Notifica
Notifica

Collelongo

Aggiungi qui il testo del titolo

Collelongo, una storia avvincente tra feudatari e misteri artistici dalla necropoli di Amplero al fascino inesplorato dei suoi monumenti.

Così chiamata (secondo una semplice supposizione, avvalorata peró dall’esistenza di un documento cassinese dell’XI secolo) dai monti circostanti detti «Longagna» (cfr. A. Di Pietro). Dalle poche fonti disponibili, risulta che Collelongo è nato abbastanza tardi, certamente non prima del X-XI secolo, dal raggruppamento degli abitanti di sette «castelli» (Bettorica, Troja, Mesula, Rocca di Acero, Castulo, Moscuso, Sclavo).

Tuttavia, la prima volta che il nome appare in un documento ufficiale è il XII secolo, quando nel «Catalogo dei Baroni» si legge: «II conte Ruggiero di Albe tiene in servizio Collelongo e Rocca di Cerri, che sono un feudo di quattro soldati». Dopo il 1268, lo stesso feudo viene assegnato da Carlo d’Angió a Giovanni Matteo, per l’aiuto che costui aveva prestato al re nella lotta contro Corradino. Verso il 1316, risulta appartenente di nuovo alla contea d’Albe; ma giá verso la seconda metá del secolo (o poco piú tardi) passa sotto il conte di Celano. Nel 1582 i Piccolomini lo vendono, peró, a Girolamo Carlucci di Magliano, la cui moglie Bartolomea, rimasta vedova e sposato in seconde nozze un Sannesi, lo porta in ereditá a questa famiglia.

Scopri Collelongo

Scopri di più nella sezione dedicata

Collelongo è un borgo di montagna della Vallelonga, a 915 metri, tra faggete e crinali al confine del Parco nazionale d’Abruzzo. Poco fuori dal paese, l’area archeologica di Amplero racconta i Marsi e l’età italica: un insediamento fortificato con acropoli e necropoli. Nel centro, la chiesa di Santa Maria Nova custodisce un organo storico del Settecento

Esplora e approfondisci su Collelongo

Collelongo

IN PRIMO PIANO

Area Archeologica Di Amplero

Scoperte archeologiche rivelano i segreti dell’antica Marsica, tra villaggi dimenticati e necropoli millenarie, nelle campagne condotte dall’Università di Pisa.

L’Età Antica

Dai neandertaliani agli italici: come un pastore ha riportato alla luce millenni di storia nascosta nella Marsica.

Chiese e monumenti

Chiesa Di Santa Maria Nuova

Scoperte archeologiche sotto la Chiesa di S. Maria Nuova rivelano secoli di storia e misteri sepolti nel cuore di Collelongo

Musei e mostre

Museo Della Civiltá Contadina E Del Lavoro Di Collelongo

Scopri nel Museo della civiltà contadina e del lavoro come gli oggetti di ogni giorno raccontano storie, tradizioni e passioni della Marsica.

Usi e costumi

Usi E Costumi Nel Comune Di Collelongo

Collelongo rivive antiche melodie nella Maintenata, un viaggio tra canti sotto le stelle che lega passato e futuro

In vetrina

Prodotti, servizi e ricettività

Tutto il feudo rimase ai Sannesi, almeno fino al 1736, quando passa in ereditá ai Pignatelli, signori di S. Demetrio nei Vestini. L’ultimo feudatario, Cesare Pignatelli, ne prende possesso nel 1752, conservando il suo feudo fino al 1806, anno cioè in cui (in seguito alla nuova legislazione francese) vengono aboliti tutti i feudi.
Villavallelonga (giá Villa di Collelongo) si stacca e diventa Comune autonomo.

CENNI ARTISTICI

Prima del terremoto il paese appariva compatto, con palazzi signorili (es., il palazzo Botticelli) e l’alta e ben squadrata torre baronale, tutta in pietra. La chiesa parrocchiale di S.Maria Nuova: cippi funerari romani, statua marmorea di S.Antonio Abate, affresco cinquecentesco e campanile edificato su resti di una torre medievale. Chiesa della Madonna del Monte: sui resti di una preesistente costruzione (forse un castello). Nelle vicinanze: necropoli italica di Amplero. Da segnalare: una Madonna del ‘200 (di arte popolare, oggi al Museo dell’Aquila); le «gambe del diavolo» (VI sec. a.C.), oggi al Museo di Chieti.

Secondo una semplice supposizione, avvalorata dall’esistenza di un documento cassinese dell’XI secolo, Collelongo trae il suo nome dai monti circostanti detti «Longagna» (cfr. A. Di Pietro). Dalle poche fonti disponibili, risulta che Collelongo sia nato abbastanza tardi, certamente non prima del X-XI secolo, dal raggruppamento degli abitanti di sette «castelli»: Bettorica, Troja, Mesula, Rocca di Acero, Castulo, Moscuso e Sclavo.

La prima menzione ufficiale del nome avviene nel XII secolo, precisamente nel «Catalogo dei Baroni», dove si legge: «Il conte Ruggiero di Albe tiene in servizio Collelongo e Rocca di Cerri, che sono un feudo di quattro soldati». Dopo il 1268, lo stesso feudo viene assegnato da Carlo d’Angió a Giovanni Matteo per l’aiuto prestato al re nella lotta contro Corradino. Verso il 1316, Collelongo risulta appartenere di nuovo alla contea d’Albe; tuttavia, poco dopo, passa sotto il conte di Cèlano.

Nel 1582, i Piccolomini vendono il feudo a Girolamo Carlucci di Magliano, la cui moglie Bartolomea, dopo essere rimasta vedova e risposatasi con un Sannesi, porta il feudo in eredità a questa famiglia. Così, la proprietà rimane ai Sannesi fino al 1736, quando passa in eredità ai Pignatelli, signori di San Demetrio nei Vestini. L’ultimo feudatario, Cesare Pignatelli, prende possesso del feudo nel 1752, mantenendolo fino al 1806, anno in cui, a seguito della nuova legislazione francese, vengono aboliti tutti i feudi. In questo contesto, Villavallelonga, già nota come Villa di Collelongo, si stacca e diventa Comune autonomo.

CENNI ARTISTICI

Prima del terremoto, Collelongo si presentava come un paese compatto, caratterizzato da palazzi signorili, come il palazzo Botticelli, e dall’alta torre baronale, ben squadrata e costruita in pietra. La chiesa parrocchiale di Santa Maria Nuova racchiudeva cippi funerari romani, una statua marmorea di San Antonio Abate, affreschi cinquecenteschi e un campanile eretto su resti di una torre medievale. La chiesa della Madonna del Monte è stata costruita sui resti di una preesistente struttura, probabilmente un castello. Nelle vicinanze, si può ammirare la necropoli italica di Amplero. Da segnalare vi sono la Madonna del ‘200, di arte popolare, oggi al Museo dell’Aquila, e le «gambe del diavolo» (VI sec. a.C.), ora al Museo di Chieti.

Tratto da: [fonte/autore].

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

Secondo una semplice supposizione, avvalorata dall’esistenza di un documento cassinese dell’XI secolo, Collelongo trae il suo nome dai monti circostanti detti «Longagna» (cfr. A. Di Pietro). Dalle poche fonti disponibili, risulta che Collelongo sia nato abbastanza tardi, certamente non prima del X-XI secolo, dal raggruppamento degli abitanti di sette «castelli»: Bettorica, Troja, Mesula, Rocca di Acero, Castulo, Moscuso e Sclavo.

La prima menzione ufficiale del nome avviene nel XII secolo, precisamente nel «Catalogo dei Baroni», dove si legge: «Il conte Ruggiero di Albe tiene in servizio Collelongo e Rocca di Cerri, che sono un feudo di quattro soldati». Dopo il 1268, lo stesso feudo viene assegnato da Carlo d’Angió a Giovanni Matteo per l’aiuto prestato al re nella lotta contro Corradino. Verso il 1316, Collelongo risulta appartenere di nuovo alla contea d’Albe; tuttavia, poco dopo, passa sotto il conte di Cèlano.

Nel 1582, i Piccolomini vendono il feudo a Girolamo Carlucci di Magliano, la cui moglie Bartolomea, dopo essere rimasta vedova e risposatasi con un Sannesi, porta il feudo in eredità a questa famiglia. Così, la proprietà rimane ai Sannesi fino al 1736, quando passa in eredità ai Pignatelli, signori di San Demetrio nei Vestini. L’ultimo feudatario, Cesare Pignatelli, prende possesso del feudo nel 1752, mantenendolo fino al 1806, anno in cui, a seguito della nuova legislazione francese, vengono aboliti tutti i feudi. In questo contesto, Villavallelonga, già nota come Villa di Collelongo, si stacca e diventa Comune autonomo.

CENNI ARTISTICI

Prima del terremoto, Collelongo si presentava come un paese compatto, caratterizzato da palazzi signorili, come il palazzo Botticelli, e dall’alta torre baronale, ben squadrata e costruita in pietra. La chiesa parrocchiale di Santa Maria Nuova racchiudeva cippi funerari romani, una statua marmorea di San Antonio Abate, affreschi cinquecenteschi e un campanile eretto su resti di una torre medievale. La chiesa della Madonna del Monte è stata costruita sui resti di una preesistente struttura, probabilmente un castello. Nelle vicinanze, si può ammirare la necropoli italica di Amplero. Da segnalare vi sono la Madonna del ‘200, di arte popolare, oggi al Museo dell’Aquila, e le «gambe del diavolo» (VI sec. a.C.), ora al Museo di Chieti.

Tratto da: [fonte/autore].

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti