Le etimologie dei nomi di Marsi e Marsica sono molteplici, ma nessuna si è rivelata decisiva. Un’interpretazione diffusa suggerisce che il nome Marsica derivi da Marsi, che a sua volta sarebbe riconducibile a Marte, divinità associata alle sacre pratiche dei popoli antichi. La popolazione marsicana era nota nell’antichità per la sua strana abilità, considerata leggendaria: era immune al veleno dei serpenti e sapeva utilizzare il veleno per crearne filtri magici. Questa peculiarità sembrerebbe essere legata alla leggenda del musicista Marsia, noto per la sua sfida a Apollo, che si concluse tragicamente.
La sfida musicale tra Marsia, con il suo flauto, e Apollo, con la lira, è un racconto celebre, in cui il dio punisce il mortale scorticandolo, solo per poi trasformarlo in un fiume per pietà. Antichi autori, forse influenzati dalla presunta discendenza dei Marsi da Marsia, hanno descritto come questo popolo fosse capace di incantare i serpenti attraverso la musica. La tradizione musicale marsicana è accennata anche da scrittori come Pomponio di Bologna, Virgilio e Orazio.
Ovidio, nel suo Ars Amatoria, fornisce ulteriori dettagli, descrivendo i Marsi mentre usano nenie e strumenti magici per raggiungere il loro scopo. Tuttavia, gli scavi archeologici nella Marsica non hanno rivelato strumenti musicali di questo popolo. Il nome di Atrio Marsicano, un presunto incantatore di serpenti, ci è giunto attraverso il Corsignani. Altre testimonianze musicali nel corso dei secoli si intensificano, a partire dal codice pergamenaceo del 1056-1057 che documenta un Exultet proveniente da Montecassino, lasciando intravedere importanti legami con la Abbazia nel IV secolo.
Dal XIII secolo, le evidenze musicali si fanno più concrete. Nell’ambone della Chiesa di S. Maria in Valle Porclaneta si trova un bassorilievo che rappresenta una donna che danza al suono della cetra, un richiamo al rifiuto di Salome a Erode. Altre testimonianze, come una pergamena nell’Archivio della Collegiata di S. Cesidio a Trasacco, rivelano l’importanza della musica nell’ambito liturgico, datandosi al XVI secolo.
Importante è anche il Beato Tommaso da Cèlano, noto per aver scritto il testo e la musica del famoso Dies Irae. Nato intorno al 1190 e deceduto nel 1260, Tommaso scrisse anche importanti opere sulla vita di S. Francesco. La sua composizione liturgica, una sequenza di diciotto strofe, risale a tradizioni musicali più antiche, con forti legami alla pratica musicale dell’epoca.
Le testimonianze finora raccolte offrono solo un assaggio della ricca eredità musicale della Marsica, lasciando aperta la possibilità di ulteriori scoperte storiche e archeologiche in futuro.
Tratto da: prof. Gianluca Tarquinio.


