La grotta si apre sulle pendici del Monte Alto, nel versante nord-est, ed è caratterizzata da un sviluppo assiale di circa 20 metri di lunghezza e da una larghezza che varia da 1 a 3 metri. All’interno, è presente un forte stillicidio e la grotta è formata da due ambienti consecutivi, comunicanti tramite un angusto passaggio.
Nella parte più profonda della grotta, si trova una risorgenza stagionale sulla volta. Il riempimento presenta una forte pendenza dall’interno verso l’esterno ed è stato compromesso da scavi clandestini, oltre che da opere per l’estrazione di terriccio fertile da utilizzare come concime. Nell’estate del 1960, la grotta fu esplorata in buona parte da E. Borzatti Von Lowenstern sotto la direzione di A.M. Radmilli. Dallo studio degli strati stratigrafici emerse che la parte superficiale conteneva materiale protostorico, al di sotto del quale vi era uno strato con ceramica neolitica.
La frequentazione dell’area si estende fino al Paleolitico superiore. Sia i livelli neolitici che quelli più superficiali, attribuiti ad un orizzonte di Bronzo Ferro, hanno restituito ossa umane, incluso un cranio, suggerendo un potenziale uso funerario del complesso. La presenza di acqua nella grotta potrebbe spiegare perché non sia stata utilizzata in modo continuativo.
In sintesi, la grotta ha registrato una significativa frequentazione durante il Paleolitico superiore, il Neolitico e l’età dei Metalli, assumendo la funzione di grotta funeraria.
Tratto da: Serena Cosentino, Vincenzo d’Ercole, Gianfranco Mieli.


