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Loreto Grande

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Loreto Grande, tra botanica e attivismo: scopri come un appassionato di erbe marsicane ha rivoluzionato le pratiche erboristiche e salvaguardato la natura del Fùcino.

L’opera di Loreto Grande si contrappone alla ricca flora dei monti marsicani, in particolare nella zona orientale della Vallelonga, che già in epoche antiche, come attestato da Virgilio, era celebrata per la sua varietà. La flora del Fùcino offre spunti per l’analisi dei costumi tradizionali, evidenziando la creazione della farmacia del buon Dio, in cui le erbe medicinali assumevano un ruolo primario. Storia e botanica si intrecciano, segnalando l’importanza degli usi locali nel riconoscimento della flora e il passaggio verso una visione più scientifica delle pratiche erboristiche.

Nato il 20 aprile 1878 in una famiglia benestante di Villavallelonga, Loreto dimostra sin da piccolo un’intelligenza superiore e una passione per la natura. Nonostante la pressione familiare per seguire gli studi ecclesiastici, decide di iscriversi al ginnasio di Avezzano e affronta numerose difficoltà durante il suo percorso educativo, che lo portano a trasferirsi a Tivoli e infine ad Arpino per completare gli studi liceali. Il suo approccio critico e la volontà di perseguire una formazione accademica sono evidenti.

Successivamente, si iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli dove si avvicina alla botanica grazie all’influenza del botanico Michele Guadagno. A soli 25 anni, pubblica il suo primo lavoro scientifico sulla flora di Villavallelonga, segnando un passo decisivo nella sua carriera. Tra il 1904 e il 1932, Loreto pubblica circa ventidue lavori, consolidando il suo posto nella comunità scientifica e guadagnando l’ammirazione di noti botanici europei, incluso Lord Jackson, che riconosce il suo contributo alla flora mediterranea.

Nonostante il successo, Loreto Grande si allontana dal panorama accademico, tornando nel suo paesello e dedicandosi alle sue ricerche botaniche. La sua assenza nella letteratura botanica diventa palpabile negli anni successivi, e nel 1940 il suo contributo è già ritenuto irrinunciabile dai suoi contemporanei. Ritornato a Villavallelonga, si fa portavoce delle istanze locali, cercando di proteggere le risorse naturali e rispondendo con vigorosa passione alle sfide che il suo territorio deve affrontare.

Riconosciuto per il suo impegno anche a livello comunale, Loreto si batte per la conservazione del patrimonio naturale, mostrando come la sua figura di botanico si sia trasformata in quella di un attivista. Morirà il 5 luglio 1965 all’età di 87 anni, lasciando una eredità che va oltre il suo operato scientifico. Villavallelonga lo onora con un busto e una strada in suo nome, assicurando che la sua passione e il suo amore per la natura vivano nel ricordo delle future generazioni.

Riferimento autore: Storia di Villavallelonga (Testi del prof. Leucio Palozzi).

Tratto dal libro “Storia di Villavallelonga” (Testi del prof. Leucio Palozzi)

L’opera di Loreto Grande si colloca in un originale contrappunto con la flora dei monti marsicani. Nella parte orientale della Vallelonga, essa si presenta in tutta la sua ricchezza e con una varietà di corteggi floristici. La celebrità della flora locale è veramente antica e si riscontra già in Virgilio, che due millenni fa ne attestò il primo elogio con le parole “21Iarsis quaesitae montibus herbae”. Dai costumi tradizionali si ricava un particolare attestato, poiché molte piante medicinali occupavano un posto di rilievo nella cosiddetta farmacia del buon Dio, nel tentativo di sostituire medicine, un tempo introvabili e poi guardate con diffidenza. Significantivi sono anche i toponimi che si sono originati dalla varietà di esemplari floristici e contribuiscono alla storicità del paesaggio umanizzato. L’opera di Loreto segna dunque un passaggio fondamentale, dalle esperienze degli erboristi locali alla sistemazione scientifica delle conoscenze e dei reperti.

La collocazione di Loreto Grande va risolta nel contesto della storia naturale che studia le forme e le funzioni dei vegetali, contribuendo all’evoluzione della scienza botanica sia italiana che straniera. Prima di analizzare l’importanza dei suoi contributi, è opportuno delineare brevemente il suo profilo biografico, caratterizzato da aspetti originali e degni di nota. Il 20 aprile 1878, in una delle famiglie più solide di Villavallelonga, nasce un bambino che viene battezzato Loreto, in onore del nonno paterno, secondo l’antica tradizione del paese. Fin dagli inizi, il giovane mostra una straordinaria intelligenza e un acume eccezionale nell’osservazione della natura, favoriti dalla ricchezza di specie e esemplari nel suo luogo di nascita.

I primi gradi di istruzione confermano queste capacità e, proseguendo negli studi, Loreto si trova di fronte a una scelta difficile. La sua famiglia, in condizioni socio-economiche mediocri, preferirebbe indirizzarlo verso studi ecclesiastici, ritenuti meno onerosi e più sicuri. Tuttavia, Loreto decide di iscriversi al ginnasio di Avezzano, rivelando tratti della sua personalità, come l’impegno per una libera finalizzazione degli studi e una mente critica. Tuttavia, le difficoltà non si fanno attendere e il suo percorso è caratterizzato da avventure e sacrifici. Dopo Avezzano, si trasferisce a Tivoli, dove termina gli studi liceali, completando un curriculum di otto anni in soli cinque.

La formazione giovanile di Loreto segna la sua indisponibilità verso una vita di compromessi. Questo aspetto, unito alla sua sensibilità, gli procura amici e nemici, senza vie di mezzo. La sua filosofia si ispira al pensiero lockiano che sostiene la tolleranza, riservando le proprie critiche più dure agli intolleranti. Dopo il liceo, si iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli, dove la sua inclinazione per gli studi naturalistici lo avvicina al botanico Michele Guadagno, con cui frequenta le lezioni di botanica con grande entusiasmo. Nell’autunno del 1903, a soli 25 anni, Loreto redige il suo primo lavoro scientifico sulla flora del suo paese e, nel 1904, pubblica il ‘Primo contributo alla flora di Villazallelonga nella Marsica’, elencando ben quattrocento piante.

Questa prima pubblicazione ha un impatto significativo ed il Guadagno lo incoraggia a presentarsi all’Orto Botanico di via Foria. Qui, il prof. Cavara lo tiene in prova senza compenso, ma presto riconosce la competenza del giovane e lo inserisce tra i suoi tecnici più apprezzati. Loreto compie così una seconda importante scelta nella sua vita: l’occupazione che scaturisce dalla sua pubblicazione sulla flora di Villavallelonga rappresenta una risposta positiva ai suoi problemi esistenziali, anche se lo allontana dal conseguimento del titolo accademico.

Non si tratta di una rinuncia allo studio, ma di una scelta consapevole che lo porta a rifiutare opportunismi nel mondo scientifico. Loreto critica aspramente i lavori di botanici di fama nazionale e internazionale, denunciando la superficialità di certa scienza. Pubblica ben 22 contributi scientifici dal 1904 al 1932, attirando l’attenzione di numerosi studiosi europei. La sua produttività si arresta a 54 anni, mentre nel corso della sua vita avrebbe potuto offrire ulteriori contributi fondamentali. Nel 1940, gli accademici Vaccari e Wilczeck lamentano la sua prematura scomparsa, avvertendo la mancanza delle sue conoscenze nel panorama botanico.

Verso il 1942, Loreto lascia l’Orto Botanico di Napoli a causa di incomprensioni con i dirigenti, decidendo di tornare al suo “ignoto paesello”. Accompagna la sua scelta professionale a una già travagliata vita personale, rimanendo celibe per le sue esperienze amorose. Dopo la morte prematura di una giovane donna che amava, Loreto torna a Villavallelonga, dove il riconoscimento per la sua opera cresce di anno in anno. In questo contesto, si impegna attivamente nella vita civile e nell’amministrazione del Comune.

Nel 1943, accanto a Don Gaetano, Loreto si distingue nella difesa del paese dalle minacce di distruzione tedesca. Grazie alla sua abilità, riesce a far cambiare una sentenza di sterminio in una decisione di razzia. Questo gesto vale a Loreto il titolo di “liberatore della Villa”. L’11 luglio 1953, si fa portavoce del consiglio comunale durante un forte intervento desideroso di tutelare l’ecosistema dell’area. La sua denuncia è rivolta alla Strage degli Innocenti di Valle Cervara, un atto che mette in evidenza la corruzione e il danno ambientale che stava subendo la sua terra.

Da amministratore, Loreto si impegna nella ristrutturazione del territorio e dei servizi, mostrando un esempio di corretta amministrazione. A sua volta, il pensionamento non spegne la sua passione per la ricerca e la catalogazione delle piante. Nemmeno le copiose raccolte presso Pescasseroli lo distolgono dai suoi studi sulla flora. Nel 1955, diventa un punto di riferimento per i proff. Anzalone e Bazzichelli, che si rivolgono a lui per le loro ricerche sulla flora del Parco. Loreto li accompagna in escursioni, condividendo le sue conoscenze con grande lucidità.

La sua erbario, dopo la pubblicazione, viene donato all’Istituto di Botanica dell’Università di Roma. Il ritorno a Napoli nel 1961 rappresenta un momento di grande emozione, descritto dal prof. Giacomini. Il suo incontro con Loreto lo colpisce, portandolo a rivisitare le lezioni permeate dal talento del botanico. Nonostante le sue condizioni fisiche, Loreto si presenta con la stessa passione e dedizione, tornandolo a riconoscere come una figura di indiscutibile valore scientifico.

Il 5 luglio 1965, all’età di ottantasette anni, Loreto Grande trova finalmente riposo. La sua vita lascia un segno profondo, ricca di valori di indipendenza e libertà. La comunità di Villavallelonga vuole onorarne la memoria, intitolando a lui la circonvallazione orientale e realizzando un busto in bronzo, affinché le future generazioni possano trarre insegnamenti dalla sua figura e opera di naturalista. Loreto non sarà mai dimenticato e i semi da lui piantati continueranno a germogliare nel mondo della scienza.

Riferimento autore: “Storia di Villavallelonga” (Testi del prof. Leucio Palozzi).

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