Il Messaggero, nelle Cronache degli Abruzzi del 4 settembre 1963, pubblica la storia di un personaggio di Carsoli che ben figura tra i ‘bravi’ di manzoniana memoria. L’autore si firma con uno pseudonimo: Historic. I fatti raccontati rimangono leggendari, poiché fino ad ora non ci sono fonti per verificarli.
Alla storia carseolana appartiene un leggendario personaggio: Giovan Festa. La sua figura è dimensionata dalla leggenda e dalla voce popolare tramandata di generazione in generazione. Questo articolo si propone di chiarire la posizione del personaggio, le sue origini e le azioni che gli procurarono la fama di tiranno locale nel XVII secolo, epoca in cui nelle contrade italiane erano già tramontate le forme più assolutistiche del potere feudale. Il dispotismo di Giovan Festa fu una sopravvivenza eccezionale, pur non avendo carattere e portata storica di interesse nazionale. Contrariamente a quanto si crede, Giovan Festa non apparteneva al casato dei conti De Leoni.
I De Leoni, antichissima famiglia nobile romana, la cui genealogia è conosciuta fin dall’anno 890 d.C., ricevettero nel 1469 dal re Ferdinando di Aragona la signoria di Luppa e di Val dé Varri, territori che comprendevano larga parte di Carsoli e Tagliacozzo. Nel XVII secolo, essi possedevano un vasto feudo che si estendeva dal Cicolano fino a Subiaco. Intorno al 1550, i membri della famiglia erano suddivisi nelle principali località del territorio feudale. A Carsoli era presente il conte Giovanni Battista De Leoni, noto per le sue capacità di condottiero e comandante delle milizie dei principi Colonna, alle quali aveva affiancato le proprie nel conflitto contro gli Orsini.
In questo contesto, il casato dei Festa, cognome di origine spagnola, si inserì nella storia carseolana. Lelio Festa, soldato di ventura spagnolo, si mise al servizio del conte Giovanni Battista De Leoni, diventando uno dei principali aiutanti nel comando delle truppe mercenarie. Giovanni Battista De Leoni, non essendo coniugato, fece sposare Lelio Festa con la propria sorella Sulpizia e, tramite un atto testamentario del 1588, impose a Lelio di aggiungere al proprio cognome quello di De Leoni.
Con tale atto si creava il ramo dei Festa-De Leoni, che ricevette in gestione i territori del Carseolano. Era stabilito, però, che se tale ramo si estinguesse, la conduzione del feudo sarebbe ricaduta sul ramo principale dei De Leoni. Da Lelio Festa e Sulpizia De Leoni nacque Andrea Festa-De Leoni, padre del famoso Giovan Festa. Questi sposò Maria Nitoglia di Oricola ma non ebbe figli. Maria apparteneva a una nota famiglia e portò una dote sostanziosa che Giovan Festa non poté integralmente utilizzare, poiché si oppose a talune norme testamentarie, insorgendo con i parenti acquisiti.
Alla morte del padre di Maria Nitoglia, Giovan Festa si trovò di fronte a ostacoli nel territorio oricolano, dovuti al cognato Benedetto Curzio Nitoglia. Nel giugno del 1685, mentre Benedetto si dirigeva verso Pereto, fu ambuscato e ucciso. Con l’assassinio di Benedetto Curzio Nitoglia, Giovan Festa poté entrare in possesso delle proprietà assegnate alla moglie.
Il conte Giovan Gregorio De Leoni, informato dell’accaduto, controllò le azioni di Giovan Festa attraverso i suoi informatori. Giovan Gregorio De Leoni era in buoni rapporti con i Nitoglia, avversando gli Orsini per questioni fiscali riguardanti Oricola. L’anno 1686 vide la prima sollevazione carseolana contro il dispotismo di Giovan Festa, guidata da un discendente dei Malatesta di Rimini, che si era rifugiato in Carsoli. I Malatesta godevano della protezione dei conti De Leoni, che concessero loro di abitare un palazzetto cinquecentesco.
La sommossa, che prevedeva un assalto al palazzo di Giovan Festa, coinvolse circa cinquanta persone, ma l’accanita resistenza del corpo di guardia arrestò gli assalitori. I ribelli furono catturati e mostrati appesi nelle mura di cinta per tre giorni. Alla fine, i sopravvissuti furono esportati e si ritiene fossero tutti uccisi. Unico scampato fu Malatesta, che tornò a Roma e informò Giovan Gregorio De Leoni.
Dopo la sommossa, il potere di Giovan Festa raggiunse il culmine, segnalato da una serie di omicidi di avversari. Tra 1686 e 1689, la sua azione volta a impossessarsi di Oricola si fece più evidente, con l’assistenza riservata della casa Orsini. Giovan Festa venne così osservato dai Colonna e dal conte Giovan Gregorio De Leoni. L’anno 1690 segnò la fine della tirannia di Giovan Festa e la scomparsa del ramo Festa-De Leoni.
Mercenari degli Orsini, insieme a elementi disertori, penetrarono nell’altopiano del Cavaliere, intraprendendo scorribande ma senza disturbare Carsoli. Giovan Festa non predispose difese e non informò il conte Giovan Gregorio De Leoni, che apprese la situazione tramite informatori. Il conte riunì le proprie forze, ottenendo rinforzi dai Colonna, e tese un’imboscata alle bande orsine nella vallata sottostante l’attuale chiesetta della Madonna di San Vincenzo, dispersandole e massacrandole.
Al termine dello scontro, Giovan Gregorio De Leoni entrò a Carsoli, accolto con riguardi da Giovan Festa, che gli elogiò l’epilogo della battaglia. Tuttavia, il conte, accusandolo di connivenza con gli Orsini, lo colpì a morte. L’episodio avvenne sotto l’arco di Sbarrino, che chiudeva la cinta del borgo medievale ed è ancora visibile oggi.
Tratto da: Il Messaggero.