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L’Anfiteatro

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Scopri l’imponente anfiteatro di Cèlano, testimonianza dell’antica magnificenza romana e delle oscure trame di potere di Quinto Nevio Macrone.

Il sito archeologico si trova sul colle di fronte, noto come San Pietro, ed è uno dei più antichi dell’Italia Centrale. La sua forma ovale presenta un asse maggiore di 96 metri e uno minore di 79. Il versante sud-ovest è stato ricavato direttamente dalla roccia, mentre l’altro lato è stato realizzato in muratura, distruggendo precedenti domus.

Da due ingressi, corridoi voltati con pareti in opera poligonale conducono all’arena circondata da parapetti, costituiti da lastre di calcare per frenare l’impeto delle belve. Si notano incavi dove si inserivano le aste ferree per la rete di protezione. I resti della gradinata antica sono scarsi, con consolidamenti recenti solo nel settore destro, mentre il cunicolo semianulare, ben conservato, serviva il personale di servizio.

Sull’arco monumentale d’ingresso si trova una celebre iscrizione riguardante Quintus Nmvius Sutorio Macrone, un personaggio noto come prefetto pretorio sotto Tiberio. La scritta riporta che Macrone, figlio di Quinto e della tribù Fabia, legò in testamento la costruzione dell’anfiteatro alla sua città natale. Salito a questa carica dopo l’eliminazione di Seiano, suo predecessore, Macrone subì una caduta in disgrazia e, dopo la morte di Tiberio nel 37 d.C., fu accusato da Caligola e, per evitare la confisca dei beni, scelse il suicidio. Questo gesto gli permise di utilizzare parte delle sue sostanze per la costruzione dell’anfiteatro.

Tratto da: testi del prof. Giuseppe Grossi.

Si trova sul colle di fronte, detto di San Pietro, sul pendio nord-est, ed è uno dei più antichi dell’Italia Centrale. La sua forma ovale ha l’asse maggiore, orientato non ovest sud-est, di m 96 ed il minore di m 79. Il versante sud-ovest fu ricavato sulla roccia di pendio, mentre l’opposto fu realizzato in muratura, distruggendo delle domus precedenti.

Dagli ingressi, due corridoi voltati, con pareti in opera poligonale, immettono nell’arena contornata da parapetti (baltei), con lastre di calcare atti a frenare l’impeto delle belve. Si notano, infatti, gli incavi su cui si inserivano le aste ferree su cui si allacciava la rete di protezione dalle fiere. Della gradinata antica rimangono scarsi resti, i più di restauro sul solo settore di destra, mentre è ben conservato il cunicolo semianulare che correva in basso, utilizzato dal personale di servizio.

Sulla parte alta dell’arco monumentale d’ingresso dalla città, è presente la celebre iscrizione di Macrone: “Q(uintus) Nmvius g(uinti) f(ilius) Fab(ia tribu) Sutoris Macro /præfectus vigilu præfectus prætorii/ Ti(beri) Cusaris Augusti testamento dedit” che si traduce in: «Quinto Nev: Sutorio Macrone, figlio di Quinto, della tribù Fabia, prefetto dei vigili, prefetto del pretorio sotto Tiberio Cesare Augusto, lascio in testamento (il denaro per la costruzione dell’anfiteatro)».

Il personaggio fu tristemente famoso come prefetto pretorio sotto Tiberio. Salì a questa carica dopo aver eliminato Seiano, suo predecessore, che cadde in disgrazia con l’imperatore. La morte del compiacente imperatore nel 37 d.C. e la salita al trono di Caligola segnarono la fine della sua carriera. Infatti, nel 38 d.C. fu accusato, insieme alla moglie Nennia, da Caligola e, per evitare la confisca totale dei beni e la regolare sepoltura in caso di condanna a morte, preferì suicidarsi.

Il suicidio permise a Macrone, attraverso un legato testamentario, di utilizzare parte dei suoi averi per la costruzione di un anfiteatro nella sua città natale.

Tratto da: prof. Giuseppe Grossi.

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Ospitalità e servizi

Si trova sul colle di fronte, detto di San Pietro, sul pendio nord-est, ed è uno dei più antichi dell’Italia Centrale. La sua forma ovale ha l’asse maggiore, orientato non ovest sud-est, di m 96 ed il minore di m 79. Il versante sud-ovest fu ricavato sulla roccia di pendio, mentre l’opposto fu realizzato in muratura, distruggendo delle domus precedenti.

Dagli ingressi, due corridoi voltati, con pareti in opera poligonale, immettono nell’arena contornata da parapetti (baltei), con lastre di calcare atti a frenare l’impeto delle belve. Si notano, infatti, gli incavi su cui si inserivano le aste ferree su cui si allacciava la rete di protezione dalle fiere. Della gradinata antica rimangono scarsi resti, i più di restauro sul solo settore di destra, mentre è ben conservato il cunicolo semianulare che correva in basso, utilizzato dal personale di servizio.

Sulla parte alta dell’arco monumentale d’ingresso dalla città, è presente la celebre iscrizione di Macrone: “Q(uintus) Nmvius g(uinti) f(ilius) Fab(ia tribu) Sutoris Macro /præfectus vigilu præfectus prætorii/ Ti(beri) Cusaris Augusti testamento dedit” che si traduce in: «Quinto Nev: Sutorio Macrone, figlio di Quinto, della tribù Fabia, prefetto dei vigili, prefetto del pretorio sotto Tiberio Cesare Augusto, lascio in testamento (il denaro per la costruzione dell’anfiteatro)».

Il personaggio fu tristemente famoso come prefetto pretorio sotto Tiberio. Salì a questa carica dopo aver eliminato Seiano, suo predecessore, che cadde in disgrazia con l’imperatore. La morte del compiacente imperatore nel 37 d.C. e la salita al trono di Caligola segnarono la fine della sua carriera. Infatti, nel 38 d.C. fu accusato, insieme alla moglie Nennia, da Caligola e, per evitare la confisca totale dei beni e la regolare sepoltura in caso di condanna a morte, preferì suicidarsi.

Il suicidio permise a Macrone, attraverso un legato testamentario, di utilizzare parte dei suoi averi per la costruzione di un anfiteatro nella sua città natale.

Tratto da: prof. Giuseppe Grossi.

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