Grazie agli studi del Letta, è possibile conoscere l’area forense del municipio antinate, grazie all’esatta ubicazione delle basi onorarie di statue che ornavano il foro antico. Queste basi furono rinvenute nel Settecento dai Ferrante nell’area dell’attuale Giardino pubblico, ex Cauta del Giardino Ferrante.
Il Foro di età imperiale, ma probabilmente anche quello di età repubblicana, è quindi ubicabile nel pianoro che si sviluppa intorno al Giardino pubblico, a una quota di 907, sotto l’acropoli (n. 7). L’area forense doveva quindi comprendere il giardino e il pianoro compreso tra viale Giardino, via Vittorio Veneto e via Guglielmo Florio.
Era caratterizzata da una probabile pianta rettangolare di metri 40×100, simile a quella di Alba Fucens, con orientamento nord/nord-ovest e sud/sud-est. Questa disposizione suggerisce un’organizzazione urbanistica precisa e una chiara intendere della monumentalità dell’area.
La ricerca continua a rivelare dettagli significativi sulle strutture e sull’importanza del foro non solo dal punto di vista architettonico, ma anche sociale ed economico per l’antica comunità. L’area del giardino, con il suo legame al passato, diventa un simbolo della ricchezza storica della Marsica.
Le scoperte effettuate dai Ferrante e il lavoro del prof. Giuseppe Grossi hanno dato nuova vita a questi luoghi, permettendo di comprendere meglio le dinamiche insediative e le interrelazioni tra gli spazi pubblici e privati nell’antichità.
Oggi, la valorizzazione di questi resti e la loro integrazione nel paesaggio moderno rappresentano una sfida e un’opportunità per preservare e comunicare l’eredità culturale della Marsica. L’attenzione verso il patrimonio archeologico si fa sempre più sentita e fondamentale per la comunità locale.
Il contesto storico in cui si inserisce il foroi fornisce una chiara visione dell’evoluzione sociale e politica dell’area e contribuisce alla comprensione dell’intero territorio.
Attraverso la ricostruzione di questi spazi, si possono anche esplorare le interazioni tra l’antica Roma e le popolazioni locali, evidenziando scambi culturali e influenze reciproche.
In definitiva, l’area forense e la sua scoperta rappresentano un tassello fondamentale nella mappatura e nella valorizzazione della storia della Marsica, contribuendo a tramandare le memorie di un tempo che ha profondamente segnato il presente.
Tratto da: prof. Giuseppe Grossi.