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Itinerari Archeologici Nella Marsica (Marruvium Ed Anxa)

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Scopri i segreti di Marruvium e Anxa, due antiche città marsicane dove storia e archeologia si intrecciano tra rovine e leggende.

Marruvium, identificata con l’antica città di San Benedetto dei Marsi, è considerata la capitale dei Marsi. Il nome “Marsos Marruvium” emerge da due lapidi ritrovate nella zona, che testimoniano il suo status di municipio amministrato da magistrati. Già nel VI secolo, il sito risultava ignoto, ma ricerche moderne non hanno escluso che risiedesse nei pressi del lago. Il Febonio attribuì erroneamente le iscrizioni a Valeria, ma questa non era altro che Marruvium. A partire dai primi secoli dell’era cristiana, la città assunse il nome di Provincia dei Marsi, dando spazio a sei conti, non ereditari. Nel IV secolo, Marruvium era ancora un centro fiorente, citato come tappa sulla via che collega la Valle dell’Aterno al Fùcino. La città divenne sede vescovile e rimase notevole anche dopo il crollo delle antiche città vescovili, da cui rimangono solo sparse abitazioni e resti, tra cui la Cattedrale di San Sabina e la residenza di Bonifacio IV, papa dal 608 al 615, che trasformò la sua abitazione in un monastero benedettino.

Anxa, nota anche come Angitia, conserva i resti delle mura risalenti al IV secolo a.C., costruite con grandi blocchi poligonali. Questi resti, visibili in particolare sotto il “Casotto di Lustro” e nel Cimitero, includono la ben conservata “Porta del Cimitero”. Il recinto murario di Angizia, insieme ad Alba Fucens, è tra i migliori esempi di architettura difensiva italica in Abruzzo. Gli scavi diretti dalla dott.ssa Adele Campanelli hanno rivelato abitazioni artigianali e un grande tempio italico-romano a due celle in località “Il Tesoro”. La città, estesa su circa 30 ettari, era protetta da una cinta muraria lunga circa 2.400 metri, con cinque porte e una posterla, configurandosi come un centro urbano perfettamente integrato con l’ambiente circostante del Fùcino.

La disposizione topografica di Anxa presenta elementi di ascendenza ellenistica, con terrazze longitudinali che scendono verso il lago. Al di là delle mura, si trovava un porto ben strutturato, un’importante infrastruttura per il commercio e il collegamento con le acque circostanti. Un santuario dedicato al dio Fùcino sorgeva su un poggio roccioso, contribuendo a definire l’area come un’importante località di culto. La rappresentazione artistica della città ci è fornita da un frammento di altorilievo della Collezione Torlonia, che mostra un impianto urbano articolato su un pendio scosceso, elementi che ne indicano la funzione strategica e culturale nel contesto della Marsica.

Tratto da: [fonte/autore].

Marruvium è ritenuta l’antica città che sorgeva a San Benedetto dei Marsi, considerata da Silio Italico come la capitale dei Marsi. Il nome esatto della città era “Marsos Marruvium”, come risulta da due lapidi rinvenute a San Benedetto dei Marsi, rese note dal Febonio. Altre iscrizioni attestano il suo status posteriore di municipio, amministrato da quadrunviri iure dicundo o quinquennali. Sin dal 600 d.C., il sito della città era ignoto, anche se si presumeva fosse situato nella zona del lago. Febonio trovò una lapide a San Benedetto e ritenne fosse stata trasportata da un’altra località, attribuendola erroneamente alla fantomatica città di Valeria, che in realtà era Marruvio. Questo nome fu dato dai romani a causa della strada che la attraversava, prendendo spunto da un console straniero. Nei primi secoli dell’era cristiana, la città fu designata come il “Paese” o “Provincia dei Marsi” o “Marsia”, dal nome della popolazione più conosciuta nell’antichità classica. Sei conti di stirpi diverse furono signori di questo ampio territorio, a titolo personale e non ereditario. La città di Marruvio era fiorente nel IV secolo, essendo menzionata lungo la strada che dalla Valle dell’Aterno conduceva al Fùcino, situata tra Albe e Collarmele. Non sarebbe stata sede del vescovo dei Marsi se non avesse avuto un’importanza strategica nell’era cristiana, come dimostrano i resti archeologici ritrovati. A Marruvio, ora ridotta a poche abitazioni sparse tra i campi, nacque Bonifacio IV, papa dal 608 al 615. Egli trasformò la sua abitazione in un monastero benedettino, con la chiesa successivamente nota come S. Benedetto “in civitate”, attorno alla quale si formò un nuovo abitato. Passando ad Anxa, nota anche come Angitia, la recinzione muraria di questa città fu realizzata nel IV secolo a.C. utilizzando grandi blocchi poligonali di calcare locale. Resti di questa struttura sono ancora visibili sotto il Casotto di Lustro (Casa Cantoniera di Torlonia) lungo la Via Circonfucense, situata sull’altura del Monte Penna. Sotto il cimitero si trova la “Porta del Cimitero”, l’unico ingresso ben conservato della città antica, composto da due ali rientranti di muro, utilizzato per la difesa. Il recinto murario di Angizia, insieme a quello di Alba Fucens, è considerato uno dei più antichi esempi di architettura difensiva italica in Abruzzo. Attuali scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo, sotto la direzione della dott.ssa Adele Campanelli, hanno riportato alla luce due ambienti artigianali del III secolo a.C., probabilmente legati a ceramisti, vicino alla “Porta della Provinciale”. Sono stati scoperti anche resti di costruzioni monumentali in opera poligonale, forse appartenenti al Foro, e un grande tempio italico-romano a due celle su un alto podio di età augustea nella località conosciuta come “Il Tesoro”, insieme a vari ambienti di servizio e porticati. L’impianto urbano di Anxa si sviluppava su una superficie di circa 30 ettari, racchiusa da una cinta muraria in opera poligonale. Questa cinta, lunga circa 2,4 Km, presentava cinque porte e una posterla. L’orografia della zona influenzava fortemente l’impianto urbano, compreso tra il Monte Penna e le rive del Lago Fùcino. La città appariva come un’unità scenografica, ben visibile solo dal lago, dove le mura orientali si stagliavano all’orizzonte. Da una barca un chilometro distante, un osservatore avrebbe potuto notare le lunghe terrazze parallele, interrotte da fossati e scalinate, che portavano a tre acropoli dotate di edifici templari e probabilmente un teatro sulla maggiore. La città era protetta a sinistra dal corso del “Fossato”, una difesa naturale, e la necropoli con tombe monumentali. A destra si trovava il santuario della dea Angitia, e poco oltre le mura settentrionali, il porto dotato di un molo. Poco distanti, a circa 700 metri dalle mura, si ergeva il santuario del dio Fùcino, sovrastante l’inghiottitoio naturale. La visione ricostruita di Anxa proviene anche da un frammento di altorilievo della Collezione Torlonia, che mostra chiaramente le caratteristiche della città che, al momento del suo ritrovamento, fu immediatamente identificata come Angizia per il suo impianto su forte pendio e la presenza di scoli verticali. Questo frammento è attualmente conservato al Museo di Chieti, in attesa di essere restituito alla sua sede originale.

Tratto da: [fonte/autore].

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Marruvium è ritenuta l’antica città che sorgeva a San Benedetto dei Marsi, considerata da Silio Italico come la capitale dei Marsi. Il nome esatto della città era “Marsos Marruvium”, come risulta da due lapidi rinvenute a San Benedetto dei Marsi, rese note dal Febonio. Altre iscrizioni attestano il suo status posteriore di municipio, amministrato da quadrunviri iure dicundo o quinquennali. Sin dal 600 d.C., il sito della città era ignoto, anche se si presumeva fosse situato nella zona del lago. Febonio trovò una lapide a San Benedetto e ritenne fosse stata trasportata da un’altra località, attribuendola erroneamente alla fantomatica città di Valeria, che in realtà era Marruvio. Questo nome fu dato dai romani a causa della strada che la attraversava, prendendo spunto da un console straniero. Nei primi secoli dell’era cristiana, la città fu designata come il “Paese” o “Provincia dei Marsi” o “Marsia”, dal nome della popolazione più conosciuta nell’antichità classica. Sei conti di stirpi diverse furono signori di questo ampio territorio, a titolo personale e non ereditario. La città di Marruvio era fiorente nel IV secolo, essendo menzionata lungo la strada che dalla Valle dell’Aterno conduceva al Fùcino, situata tra Albe e Collarmele. Non sarebbe stata sede del vescovo dei Marsi se non avesse avuto un’importanza strategica nell’era cristiana, come dimostrano i resti archeologici ritrovati. A Marruvio, ora ridotta a poche abitazioni sparse tra i campi, nacque Bonifacio IV, papa dal 608 al 615. Egli trasformò la sua abitazione in un monastero benedettino, con la chiesa successivamente nota come S. Benedetto “in civitate”, attorno alla quale si formò un nuovo abitato. Passando ad Anxa, nota anche come Angitia, la recinzione muraria di questa città fu realizzata nel IV secolo a.C. utilizzando grandi blocchi poligonali di calcare locale. Resti di questa struttura sono ancora visibili sotto il Casotto di Lustro (Casa Cantoniera di Torlonia) lungo la Via Circonfucense, situata sull’altura del Monte Penna. Sotto il cimitero si trova la “Porta del Cimitero”, l’unico ingresso ben conservato della città antica, composto da due ali rientranti di muro, utilizzato per la difesa. Il recinto murario di Angizia, insieme a quello di Alba Fucens, è considerato uno dei più antichi esempi di architettura difensiva italica in Abruzzo. Attuali scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo, sotto la direzione della dott.ssa Adele Campanelli, hanno riportato alla luce due ambienti artigianali del III secolo a.C., probabilmente legati a ceramisti, vicino alla “Porta della Provinciale”. Sono stati scoperti anche resti di costruzioni monumentali in opera poligonale, forse appartenenti al Foro, e un grande tempio italico-romano a due celle su un alto podio di età augustea nella località conosciuta come “Il Tesoro”, insieme a vari ambienti di servizio e porticati. L’impianto urbano di Anxa si sviluppava su una superficie di circa 30 ettari, racchiusa da una cinta muraria in opera poligonale. Questa cinta, lunga circa 2,4 Km, presentava cinque porte e una posterla. L’orografia della zona influenzava fortemente l’impianto urbano, compreso tra il Monte Penna e le rive del Lago Fùcino. La città appariva come un’unità scenografica, ben visibile solo dal lago, dove le mura orientali si stagliavano all’orizzonte. Da una barca un chilometro distante, un osservatore avrebbe potuto notare le lunghe terrazze parallele, interrotte da fossati e scalinate, che portavano a tre acropoli dotate di edifici templari e probabilmente un teatro sulla maggiore. La città era protetta a sinistra dal corso del “Fossato”, una difesa naturale, e la necropoli con tombe monumentali. A destra si trovava il santuario della dea Angitia, e poco oltre le mura settentrionali, il porto dotato di un molo. Poco distanti, a circa 700 metri dalle mura, si ergeva il santuario del dio Fùcino, sovrastante l’inghiottitoio naturale. La visione ricostruita di Anxa proviene anche da un frammento di altorilievo della Collezione Torlonia, che mostra chiaramente le caratteristiche della città che, al momento del suo ritrovamento, fu immediatamente identificata come Angizia per il suo impianto su forte pendio e la presenza di scoli verticali. Questo frammento è attualmente conservato al Museo di Chieti, in attesa di essere restituito alla sua sede originale.

Tratto da: [fonte/autore].

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