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La Transumanza

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Dalle antiche vie romane ai tratturi per la transumanza: Cèlano e Fùcino al centro di un viaggio storico tra monti e pianure italiane.

L’area di Cèlano, un tempo sede dell’antica Cerfennia, è attraversata dalla Via Valeria e, nel XV secolo, dal tratturo che si estendeva da Cèlano a Foggia. Questo percorso si ricollega al fenomeno della transumanza, descritto da Michele Vocino nel suo libro “La Daunia”. I tratturi, strade erbose utilizzate per il pascolo, consentivano il trasferimento di greggi e mandrie dai monti ai pianori pugliesi a secondo delle stagioni. La storicità della transumanza è testimoniata da Terenzio Varrone nel suo “De re rustica”, il quale parlava dell’obbligo di registrare greggi e pagare tributi per i terreni attraversati.

La rete stradale dei tratturi, con una gestione sotto la “Regia Dogana di Foggia”, si caratterizzava per tre tipologie di percorsi: i tratturi, i tratturelli e i bracci. I tratturi, larghi 111 metri, erano necessari per far accedere le greggi ai pascoli del còmpito tavoliere. Le diramazioni includevano percorsi come il tratturo Foggia – L’Aquila, lungo 240 km, e il tratturo Foggia – Cèlano, significativo per il collegamento tra Abruzzo e Puglia.

I tratturi erano fondamentali per la vita economica, accogliendo anche “Riposi”, aree di sosta per il bestiame, essenziali per le lunghe traversate. Questi spazi, descritti da Italo Palasciano, erano posti strategici ricchi di erba e acqua. Con l’aumentare della transumanza, i massari cercavano di attirare i pastori offrendo loro vitto e alloggio, favorendo la fertilizzazione dei terreni in cambio di soste nei propri appezzamenti.

La vita dei pastori, composta da diverse figure gerarchiche, era rigorosamente scandita da abitudini quotidiane e programmi di alimentazione frugale. La transumanza comportava un vero e proprio “esercito” di uomini e bestie, con partenze programmate all’inizio della primavera, e soste dedicate ai culti religiosi, come il sostegno all’arcangelo San Michele. Eventi come la “Perdonanza” a L’Aquila e le soste presso santuari noti rivelano il legame tra spiritualità e attività pastorale. La costruzione di cappelle e altari lungo i percorsi mostra la devozione profonda dei pastori, fortemente attaccati alle tradizioni religiose.

Infine, il regime della “Regia Dogana” stabiliva diritti e doveri per i pastori, incentivando la pastorizia attraverso privilegi economici e esenzioni fiscali. Le greggi dovevano essere registrate, e i proprietari dovevano rispettare precise normative per l’utilizzo dei pascoli. L’afflusso di armenti abruzzesi in Puglia favorì un giro d’affari considerevole, sottolineando il ruolo cruciale della transumanza per le economie locali e la valorizzazione del territorio.

Tratto da: Italo Palasciano.

L’area dove sorgeva Cerfennia nell’epoca romana rimase ubicata fino a quando non si riunì alle dieci frazioni per formare Collis Armelis. Questa era la stessa area attraversata da Via Valeria, dove in seguito, nel secolo XV, si formò il tracciato del tratturo, che iniziava da Cèlano e arrivava fino a Foggia.

Il sorgere dei tratturi si riconnette storicamente al fenomeno già esistente della transumanza. Nel suo libro “La Daunia” (Editori Fratelli Palumbo, Roma 1951), Michele Vocino descrive la prassi della transumanza, spiegando che nei tempi antichi “attraverso i sentieri erbosi, detti tratturi, greggi e mandrie raggiungevano il Tavoliere delle Puglie”. La transumanza era un trasferimento per ragioni di pascolo di ovini e bovini dai monti al piano e viceversa, a seconda delle stagioni. Questo movimento implicava due elementi legati al luogo: l’andata dai monti e il ritorno dal Tavoliere, e due legati al tempo: l’estate trascorsa sui monti e l’inverno nella pianura pugliese.

Sin dall’età remota, l’usanza della transumanza è documentata. Terenzio Varrone, scrittore latino del primo secolo, nel suo “De re rustica” menziona l’obbligo per i proprietari di bestiame di denunziare il numero delle greggi e di pagare un tributo ai padroni del fondo attraversato. La transumanza non era limitata solo al mezzogiorno italiano, bensì comprendeva l’intera area mediterranea. La Spagna ne costituiva il centro, con pratiche che risalivano al VI e VII secolo d.C., secondo cui gli armenti percorrevano i tratturi dai Pirenei alla Mancia, all’Estremadura e al Guadalquivir.

I tratturi erano vie erbose che svolgevano un doppio compito: il pascolo e il transito del bestiame itinerante. Tra i molteplici sistemi stradali che si sono succeduti nel tempo, la sede stradale era un elemento principale: dai blocchi di pietra nelle vie consolari romane al semplice terreno polveroso e fangoso, fino alle strade e autostrade moderne. Per il pascolo e il transito delle greggi, la sede erbosa dei tratturi era la migliore. Agrimensori e geometri si occupavano di mantenere la sede pianeggiante, evitando la crescita di alberi nella zona del tratturo.

Una vera rete stradale era costituita dai tratturi, gestita da un supremo organismo sotto la supervisione della Regia Dogana di Foggia. Questa rete comprendeva tre tipi di percorsi: i tratturi, larghi 111 metri, i tratturelli, ovvero percorsi secondari meno estesi, e i “bracci”, percorsi trasversali con larghezza inferiore. I principali tratturi erano 15 e prendevano nome dai paesi e dalle località estreme. Il loro sviluppo si concentrava in pianura, dove la morfologia del terreno si prestava meglio e il bisogno di queste vie per immettere nei pascoli le greggi era maggiore.

Le quattro diramazioni maggiori includevano il tratturo del re da Foggia all’Aquila, lungo 240,527 km, e altri come il tratturo Foggia-Cèlano, il Lucera-Castel di Sangro e il Candela-Pescasseroli. Questi tratturi erano noti come “regi aragonesi”, poiché l’iniziativa proveniva dai re spagnoli aragonesi, tra cui Alfonso I d’Aragona e Ferdinando I e si basava sull’industria dei pascoli nel tavoliere.

Il tratturo Foggia-L’Aquila era considerato il tratturo regio per eccellenza, essendo il più esteso. La Regia Dogana aveva due funzioni: fiscale-tributaria e quella di tribunale per le vertenze legate alla transumanza. I tratturi, simili a parcheggi, si chiamavano “Riposi”, dove i pastori e il bestiame potevano sostare durante il lungo trasferimento. Italo Palasciano, nel suo libro “Le lunghe vie erbose”, descrive come i Riposi si estendessero in pianura, adiacenti ai tratturi e ricchi di erbe, e come avevano requisiti specifici per il benessere del bestiame.

I Riposi, ampi da tre a 56 ettari, erano situati soprattutto a Sud, in corrispondenza dello spostamento degli animali. Un esempio era il “Riposo del Saccione”, il miglior pascolo, mentre i proprietari dei terreni cercavano di indirizzare le soste delle greggi sui loro appezzamenti per fertilizzarli. L’arrivo delle pecore era celebrato con grande interesse e festeggiamenti per il personale itinerante che includeva massari, pastori, butteri e cani, tutti coinvolti in questa tradizione.

Durante il trasferimento, i pastori seguivano un calendario preciso con date fisse di sosta in vari santuari. Giuseppe Marcello junior, nel suo libro “La Transumanza”, sottolinea come la transumanza dall’Abruzzo e dal Molise al Tavoliere durasse circa 40 giorni, iniziando il 15 aprile e culminando in diverse fermate presso santuari per ricevere benedizioni. La devozione per San Michele era tale che i pastori erigevano in suo onore statue ed edicole lungo i percorsi.

I protagonisti della transumanza, non sempre con vita facile, erano classificati in diverse categorie come massari, pastori, pastoricchi e casari. Le loro attività quotidiane ruotavano attorno alla custodia del gregge, alla mungitura e alla preparazione dei pasti, la cui dieta era semplice e in gran parte basata su pane e latticini. Il bagaglio per i lunghi tragitti era ridotto al minimo, comprendente solo gli oggetti essenziali.

Infine, la Regia Dogana svolgeva un ruolo cruciale nella gestione della transumanza, imponendo obblighi e privilegi ai “locati”, ossia coloro che affittavano pascoli in Puglia. Era obbligatorio per i proprietari mandare i propri animali a svernare e le normative garantivano loro vantaggi notevoli come l’esenzione dal pagamento di tasse di passaggio e l’accesso a prezzi agevolati per il sale.

Tratto da: don Francesco Prosia.

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L’area dove sorgeva Cerfennia nell’epoca romana rimase ubicata fino a quando non si riunì alle dieci frazioni per formare Collis Armelis. Questa era la stessa area attraversata da Via Valeria, dove in seguito, nel secolo XV, si formò il tracciato del tratturo, che iniziava da Cèlano e arrivava fino a Foggia.

Il sorgere dei tratturi si riconnette storicamente al fenomeno già esistente della transumanza. Nel suo libro “La Daunia” (Editori Fratelli Palumbo, Roma 1951), Michele Vocino descrive la prassi della transumanza, spiegando che nei tempi antichi “attraverso i sentieri erbosi, detti tratturi, greggi e mandrie raggiungevano il Tavoliere delle Puglie”. La transumanza era un trasferimento per ragioni di pascolo di ovini e bovini dai monti al piano e viceversa, a seconda delle stagioni. Questo movimento implicava due elementi legati al luogo: l’andata dai monti e il ritorno dal Tavoliere, e due legati al tempo: l’estate trascorsa sui monti e l’inverno nella pianura pugliese.

Sin dall’età remota, l’usanza della transumanza è documentata. Terenzio Varrone, scrittore latino del primo secolo, nel suo “De re rustica” menziona l’obbligo per i proprietari di bestiame di denunziare il numero delle greggi e di pagare un tributo ai padroni del fondo attraversato. La transumanza non era limitata solo al mezzogiorno italiano, bensì comprendeva l’intera area mediterranea. La Spagna ne costituiva il centro, con pratiche che risalivano al VI e VII secolo d.C., secondo cui gli armenti percorrevano i tratturi dai Pirenei alla Mancia, all’Estremadura e al Guadalquivir.

I tratturi erano vie erbose che svolgevano un doppio compito: il pascolo e il transito del bestiame itinerante. Tra i molteplici sistemi stradali che si sono succeduti nel tempo, la sede stradale era un elemento principale: dai blocchi di pietra nelle vie consolari romane al semplice terreno polveroso e fangoso, fino alle strade e autostrade moderne. Per il pascolo e il transito delle greggi, la sede erbosa dei tratturi era la migliore. Agrimensori e geometri si occupavano di mantenere la sede pianeggiante, evitando la crescita di alberi nella zona del tratturo.

Una vera rete stradale era costituita dai tratturi, gestita da un supremo organismo sotto la supervisione della Regia Dogana di Foggia. Questa rete comprendeva tre tipi di percorsi: i tratturi, larghi 111 metri, i tratturelli, ovvero percorsi secondari meno estesi, e i “bracci”, percorsi trasversali con larghezza inferiore. I principali tratturi erano 15 e prendevano nome dai paesi e dalle località estreme. Il loro sviluppo si concentrava in pianura, dove la morfologia del terreno si prestava meglio e il bisogno di queste vie per immettere nei pascoli le greggi era maggiore.

Le quattro diramazioni maggiori includevano il tratturo del re da Foggia all’Aquila, lungo 240,527 km, e altri come il tratturo Foggia-Cèlano, il Lucera-Castel di Sangro e il Candela-Pescasseroli. Questi tratturi erano noti come “regi aragonesi”, poiché l’iniziativa proveniva dai re spagnoli aragonesi, tra cui Alfonso I d’Aragona e Ferdinando I e si basava sull’industria dei pascoli nel tavoliere.

Il tratturo Foggia-L’Aquila era considerato il tratturo regio per eccellenza, essendo il più esteso. La Regia Dogana aveva due funzioni: fiscale-tributaria e quella di tribunale per le vertenze legate alla transumanza. I tratturi, simili a parcheggi, si chiamavano “Riposi”, dove i pastori e il bestiame potevano sostare durante il lungo trasferimento. Italo Palasciano, nel suo libro “Le lunghe vie erbose”, descrive come i Riposi si estendessero in pianura, adiacenti ai tratturi e ricchi di erbe, e come avevano requisiti specifici per il benessere del bestiame.

I Riposi, ampi da tre a 56 ettari, erano situati soprattutto a Sud, in corrispondenza dello spostamento degli animali. Un esempio era il “Riposo del Saccione”, il miglior pascolo, mentre i proprietari dei terreni cercavano di indirizzare le soste delle greggi sui loro appezzamenti per fertilizzarli. L’arrivo delle pecore era celebrato con grande interesse e festeggiamenti per il personale itinerante che includeva massari, pastori, butteri e cani, tutti coinvolti in questa tradizione.

Durante il trasferimento, i pastori seguivano un calendario preciso con date fisse di sosta in vari santuari. Giuseppe Marcello junior, nel suo libro “La Transumanza”, sottolinea come la transumanza dall’Abruzzo e dal Molise al Tavoliere durasse circa 40 giorni, iniziando il 15 aprile e culminando in diverse fermate presso santuari per ricevere benedizioni. La devozione per San Michele era tale che i pastori erigevano in suo onore statue ed edicole lungo i percorsi.

I protagonisti della transumanza, non sempre con vita facile, erano classificati in diverse categorie come massari, pastori, pastoricchi e casari. Le loro attività quotidiane ruotavano attorno alla custodia del gregge, alla mungitura e alla preparazione dei pasti, la cui dieta era semplice e in gran parte basata su pane e latticini. Il bagaglio per i lunghi tragitti era ridotto al minimo, comprendente solo gli oggetti essenziali.

Infine, la Regia Dogana svolgeva un ruolo cruciale nella gestione della transumanza, imponendo obblighi e privilegi ai “locati”, ossia coloro che affittavano pascoli in Puglia. Era obbligatorio per i proprietari mandare i propri animali a svernare e le normative garantivano loro vantaggi notevoli come l’esenzione dal pagamento di tasse di passaggio e l’accesso a prezzi agevolati per il sale.

Tratto da: don Francesco Prosia.

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