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Torri Borghi E Castelli Medievali (Il Castello Piccolomini Di Celano)

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Scopri l’evoluzione del castello di Cèlano, da fortezza medievale a monumento nazionale, attraverso secoli di guerre, terremoti e restauri.

Le origini del castello di Cèlano risalgono alle fortificazioni delle truppe imperiali sveve, potenziate da Federico II nel 1223 sul Colle di S. Flaviano per contrastare Tommaso, conte di Cèlano. Queste opere, inizialmente limitate a semplici strutture lignee e terra battuta, segnarono la nascita di un nuovo organismo architettonico difensivo chiamato “Cittadella”, emergente verso la fine del 1300.

Nel 1392, il conte Pietro II Ruggeri di Cèlano avviò la costruzione del mastio sul medesimo colle, integrando torri e loggiati esistenti. Questo primo piano fu arricchito da torri angolari, un cortile con loggiato a sesto acuto e la già esistente torre-mastio. Successivamente, tra il 1451 e il 1461, gli interventi di Lionello di Acclozamora e della moglie, Jacovella Ruggeri, trasformarono il castello in una residenza fortificata rinascimentale, con un recinto esterno rinforzato e decorato con torrioni semicilindrici.

L’arrivo dei Piccolomini nel 1463 portò a modifiche minori, come l’aggiunta di loggette e nuove finestre rinascimentali. Il recinto esterno fu completato da torri cilindriche. Con il passaggio ai Peretti e, successivamente, ad altre nobili famiglie, il castello subì modifiche limitate, pur mantenendo i segni di ristrutturazioni settecentesche e della trasformazione degli ambienti interni. La storicità del castello venne riconosciuta nel 1893, quando il Regno d’Italia lo dichiarò monumento sotto tutela statale.

Il terremoto del 1915 arrecò gravi danni alla struttura, la quale fu espropriata per pubblica utilità nel 1938. Nonostante iniziative di recupero nel 1939-40, il progetto fu interrotto dalla II Guerra Mondiale. I lavori di restauro furono finalmente avviati nel 1955 e completati nel 1960. Secondo lo studioso Carlo Perogalli, il castello di Cèlano rappresenta una fusione tra il castello e il palazzo signorile, con una pianta regolare e un’architettura che si distingue per la sua completezza e bellezza.

Oggi, il castello ospita la Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per l’Abruzzo e un deposito di materiale archeologico. Nel piano superiore si trova il Museo di Arte Sacra, che illustra la storia della cristianità nella Diocesi dei Marsi. Inoltre, è previsto un Museo Archeologico della Marsica, che includerà la famosa Collezione Torlonia. Nel cortile del castello sono stati reinstallati portali romanici di grande valore storico e artistico, portati dalla Marsica.

Tratto da: prof. Giuseppe Grossi.

Le origini del castello di Cèlano risalgono alle fortificazioni del presidio delle truppe imperiali sveve. Nel 1223, Federico II ordinò di potenziare queste strutture sul Colle di S. Flaviano per prevenire eventuali attacchi da parte di Tommaso, conte di Cèlano e Molise, il quale si era asserragliato con i suoi sostenitori sulla Torre di Cèlano e nelle fortificazioni della Serra. È probabile che le opere federiciane sul colle si limitassero a semplici strutture in legno e terra battuta, ma segnarono definitivamente la nascita di un nuovo organismo architettonico difensivo, destinato a sovrastare il nuovo “burgo” di Cèlano, conosciuto come “Cittadella”, che iniziava a svilupparsi verso la fine del 200.

Nel 1392, Pietro II Ruggeri di Cèlano avviò la costruzione del mastio sul Colle di S. Flaviano. Precedentemente, il suo nonno e il padre avevano già potenziato la torre-mastio sommitale a pianta quadrata e le loro torrette rettangolari “a scudo”, con base scarpata, sul recinto che delimitava il “castrum seu fortelitium… in loco ubi dicitur lu colle de S. Flaviano” (periodo 1356-1380). Gli interventi di Pietro II si limitarono al solo primo piano, con torri basse angolari, un cortile delimitato da un loggiato con arcature a sesto acuto e la vecchia torre-mastio inglobata nell’angolo nord-est.

Tra il 1451 e il 1461, gli interventi di Lionello di Acclozamora e della moglie Jacovella Ruggeri di Cèlano trasformarono il castello in una residenza fortificata signorile rinascimentale. Vennero introdotte innovazioni nel recinto esterno, che fu rinforzato e dotato di due grandi torrioni angolari semicilindrici a base scarpata, con fori per colubrine sul versante nord-est. Un antemurale furono realizzato all’ingresso pedonale del borgo, costituito da un rivelino triangolare con un largo torrione cilindrico fortemente scarpato. Inoltre, un fossato fu scavato sul lato rivolto verso l’abitato della “Cittadella”, realizzato nel 1451, a seguito dell’abbattimento delle case vicine al castello, in risposta all’emergere delle “bombarde” a polvere da sparo.

L’arrivo dei Piccolomini nella contea celanese nel 1463 portò solo leggere modifiche al maniero, tra cui l’aggiunta di loggette pensili, l’apertura di nuove finestre architravate rinascimentali e la modifica del loggiato superiore. In particolare, venne inserita la cappella feudale di S. Andrea, decorata dallo scudo di Piccolomini-Aragona.

All’esterno, a ovest, furono realizzate due nuove torri cilindriche a “ferro di cavallo”. Nel settembre del 1483, come documentato, Anton(ius) Piccolomineus fece eradicare le precedenti iscrizioni dedicatorie, firmandosi con la moglie. Il passaggio ai Peretti, che con Michele nel 1608 apportarono modifiche, portò all’apertura di alcune finestre architravate semplici sul mastio. I successivi passaggi ai Savelli, agli Sforza Cesarini e a Sforza Cabrera Bovadilla non comportarono innovazioni consistenti, anche se vennero create tamponature settecentesche del loggiato superiore per rinforzi dopo i frequenti terremoti del 1695, 1706 e 1780.

Con l’abolizione murattiana dei feudi del 1806, il castello rimase di proprietà del duca Francesco Sforza Cabrera Bovadilla, e successivamente degli Arezzo. Nel 1892, oltre agli eredi Arezzo, risulta che i marchesi Giulio e Alfonso Dragonetti dell’Aquila, i coniugi Domenico Di Renzo e Francesca D’Amore di Cerchio, e Alfredo Tomassetti di Cèlano fossero proprietari del castello.

Nello stesso anno, l’angolo ovest del recinto murario del castello, tra le due torri dei Piccolomini, divenne sede provvisoria del “Carcere Mandamentale”, come risulta da piante conservate nell’Archivio “Sforza” di Cèlano. Il 23 agosto 1893, la Commissione permanente di Belle Arti del nuovo Regno d’Italia dichiarò il castello di Cèlano edificio monumentale sottoposto alla tutela dello Stato.

Il terremoto del 1915 danneggiò gravemente il castello, che era già indebolito da precedenti sismi, causando il crollo del loggiato del cortile, dei solai e di alcune volte. Parte del cammino di ronda e delle merlature subì gravi lesioni, mentre le torri angolari presentarono crepe significative. Per far fronte a tali danni, nel 1938 si procedette all’esproprio per pubblica utilità del castello e dei terreni annessi.

Tra il 1939 e 1940, iniziò l’iter legislativo per un progetto di recupero del castello, interrotto però dallo scoppio della II Guerra Mondiale. Il 13 aprile 1954, dopo la fine del conflitto, il progetto di restauro fu approvato e i lavori iniziarono nel marzo 1955, con completamento nel 1960. Un’importante descrizione della struttura e dell’evoluzione architettonica del castello è fornita da Carlo Perogalli, uno dei più autorevoli studiosi di castelli italiani, nel suo recente studio, dove definisce Cèlano un “eccellente esempio” di corte signorile italiana, risalente tra la fine del Trecento e il Quattrocento.

Attualmente, il castello ospita il gruppo operativo della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per l’AbruzzoL’Aquila, e un deposito di materiale archeologico della Soprintendenza Archeologica per l’AbruzzoChieti. Nel piano superiore si trova il Museo di Arte Sacra, che custodisce testimonianze della storia della cristianità nella Diocesi dei Marsi dal VI secolo all’epoca moderna. Inoltre, è in allestimento il Museo Archeologico della Marsica, che conterrà la famosa Collezione Torlonia, recentemente acquisita dallo Stato.

Nel piano inferiore, nel cortile sulla parete di destra, sono stati rimontati negli anni ’70 due portali provenienti dalla Marsica. Il primo, architravato, proviene dalla chiesa rurale di S. Nicola di Marano, datato al XII secolo, e simile a quello di S. Maria in Cellis di Carsoli. Il secondo, archivoltato, proviene dalla chiesa benedettina di S. Salvatore di Paterno, datato agli inizi del XIII secolo, e si caratterizza per la sua raffinata decorazione vegetale e antropomorfa. È considerato uno dei migliori esempi di portale romanico di scuola benedettina in Italia.

Tratto da: prof. Giuseppe Grossi.

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Ospitalità e servizi

Le origini del castello di Cèlano risalgono alle fortificazioni del presidio delle truppe imperiali sveve. Nel 1223, Federico II ordinò di potenziare queste strutture sul Colle di S. Flaviano per prevenire eventuali attacchi da parte di Tommaso, conte di Cèlano e Molise, il quale si era asserragliato con i suoi sostenitori sulla Torre di Cèlano e nelle fortificazioni della Serra. È probabile che le opere federiciane sul colle si limitassero a semplici strutture in legno e terra battuta, ma segnarono definitivamente la nascita di un nuovo organismo architettonico difensivo, destinato a sovrastare il nuovo “burgo” di Cèlano, conosciuto come “Cittadella”, che iniziava a svilupparsi verso la fine del 200.

Nel 1392, Pietro II Ruggeri di Cèlano avviò la costruzione del mastio sul Colle di S. Flaviano. Precedentemente, il suo nonno e il padre avevano già potenziato la torre-mastio sommitale a pianta quadrata e le loro torrette rettangolari “a scudo”, con base scarpata, sul recinto che delimitava il “castrum seu fortelitium… in loco ubi dicitur lu colle de S. Flaviano” (periodo 1356-1380). Gli interventi di Pietro II si limitarono al solo primo piano, con torri basse angolari, un cortile delimitato da un loggiato con arcature a sesto acuto e la vecchia torre-mastio inglobata nell’angolo nord-est.

Tra il 1451 e il 1461, gli interventi di Lionello di Acclozamora e della moglie Jacovella Ruggeri di Cèlano trasformarono il castello in una residenza fortificata signorile rinascimentale. Vennero introdotte innovazioni nel recinto esterno, che fu rinforzato e dotato di due grandi torrioni angolari semicilindrici a base scarpata, con fori per colubrine sul versante nord-est. Un antemurale furono realizzato all’ingresso pedonale del borgo, costituito da un rivelino triangolare con un largo torrione cilindrico fortemente scarpato. Inoltre, un fossato fu scavato sul lato rivolto verso l’abitato della “Cittadella”, realizzato nel 1451, a seguito dell’abbattimento delle case vicine al castello, in risposta all’emergere delle “bombarde” a polvere da sparo.

L’arrivo dei Piccolomini nella contea celanese nel 1463 portò solo leggere modifiche al maniero, tra cui l’aggiunta di loggette pensili, l’apertura di nuove finestre architravate rinascimentali e la modifica del loggiato superiore. In particolare, venne inserita la cappella feudale di S. Andrea, decorata dallo scudo di Piccolomini-Aragona.

All’esterno, a ovest, furono realizzate due nuove torri cilindriche a “ferro di cavallo”. Nel settembre del 1483, come documentato, Anton(ius) Piccolomineus fece eradicare le precedenti iscrizioni dedicatorie, firmandosi con la moglie. Il passaggio ai Peretti, che con Michele nel 1608 apportarono modifiche, portò all’apertura di alcune finestre architravate semplici sul mastio. I successivi passaggi ai Savelli, agli Sforza Cesarini e a Sforza Cabrera Bovadilla non comportarono innovazioni consistenti, anche se vennero create tamponature settecentesche del loggiato superiore per rinforzi dopo i frequenti terremoti del 1695, 1706 e 1780.

Con l’abolizione murattiana dei feudi del 1806, il castello rimase di proprietà del duca Francesco Sforza Cabrera Bovadilla, e successivamente degli Arezzo. Nel 1892, oltre agli eredi Arezzo, risulta che i marchesi Giulio e Alfonso Dragonetti dell’Aquila, i coniugi Domenico Di Renzo e Francesca D’Amore di Cerchio, e Alfredo Tomassetti di Cèlano fossero proprietari del castello.

Nello stesso anno, l’angolo ovest del recinto murario del castello, tra le due torri dei Piccolomini, divenne sede provvisoria del “Carcere Mandamentale”, come risulta da piante conservate nell’Archivio “Sforza” di Cèlano. Il 23 agosto 1893, la Commissione permanente di Belle Arti del nuovo Regno d’Italia dichiarò il castello di Cèlano edificio monumentale sottoposto alla tutela dello Stato.

Il terremoto del 1915 danneggiò gravemente il castello, che era già indebolito da precedenti sismi, causando il crollo del loggiato del cortile, dei solai e di alcune volte. Parte del cammino di ronda e delle merlature subì gravi lesioni, mentre le torri angolari presentarono crepe significative. Per far fronte a tali danni, nel 1938 si procedette all’esproprio per pubblica utilità del castello e dei terreni annessi.

Tra il 1939 e 1940, iniziò l’iter legislativo per un progetto di recupero del castello, interrotto però dallo scoppio della II Guerra Mondiale. Il 13 aprile 1954, dopo la fine del conflitto, il progetto di restauro fu approvato e i lavori iniziarono nel marzo 1955, con completamento nel 1960. Un’importante descrizione della struttura e dell’evoluzione architettonica del castello è fornita da Carlo Perogalli, uno dei più autorevoli studiosi di castelli italiani, nel suo recente studio, dove definisce Cèlano un “eccellente esempio” di corte signorile italiana, risalente tra la fine del Trecento e il Quattrocento.

Attualmente, il castello ospita il gruppo operativo della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per l’AbruzzoL’Aquila, e un deposito di materiale archeologico della Soprintendenza Archeologica per l’AbruzzoChieti. Nel piano superiore si trova il Museo di Arte Sacra, che custodisce testimonianze della storia della cristianità nella Diocesi dei Marsi dal VI secolo all’epoca moderna. Inoltre, è in allestimento il Museo Archeologico della Marsica, che conterrà la famosa Collezione Torlonia, recentemente acquisita dallo Stato.

Nel piano inferiore, nel cortile sulla parete di destra, sono stati rimontati negli anni ’70 due portali provenienti dalla Marsica. Il primo, architravato, proviene dalla chiesa rurale di S. Nicola di Marano, datato al XII secolo, e simile a quello di S. Maria in Cellis di Carsoli. Il secondo, archivoltato, proviene dalla chiesa benedettina di S. Salvatore di Paterno, datato agli inizi del XIII secolo, e si caratterizza per la sua raffinata decorazione vegetale e antropomorfa. È considerato uno dei migliori esempi di portale romanico di scuola benedettina in Italia.

Tratto da: prof. Giuseppe Grossi.

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