Nell’Archivio parrocchiale di Poggio Cinolfo, un appunto del parroco don Giuseppe Segna, futuro vescovo della Diocesi dei Marsi, riporta un interessante regolamento del 1818 relativo alle meretrici. Questo documento evidenziava come i Sindaci, in accordo con i Parochi, dovessero redigere un elenco dettagliato delle prostitute operanti nel loro territorio, suddividendo le meretrici in diverse categorie, tra cui quelle locali e quelle provenienti da altre province.
Il regolamento stabiliva che le prostitute residenti avessero l’obbligo di mantenere un comportamento rispettoso verso il vicinato per evitare arresti e possibili espulsioni. Venivano esaminati anche i mezzi di sussistenza e le condizioni personali delle meretrici, con misure di espulsione previste per coloro che non giustificavano la loro presenza nel Comune.
Dopo le due di notte, era vietato a queste donne ricevere visitatori o vagare per le strade. Anche il lenocinio era severamente proibito, con pene previste dal Codice penale per chi avesse cercato di favorire la prostituzione o la corruzione della gioventù. A tal riguardo, le autorità, compresi i Sotto-Intendenti e i Sindaci, erano incaricate di garantire l’osservanza delle normative.
Nonostante la presenza di meretrici in questo periodo, non abbiamo dati precisi sul loro numero nella Marsica della prima metà dell’800. Tuttavia, con il rispetto di queste regole, sembrerebbe che potessero convivere senza troppi contrasti con i residenti dei vari centri.
Tratto da: Terenzio Flamini.