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Il Risorgimento Ed Il Brigantaggio

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Rivoluzioni, brigantaggio e aspirazioni di libertà: come gli eventi del XVIII secolo hanno forgiato l’irriducibile spirito della Marsica.

Il XVIII secolo segna per la Marsica una fase di cambiamenti significativi, dettati da eventi storici che plasmarono mentalità e comportamenti sociali. Dopo la rivoluzione napoletana del 1799, il Regno di Napoli cadde sotto il controllo francese, che abolì i vincoli feudali nel 1806, creando le basi per uno spirito risorgimentale. La liberazione dai despoti e dagli stranieri divenne un obiettivo dei carbonari, un gruppo ispirato agli ideali massonici e con origini nei monti abruzzesi. A Villavallelonga, due noti membri, Cirillo Cocuzzi e Vittoriano Serafini, sfuggirono a una cattura da parte delle guardie francesi, dando vita a un fervore costituzionalista che si sviluppò già a partire dal 1810.

La prima coordinata sollevazione dell’Abruzzo avvenne nell’estate del 1814, con la cattura di Cirillo Cocuzzi nei pressi de L’Aquila. Tuttavia, il prigioniero riuscì a fuggire, ripetendo un comportamento audace nei confronti delle autorità. Dopo di lui, la speranza di libertà si diffuse nel meridione, portando alla richiesta di una democratizzazione delle amministrazioni locali e all’abolizione di tasse onerose. I moti del 1820-21 e anni successivi furono segnati dalla lotta per i diritti civili in un contesto di crescente repressione da parte del governo, che tentava di soffocare le voci dissenzienti.

Nel 1848, la prima guerra di indipendenza vide il coinvolgimento dei soldati della Marsica, tra cui alcuni villavallelonghesi. La partecipazione a tale conflitto è testimoniata da un Prestito Spontaneo Nazionale, contribuendo alla causa dell’unità nazionale. Tuttavia, la proclamazione del Regno d’Italia portò a un periodo di caos e paura, manifestatosi nel fenomeno del brigantaggio, che colpì duramente le popolazioni locali. Villavallelonga, come molte aree del Fùcino, subì l’assalto di bande di briganti, costringendo i residenti a vivere nel terrore di rapine e violenze.

Personaggi come Chiavone e Vincenzo Mattei guidarono bande che devastarono i paesi della Marsica. I briganti si servirono delle fitti boschi e delle impervie montagne della Vallelonga come rifugio, causando conflitti tra le autorità e i malviventi. Nel 1861, le operazioni militari culminarono in un’intensa azione repressiva contro queste bande, ma molti briganti riuscirono a fuggire. L’isolamento geografico della Vallelonga divenne così simbolico, testimoniando una lotta per la sopravvivenza e un desiderio di libertà, che caratterizzarono la vita locale attraverso storie di coraggio e resistenza.

Questi eventi storici, dall’epoca risorgimentale alle esperienze brigantesche, plasmarono indissolubilmente l’identità di Villavallelonga. La memoria collettiva di tali vicende è ancora viva, trasmessa attraverso storie orali e tradizioni, evidenziando un passato intriso di sfide e aspirazioni di libertà.

Riferimento autore: Storia di Villavallelonga, Testi del prof. Leucio Palozzi.

Tratto dal libro “Storia di Villavallelonga” (Testi del prof. Leucio Palozzi)

Il XVIII secolo si caratterizzò per la distribuzione e la scoperta di nuove risorse economiche. Tuttavia, eventi storici ebbero un rilievo fondamentale nel cambiare la mentalità della popolazione, tanto sul piano sociale con la partecipazione al Risorgimento nazionale, quanto sul piano personale con le vicende legate al brigantaggio. Dopo la rivoluzione napoletana del 1799, i francesi si impadronirono del Regno di Napoli, spodestando la dinastia borbonica. Nel 1806, furono emanate importanti leggi che liberarono le terre dai vincoli feudali, favorendo così la formazione di uno spirito costituzionale e risorgimentale.

In questo contesto, la liberazione dai despoti e dagli stranieri si faceva strada. Si cominciò a dire che era necessario “pulire le bestie dai lupi”. A tal fine, ci si doveva organizzare in vendite (associazioni), composte dai cugini (soci aderenti) e dislocate in una porzione di territorio denominata “foresta”. I cugini, noti come carbonari per la loro ispirazione massonica e probabile origine nei monti abruzzesi, avevano l’obiettivo principale di ottenere la concessione della carta costituzionale. Il re borbone, spodestato dai francesi, mostrava un atteggiamento apparentemente aperto nei confronti dei carbonari, mentre Gioacchino Murat si rifiutava ostinatamente di discutere. Così, si organizzarono i primi incerti passi della Carboneria, attiva dal 1810, con le persecuzioni da parte del governo francese che divennero sempre più numerose e violente.

Una di queste repressioni avvenne a Villavallelonga, dove le guardie francesi arrestarono due noti cugini locali: Cirillo Cocuzzi e Vittoriano Serafini. I due, tuttavia, non si intimorirono e, quasi giocando a nascondino tra le case, riuscirono a sorprendere alcuni soldati e a fuggire tra le montagne, rifugiandosi in nascondigli segreti fino alla partenza delle forze militari. Questo episodio attesta un iniziale focolaio del movimento costituzionalista già dal 1810, sollecitando la formazione di una vendita composta da 16 aderenti.

I soci di Villavallelonga ebbero una funzione di rinforzo e furono aggregati alla più numerosa vendita di Collelongo, denominata “I figli di Socrate”, di cui fu gran maestro Vincenzo Floridi, con 35 aderenti. Analoga funzione venne svolta nei confronti della vendita di Trasacco, nota come “Li forti del monte Carbonaro”, che contava 71 aderenti e il cui gran maestro era Egidio Calabrese.

Dopo alcuni anni di sporadiche azioni, si giunse alla prima coordinata sollevazione dell’Abruzzo. Nell’estate del 1814, seguirono larghe battute e molti carbonari finirono nelle mani dei militi regi, compreso il già noto Cirillo Cocuzzi, sorpreso nelle vicinanze de L’Aquila. Cocuzzi, un uomo tarchiato ma agile, riuscì a liberarsi dalla cattura spezzando le funi che lo legavano e scappando via. Da quel momento, continuò a sfuggire alle autorità, diventando una figura simbolo della lotta per la libertà.

Cocuzzi si spegnerà a Villavallelonga nel 1856, all’età di 81 anni. La scia del moto abruzzese del 1814 alimentò la speranza di libertà in tutto il meridione, portando alla richiesta di democratizzazione delle amministrazioni locali. Iniziò a farsi strada la prospettiva repubblicana e federalista, con la speranza di una equa distribuzione delle terre e la riduzione delle tasse. Le movimentazioni del 1820-21 e dei successivi anni furono organizzate con tali motivazioni, segnando un periodo di grande convulsione sociale.

Nel 1848, scoppiò la prima guerra di indipendenza. Il 7° battaglione di fanteria e il 10° Reale Abruzzo furono chiamati a combattere in Lombardia, mentre molti cittadini di Villavallelonga, come Francesco Lippa, Angela Bianchi, Leonardo Coccia e Nicolangelo Coia, contribuirono al Prestito Spontaneo Nazionale. Tali atti segnarono la partecipazione delle comunità locali alle necessità nazionali.

Con la proclamazione del Regno d’Italia e il crollo di Napoli, si chiuse un capitolo della storia italiana, mentre un nuovo periodo di disordine e di sgomento si delineava, noto come brigantaggio. La popolazione di Villavallelonga fu testimone di episodi briganteschi, dove spesso veniva costretta a fornire provviste ai briganti, un comportamento che non poteva essere confuso con atteggiamenti di connivenza.

I banditi si annidavano nei boschi dell’Vallelonga e, da rifugi sicuri, terrorizzavano la popolazione. Episodi del brigante Chiavone, al secolo Luigi Alonzi, segnarono la vita locale nel luglio 1860, quando, dopo aver saccheggiato alcune case a S. Vincenzo, si diresse verso Villavallelonga. Anche la banda di Vincenzo Afattei, composta da 30 briganti, compì azioni di scorreria nella Marsica, confluendo infine nella più nota banda Chiavone.

Il 19 agosto 1861, la banda di Mattei giunse a Villavallelonga, portando via bottino e denaro dalla casa pubblica. Le autorità reagirono e molti briganti vennero catturati e fucilati, tra cui alcuni nativi di Villavallelonga, come Gianunzio Bianchi, Giovannantonio Cocuzzi e Valerio Lippa, fucilati il 5 settembre dello stesso anno. Sulla dorsale dei monti, operò anche la banda Capoccia, che si aggiunse a quelle già citate.

Le azioni brigantesche si protrassero per più di otto anni, con il Borbone che continuava a incoraggiarle con promesse e finanze. Nel 1870, la situazione si stabilizzò, portando a un periodo di pacificazione sociale e progresso civile sotto l’unità di una stessa Patria. Alcune contrade di Villavallelonga traggono nome da questi eventi briganteschi, come la fratta del brigante, che rappresentava un ottimo punto di osservazione per evitare sorprese.

Nel profonde Vallone del Tasseto si trova la grotta del tesoro. La tradizione orale ha mantenuto vive memorie legate a briganti e bottini non rinvenuti, come nel caso del masso dell’uvu spinu, ridotto in frantumi da chi cercava di trovare il tesoro nascosto. La popolazione ha subito il brigantaggio, vivendo con il terrore dei ricatti e dei sequestri. Diverse esperienze testimoniano che, nonostante gli orrori vissuti, la comunità è riuscita a ricostruire la propria identità nel contesto di conflitti storici e cambiamenti socio-politici.

Riferimento autore: Leucio Palozzi.

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