catena, partendo da Monte Salviano (m. 900), corre quasi parallela ai Monti Simbruini, giungendo ai m. 2003 di Monte Cornacchia, ai confini tra Balsorano (L’Aquila) e Pescosolido (Frosinone). Una visione superba per i suoi panorami e il suo alpestre paesaggio offre la Valle Roveto.

Chi proviene da Avezzano, dopo il Km. 14 della nazionale 82, lascia l’abitato di Capistrello e, percorrendo la strada, scende da quota 700, per continue curve, verso Civitella Roveto (m. 562), situata circa al centro della valle. Dalla strada, difesa dalla montagna e da una salda muraglia di pietra, si può osservare Pescocanale, che si arrampica con le sue vispe casette. Giù, nel fondo della Valle Roveto, serpeggia il Liri, mentre al di là del fiume, su un colle circondato da castagneti, si scorge Canistro Alto (m. 826).

Ai suoi piedi è sorta, oggi, la vasta borgata di Santacroce (m. 554), diventata poi Canistro e capoluogo del Comune. Non abbiamo pianure in Valle Roveto, solo nel fondo della valle vi sono insignificanti zone piane, soggette a inondazioni ogni qual volta il fiume è in piena. La valle è accidentata, colline e burroni scendono dalle due catene montuose, e altre colline, particolarmente nella zona occidentale, corrono parallele alle montagne, formando piccole valli e incantevoli conche.

Su Canistro domina Monte Viperella (m. 1836). Poi, volgendo a sud, per i confini che separano Valle Roveto dalla provincia di Frosinone, si incontra il valico della Serra San Antonio (m. 1601), dove pochi anni fa è transitata la strada carrozzabile che unisce Capistrello a Filettino. La catena si innalza sempre di più e nel massiccio dei Cantari troviamo la vetta più alta, il Monte Viglio (m. 2156).

Alle pendici dei Cantari si trova Meta (m. 1051), frazione di Civitella Roveto. Il territorio montuoso della Valle Roveto si distende formando un arco che tocca Monte Pratiglio (m. 1887), Monte Crepacuore (m. 1997), Monte Pozzotello (m. 1915) e Campovano (m. 1992). A Monte Ortara (m. 1913) si trova l’estremità dell’arco e il punto più lontano dal centro della Valle Roveto.

Da qui l’arco rientra e i confini con la provincia di Frosinone lambiscono, passando non molto lontano, Monte Rotondo (m. 1801), Monte Ferrera (m. 1421), Monte Prato (m. 1806), dominando Colle Camillo (m. 1014) e il paese di Rendinara (m. 914). Si riprende quota a Monte Ginepro (m. 1971) per culminare a metri 2037 col Monte Pizzodeta, che, visto da Balsorano, sembra una piramide superba lanciata al cielo. Da Monte Pizzodeta, la catena montuosa precipita giù al Vado della Rocca (m. 1566), poi riprende a salire fino a Serra Comune (m. 1862), proseguendo verso Serra Alta (m. 1710).

Scendendo da questa zona, attraversiamo la ferrovia Roccasecca-Avezzano, il Liri e la strada nazionale al Km. 48, risalendo per Colle Castagno e passando a sinistra di Ridotti, frazione di Balsorano, per raggiungere Monte Cornacchia (m. 2003). Sono segnati da questa linea i confini meridionali della Valle Roveto e della provincia di Frosinone. La catena che domina ad oriente la Valle Roveto parte dai Tre Confini (m. 1998) e prosegue verso nord, presentando le cime di Colle Vallanetta (m. 1970), Monte Breccioso (m. 1982), Colle Pizzuto (m. 1709) e Colle Mattoni (m. 1528).

Su queste cime, il Fontanile di San Elia richiama alla memoria ricordi lontani, oggi sepolti dal tempo. Sempre puntando a nord, passando da Forca Colubrica (m. 1553), arriviamo a Colle La Croce, che domina Morrea (m. 760), per poi giungere al Santuario della Madonna della Ritornata, situato a circa m. 1200. Attraversiamo la zona del Laghetto (circa m. 1500), il Colle Stazzo Pavone (m. 1770) e il Colle Grotta Ferretti (m. 1742), per ridiscendere su Monte Longagna (m. 1777) e poi su Monte Bello (m. 1573), dove svetta una croce di legno, visibile da Civitella Roveto.

La catena montuosa separating the Valle Roveto from the territory of the municipalities of Villavallelonga, Collelongo, Trasacco and Luco dei Marsi. Finally, moving further north, Monte Orbetta (m. 1557) rises opposite Canistro. Posto quasi all’inizio di Valle Roveto, avrà questo monte, come ho già accennato, dato il nome alla nostra Valle, che attorno all’anno 1000 era conosciuta col nome di Valle di Qrbeto.

Più a settentrione, Colle La Ciocca (m. 1380) segna un confine settentrionale di Valle Roveto. Tornando alla descrizione generale di Valle Roveto, riprendiamo da Civitella Roveto. Continuando lungo la strada 82 verso sud, ci lasciamo a sinistra Pero dei Santi, frazione sorta dopo il disastroso terremoto del 1915, quando molti abitanti di Civita d’Antino abbandonarono il vecchio paese.

In alto si scorge Civita d’Antino (m. 904), l’antica Antino, congiunta alla Nazionale da una comoda strada lunga circa 9 chilometri. Siamo ora arrivati alla stazione ferroviaria di Civita d’Antino-Morino. Oltrepassata la strada ferrata, al di là del Liri, all’inizio di una valle secondaria, sorge il nuovo Morino, sorto dopo 1915. La valle di Morino, che risalendo la corrente del Romito porta per la borgata di Grancia allo Schioppo, è fiancheggiata da un lato dal colle dove sorgeva prima del terremoto l’antico Morino.

Questa conca meravigliosa, in primavera, si colora di verde e di lussureggiante vegetazione, offrendo allo sguardo lo spettacolo della caduta dello Schioppo. Le acque di esso, accresciute da altre sorgenti, formano il Romito, il fiumicello che corre ai piedi di Grancia per confondersi infine con le acque del Liri, dopo aver attraversato l’abitato del nuovo Morino. Lassù, sui monti, addossata alla rupe, si trova un’antica chiesetta: la Madonna del Cauto, mentre a sinistra di chi guarda i Simbruini è visibile il grosso paese di Rendinara, frazione di Morino.

Dopo la stazione ferroviaria di Civita d’Antino-Morino, dove sono sorte in questi ultimi tempi molte case, proseguendo per la Nazionale 82, la Valle Roveto si restringe. Al Km. 28 troviamo un punto più stretto; poi immediatamente la valle si allarga di nuovo. A destra, sopra una collina, si adagia Castronovo (m. 525); per Castronovo, frazione di San Vincenzo Valleroveto, passa la strada di 10 chilometri che allaccia Rendinara alla Nazionale.

Dopo aver oltrepassato il bivio per Morrea Superiore al Km. 31 e le numerose case, sorte nella zona di Morrea Inferiore, siamo davanti alla Chiesa di San Restituta. Questa chiesa, esistente già nel secolo X, è stata ricostruita dalle fondamenta dopo il bombardamento del 1944, durante la seconda guerra mondiale. A Valle Scura, al Km. 35, c’è il bivio per San Vincenzo Valleroveto Vecchio (m. 565), l’antico paese, fino al 1915 sede del Comune; San Vincenzo Vecchio e più oltre San Vincenzo Valleroveto Superiore (m. 519) sono situati, a sinistra del Liri, su due colline, non molto distanti fra loro.

Al Km. 36, invece, a destra, per una strada di poche centinaia di metri, si giunge, dopo aver attraversato un ponte sul Liri e il sottopassaggio della ferrovia, al nuovo San Vincenzo Valleroveto (m. 340), sede del Comune. Procedendo ancora per la Nazionale 82, rimane a sinistra il gruppo di case di San Giovanni Valleroveto Nuovo (m. 360) e infine, dopo il bivio, a destra, al Km. 40, per Roccavivi (m. 460), arriviamo a Balsorano (m. 337), ultimo Comune di Valle Roveto.

A un chilometro e mezzo da Balsorano, a sinistra, si erge a 400 metri di altezza il Castello di Balsorano, appartenuto dal 1463 ai Piccolomini, passato nel secolo scorso ai Conti Lefebre, più tardi ai Marchesi di Casafuerte e solo da alcuni decenni agli attuali proprietari, i signori Fiastri. In direzione del Castello, molto all’interno dei monti, a 970 metri sul livello del mare, si trova, quasi alla cima di un ripido e difficile vallone, la Grotta di San Angelo.

Seguono, a destra del Liri, in alto, la frazione di Collepiano (m. 470), al Km. 45, e a sinistra, sotto i monti, la frazione di Ridotti (circa m. 670). Collepiano e Ridotti fanno parte del Comune di Balsorano. Al Km. 48 la Valle Roveto geografica è terminata. Questa valle si prolunga dal Km. 14 al Km. 48 della Nazionale 82, ora allargandosi, ora restringendosi, ed offrendo all’occhio del visitatore scene sempre nuove.

Sui suoi colli ridenti e nei suoi ripidi valloni, scavati nella roccia della montagna, si alternano incantevoli paesaggi, caratterizzati da una molteplice serie di spettacoli che creano i contrafforti delle sue catene montuose. È un inserirsi di verde, di boschi, di alture e di valli che scendono dai monti o corrono parallele con essi. Delle valli, alcune sono percorse da acque perenni che si gettano nel Liri dopo breve corso, mentre altre sono solo torrenziali durante le piogge o nello scioglimento delle nevi.

A Canistro, una copiosa sorgente, quella della Sponga, dopo una bella cascata, alimenta un’antica cartiera. Ai piedi dei Cantari, abbondanti acque (Capillacqua e Peschito) hanno dato vita ai mulini di Civitella Roveto e di Meta. A Morino, l’acqua del Romito è sfruttata con due salti da due centrali elettriche. In generale, il versante del Liri, a destra, è ricco di freschissime sorgenti. Non altrettanto si può dire del versante sinistro, dove pur ci sono acque sorgive, ma non sufficienti alle necessità delle popolazioni che vi abitano.

Il Liri è ingrossato dalle acque della Sponga, da due piccoli ruscelli, e da altri corsi d’acqua, come il Fosso di San Benedetto, distante circa un chilometro. Al suo fianco scorre il Romito di Morino, il Riosondolo, che scende impetuoso da Rendinara, e il Sambuceto, che scorre nei pressi di Collepiano (Balsorano). Nel versante sinistro non si contano i numerosi torrenti che portano acqua nel Liri durante l’inverno o nei periodi di piogge. Ricordo alcuni dei principali, partendo dal sud: Torrente Confino, Torrente Villa, Torrente dei Sassi, Torrente Maltempo, Torrente Bonome, Torrente Risacco.

Il Liri, un tempo rinomato per le sue trote squisite e che ha alimentato mulini e i campi del fondo valle, sfruttato da tre centrali elettriche, si è ridotto in questi ultimi anni a un rigagnolo, specialmente in estate. Per chi nacque e visse in questa terra, è uno spettacolo desolante scorgere nel letto dell’antico fiume appena un rivolo, che corre tra grosse pietre, scoperte e levigate dall’erosione. Nulla di male che le acque del Liri diano energia annuale e concorrano ad alimentare industrie di altre città, ma quale beneficio hanno finora ricavato gli abitanti di Valle Roveto dallo sfruttamento del loro fiume?

I paesi rivieraschi della valle, privati delle acque del Liri, aspettano ancora giustizia e un adeguato compenso alla perdita di una risorsa impagabile. Ci si domanda: quando anche da noi sorgerà un’industria che riporti benessere a una popolazione costretta dalla povertà del suolo e dalla scarsità delle risorse a emigrare?

Tratto da: Gaetano Squilla.

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