Il clero marsicano visse una fase complessa con l’unità d’Italia, caratterizzata da diverse posizioni nei confronti del nuovo Stato. Un esempio emblematico è Giuseppe Gattinara, un prete liberale di Tagliacozzo, che firmò un appello al parlamento il 21 gennaio 1867, denunciando le misure disciplinari dell’episcopato. Queste misure erano suggerite anche al vescovo dei Marsi, mons. Michelangelo Sorrentino, e al suo successore, don Giovanni Ricciotti, dalla «Sacra Penitenzieria» di Roma, che già dal 16 novembre 1860 stabilì regole rigorose per i preti che si erano opposti allo Stato Pontificio.
Il 28 maggio 1863, in un contesto di profondo cambiamento, il Vicario Capitolare ricevette una «formula di ritrattazione» da parte dei cattolici, compresi i membri del clero, che si fossero mostrati favorevoli al regime. Questo testimonia la pressione esercitata sulla Chiesa e le difficoltà per i sacerdoti che professavano idee liberali. Nonostante le norme della «Sacra Penitenzieria» rinnovate nel 1872, alcuni sacerdoti sostennero apertamente i ribelli.
Giudizi critici, come quello di A. Bianco di Saint Jorioz, evidenziano la tensione tra la Santa Sede e il nuovo governo italiano, etichettando il clero marsicano come ostile. Anche se controverso, questo giudizio rifletteva una realtà: il vescovo mons. Saverio Durini aveva documentato solo 65 preti aderenti ai movimenti rivoluzionari nei moti del 1821, a fronte di 231 rimasti fedeli alla monarchia borbonica. Negli anni successivi, non era realistico aspettarsi che il clero accettasse senza riserve il nuovo assetto politico.
Inoltre, la struttura della Chiesa nella Marsica era prevalentemente ricettizia e si adattava meglio a un sistema feudale, piuttosto che a uno Stato liberale e laico. Durante il periodo 1860-76, il governo italiano, visto come un nemico del Papa, non trovò appoggio nella maggior parte del clero, il quale rimase in una zona grigia, cercando di preservare i propri diritti senza schierarsi apertamente.
Le autorità italiane accusarono il clero di fomentare la reazione. Un documento del 16 maggio 1861 evidenziava le manifestazioni di ostilità del clero verso il nuovo governo, riflettendo l’impossibilità per molti sacerdoti di accettare il cambiamento. In questo clima di attesa e difesa, il clero marsicano si trovò a fronteggiare sfide considerevoli, mantenendo equilibrio tra la legalità e le profonde convinzioni religiose.
Tratto da: prof. Angelo Melchiorre.