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Rendinara

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Tra miti e storia, Rendinara svela i segreti del suo passato attraverso nomi e stemmi carichi di mistero e tradizioni secolari.

Situato a 914 metri sul livello del mare nel versante occidentale della valle, Rendinara è un paese che vede il sole poche ore al giorno, specialmente nei mesi invernali. La sua storia affonda le radici in antiche testimonianze, come i Martirologi che menzionano San Berardo. Anticamente, Rendinara era conosciuta anche come Retiaria, con variazioni come Rodemara e Rendenara, probabilmente frutto di errori di trascrizione. L’etimologia di Retiaria rimane incerta, ma si ipotizza una connessione con gli abitanti della Rezia, regione a nord-est delle Alpi, sognando una possibile origine dai dispersi dopo la conquista di Tiberio.

Un’altra possibilità è che il nome derivi da una colonia di gladiatori, noti come retiarii. Rendinara deve inoltre la sua denominazione a un suono simile alla parola “rondine”, presente nello stemma del paese. Questo stemma, custodito nell’Archivio di Stato di Napoli, presenta un circolo perfetto con all’interno una fascia circolare riportante il nome Rendinara, accompagnato da una colonna a capitello che simboleggia la dominazione dei Colonnesi, durata oltre tre secoli.

La storia di Rendinara è profondamente legata a San Ermete, il cui corpo è custodito nel paese e menzionato in un Martirologio del 1308 conservato nell’Archivio della Certosa di Trisulti. La località fu nominata anche nella donazione della chiesa di Santa Lucia nel 1089, dei cui ruderi sono oggi visibili tracce. La chiesa, assieme a quella di San Pietro in Morino, fu donata al monastero di Montecassino da Ratterio, signore di Civita d’Antena, ed è menzionata in numerosi documenti imperiali e pontifici.

Nel corso dei secoli, Rendinara ha vissuto significative variazioni demografiche, con popolazioni che oscillavano, come i 185 abitanti nel 1173, i 550 nel 1617 e picchi di oltre 1300 abitanti nel 1931. Dopo la micidiale epidemia che colpì la valle, il paese venne riunito al Comune di Balsorano fino al 1816, per poi fare parte del Comune centrale di Civita d’Antino fino al 1831, prima di unirsi definitivamente al Comune di Morino fino ad oggi.

Tratto da: [fonte/autore].

Questo paese, situato a 914 metri sul livello del mare nel versante occidentale della valle, vede il sole poche ore del giorno, specialmente nei mesi invernali. Anticamente, come appare da qualche Martirologio che ricorda S. Ermete Esorcista, Rendinara fu chiamata anche Retiaria. In altri documenti troviamo Rodemara e Rendenara; è chiaro che in questi ultimi casi si tratta di errori di trascrizione. Intanto non riusciamo a spiegare l’etimologia di Retiaria (Reziaria), che nei documenti più antichi ricorre solo qualche volta.

Ha forse Reziaria qualche lontana relazione con gli abitanti della Rezia, regione a nord-est delle Alpi, ai confini col Norico? Sappiamo che Tiberio, per ordine dell’imperatore Augusto, sottomise dopo aspra lotta quel popolo ribelle e lo disperse. Sarà venuta una piccola colonia di dispersi anche nella terra che, per la origine dei suoi abitanti, fu chiamata prima Retiaria e poi Rendinara? La mia è una semplice ipotesi e nulla più.

Oppure ricorda l’antico nome una colonia di gladiatori che si dissero appunto retiarii? E l’altro nome, Rendinara, da quale parola deriva? Non credo sia la corruzione di Retiaria. Il disegnatore dello stemma di Rendinara, come ho trovato nell’Archivio di Stato di Napoli, ha fatto derivare il nome del paese per somiglianza di suono dalla parola rondine. Infatti sulla colonna dello stemma è disegnata una rondine. Lo stemma di Rendinara è un circolo perfetto. All’interno del circolo è disegnata una fascia circolare che porta, in caratteri grossi, la parola: Rendinara.

Nello spazio rimasto, anche se circolo perfetto, si leva una grossa colonna, anche se non molto alta, con base a capitello. La colonna è ricordo della dominazione che esercitarono sul paese per oltre tre secoli i Colonnesi. Continuando la descrizione dello stemma, sul capitello della colonna è disegnato un uccello, che per me dovrebbe rappresentare una rondine. Il disegnatore sicuramente ha creduto nella stessa cosa: Rendinara e Rondinara (rondine).

Lo stemma è stato ripreso dal Catasto Onciario, n. 3102, esistente nell’Archivio di Stato di Napoli, Sezione Amministrativa. Il Catasto fu terminato nel 1742. Rendinara è costruita alle pendici dei monti e custodisce gelosamente il corpo di S. Ermete già ricordato, come ho detto sopra, da un Martirologio in pergamena del 1308, che conserva l’Archivio della Certosa di Trisulti (Collepardo, in provincia di Frosinone).

Rendinara è nominata nella donazione della chiesa di S. Lucia dell’anno 1089. I ruderi di questa chiesa sono ancora visibili a poche centinaia di metri dal paese, lungo la strada che da Rendinara conduce a Roccavivi. La suddetta chiesa di S. Lucia e la chiesa di S. Pietro in Morino furono donate al monastero di Montecassino in quell’anno da Ratterio, signore di Civita d’Antena, e così Rendinara viene poi continuamente ricordata in molti documenti imperiali e pontifici.

Il paese aveva, come Castronovo, nel 1173, secondo il Catalogo dei Baroni, circa 185 abitanti. Erano 345 al tempo di Carlo V, 340 nel 1595, 335 nel 1669, mentre erano stati 550 nel 1617, quando venne in visita pastorale a Rendinara il vescovo sorano Girolamo Giovannelli.

Anche qui, come in tutti i paesi della valle, si riscontra nella popolazione un calo enorme, dovuto a una micidiale epidemia. Ed ecco altri dati: 300 abitanti nel 1648, 360 nel 1663, 392 nel 1703, 371 nel 1706, 555 nel 1806, 934 nel 1838, 1352 nel 1931. Rendinara fu una Università e, prima del 1806, si eleggevano “a cartelle” ogni anno due amministratori.

Dopo l’avvento di Giuseppe Napoleone e di Gioacchino Murat al trono di Napoli, Rendinara fu Comune riunito, fino al 1816, al comune centrale di Balsorano. Da quest’anno fino al 1831, Rendinara fece capo al comune centrale di Civita d’Antino, e dal 1831 fino ad oggi ha fatto parte del comune di Morino.

Tratto da: Archivio di Stato di Napoli.

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Questo paese, situato a 914 metri sul livello del mare nel versante occidentale della valle, vede il sole poche ore del giorno, specialmente nei mesi invernali. Anticamente, come appare da qualche Martirologio che ricorda S. Ermete Esorcista, Rendinara fu chiamata anche Retiaria. In altri documenti troviamo Rodemara e Rendenara; è chiaro che in questi ultimi casi si tratta di errori di trascrizione. Intanto non riusciamo a spiegare l’etimologia di Retiaria (Reziaria), che nei documenti più antichi ricorre solo qualche volta.

Ha forse Reziaria qualche lontana relazione con gli abitanti della Rezia, regione a nord-est delle Alpi, ai confini col Norico? Sappiamo che Tiberio, per ordine dell’imperatore Augusto, sottomise dopo aspra lotta quel popolo ribelle e lo disperse. Sarà venuta una piccola colonia di dispersi anche nella terra che, per la origine dei suoi abitanti, fu chiamata prima Retiaria e poi Rendinara? La mia è una semplice ipotesi e nulla più.

Oppure ricorda l’antico nome una colonia di gladiatori che si dissero appunto retiarii? E l’altro nome, Rendinara, da quale parola deriva? Non credo sia la corruzione di Retiaria. Il disegnatore dello stemma di Rendinara, come ho trovato nell’Archivio di Stato di Napoli, ha fatto derivare il nome del paese per somiglianza di suono dalla parola rondine. Infatti sulla colonna dello stemma è disegnata una rondine. Lo stemma di Rendinara è un circolo perfetto. All’interno del circolo è disegnata una fascia circolare che porta, in caratteri grossi, la parola: Rendinara.

Nello spazio rimasto, anche se circolo perfetto, si leva una grossa colonna, anche se non molto alta, con base a capitello. La colonna è ricordo della dominazione che esercitarono sul paese per oltre tre secoli i Colonnesi. Continuando la descrizione dello stemma, sul capitello della colonna è disegnato un uccello, che per me dovrebbe rappresentare una rondine. Il disegnatore sicuramente ha creduto nella stessa cosa: Rendinara e Rondinara (rondine).

Lo stemma è stato ripreso dal Catasto Onciario, n. 3102, esistente nell’Archivio di Stato di Napoli, Sezione Amministrativa. Il Catasto fu terminato nel 1742. Rendinara è costruita alle pendici dei monti e custodisce gelosamente il corpo di S. Ermete già ricordato, come ho detto sopra, da un Martirologio in pergamena del 1308, che conserva l’Archivio della Certosa di Trisulti (Collepardo, in provincia di Frosinone).

Rendinara è nominata nella donazione della chiesa di S. Lucia dell’anno 1089. I ruderi di questa chiesa sono ancora visibili a poche centinaia di metri dal paese, lungo la strada che da Rendinara conduce a Roccavivi. La suddetta chiesa di S. Lucia e la chiesa di S. Pietro in Morino furono donate al monastero di Montecassino in quell’anno da Ratterio, signore di Civita d’Antena, e così Rendinara viene poi continuamente ricordata in molti documenti imperiali e pontifici.

Il paese aveva, come Castronovo, nel 1173, secondo il Catalogo dei Baroni, circa 185 abitanti. Erano 345 al tempo di Carlo V, 340 nel 1595, 335 nel 1669, mentre erano stati 550 nel 1617, quando venne in visita pastorale a Rendinara il vescovo sorano Girolamo Giovannelli.

Anche qui, come in tutti i paesi della valle, si riscontra nella popolazione un calo enorme, dovuto a una micidiale epidemia. Ed ecco altri dati: 300 abitanti nel 1648, 360 nel 1663, 392 nel 1703, 371 nel 1706, 555 nel 1806, 934 nel 1838, 1352 nel 1931. Rendinara fu una Università e, prima del 1806, si eleggevano “a cartelle” ogni anno due amministratori.

Dopo l’avvento di Giuseppe Napoleone e di Gioacchino Murat al trono di Napoli, Rendinara fu Comune riunito, fino al 1816, al comune centrale di Balsorano. Da quest’anno fino al 1831, Rendinara fece capo al comune centrale di Civita d’Antino, e dal 1831 fino ad oggi ha fatto parte del comune di Morino.

Tratto da: Archivio di Stato di Napoli.

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