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Cola 2

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Scoperta archeologica nel cuore della Marsica rivela antichi segreti: un focolare neolitico nascosto testimonia la vita dei nostri antenati.

Il sito archeologico situato a poche decine di metri dagli ingressi della Cola I presenta un riparo di forma semicircolare, con dimensioni di circa 5 m per 5 m, scavato integralmente da Radmilli alla fine degli anni ’50. Durante gli scavi, oltre a pochi frammenti di ceramica medievale trovati in superficie, venne rinvenuto un focolare circolare di circa 3 m di diametro, associato a manufatti risalenti al neolitico finale. Sono stati segnalati anche frammenti ascrivibili genericamente all’età dei metalli, benché solo due di questi possano essere identificati come parti diagnostiche.

La frequentazione del sito risale alla protostoria, con possibili utilizzi durante il neolitico e, in misura minore, nel bronzo. Questa zona sembrerebbe essere stata utilizzata occasionalmente per scopi abitativi, evidenziando l’importanza del sito nell’ambito della Marsica preistorica e delle sue dinamiche insediative.

Tratto da: Serena Cosentino, Vincenzo d’Ercole, Gianfranco Mieli.

Si tratta di un profondo riparo di forma grossomodo semicircolare, con misure di circa 5 metri per 5, situato a poche decine di metri dagli ingressi della Cola I, ad una quota leggermente più alta. Questo sito fu scavato integralmente da Radmilli alla fine degli anni ’50. Durante le sue ricerche, lo studioso rinvenne oltre a pochi frammenti di ceramica medievale raccolti in superficie, un focolare di forma circolare di circa 3 metri di diametro, che occupava buona parte della cavità. Il focolare era associato a manufatti risalenti al neolitico finale, come documentato da Radmilli nel 1959.

Si segnalano anche frammenti genericamente ascrivibili all’età dei metalli, di cui solo due riconducibili a parti diagnostiche. Questo sito ha visto una frequentazione e una destinazione d’uso nella protostoria, in particolare durante il neolitico e, possibilmente, durante l’epoca del bronzo.

L’utilizzazione del riparo risulta quindi caratterizzata da una frequentazione occasionale di tipo abitativo. La scoperta di manufatti e strutture come il focolare testimonia la presenza umana in questo luogo, fornendo importanti indizi sulle pratiche di vita dei popoli che vi abitavano in epoche remote.

Queste evidenze archeologiche contribuiscono a delineare un quadro più ampio della storia della Marsica e delle sue popolazioni antiche. La ricerca di Radmilli ha messo in luce non solo l’importanza di questo riparo, ma anche il ruolo che ha avuto nei periodi di transizione culturale nella regione.

Testi di Serena Cosentino, Vincenzo d’Ercole, Gianfranco Mieli.

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Si tratta di un profondo riparo di forma grossomodo semicircolare, con misure di circa 5 metri per 5, situato a poche decine di metri dagli ingressi della Cola I, ad una quota leggermente più alta. Questo sito fu scavato integralmente da Radmilli alla fine degli anni ’50. Durante le sue ricerche, lo studioso rinvenne oltre a pochi frammenti di ceramica medievale raccolti in superficie, un focolare di forma circolare di circa 3 metri di diametro, che occupava buona parte della cavità. Il focolare era associato a manufatti risalenti al neolitico finale, come documentato da Radmilli nel 1959.

Si segnalano anche frammenti genericamente ascrivibili all’età dei metalli, di cui solo due riconducibili a parti diagnostiche. Questo sito ha visto una frequentazione e una destinazione d’uso nella protostoria, in particolare durante il neolitico e, possibilmente, durante l’epoca del bronzo.

L’utilizzazione del riparo risulta quindi caratterizzata da una frequentazione occasionale di tipo abitativo. La scoperta di manufatti e strutture come il focolare testimonia la presenza umana in questo luogo, fornendo importanti indizi sulle pratiche di vita dei popoli che vi abitavano in epoche remote.

Queste evidenze archeologiche contribuiscono a delineare un quadro più ampio della storia della Marsica e delle sue popolazioni antiche. La ricerca di Radmilli ha messo in luce non solo l’importanza di questo riparo, ma anche il ruolo che ha avuto nei periodi di transizione culturale nella regione.

Testi di Serena Cosentino, Vincenzo d’Ercole, Gianfranco Mieli.

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