Il nome Verrecchie deriva dal latino “verre”, ovvero maiale, suggerendo che anticamente nella zona ci fossero allevamenti di questi animali. Dalla montagna che sovrasta il paese, a oltre 1000 metri di altitudine, nasce il fiume Imele, menzionato nel libro VII dell’Eneide di Virgilio, risalente al 29 a.C. Dopo un breve percorso, il fiume si inoltra in un inghiottitoio chiamato “I’otre”, dove le sue acque subiscono un lungo e tortuoso cammino sotterraneo, riaffiorando finalmente ai piedi di una rupe vicino a Tagliacozzo. A valle di Tagliacozzo, l’Imele raccoglie le acque del Fosso Pratolungo e di una sorgente presso la galleria ferroviaria di Sante Marie, procedendo per i piani Palentini tra Scurcola e Cappelle.
In prossimità di Magliano, il fiume confluisce con il Salto e, insieme ad altri corsi d’acqua, si dirige verso Rieti, contribuendo a formare la meravigliosa Cascata delle Marmore. Sia l’Imele che il Salto fanno parte del bacino idrografico del fiume Tevere. La sorgente dell’Imele è in parte utilizzata per usi potabili e per rifornire diverse aree, incluso Verrecchie, Tagliacozzo, e persino una parte del Carsolano, estendendosi oltre la provincia di Rieti. Dalla località si gode di una vista spettacolare sulla catena montuosa del Velino, che sovrasta la piana di Avezzano, con la serra di Cèlano che strapiomba sul paese omonimo, situato accanto all’autostrada Roma-Pescara.
Il versante destro della montagna è caratterizzato da gole profonde che scendono da Ovindoli, utilizzate dai briganti per lanciarsi improvvisamente su Cèlano, portando distruzione. Sebbene i briganti fossero spesso visti come figure sanguinarie, alcune leggende li ritraggono come gentiluomini e umanitari. Questa piaga esisteva già ai tempi dei romani, come testimoniato da Tito Livio (59 a.C. – 17 d.C.), e i briganti trovavano rifugio in boschi fittissimi e grotte della zona, rendendo impervi i tentativi di cattura. Il loro abbigliamento era caratterizzato da un corto mantello, pantaloni a mezza gamba e cappelli ornati di nastri e piume, talvolta con medagliette religiose che dimostravano la loro devozione, nonostante non tutti fossero “santi”.
Molti di questi briganti erano avanzi di galera, organizzati in bande armate che depredavano le campagne dell’Agro Romano e rapinavano i viandanti. Queste bande di “malviventi” erano composte da disertori e avversari del regime, i quali si erano rifugiati in montagna e commettevano delitti celati dietro motivazioni politiche. I paesi di Cappadocia, Verrecchie e Petrella Liri soffrirono notevolmente a causa dell’attività brigantesca e delle forze inviate per contrastarla.
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