Il sito archeologico si trova sul colle di fronte, noto come San Pietro, ed è uno dei più antichi dell’Italia Centrale. La sua forma ovale presenta un asse maggiore di 96 metri e uno minore di 79. Il versante sud-ovest è stato ricavato direttamente dalla roccia, mentre l’altro lato è stato realizzato in muratura, distruggendo precedenti domus.
Da due ingressi, corridoi voltati con pareti in opera poligonale conducono all’arena circondata da parapetti, costituiti da lastre di calcare per frenare l’impeto delle belve. Si notano incavi dove si inserivano le aste ferree per la rete di protezione. I resti della gradinata antica sono scarsi, con consolidamenti recenti solo nel settore destro, mentre il cunicolo semianulare, ben conservato, serviva il personale di servizio.
Sull’arco monumentale d’ingresso si trova una celebre iscrizione riguardante Quintus Nmvius Sutorio Macrone, un personaggio noto come prefetto pretorio sotto Tiberio. La scritta riporta che Macrone, figlio di Quinto e della tribù Fabia, legò in testamento la costruzione dell’anfiteatro alla sua città natale. Salito a questa carica dopo l’eliminazione di Seiano, suo predecessore, Macrone subì una caduta in disgrazia e, dopo la morte di Tiberio nel 37 d.C., fu accusato da Caligola e, per evitare la confisca dei beni, scelse il suicidio. Questo gesto gli permise di utilizzare parte delle sue sostanze per la costruzione dell’anfiteatro.
Tratto da: testi del prof. Giuseppe Grossi.