I resti di un pilone dell’acquedotto albense, risalente all’età sillana, si trovano in località Arci, all’incrocio delle strade verso Forme e Alba. Questa struttura in opera cementizia è rivestita da blocchi poligonali e si estende per circa cento metri, con evidenti segni del condotto antico che porta verso Forme.
Il percorso dell’acquedotto origina da Forme e prosegue verso Capo La Maina, seguendo l’antica via Alba-Aveia. Durante il tragitto, si possono osservare resti significativi, inclusi quelli di un sifone quadrato nei pressi di Casale e il sito di “Forma Rotta”, prima di giungere alla sorgente di Santa Eugenia. L’acquedotto si connetteva anche a sorgenti locali, come avveniva a Capo La Maina, dove è stata rinvenuta un’iscrizione che documenta un rifacimento dell’acquedotto nella seconda metà del I secolo a.C.
L’iscrizione riporta il nome di Quadrato e Lucio Petiolano, che si assunsero il compito dell’adduzione dell’acqua a proprie spese, in seguito a un decreto del Senato. Questo intervento includeva la ricostruzione delle chiuse e del canale, un chiaro esempio della grande importanza data all’approvvigionamento idrico nella Marsica.
Tratto da: prof. Giuseppe Grossi.


