All’interno, l’abitato presenta notevoli dislivelli, determinati dall’irregolarità del monte. Le tre porte di accesso già descritte, nelle loro posizioni opposte, presuppongono degli assi più o meno ortogonali di attraversamento dell’abitato antico. È riconoscibile l’asse che da Porta Campanile raggiungeva l’area della Casa di Lidano, una casa-torre del XII secolo attribuita erroneamente al celebre santo antinate. Di essa rimangono i resti, alti 7 metri, posteriori al crollo del 1974 (n. 5).
Si tratta dell’unico edificio medievale, oltre alla Torre dei Colonna, conservato dell’abitato di Antena o Civitas Antenu del XII secolo. Nelle vicinanze, a monte di Porta Campanile, recenti scavi nelle proprietà Di Cola e Calzetta hanno riportato alla luce resti di edifici utilizzati, con interventi successivi, fino al periodo tardo-antico. Tra questi, si rinvengono una cisterna e stanze di magazzini con pavimenti in cocciopesto e blocchetti di laterizio; nei livelli stratigrafici inferiori erano presenti materiali databili al II secolo (ceramica d’impasto e vernice nera), che documenterebbero la frequentazione dell’area in epoca preromana.
Nelle vicinanze, il toponimo di Chiesa Vecchia è riferibile alla chiesa di Sancti Stephani, la chiesa principale di Civita d’Antino medievale, citata a partire dal 1183. Essa è crollata nel 1762 ed è stata ricostruita nella località I Banchi (piazza del Banco). In base alle descrizioni tramandate e ai frammenti architettonici conservati nel paese, la chiesa si presentava imponente e molto curata nel suo aspetto del XII secolo, ben diversa dall’attuale, visibile nella sua ristrutturazione post-terremoto del 1915.
Nel 1992, interventi di scavo della Soprintendenza in via Genova hanno riportato alla luce, oltre a murature grossolane in opera cementizia, anche un ossario della chiesa di Santo Stefano, costituito da un cassone di lastre calcaree di recupero. Complessivamente, la Casa di Lidano e i resti della chiesa romanica di Santo Stefano, oltre alle torrette di difesa, attestano il buon livello architettonico del paese nel XII e XIII secolo e la grandezza dell’abitato, che doveva ancora occupare gran parte dell’area urbana antica.
Successivamente, dopo il XIV secolo, l’area della chiesa romanica fu gradualmente abbandonata e assunse il nome con cui è oggi nota: Terra Vecchia. Presso i resti della Casa di Lidano, sono venuti alla luce, nel 1981, in due punti lungo via Manzoni, i resti di una grossa stipe votiva di VI secolo a.C., composta da fittili votivi, vasellame a vernice nera, monetazione in bronzo e argento e bronzetti.
Purtroppo, dei rinvenimenti solo parte dei fittili votivi è pervenuta a noi, poiché raccolta e conservata nei locali del municipio, dove attende di essere restaurata e studiata. Si tratta di una settantina di frammenti fittili riferibili a nove piedi di varie dimensioni, a tre mani, una statuetta di donna velata, undici frammenti di statua panneggiata (con un frammento di testa) di grandezza naturale, e vari altri frammenti.
Fra di loro, eccelle la testa velata femminile, databile entro il II secolo a.C., che non è ancora completamente comprensibile perché ridotta in frammenti. Della monetazione e dei bronzetti, probabilmente finiti in mano a privati del luogo, abbiamo scarse informazioni: dei vittoriati argentei romani del II secolo a.C. e delle probabili romanico-campane in bronzo, e dei bronzetti di offerenti femminili.
Nel suo complesso, la stipe appare di buona qualità e con un mirato restauro sarà possibile una migliore classificazione dei fittili votivi. I riferimenti ad altri ambiti cultuali vicini sono molteplici: affinità sono riscontrabili con i votivi di Carseoli, Corvaro, Anxa-Angitia, Amplero, Trasacco, Valico della Guardiola di Collelongo e i santuari della media valle del Liri.
I due rinvenimenti, presso il Largo dell’Arco di San Lidano e nel vicino giardino di via degli Orti, documentano l’esistenza nell’area del santuario principale della città antica, su cui si sovrappose nell’alto medioevo la pieve di Sancti Stephani de Antena. Sotto il santuario, lungo la via delle Terme e nell’interno di un orto, sono visibili i resti dell’unica costruzione antica di età imperiale visibile entro le mura.
Si tratta di due muri perpendicolari in opera reticolata irregolare, localmente detti Le Terme (n. 6); in realtà, questi sono muri di terrazzamento di un edificio privato, non di terme, orientato nord/est-sud/ovest e sud/est-nord/ovest. Questo edificio ci fornisce indicazioni sul probabile orientamento degli edifici vicini al santuario.
Per quanto riguarda la città precedente al periodo della municipalizzazione, non abbiamo altri dati, ad eccezione degli indizi offerti dai recenti scavi nell’area a monte di Porta Campanile, con i suoi edifici produttivi ellenistici, e dall’area sacra di San Lidano. Altri indizi sono ricavabili dalle sistemazioni urbane successive, come il foro e l’acropoli; un probabile teatro di età ellenistica è probabilmente da ricercare sotto il santuario della Chiesa Vecchia, visto lo stretto raccordo riscontrabile in area centro-italica fra santuario e teatro in età ellenistica.
Tratto da: prof. Giuseppe Grossi.