L’attestazione della trasformazione del tempio antico in chiesa nel XII secolo è evidenziata da quattro iscrizioni sepolcrali, relative a due addetti al culto, Benedic(ti) e un sacerdote il cui nome è ignoto. La prima citazione della chiesa avviene però nella bolla di Pasquale II del 1115, relativa a “Sancti Petri in Alba”, in cui si chiarisce che la chiesa apparteneva al clero secolare e non ai monaci benedettini, come erroneamente sostenuto da molti.
Nel XII secolo venne realizzata l’abside e le tre navate furono divise da colonne. Si prolungò ulteriormente la struttura con il tamponamento del pronao templare e fu edificata la torre campanaria centrale. Due battenti lignei del portale interno, probabilmente dello stesso autore del portone di Santa Maria in Cellis, risalgono al XIII secolo e sono ora conservati nel Museo di Arte sacra del Castello Piccolomini di Cèlano. Agli inizi del Duecento, un terremoto provocò il crollo dell’area presbiteriale, seguito dalla ricostruzione che portò alla realizzazione dell’iconostasi e dell’ambone cosmateschi. Nel 1310 la chiesa fu ceduta ai Francescani, che edificarono il convento adiacente, poi soppresso nel Seicento.
Dal XIV al XVI secolo, i frati attribuirono la realizzazione di un nuovo ciclo di affreschi e di una cappella interna tardo-gotica. In questo periodo, vennero ripristinate due monofore e il portale della torre campanaria, utilizzando materiali architettonici provenienti dalla vicina chiesa monastica di Sant’Angelo in Albe. La prima soppressione avvenne agli inizi del 1700, mentre l’edificio subì una ricostruzione interna in tardo barocco. Un successivo provvedimento napoleonico del 7 agosto 1809 portò alla vendita del convento a privati, mentre la chiesa fu dichiarata monumento nazionale nel 1892. Distrutta dal terremoto del 1915, la chiesa fu ricostruita fra il 1955 e il 1957, recuperando importanti ritrovamenti e analisi stratigrafiche.
Attualmente, la costruzione presenta l’aspetto conferito dal restauro degli anni ’50, con l’annullamento delle strutture tardo-barocche e un ritorno alla semplicità dello stile romanico. All’esterno, si trova la torre d’ingresso con un portale rinascimentale datato 1526, decorato con il simbolo di San Pietro. Sulla parete nord si possono ancora osservare le tracce della trasformazione dell’antico tempio di Apollo in chiesa cristiana, mentre all’interno, l’ambone policromo è attribuito ai maestri cosmateschi romani, commissionato dall’abate Oderisius agli inizi del XIII secolo. Infine, sulle pareti della navata laterale sinistra si trovano cicli di affreschi del XIV-XV secolo, ora conservati al Museo del Castello Piccolomini.
Tratto da: prof. Giuseppe Grossi.