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Il Fucino (L’Evoluzione Del Lago Fucino E Del Clima Negli Ultimi 30000 Anni)

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Scopri come il lago di Fùcino ha segnato il territorio con le sue fluttuazioni millenarie, un viaggio affascinante tra geologia e storia.

Le analisi geologiche e archeologiche della conca del Fùcino rivelano importanti informazioni sulle fluttuazioni del suo livello nel tempo. Un dato significativo è rappresentato dal tetto delle Ghiaie di San Veneziano, risalente a circa 30.000 anni fa, che segnala un livello lacustre compreso tra 710 e 675 metri. Altre evidenze, come il margine della Spianata di Pescina risalente a 18-20.000 anni fa, indicano un’ulteriore variazione, collocando il livello del lago tra 725 e 685 metri. Inoltre, faunistica e resti archeologici forniti dai siti neolitici intorno a Cèlano e Luco, rivelano oscillazioni significative in periods successivi, con livelli che si attestavano tra 658 e 680 metri.

L’analisi dei dati storici esamina le fluttuazioni del livello del lago, che si stabiliscono sopra 690-710 metri fino a 18.000 anni fa, per scendere a quote inferiori in seguito. Questa dinamica continua a evidenziare picchi di oltre 660 metri durante la bonifica romana nel I secolo d.C., mentre dopo il 1750 si osserva un incremento progressivo. Le rilevazioni mostrano che periodi di alta piovosità e eventi climatici come l’eruzione del vulcano Tambora nel 1816, che ridusse l’insolazione e abbassò le temperature, hanno influenzato la dinamica del livello del lago.

Inoltre, la ricerca indica che il Fùcino ha subito fluttuazioni collegate non solo alla tettonica, ma anche a cambiamenti climatici significativi. Le oscillazioni climatiche, in particolare le variazioni nelle precipitazioni e la fluttuazione dei ghiacciai, giocano un ruolo cruciale nel determinare il livello lacustre. La corrispondenza tra i periodi di advance glaciale sulle Alpi e l’aumento di livello al Fùcino suggerisce un forte legame tra clima e livelli d’acqua.

Infine, l’analisi storica indica che le variazioni climatiche e le periodiche oscillazioni del livello dell’acqua risultino fortemente interconnesse. Le osservazioni sulle faune rinvenute e sui livelli della Gola di Capistrello confermano come le dimensioni degli inghiottitoi carsici abbiano influito, sebbene limitatamente, sulle dinamiche del Fùcino. Le conclusioni rimarcano come le oscillazioni climatiche, in particolare durante l’Olocene, abbiano realmente modellato l’ecosistema e le caratteristiche del lago.

Tratto da: Testi del prof. Carlo Giraudi.

I dati geologici, morfologici e archeologici riportati in questa sezione offrono numerose indicazioni sulle variazioni del livello del lago che ha occupato la conca del Fùcino nell’intervallo di tempo considerato. Queste indicazioni, trascurando quelle troppo vaghe relative a depositi più antichi delle Ghiaie di San Veneziano, possono essere riassunte nel seguente modo.

Il tetto delle Ghiaie di San Veneziano, risalente a circa 30.000 anni fa, indica che il livello lacustre era compreso tra 710 m (tetto erosionale) e 675 m. Successivamente, il margine superiore della Spianata di Pescina, databile a 18-20.000 anni fa, suggerisce un livello lacustre tra 725 e 685 m. Al contrario, l’unghia dei conoidi fluvioglaciali, di età compresa tra 15 e 16.000 anni, si trova a quote tra 700 e 670 m, indicando un livello lacustre più basso.

Il margine inferiore del Glacis di Pescina San Benedetto, risalente a 6.500-7.500 anni fa, è posto a quote tra 680 e 668 m. Pertanto, anche in questo caso il livello lacustre doveva essere più basso. Aggiungendo alla considerazione la Spianata di Venere-San Benedetto, di età neolitica (circa 6.000-5.000 anni fa), che mette in evidenza quote tra 675 e 665 m, si può sostenere che questo livello coincideva con quello lacustre del periodo.

Infine, la Spianata di Luco, Trasacco e Ruscella, risalente all’età del Ferro, mostra quote tra 664 e 662 m, suggerendo che anche in questo caso il livello lacustre dell’epoca fosse simile.

Le indicazioni relative al livello lacustre derivanti da elementi archeologici e storici mostrano una quota superiore a 690-710 m prima di 18.000 anni fa, con un calo a quote inferiori a 690-710 m dopo 18.000 anni fa. Un ulteriore ribasso a quote inferiori a 658 m avvenne fra 10.500 e 7.500-6.500 anni fa, mentre il livello si attestò sopra 658 m tra 6.000 e 5.000 anni fa. Una quota inferiore a 658 m fu registrata poco prima di 4.300 anni fa, e il lago si trovava a 655 m circa attorno a 2.800 anni fa. Il livello del lago pare raggiungesse circa 660 m al tempo della bonifica romana (I secolo d.C.), con un aumento del livello dopo il 1750 d.C.

Con i dati finora esposti, tenendo conto dei valori medi del lago nei vari periodi, è stata elaborata una curva indicativa delle oscillazioni di livello nel tempo. Tuttavia, è possibile ricostruire solo un andamento indicativo delle oscillazioni, poiché gli indicatori di livello sono stati chiaramente influenzati dalla tettonica. Gli indicatori di livello morfologici e geologici sono visibili solo se non erosi o coperti da sedimenti recenti. Essi riflettono livelli massimi non raggiunti in epoche successive, mentre gli eventi geologici presenti sono indicatori estremi delle varie fasi.

Riguardo al periodo tra 30.000 e 18-20.000 anni fa, si riconosce un aumento di livello del lago senza dati intermedi; solo si sa che circa 30.000 anni fa il livello del lago risultava inferiore rispetto a quello di 18-20.000 anni fa. Analogamente, nel periodo tra 18-20.000 e 10.500 anni fa si è verificato un abbassamento complessivo. Tale riduzione si presume sia avvenuta a seguito di fluttuazioni inferiori a quelle estreme di cui rimangono tracce.

Le variazioni di livello del lago sembrano essere influenzate, in relazione ai dati presentati, da cambiamenti climatici. Le fluttuazioni in un bacino lacustre come quello del Fùcino possono derivare da diverse cause, principalmente la tettonica, l’efficienza degli inghiottitoi carsici e il clima stesso. È interessante osservare che indicatori di livello coevi si trovano a quote diverse a causa delle dislocazioni subite. Questa dislocazione rende apparenti le quote precedentemente menzionate, non mostrando il reale livello raggiunto dal lago.

Pertanto, è stata l’interazione tra tettonica, inghiottitoi e variazioni climatiche a causare i dislivelli tra gli indicatori di livello. È certo che gli indicatori siano stati dislocati, ma non si può dimostrare che ciò abbia influito significativamente sulle variazioni di livello del lago. Secondo la conformazione morfologica dell’area, il livello lacustre sarebbe potuto essere influenzato principalmente da dislocazioni tettoniche che avrebbero sbarrato un eventuale emissario del lago.

La zona di AvezzanoSan Pelino è l’unica in grado di ospitare un emissario per ragioni morfologiche, ma non ci sono dati che provino la sua esistenza nel periodo considerato. I sedimenti fluvio-glaciali e fluviali attualmente affioranti dimostrano di essere stati deposti da corsi d’acqua che alimentavano il Fùcino. Inoltre, le escursioni di livello del lago dovute a fattori climatici potevano essere rapide e significative; ad esempio, si registrò un innalzamento di 17 metri tra il 1750 e il 1816 d.C. rispetto all’azione di terremoti che, anche se raramente, potevano alterare il livello da 1 a 3-4 metri.

Gli inghiottitoi carsici presenti in Petogna, a nord di Luco dei Marsi, drenavano l’acqua verso la Val Roveto e davano origine a risorgenze sul fiume Liri lungo la gola di Capistrello. Questa gola è considerata l’unica in grado di drenare il lago tramite un circuito carsico nel periodo esaminato; qui si trovano diverse cavità che possono essere interpretate come risorgenze fossili. Gli inghiottitoi entrarono in funzione solo dopo che la gola di Capistrello si incise sufficientemente da portare il fondovalle a quote inferiori a quelle del lago.

Gli inghiottitoi sono ora coperti da una strada e terreno vegetale e, sebbene si trovassero a quote superiori a 662-663 m, erano attivi solo quando il livello dell’acqua superava tale quota. Non si possono escludere inghiottitoi sepolti sotto i sedimenti del lago storico, ma a poca profondità data la modesta differenza di quota tra la piana e l’alveo del fiume a Capistrello. Le aperture degli inghiottitoi non sono valutabili prima del 1854; tuttavia, la limitata dimensione delle condotte carsiche suggerisce una capacità di drenaggio ridotta.

Questo drenaggio era ostacolato, almeno parzialmente, dalle ghiaie accumulate dalle correnti litoranee, come osservato da Stile nel 1798. Secondo gli autori BRISSE e DE RETROU (1885), la portata massima degli inghiottitoi nel periodo 1854-1861 era di circa 0.9 metri cubi al secondo, mentre il lago era alimentato da 11,53 m³/sec. Le portate degli inghiottitoi variavano con il carico idraulico e quindi con il livello del lago; pertanto, la loro influenza si concentrava più sull’ammortizzazione delle oscillazioni di livello.

In base alla prevalenza delle cause climatiche sulle variazioni di livello del lago, appare evidente la correlazione tra la successione delle variazioni e i cambiamenti climatici, in particolare le alterazioni stagionali dell’insolazione indotte dai moti orbitali della Terra. L’aumento di livello registrato da tempi non precisabili fino a 30.000 anni fa e fino a 18-20.000 anni fa coincide con posizioni orbitali della Terra che hanno determinato estati con minore insolazione e inverni con maggiore insolazione. Al contrario, il calo generale di livello constatato a partire da 20.000 anni fa fino alla parte iniziale dell’Olocene è correlabile a posizioni orbitali differenti, caratterizzate da estati brevi e molto insolanti contrapposte a inverni lunghi con scarsa insolazione.

L’influenza determinante dei fattori climatici sulle oscillazioni del livello del lago si può osservare anche analizzando le relazioni tra variazioni di livello, piovosità e fluttuazioni dei ghiacciai. Prima della bonifica ottocentesca, gli aumenti misurati del livello del lago erano direttamente correlati alla piovosità annuale media registrata nell’area. Inoltre, durante il Neolitico, il livello del lago aumentò in corrispondenza dell’«optimun climatico» di circa 6.000 anni fa, caratterizzato da elevata piovosità.

Un periodo piovoso è presunto al Fùcino in questo intervallo, dimostrato anche dalle ricche colate stalattitiche nella Grotta di Continenza di Trasacco. In relazione alle fluttuazioni del lago e ai periodi di avanzata dei ghiacciai alpini, è stata registrata una corrispondenza significativa tra le fasi di aumento del livello del lago nel periodo tra 1750 e 1861 e le avanzate glaciali, con riferimento alla Piccola Età Glaciale. Anche nell’età del Ferro, aumenti del livello lacustre sono documentati insieme alle avanzate delle lingue glaciali sulle Alpi, riferendo a PANIZZA (1985).

Il livello del lago raggiunto nel 1816 è probabilmente legato, oltre che alla piovosità, alla minore insolazione derivante dall’eruzione del vulcano Tambora nel 1815, la quale provocò un abbassamento delle temperature estive. Questo evento potrebbe aver ridotto l’evaporazione nel bacino del lago e ha suggerito l’ipotesi che la variabilità di evaporazione ed evapotraspirazione possano aver condizionato le oscillazioni del livello del lago.

Il confronto tra le oscillazioni di livello del Fùcino e l’acidità del ghiaccio della calotta groenlandese, come riportato in PORTER (1986), rivela significative corrispondenze tra gli aumenti di livello del lago nei periodi 1783-1787 e 1800-1816 e i picchi di acidità ghiacciata, legati alla circolazione di aerosol vulcanici. Infine, durante l’Olocene, i più alti aumenti di livello lacustre sono stati registrati durante i periodi corrispondenti all’Atlantico del Nord Europa, mentre le diminuzioni più accentuate si sono verificate in epoche corrispondenti al Pre-Boreale, Boreale e Sub-Boreale, dovute a scarse precipitazioni e/o ad un’altezza maggiore di evaporazione estiva.

Una volta stabilita la relazione tra i livelli del lago e le precipitazioni, è possibile tentare di ricostruire le condizioni di piovosità nei vari periodi di variazioni stagionali di insolazione. Dal periodo 30.000 a 18-20.000 anni fa, caratterizzato da un incremento dei livelli lacustri, si presuppone un generale aumento delle precipitazioni o un’evaporazione estiva molto bassa. Attorno a 18-20.000 anni fa, ci fu la massima espansione glaciale, favorita da questo tipo di clima.

Secondo SALA (1983), a Marina di Camerota (SA) le faune evidenziano un periodo fresco e umido attorno a 27.000 anni fa. La fauna rinvenuta nella Grotta Paglicci di Rignano Garganico (FG) mostra un clima freddo moderato e umido tra 24.000 e 20.000 anni fa, mentre una condizione fredda e umida è evidente attorno a 20.000 anni fa. Al contrario, tra 18-20.000 e 12.000 anni fa, il freddo moderato si interrumpe con estati sempre più calde e inverni più lunghi e freschi, comportando un generale abbassamento delle precipitazioni.

Nel periodo si registrò una diminuzione dei ghiacciai, evidenziata da conoidi fluvioglaciali, e nel contemporaneo flusso dell’acqua prodotto dallo scioglimento non smaltito dagli inghiottitoi suggerisce l’ipotesi di un significativo impatto dell’evaporazione estiva sul bilancio idrico del lago. Le associazioni faunistiche rinvenute indicano un’alternanza di climi freddi e temperati, registrando infine un’oscillazione della differenza tra precipitazioni ed evaporazione nel tempo, che culmina nel periodo del 1800-1861, con un livello superiore rispetto ai 6.000 anni.

Tratto da: prof. Carlo Giraudi.

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I dati geologici, morfologici e archeologici riportati in questa sezione offrono numerose indicazioni sulle variazioni del livello del lago che ha occupato la conca del Fùcino nell’intervallo di tempo considerato. Queste indicazioni, trascurando quelle troppo vaghe relative a depositi più antichi delle Ghiaie di San Veneziano, possono essere riassunte nel seguente modo.

Il tetto delle Ghiaie di San Veneziano, risalente a circa 30.000 anni fa, indica che il livello lacustre era compreso tra 710 m (tetto erosionale) e 675 m. Successivamente, il margine superiore della Spianata di Pescina, databile a 18-20.000 anni fa, suggerisce un livello lacustre tra 725 e 685 m. Al contrario, l’unghia dei conoidi fluvioglaciali, di età compresa tra 15 e 16.000 anni, si trova a quote tra 700 e 670 m, indicando un livello lacustre più basso.

Il margine inferiore del Glacis di Pescina San Benedetto, risalente a 6.500-7.500 anni fa, è posto a quote tra 680 e 668 m. Pertanto, anche in questo caso il livello lacustre doveva essere più basso. Aggiungendo alla considerazione la Spianata di Venere-San Benedetto, di età neolitica (circa 6.000-5.000 anni fa), che mette in evidenza quote tra 675 e 665 m, si può sostenere che questo livello coincideva con quello lacustre del periodo.

Infine, la Spianata di Luco, Trasacco e Ruscella, risalente all’età del Ferro, mostra quote tra 664 e 662 m, suggerendo che anche in questo caso il livello lacustre dell’epoca fosse simile.

Le indicazioni relative al livello lacustre derivanti da elementi archeologici e storici mostrano una quota superiore a 690-710 m prima di 18.000 anni fa, con un calo a quote inferiori a 690-710 m dopo 18.000 anni fa. Un ulteriore ribasso a quote inferiori a 658 m avvenne fra 10.500 e 7.500-6.500 anni fa, mentre il livello si attestò sopra 658 m tra 6.000 e 5.000 anni fa. Una quota inferiore a 658 m fu registrata poco prima di 4.300 anni fa, e il lago si trovava a 655 m circa attorno a 2.800 anni fa. Il livello del lago pare raggiungesse circa 660 m al tempo della bonifica romana (I secolo d.C.), con un aumento del livello dopo il 1750 d.C.

Con i dati finora esposti, tenendo conto dei valori medi del lago nei vari periodi, è stata elaborata una curva indicativa delle oscillazioni di livello nel tempo. Tuttavia, è possibile ricostruire solo un andamento indicativo delle oscillazioni, poiché gli indicatori di livello sono stati chiaramente influenzati dalla tettonica. Gli indicatori di livello morfologici e geologici sono visibili solo se non erosi o coperti da sedimenti recenti. Essi riflettono livelli massimi non raggiunti in epoche successive, mentre gli eventi geologici presenti sono indicatori estremi delle varie fasi.

Riguardo al periodo tra 30.000 e 18-20.000 anni fa, si riconosce un aumento di livello del lago senza dati intermedi; solo si sa che circa 30.000 anni fa il livello del lago risultava inferiore rispetto a quello di 18-20.000 anni fa. Analogamente, nel periodo tra 18-20.000 e 10.500 anni fa si è verificato un abbassamento complessivo. Tale riduzione si presume sia avvenuta a seguito di fluttuazioni inferiori a quelle estreme di cui rimangono tracce.

Le variazioni di livello del lago sembrano essere influenzate, in relazione ai dati presentati, da cambiamenti climatici. Le fluttuazioni in un bacino lacustre come quello del Fùcino possono derivare da diverse cause, principalmente la tettonica, l’efficienza degli inghiottitoi carsici e il clima stesso. È interessante osservare che indicatori di livello coevi si trovano a quote diverse a causa delle dislocazioni subite. Questa dislocazione rende apparenti le quote precedentemente menzionate, non mostrando il reale livello raggiunto dal lago.

Pertanto, è stata l’interazione tra tettonica, inghiottitoi e variazioni climatiche a causare i dislivelli tra gli indicatori di livello. È certo che gli indicatori siano stati dislocati, ma non si può dimostrare che ciò abbia influito significativamente sulle variazioni di livello del lago. Secondo la conformazione morfologica dell’area, il livello lacustre sarebbe potuto essere influenzato principalmente da dislocazioni tettoniche che avrebbero sbarrato un eventuale emissario del lago.

La zona di AvezzanoSan Pelino è l’unica in grado di ospitare un emissario per ragioni morfologiche, ma non ci sono dati che provino la sua esistenza nel periodo considerato. I sedimenti fluvio-glaciali e fluviali attualmente affioranti dimostrano di essere stati deposti da corsi d’acqua che alimentavano il Fùcino. Inoltre, le escursioni di livello del lago dovute a fattori climatici potevano essere rapide e significative; ad esempio, si registrò un innalzamento di 17 metri tra il 1750 e il 1816 d.C. rispetto all’azione di terremoti che, anche se raramente, potevano alterare il livello da 1 a 3-4 metri.

Gli inghiottitoi carsici presenti in Petogna, a nord di Luco dei Marsi, drenavano l’acqua verso la Val Roveto e davano origine a risorgenze sul fiume Liri lungo la gola di Capistrello. Questa gola è considerata l’unica in grado di drenare il lago tramite un circuito carsico nel periodo esaminato; qui si trovano diverse cavità che possono essere interpretate come risorgenze fossili. Gli inghiottitoi entrarono in funzione solo dopo che la gola di Capistrello si incise sufficientemente da portare il fondovalle a quote inferiori a quelle del lago.

Gli inghiottitoi sono ora coperti da una strada e terreno vegetale e, sebbene si trovassero a quote superiori a 662-663 m, erano attivi solo quando il livello dell’acqua superava tale quota. Non si possono escludere inghiottitoi sepolti sotto i sedimenti del lago storico, ma a poca profondità data la modesta differenza di quota tra la piana e l’alveo del fiume a Capistrello. Le aperture degli inghiottitoi non sono valutabili prima del 1854; tuttavia, la limitata dimensione delle condotte carsiche suggerisce una capacità di drenaggio ridotta.

Questo drenaggio era ostacolato, almeno parzialmente, dalle ghiaie accumulate dalle correnti litoranee, come osservato da Stile nel 1798. Secondo gli autori BRISSE e DE RETROU (1885), la portata massima degli inghiottitoi nel periodo 1854-1861 era di circa 0.9 metri cubi al secondo, mentre il lago era alimentato da 11,53 m³/sec. Le portate degli inghiottitoi variavano con il carico idraulico e quindi con il livello del lago; pertanto, la loro influenza si concentrava più sull’ammortizzazione delle oscillazioni di livello.

In base alla prevalenza delle cause climatiche sulle variazioni di livello del lago, appare evidente la correlazione tra la successione delle variazioni e i cambiamenti climatici, in particolare le alterazioni stagionali dell’insolazione indotte dai moti orbitali della Terra. L’aumento di livello registrato da tempi non precisabili fino a 30.000 anni fa e fino a 18-20.000 anni fa coincide con posizioni orbitali della Terra che hanno determinato estati con minore insolazione e inverni con maggiore insolazione. Al contrario, il calo generale di livello constatato a partire da 20.000 anni fa fino alla parte iniziale dell’Olocene è correlabile a posizioni orbitali differenti, caratterizzate da estati brevi e molto insolanti contrapposte a inverni lunghi con scarsa insolazione.

L’influenza determinante dei fattori climatici sulle oscillazioni del livello del lago si può osservare anche analizzando le relazioni tra variazioni di livello, piovosità e fluttuazioni dei ghiacciai. Prima della bonifica ottocentesca, gli aumenti misurati del livello del lago erano direttamente correlati alla piovosità annuale media registrata nell’area. Inoltre, durante il Neolitico, il livello del lago aumentò in corrispondenza dell’«optimun climatico» di circa 6.000 anni fa, caratterizzato da elevata piovosità.

Un periodo piovoso è presunto al Fùcino in questo intervallo, dimostrato anche dalle ricche colate stalattitiche nella Grotta di Continenza di Trasacco. In relazione alle fluttuazioni del lago e ai periodi di avanzata dei ghiacciai alpini, è stata registrata una corrispondenza significativa tra le fasi di aumento del livello del lago nel periodo tra 1750 e 1861 e le avanzate glaciali, con riferimento alla Piccola Età Glaciale. Anche nell’età del Ferro, aumenti del livello lacustre sono documentati insieme alle avanzate delle lingue glaciali sulle Alpi, riferendo a PANIZZA (1985).

Il livello del lago raggiunto nel 1816 è probabilmente legato, oltre che alla piovosità, alla minore insolazione derivante dall’eruzione del vulcano Tambora nel 1815, la quale provocò un abbassamento delle temperature estive. Questo evento potrebbe aver ridotto l’evaporazione nel bacino del lago e ha suggerito l’ipotesi che la variabilità di evaporazione ed evapotraspirazione possano aver condizionato le oscillazioni del livello del lago.

Il confronto tra le oscillazioni di livello del Fùcino e l’acidità del ghiaccio della calotta groenlandese, come riportato in PORTER (1986), rivela significative corrispondenze tra gli aumenti di livello del lago nei periodi 1783-1787 e 1800-1816 e i picchi di acidità ghiacciata, legati alla circolazione di aerosol vulcanici. Infine, durante l’Olocene, i più alti aumenti di livello lacustre sono stati registrati durante i periodi corrispondenti all’Atlantico del Nord Europa, mentre le diminuzioni più accentuate si sono verificate in epoche corrispondenti al Pre-Boreale, Boreale e Sub-Boreale, dovute a scarse precipitazioni e/o ad un’altezza maggiore di evaporazione estiva.

Una volta stabilita la relazione tra i livelli del lago e le precipitazioni, è possibile tentare di ricostruire le condizioni di piovosità nei vari periodi di variazioni stagionali di insolazione. Dal periodo 30.000 a 18-20.000 anni fa, caratterizzato da un incremento dei livelli lacustri, si presuppone un generale aumento delle precipitazioni o un’evaporazione estiva molto bassa. Attorno a 18-20.000 anni fa, ci fu la massima espansione glaciale, favorita da questo tipo di clima.

Secondo SALA (1983), a Marina di Camerota (SA) le faune evidenziano un periodo fresco e umido attorno a 27.000 anni fa. La fauna rinvenuta nella Grotta Paglicci di Rignano Garganico (FG) mostra un clima freddo moderato e umido tra 24.000 e 20.000 anni fa, mentre una condizione fredda e umida è evidente attorno a 20.000 anni fa. Al contrario, tra 18-20.000 e 12.000 anni fa, il freddo moderato si interrumpe con estati sempre più calde e inverni più lunghi e freschi, comportando un generale abbassamento delle precipitazioni.

Nel periodo si registrò una diminuzione dei ghiacciai, evidenziata da conoidi fluvioglaciali, e nel contemporaneo flusso dell’acqua prodotto dallo scioglimento non smaltito dagli inghiottitoi suggerisce l’ipotesi di un significativo impatto dell’evaporazione estiva sul bilancio idrico del lago. Le associazioni faunistiche rinvenute indicano un’alternanza di climi freddi e temperati, registrando infine un’oscillazione della differenza tra precipitazioni ed evaporazione nel tempo, che culmina nel periodo del 1800-1861, con un livello superiore rispetto ai 6.000 anni.

Tratto da: prof. Carlo Giraudi.

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