Notifica
Notifica

Continenza

Aggiungi qui il testo del titolo

Scoperte archeologiche rivelano i segreti millenari della grotta sopra la piana del Fùcino, un sito continuamente usato dall’età del Paleolitico.

La grotta si presenta come un ampio riparo di 15 metri di lunghezza e 10 di larghezza, situato a 710 metri s.l.m. sulla piana del Fùcino. Fin dagli anni ’70 è stata oggetto di indagini archeologiche condotte da Renata Grifoni dell’Università di Pisa, che ha portato alla luce una complessa e articolata frequentazione nel corso di varie campagne di scavo. Gli strati superficiali hanno restituito materiali protostorici, confermando l’uso della cavità fino all’età dei metalli e durante l’età storica.

Il riparo ha avuto carattere funerario dal Paleolitico all’Eneolitico, con resti di sepolture documentati da materiali della cultura di Ortucchio e un’ascia in calcare. Tuttavia, a causa degli sconvolgimenti subiti negli strati superiori, è complesso delineare l’utilizzo dell’area durante l’età del Bronzo. La vicinanza a insediamenti alle pendici del monte Labrone suggerisce che la frequentazione della grotta nella Marsica fosse continuativa e diversificata, in linea con le altre grotte del Fùcino.

I materiali risalenti all’età dei metalli includono frammenti decorati con superfici “a squame” risalenti all’Eneolitico e ceramiche di impasto fine. Le decorazioni comprendono motivi angolari e scanalature, indicando una rilevante creatività artigianale nella media età del Bronzo. La frequentazione della grotta ha quindi un’importanza significativa per comprendere le dinamiche socio-culturali della Marsica nell’antichità, dal Paleolitico fino all’età del Bronzo.

Tratto da: Serena Cosentino, Vincenzo d’Ercole, Gianfranco Mieli.

La grotta appare come un ampio riparo, con una lunghezza di 15 metri e una larghezza di 10, che sovrasta, da una quota di 710 metri s.l.m., la piana del Fùcino. È stata oggetto di indagini archeologiche a partire dalla fine degli anni ’70, ad opera di Renata Grifoni dell’Università di Pisa, la quale ha portato alla luce, nel corso di numerose campagne di scavo, livelli di una complessa e articolata frequentazione.

Gli strati superficiali, identificati come livello 1, hanno restituito materiali protostorici che confermano l’uso della cavità fino all’età dei metalli, oltre che in età storica. Il riparo ha avuto, per lungo tempo, un carattere funerario che si estende dal Paleolitico fino all’Eneolitico. Nella parte destra della grotta sono stati trovati resti di sepolture, insieme a pesi da rete della cultura di Ortucchio e un’ascia a ferro da stiro in calcare, come riportato da Grifoni Cremonesi nel 1985.

Per quanto riguarda l’età del Bronzo, a causa degli sconvolgimenti subiti dagli strati più alti, risulta difficile precisare il tipo di utilizzo che ne è stato fatto, come indicato da Barra, Grifoni et alii nel 1991.

La vicinanza ad abitati segnalati alle pendici del monte Labrone, sul quale si apre la cavità, fa pensare che anche per la Continenza la frequentazione sia stata di tipo continuativo e molteplice, così come per le altre grotte del Fùcino. Tra i materiali ascrivibili all’età dei metalli si presentano frammenti con la superficie “a squame”, risalenti all’Eneolitico, e alcuni frammenti di orli e parete in ceramica di impasto fine, per alcuni dei quali si è riusciti a ricostruire la forma complessiva.

Tre pareti di vaso presentano motivi angolari realizzati con due solcature e uno con profonde scanalature. Questi frammenti decorati ci riportano all’ambito della media età del Bronzo.

La frequentazione nella protostoria si estende dal Paleolitico fino all’età del Bronzo. Il tipo di frequentazione nell’età dei metalli, sulla base dei pochi indizi disponibili, si può supporre fosse di carattere “funzionale”.

Tratto da: Serena Cosentino, Vincenzo d’Ercole, Gianfranco Mieli.

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

La grotta appare come un ampio riparo, con una lunghezza di 15 metri e una larghezza di 10, che sovrasta, da una quota di 710 metri s.l.m., la piana del Fùcino. È stata oggetto di indagini archeologiche a partire dalla fine degli anni ’70, ad opera di Renata Grifoni dell’Università di Pisa, la quale ha portato alla luce, nel corso di numerose campagne di scavo, livelli di una complessa e articolata frequentazione.

Gli strati superficiali, identificati come livello 1, hanno restituito materiali protostorici che confermano l’uso della cavità fino all’età dei metalli, oltre che in età storica. Il riparo ha avuto, per lungo tempo, un carattere funerario che si estende dal Paleolitico fino all’Eneolitico. Nella parte destra della grotta sono stati trovati resti di sepolture, insieme a pesi da rete della cultura di Ortucchio e un’ascia a ferro da stiro in calcare, come riportato da Grifoni Cremonesi nel 1985.

Per quanto riguarda l’età del Bronzo, a causa degli sconvolgimenti subiti dagli strati più alti, risulta difficile precisare il tipo di utilizzo che ne è stato fatto, come indicato da Barra, Grifoni et alii nel 1991.

La vicinanza ad abitati segnalati alle pendici del monte Labrone, sul quale si apre la cavità, fa pensare che anche per la Continenza la frequentazione sia stata di tipo continuativo e molteplice, così come per le altre grotte del Fùcino. Tra i materiali ascrivibili all’età dei metalli si presentano frammenti con la superficie “a squame”, risalenti all’Eneolitico, e alcuni frammenti di orli e parete in ceramica di impasto fine, per alcuni dei quali si è riusciti a ricostruire la forma complessiva.

Tre pareti di vaso presentano motivi angolari realizzati con due solcature e uno con profonde scanalature. Questi frammenti decorati ci riportano all’ambito della media età del Bronzo.

La frequentazione nella protostoria si estende dal Paleolitico fino all’età del Bronzo. Il tipo di frequentazione nell’età dei metalli, sulla base dei pochi indizi disponibili, si può supporre fosse di carattere “funzionale”.

Tratto da: Serena Cosentino, Vincenzo d’Ercole, Gianfranco Mieli.

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti