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Musei Nella Marsica (Centro Studi Ignazio Silone In Pescina)

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Da ex convento a palcoscenico di cultura: il Centro Studi Siloniani a Pescina celebra la memoria di Ignazio Silone tra storia, arte e letteratura.

Il Centro Studi Siloniani si trova nell’ex convento dei Minori Conventuali a Pescina, fondato ai tempi di San Francesco d’Assisi, al quale fu annessa la chiesa di Santa Maria Annunziata, poi ribattezzata S. Francesco di Assisi e infine S. Antonio da Padova. Soppresso tra il 1863 e il 1872 a causa delle “leggi eversive”, divenne un teatro comunale, celebre per le rappresentazioni di compagnie rinomate, e ospitava il famoso concorso bandistico di Pescina, definito “Leonessa d’Italia”.

Dopo il terremoto del 13 gennaio 1915, il convento divenne un luogo di ritrovo per la “Lega dei contadini”, ispirata da ideali socialisti, che vi svolgeva assemblee sostenute da un quadro di **Cristo Redentore** con la scritta “Beati gli assetati di giustizia”. Ignazio Silone, giovane di Pescina, partecipava a queste assemblee, che rappresentavano un momento di risveglio per i contadini, impegnati a reclamare le terre dell’ex lago di Fùcino e i diritti a essa legati.

Il desiderio di libertà e riscatto di questi contadini si riflette nel celebre romanzo di Silone, Fontamara (1930), che affronta apertamente le problematiche del Fùcino. In quegli anni, l’atmosfera era attraversata da canti di protesta e retorica elettorale, evidenti nei versi che invitavano alla libertà e criticavano il Clero. Negli anni ’30, sotto il regime fascista, l’ex convento fu trasformato in carcere mandamentale, per poi cadere in uno stato di abbandono durante la Seconda Guerra Mondiale.

Dopo la morte di Ignazio Silone nel 1978, l’edificio è stato ristrutturato e trasformato nel Centro Studi Siloniani, riconosciuto ufficialmente e sostenuto dall’Intendenza delle Belle Arti. La prima conferenza si è tenuta dall’8 al 10 dicembre 1988, con il titolo “Silone Scrittore Europeo”, premiando lo scrittore dissidente polacco Kazimierz Brandys per il suo diario politico. Le parole “Post Fata Resurgam” scritte nel frontespizio dell’ex Seminario di Pescina riassumono il significato del centro, simboleggiando la rinascita dopo le calamità.

Oggi, il Centro Studi Siloniani presenta un’architettura armoniosa e funzionale, con un cortile lastricato in ciottoli e diverse sale per conferenze e studi. All’interno, la biblioteca e l’archivio Siloniano, dono della moglie Darina, custodiscono il materiale relativo alla vita di Ignazio Silone. Ospita annualmente il Premio internazionale Ignazio Silone, un importante riconoscimento nel panorama culturale internazionale.

Tratto da: Centro Studi Siloniani.

Il Centro Studi Siloniani si trova nell’ex convento dei Minori Conventuali a Pescina. Questo convento venne edificato ai tempi di San Francesco d’Assisi e, in origine, era aggregato alla chiesa di Santa Maria Annunziata, che successivamente cambiò nome in San Francesco di Assisi e infine in San Antonio da Padova.

Il convento fu soppresso nel decennio dell’occupazione militare con l’avvento dell’unità d’Italia, tra il 1863 e il 1872, a causa delle leggi eversive, in particolare le leggi Siccardi del 1850 e le successive leggi del terzo Governo Cavour. Dopo la soppressione, il convento assunse altre funzioni, diventando teatro comunale. Questo spazio rimaneva aperto dall’autunno fino alla primavera, ospitando compagnie che portavano in scena drammi e commedie contemporanei.

Oltre al teatro, il convento divenne sede del famoso concorso bandistico di Pescina, che raggiunse notorietà anche all’estero, tanto da essere soprannominato “Leonessa d’Italia”. Dopo il terremoto del 13 gennaio 1915, la Lega dei contadini, di ispirazione socialistica, iniziò a svolgere assemblee nel cortile dell’ex convento. Va ricordato che la Lega possedeva un quadro di Cristo Redentore, avvolto in un lungo camice, con la scritta: “Beati gli assetati di giustizia”. Sotto il quadro, si trovava la tromba di Lazzaro, menzionata da Silone in “Uscita di Sicurezza” e in “Una Manciata di More”. Da ragazzo, Silone si intrufolava spesso a queste assemblee.

I contadini, risvegliatisi dal torpore e dalla sudditanza, si batterono contro il Principe Torlonia per ottenere il diritto di possedere le terre da coltivare, rivendicando l’antico diritto di pesca sull’ex lago di Fùcino. Per sostenere la loro causa, venne pubblicato un giornale, dal titolo “La Vanga”. Ignazio Silone espresse il desiderio di libertà e riscatto nel suo primo e più celebre romanzo, “Fontamara”, nel 1930, affrontando i problemi legati al Fùcino.

Prima e dopo il terremoto del 1915, circolavano canti come: “Oili Oilà la Lega cresce e noi socialisti vogliamo la libertà; e voi care madri per amore dei vostri figli, alzate la bandiera, la bandiera dei socialisti”. Questi canti contenevano anche invettive contro il Clero. La propaganda elettorale del tempo si basava su ritornelli coinvolgenti, come: “Scellingo poverino sta accosto alla regina; Trapanese con i ‘miliuni’ se la fa con i ‘mascalzuni’”. Negli anni del fascismo, l’ex convento divenne carcere mandamentale.

Nella seconda guerra mondiale, dal 1940 al 1945, il convento fu abbandonato e ridotto in uno stato di degrado. Negli anni successivi alla morte di Ignazio Silone, avvenuta nel 1978, l’edificio è stato trasformato in Centro Studi Siloniani, sotto la guida dell’Intendenza delle Belle Arti, con l’obiettivo di preservare le mura perimetrali e il patrimonio artistico.

Il primo convegno del centro si è svolto tra l’8 e il 10 dicembre 1988 e ha trattato il tema: “Silone Scrittore Europeo”. Durante questo evento, il premio internazionale è stato assegnato allo scrittore dissidente polacco Kazimierz Brandys per il suo diario politico “Mesi”. Attualmente esule a Parigi, Brandys è una figura significativa nel panorama culturale.

Al Centro Studi Siloniani si possono applicare le parole scritte nel frontespizio dell’ex Seminario di Pescina: “Post Fata Resurgam”, che significa “Dopo la calamità risorgerà”. Le attuali condizioni del centro sono in sintesi: il cortile lastricato con ciottoli richiama l’antica sede dei frati conventuali.

Dopo la ristrutturazione, il centro presenta caratteristiche moderne, compliant con le esigenze di un’istituzione culturale, sia in termini di spazi che di isolamento dal caos esterno. Completamente chiuso ai quattro lati, offre un ambiente idoneo alla riflessione e al raccoglimento. Il teatro presenta una platea e una galleria, e la sala conferenze, accessibile tramite un’ampia scala, insieme alle stanze di studio, all’alloggio del custode e alla scala di servizio, creano un’armonia architettonica efficiente.

All’interno del centro, è fondamentale la presenza della biblioteca e dell’archivio Siloniano, dono della moglie Darina. È inoltre esposta una significativa collezione di materiali riguardanti la vita e la storia di questo importante uomo di cultura, Ignazio Silone.

L’edificio ospita annualmente il Premio internazionale Ignazio Silone, che premia alcuni dei nomi più illustri del panorama culturale internazionale.

Tratto da: [fonte/autore].

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Ospitalità e servizi

Il Centro Studi Siloniani si trova nell’ex convento dei Minori Conventuali a Pescina. Questo convento venne edificato ai tempi di San Francesco d’Assisi e, in origine, era aggregato alla chiesa di Santa Maria Annunziata, che successivamente cambiò nome in San Francesco di Assisi e infine in San Antonio da Padova.

Il convento fu soppresso nel decennio dell’occupazione militare con l’avvento dell’unità d’Italia, tra il 1863 e il 1872, a causa delle leggi eversive, in particolare le leggi Siccardi del 1850 e le successive leggi del terzo Governo Cavour. Dopo la soppressione, il convento assunse altre funzioni, diventando teatro comunale. Questo spazio rimaneva aperto dall’autunno fino alla primavera, ospitando compagnie che portavano in scena drammi e commedie contemporanei.

Oltre al teatro, il convento divenne sede del famoso concorso bandistico di Pescina, che raggiunse notorietà anche all’estero, tanto da essere soprannominato “Leonessa d’Italia”. Dopo il terremoto del 13 gennaio 1915, la Lega dei contadini, di ispirazione socialistica, iniziò a svolgere assemblee nel cortile dell’ex convento. Va ricordato che la Lega possedeva un quadro di Cristo Redentore, avvolto in un lungo camice, con la scritta: “Beati gli assetati di giustizia”. Sotto il quadro, si trovava la tromba di Lazzaro, menzionata da Silone in “Uscita di Sicurezza” e in “Una Manciata di More”. Da ragazzo, Silone si intrufolava spesso a queste assemblee.

I contadini, risvegliatisi dal torpore e dalla sudditanza, si batterono contro il Principe Torlonia per ottenere il diritto di possedere le terre da coltivare, rivendicando l’antico diritto di pesca sull’ex lago di Fùcino. Per sostenere la loro causa, venne pubblicato un giornale, dal titolo “La Vanga”. Ignazio Silone espresse il desiderio di libertà e riscatto nel suo primo e più celebre romanzo, “Fontamara”, nel 1930, affrontando i problemi legati al Fùcino.

Prima e dopo il terremoto del 1915, circolavano canti come: “Oili Oilà la Lega cresce e noi socialisti vogliamo la libertà; e voi care madri per amore dei vostri figli, alzate la bandiera, la bandiera dei socialisti”. Questi canti contenevano anche invettive contro il Clero. La propaganda elettorale del tempo si basava su ritornelli coinvolgenti, come: “Scellingo poverino sta accosto alla regina; Trapanese con i ‘miliuni’ se la fa con i ‘mascalzuni’”. Negli anni del fascismo, l’ex convento divenne carcere mandamentale.

Nella seconda guerra mondiale, dal 1940 al 1945, il convento fu abbandonato e ridotto in uno stato di degrado. Negli anni successivi alla morte di Ignazio Silone, avvenuta nel 1978, l’edificio è stato trasformato in Centro Studi Siloniani, sotto la guida dell’Intendenza delle Belle Arti, con l’obiettivo di preservare le mura perimetrali e il patrimonio artistico.

Il primo convegno del centro si è svolto tra l’8 e il 10 dicembre 1988 e ha trattato il tema: “Silone Scrittore Europeo”. Durante questo evento, il premio internazionale è stato assegnato allo scrittore dissidente polacco Kazimierz Brandys per il suo diario politico “Mesi”. Attualmente esule a Parigi, Brandys è una figura significativa nel panorama culturale.

Al Centro Studi Siloniani si possono applicare le parole scritte nel frontespizio dell’ex Seminario di Pescina: “Post Fata Resurgam”, che significa “Dopo la calamità risorgerà”. Le attuali condizioni del centro sono in sintesi: il cortile lastricato con ciottoli richiama l’antica sede dei frati conventuali.

Dopo la ristrutturazione, il centro presenta caratteristiche moderne, compliant con le esigenze di un’istituzione culturale, sia in termini di spazi che di isolamento dal caos esterno. Completamente chiuso ai quattro lati, offre un ambiente idoneo alla riflessione e al raccoglimento. Il teatro presenta una platea e una galleria, e la sala conferenze, accessibile tramite un’ampia scala, insieme alle stanze di studio, all’alloggio del custode e alla scala di servizio, creano un’armonia architettonica efficiente.

All’interno del centro, è fondamentale la presenza della biblioteca e dell’archivio Siloniano, dono della moglie Darina. È inoltre esposta una significativa collezione di materiali riguardanti la vita e la storia di questo importante uomo di cultura, Ignazio Silone.

L’edificio ospita annualmente il Premio internazionale Ignazio Silone, che premia alcuni dei nomi più illustri del panorama culturale internazionale.

Tratto da: [fonte/autore].

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