La Conca del Fùcino, originariamente un vasto bacino lacustre di oltre 200 kmq, fu prosciugato nel secolo scorso dal Principe Alessandro Torlonia. Questa conca era incorniciata a nord dai monti del gruppo Velino-Sirente e a sud dai Monti della Marsica. Nella sua struttura, il lago riceveva solo il fiume Giovenco a est, mentre l’unico asse fluviale significativo era l’Imele-Salto a ovest, che univa la Marsica con la Sabina. Nell’ambito di questo territorio montano, si trovavano anche pochi conoidi pianeggianti ai margini dei principali letti fluviali, tra cui il Giovenco, il Rio Tana-Fosso Macrano e il fossato di Rosa. Dal dopoguerra, il territorio fucense ha visto un intenso interesse per le fasi più antiche della preistoria, in particolare grazie agli studi di Salvatore Maria Puglisi e di Giuliano Cremonesi, tra gli altri, che hanno portato alla scoperta di oltre duecento siti archeologici.
Il celebre scrittore Edward Lear ricordava la bellezza della Marsica descrivendo il lago come una “lungo striscia blu” incastonata tra le montagne. Oggi, dopo il prosciugamento, la Marsica ha mutato il suo aspetto, ma la sua bellezza rimane intatta. Ignazio Silone osservava che nella mappa della Penisola, la Marsica è facilmente riconoscibile per la sua piana ovale circondata da monti. Il Fùcino, pur non rappresentando tutta la Marsica, ne costituisce gran parte e la sua storia è ricca e complessa.
Il lago, che un tempo era il terzo in Italia per estensione, arrivava a coprire 155 chilometri quadrati, con una profondità di circa 22 metri. La sua superficie variava nel tempo a causa di un regime idrico peculiare, privo di emissari naturali. In passato, durante il Pleistocene, il Fùcino era significativamente più elevato, estendendosi fino ai Campi Palentini. L’unico sfogo naturale delle acque era costituito da una serie di inghiottitoi, le Petogne, situate presso il Monte Salviano. Questi meati sotterranei disperdevano le acque del lago creando vortici pericolosi, specialmente durante le piene.
Il nome Petogna rimanda a un fiume che si diceva attraversasse il Fùcino, mentre Plinio, nella sua “Naturalis Historia”, menzionava l’origine dell’Acqua Marcia, che attraversava la Marsica. La grande inconstanza del livello del Fùcino ha portato a cambiamenti significativi nel paesaggio nel corso dei secoli, evidenziati da eventi storici come l’inondazione del 128 a.C. e numerosi accrescimenti delle acque documentati nel tempo, fino all’eccezionale crescita del 1819, che isolò Ortucchio e distrusse abitazioni e coltivazioni.
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