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Cappadocia

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Cappadocia: un viaggio nel tempo tra arte perduta, feudatari storici e le tracce di un’identità che sfida i secoli.

Il Febonio fa derivare il Nome di cappadocia da Caput otii (capitale dell’ozio). Ma la vera origine del nome resta incerta. Le prime notizie su Cappadocia risalgono al XII secolo (nella Bolla di Clemente III vengono elencate le chiese di S.Biagio e di S.Margherita).

Dal Trecento, Cappadocia appartiene agli Orsini e, quindi, alla contea di Tagliacozzo, insieme con i castelli di Petrella e di Verrecchie. Nel XVI secolo passa, come tutto lo Stato di Tagliacozzo, ai Colonna. Dopo l’occupazione francese del 1806, Giuseppe Bonaparte, aboliti i feudi, «decise la seguente ripartizione della montagna docana, chiamata cosí perché in essa passavano i confini tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, ove ci sono ancora le colonnine di pietra scalpellata con lo stemma pontificio […]. Una metá rimase al principe Colonna, e l’altra metá divisa in sei parti, così ripartite: tre parti a Cappadocia e Petrella Liri; una parte a Verrecchie e due a Tagliacozzo» (D.Di Marzio). Successivamente, con atto del 23 dicembre 1886, lo stesso principe Colonna cedette a Cappadocia in enfiteusi perpetua la parte a lui assegnata; e il Comune la riscattava definitivamente con atto del 12 ottobre 1899.

CENNI ARTISTICI

Nella parte piú antica è conservata la struttura originaria «con stradine a saliscendi e con linde case, molte delle quali con finestre e porte tutte in pietra. Praticamente perduto è invece il monumento piú importante della cittadina, l’antica chiesa di S.Margherita, della quale non restano, purtroppo, che scarsi e sconnessi avanzi, i piú importanti dei quali sono quelli della cripta, i soli che ne rivelino con sufficiente chiarezza l’origine medioevale e la forma prevalentemente romanica» (E. Pomilio). Di un certo interesse sono anche le frazioni di Petrella Liri e di Verrecchie.

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Cappadocia è un borgo di montagna al confine con il Lazio, porta d’ingresso ai Monti Simbruini. Il capoluogo e le frazioni Petrella Liri e Verrecchie conservano case in pietra e un passo lento. Più in alto, Camporotondo è la località turistica con impianti invernali e sentieri nei boschi. Da qui si incrociano tratti del Cammino di San Tommaso verso Tagliacozzo

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Cappadocia

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Il Febonio fa derivare il nome di Cappadocia da Caput otii (capitale dell’ozio). Tuttavia, la vera origine del nome resta incerta. Le prime notizie su Cappadocia risalgono al XII secolo, quando nella Bolla di Clemente III vengono elencate le chiese di S. Biagio e di S. Margherita.

Dal Trecento, Cappadocia appartiene agli Orsini e, quindi, alla contea di Tagliacozzo, insieme ai castelli di Petrella e di Verrecchie. Nel XVI secolo, passa, come tutto lo Stato di Tagliacozzo, ai Colonna. Dopo l’occupazione francese del 1806, Giuseppe Bonaparte abolì i feudi e decise una ripartizione della montagna docana, che prende il nome da essa poiché passavano i confini tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli. Ancora oggi si possono osservare colonnine di pietra scalpellata con lo stemma pontificio. Una metà rimase al principe Colonna, e l’altra metà fu divisa in sei parti: tre parti a Cappadocia e Petrella Liri; una parte a Verrecchie e due a Tagliacozzo.

Successivamente, con atto del 23 dicembre 1886, lo stesso principe Colonna cedette a Cappadocia in enfiteusi perpetua la parte a lui assegnata. Il Comune la riscattò definitivamente con atto del 12 ottobre 1899.

CENNI ARTISTICI

Nella parte più antica del borgo è conservata la struttura originaria, caratterizzata da stradine a saliscendi e con linde case, molte delle quali dotate di finestre e porte in pietra. Praticamente perduto è invece il monumento più importante della cittadina, l’antica chiesa di S. Margherita, della quale non restano, purtroppo, che scarsi e sconnessi avanzi. I reperti più significativi sono quelli della cripta, che rivelano con sufficiente chiarezza l’origine medioevale e la forma prevalentemente romanica.

Di un certo interesse sono anche le frazioni di Petrella Liri e Verrecchie.

Cappadocia è un borgo di montagna al confine con il Lazio, porta d’ingresso ai Monti Simbruini. Il capoluogo e le frazioni Petrella Liri e Verrecchie conservano case in pietra e offrono un passo lento. Più in alto, Camporotondo è la località turistica dotata di impianti invernali e sentieri nei boschi. Da qui si incontrano tratti del Cammino di San Tommaso che conducono verso Tagliacozzo.

Tratto da: D.Di Marzio.

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Ospitalità e servizi

Il Febonio fa derivare il nome di Cappadocia da Caput otii (capitale dell’ozio). Tuttavia, la vera origine del nome resta incerta. Le prime notizie su Cappadocia risalgono al XII secolo, quando nella Bolla di Clemente III vengono elencate le chiese di S. Biagio e di S. Margherita.

Dal Trecento, Cappadocia appartiene agli Orsini e, quindi, alla contea di Tagliacozzo, insieme ai castelli di Petrella e di Verrecchie. Nel XVI secolo, passa, come tutto lo Stato di Tagliacozzo, ai Colonna. Dopo l’occupazione francese del 1806, Giuseppe Bonaparte abolì i feudi e decise una ripartizione della montagna docana, che prende il nome da essa poiché passavano i confini tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli. Ancora oggi si possono osservare colonnine di pietra scalpellata con lo stemma pontificio. Una metà rimase al principe Colonna, e l’altra metà fu divisa in sei parti: tre parti a Cappadocia e Petrella Liri; una parte a Verrecchie e due a Tagliacozzo.

Successivamente, con atto del 23 dicembre 1886, lo stesso principe Colonna cedette a Cappadocia in enfiteusi perpetua la parte a lui assegnata. Il Comune la riscattò definitivamente con atto del 12 ottobre 1899.

CENNI ARTISTICI

Nella parte più antica del borgo è conservata la struttura originaria, caratterizzata da stradine a saliscendi e con linde case, molte delle quali dotate di finestre e porte in pietra. Praticamente perduto è invece il monumento più importante della cittadina, l’antica chiesa di S. Margherita, della quale non restano, purtroppo, che scarsi e sconnessi avanzi. I reperti più significativi sono quelli della cripta, che rivelano con sufficiente chiarezza l’origine medioevale e la forma prevalentemente romanica.

Di un certo interesse sono anche le frazioni di Petrella Liri e Verrecchie.

Cappadocia è un borgo di montagna al confine con il Lazio, porta d’ingresso ai Monti Simbruini. Il capoluogo e le frazioni Petrella Liri e Verrecchie conservano case in pietra e offrono un passo lento. Più in alto, Camporotondo è la località turistica dotata di impianti invernali e sentieri nei boschi. Da qui si incontrano tratti del Cammino di San Tommaso che conducono verso Tagliacozzo.

Tratto da: D.Di Marzio.

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