Prima di introdurre le testimonianze che documentano il popolamento nel periodo romano e altomedioevale, è opportuno esporre le conoscenze indispensabili per situare geograficamente e comprendere etimologicamente lo spazio e il tempo, contro i quali si attestano i fatti storici e le vicende umane che stiamo per descrivere. Il paragrafo iniziale evidenzia gli elementi fisici e geologici che hanno influito sulla vita del luogo e li presenta come dati ineliminabili nell’interpretazione dei documenti e delle testimonianze. Inoltre, una panoramica dei toponimi e di qualche termine in vernacolo offre lo stimolo per una spiegazione che spesso rimanda ai caratteri dell’ambiente e alle tradizioni popolari.
Sulla base di tali conoscenze si avvia la disamina del popolamento della Vallelonga nell’Età romana e si conduce l’esame dei relativi reperti archeologici. Le testimonianze ritrovate hanno un significativo interesse culturale e un indubbio valore storico; in particolare, emerge il ruolo degli Afarsi nel dare le origini antiche alle popolazioni di questo territorio e la natura dei zici, che sono i caratteristici insediamenti dell’Età romana. A seguito delle prime invasioni dei barbari, le genti sono costrette a rifugiarsi in siti di alta montagna, dove devono edificare i castelli Marsi per difesa e riparo dalle scorrerie e dai saccheggi.
Questi castelli documentano le formazioni che hanno dato origine alla riunione delle genti in abitati più comodi, edificati nei centri storici degli attuali agglomerati. In tale quadro si colloca la Rocca di Cerro, costituitasi intorno al Mille con gli abitanti provenienti dalla Rocca d’Acero e qualificatasi come nucleo originario dell’abitato poi denominato Villa Collelongo e infine designato con l’attuale nome di Villavallelonga. Questi sviluppi di grande originalità vengono descritti nei successivi capitoli, ma il paragrafo che qui si presenta ricostruisce l’identità della Rocca di Cerro medioevale, riferendole lo spazio storico e geografico occupato nel corso della sua esistenza.
Dapprima si rilevano le principali fonti della storia civile che ne fissano i lineamenti essenziali nel contesto della più ampia organizzazione amministrativa e feudale del Regno di Napoli. Poi si evidenziano le prime fondazioni ecclesiali e le prime documentazioni relative al funzionamento e all’attività delle istituzioni religiose che si inseriscono nel quadro organizzativo della S. Sede e del Monachesimo. Sia il profilo civile sia quello religioso identificano la Rocca di Cerro, nucleo originario di Villavallelonga, e risolvono il pregiudizievole caso di omonimia medioevale che nel corso dei secoli l’ha destinata a confondersi con l’altra Rocca di Cerro, ubicata nei pressi di Tagliacozzo.
Al margine sinistro dell’ampia Valle del torrente Rosa, che scende dal Parco Nazionale d’Abruzzo e si immette nella piana del Fùcino, sorge Villavallelonga a 1005 metri sul livello del mare, con un territorio di 7344 ettari. Ha confini fisici ben definiti e occupa la parte sud-orientale della Marsica, che, nell’attuale ordinamento, non costituisce un’unità amministrativa, ma resta uno dei nomi etnici più caratteristici e persistenti dell’Abruzzo. I caratteri della popolazione e il ruolo giocato nelle vicende storiche hanno una profonda connessione con la situazione geografica e ambientale, che fin dall’origine non ha mancato di esercitare fortissime influenze di natura economica, religiosa, culturale e sociale.
Nella descrizione della particolare ubicazione, sembra preferibile seguire un criterio di riferimento alle fonti storicamente attestate. Il Febonio nella Storia degli Afarsi, pubblicata in latino nel 1678, dopo la descrizione fisica dell’accesso alla Valle Roveto, indica le caratteristiche della Vallelonga. L’autore marsicano afferma che la Valle Roveto « è divisa per tutta la lunghezza da una Valle (longa), la quale, traendo origine dalla parte orientale dove il sole si alza d’inverno, ha su di sé dei monti assai estesi che, partendo dalla stretta gola dell’Aceretta, dividono i Marsi dai Volsci al di sopra della Valle di Collelongo; ma, quando la Valle discende, si allarga con pari distanza, assumendo una forma triangolare allungata, se dall’angolo più alto si volge lo sguardo alla base che si estende da Trasacco alla Valle di Candelecchia». Nella descrizione dei torrenti, alimentati dallo sciogliersi delle nevi, il Febonio segnala particolarmente il Carnello, ora fossato di Rosa, che bagna la Vallelonga e inonda il piano tra Luco e Trasacco, in contrada denominata Cornello.
Per quanto riguarda le acque sorgenti, l’abate trasaccano rileva numerose voragini d’accesso formatesi in seguito al terremoto del 1655, che avrebbe provocato lo sconvolgimento del terreno. Al riguardo precisa che la fuoriuscita delle acque nella Valle di Arciprete è provocata dalle acque del fiume Cornelium, le quali scorrono attraverso condotti sotterranei posti nella cavità dei monti. Inoltre, in una piccola voragine presso l’Aceretta, le acque gorgogliano e se ne sente anche lo scorrimento sotterraneo, ma nei pressi di Amplero, dopo il Monte Carbonaro e prima delle Cerreta, queste acque fuoriescono e vengono allontanate con preghiere al fine di evitare i dannosi allagamenti delle terre coltivate.
I fattori del forte condizionamento che si riscontra negli abitanti del luogo si rintracciano nelle caratteristiche fisiche del territorio, oltre, naturalmente, alle condizioni del plurisecolare servaggio feudale. Infatti, il territorio si trova ubicato nell’Appennino centrale, in luogo naturalmente montuoso e militarmente fortificabile. La posizione geografica risulta conchiusa dalle estreme propaggini di due lunghe catene montuose, ardue ed impervie, le quali, divergendo, delimitano la Vallelonga, sbarrandola su tre fronti: a sud-ovest con la Serra Lunga, Monte Breccioso, Monte Cornacchia e Tre Confini; a sud-est, punto di incontro delle due catene, con l’Aceretta e Monte delle Vitelle; a nord-est, con Monte Marcolano, Monte Maiuri, Monte Fontecchia e Punta Ara dei Merli.
La particolare configurazione geografica della Vallelonga, pur trovandosi nell’Appennino centrale, permette di dirimere le acque pluviali tanto per l’Adriatico, con il bacino del Sangro a nord-est, quanto per il Tirreno con il bacino del Liri a nord-ovest e sui versanti interni. Dal punto di vista geologico, i corrugamenti montuosi sono stati determinati da uno scontro titanico di masse. Nella fase di compressione, seguita allo scontro titanico, sono sorte alcune scaglie etrusche come il Colle Quaresima, sul quale è stato edificato l’abitato di Villavallelonga e il Colle Pardo, la cui scaglia è tagliata trasversalmente prima di giungere ai Prati di Angro.
Fra la Valle Roveto, la Vallelonga, la Valle del Giovenco e la Valle del Sagittario si sono avuti quattro piani di frattura passanti lungo le dette valli, a seguito delle azioni orogenetiche sulle potentissime pile di strati calcarei che hanno offerto grande resistenza ai piegamenti. In particolare, la linea di frattura della Vallelonga si desume dal fatto che, mentre lungo le falde dei monti che si innalzano sulla sponda destra affiorano i calcari a Toucasia, nelle falde dei monti che stanno sull’opposta sponda affiorano soltanto i superiori calcari a rudiste. Ciò genera un fenomeno geologico, che si osserva con il rialzamento di un terreno più antico rispetto a un altro più recente.
L’orografia attuale, formatasi in varie glaciazioni e con l’apporto di fenomeni sismici e vulcanici, presenta bellissimi circhi glaciali nella parte superiore delle creste. Questi paesaggi glaciali sono meglio conservati sul Monte Marcolano, una cima caratterizzata da una serie di circhi glaciali con alla base cordoni morenici non eccessivamente sviluppati e in gran parte coperti di vegetazione. Sul versante opposto sono visibili i circhi semplici della Cresta Balzo di Giotto–Monte Serrone, della Cresta Balzo Tre Confini e del Rifugio di Jorio, che delimitano la Valle Cèlano, Portella e Valcallano.
Nella Vallelonga è dato di osservare numerosi ciottoli, la cui conformazione ha subito e subisce il modellamento delle acque scorrenti che li rotolano e li dilavano nei corsi torrentizi. Il regime delle acque ha così cooperato alla demolizione dei rilievi ed è stato caratterizzato da due periodi di piena: uno assai marcato e spesso rovinoso verso la fine dell’inverno, in coincidenza con le precipitazioni della primavera e con lo sciogliersi delle nevi; l’altro, meno accentuato, dal novembre al dicembre. Le zone più sottoposte a questi modellamenti sono anche le più ricche di fossili, specialmente di piante e di animali, che sono rimasti sepolti in strati terrestri anteriori all’attuale periodo geologico.
Al pari degli elementi di natura geologica, anche la toponomastica locale si rivela carica di una varietà di significati. I nomi hanno le origini più diverse e alcuni termini sono evidenti residui pre-romani: le cannavine da cannabis (terra fertile per ortaggi), le moscosa da musculus (boscoso con passaggio dialettale da b a m), il campo da campus (terra coltivata a grano), le roscie da roscius, le capezze da capitius. Molti termini sono legati all’azione delle acque, come i terreni posti lungo il fossato di Rosa; le Revara e le Revarelle indicano terre soggette alle piene torrentizie; la Rena (anticamente la renara) indica il terreno sullo spanda di un fiume; il Trabucche segnala buche fori per un avvallamento di un alveo o per corrosione delle acque.
Infine, la toponomastica di Villavallelonga è arricchita da denominazioni legate alla flora locale e alla fauna, come la Rocca di Cerro che ha tratto la propria qualificazione da un magnifico esemplare di Cerro e il Coppo dell’Orso, che rimanda all’antica esistenza di gattopardi. Altre indicazioni storiche, come i Tre Confini, hanno segnato per secoli il punto di incontro dell’Abruzzo Ulteriore, dell’Abruzzo Citeriore e della Terra di Lavoro, le tre province del Regno di Napoli. La Fènza è legata al plurisecolare servaggio feudale, mentre le Morge del Monaco testimoniano l’influenza benedettina in questo territorio.
Riferimento autore: “Storia di Villavallelonga” (Testi del prof. Leucio Palozzi).