Notifica
Notifica

Il Fucino (Le “Paludi”.. Ricerche)

Aggiungi qui il testo del titolo

Scoperte straordinarie a Cèlano: scavi rivelano un antico villaggio palafitticolo e misteriose tombe a tumulo, svelando segreti del Bronzo Finale.

Lo scavo del sito di Cèlano, noto come “Le Paludi”, è iniziato nel 1985, dopo la segnalazione di materiale archeologico durante l’impianto di un laghetto per la pesca sportiva. Le campagne di scavo, svolte fino al 1989, hanno portato alla luce numerosi resti di un insediamento palafitticolo risalente al Bronzo Finale, inclusi decine di pali lignei e tre tombe a tumulo, anch’esse databili a quest’epoca, caratterizzate da cassoni lignei contenenti i corredi funebri dei defunti. Dopo un’interruzione, nel 1996 è ripresa l’indagine archeologica, ampliando l’area e scavando nuove tombe, il che ha portato alla scoperta di un ulteriore insediamento e di circoli funerari.

Le indagini sono state condotte con tagli di profondità programmati per raggiungere il livello delle ghiaie basali. Al livello del taglio 1 sono stati trovati reperti ceramici e bronzei, principalmente provenienti dalle aree vicino alle tombe. A partire dal secondo taglio, la concentrazione di materiali aumenta, mentre nei tagli successivi, la quantità di oggetti diminuisce, suggerendo la presenza di livelli di frequentazione più antica. Materiali provenienti dall’area della tomba 1 hanno rivelato indicazioni su antiche pratiche funerarie e strutture abitative, ma la distribuzione dei pali lignei nella zona scavata rimane confusa, suggerendo possibili forme strutturali ancora sconosciute.

Nella campagna di scavo del 1996 sono emerse nuove impronte di palo, rivelando una stratificazione più complessa. Le buche di palo, che presentano un netto contrasto tra il riempimento sabbioso e il sedimento scuro, sono state accuratamente registrate. La campagna ha anche confermato l’esistenza di campioni di legno destinati ad analisi radiometriche e dendrocronologiche, portando a datazioni significative per il sito, con risultati compresi tra il 1523 e il 834 a.C..

Le scoperte delle campagne di scavo del 1998 hanno ulteriormente ampliato la comprensione della necropoli e dell’insediamento del Bronzo Finale. Si sono rimossi livelli di epoca storica stratificati sopra i resti protostorici, rivelando evidenze archeologiche distinte. I settori centrali hanno mostrato una maggiore densità di reperti, inclusa una varietà di fauna e macroresti vegetali. Tra i vasi e altri reperti, la presenza di ceramica decorata rappresenta un’importante testimonianza delle pratiche quotidiane dell’epoca.

Nel 1996, il recupero di strumenti e la distribuzione dei pali suggeriscono diverse fasi costruttive e l’esistenza di strutture complesse. Le campagne di scavo hanno confermato che il sito, situato nel Fùcino, era un centro vitale durante il Bronzo Finale, come evidenziato dalla continua scoperta di tombe a circolo e altre strutture lignee. Questi scavi mettono in luce la ricca storia della Marsica e il valore archeologico inestimabile di questo territorio.

Tratto da: Vincenzo D’Ercole, Serena Cosentino e Gianfranco Mieli.

Lo scavo del sito di Cèlano, “Le Paludi”, ha avuto inizio nel 1985, dopo la segnalazione, nell’anno precedente, della presenza di materiale archeologico rinvenuto in occasione dell’impianto di un laghetto per la pesca sportiva. A partire da quell’anno fino al 1989, sono state effettuate continue campagne di scavo che hanno ampliato l’area in esame, portandola a un’estensione di circa 2500 mq. L’esplorazione di una così vasta superficie ha reso possibile il rinvenimento dei resti di decine e decine di pali lignei, riconducibili a un insediamento palafitticolo dell’epoca del Bronzo Finale.

Oltre a questo livello di frequentazione, sono emerse anche tre tombe a tumulo delimitate da un caratteristico circolo di pietre calcaree infisse nel terreno. Le sepolture, databili anch’esse al Bronzo Finale, sono caratterizzate dalla presenza di un cassone ligneo entro il quale era stato deposto il corpo del defunto insieme al corredo personale.

Dopo una lunga interruzione, nell’estate del 1996 (luglio-settembre), si è ripresa l’indagine archeologica sul sito, riuscendo a scavare una nuova tomba già individuata negli anni passati. In quest’occasione si è ampliato il settore orientale dello scavo (quadrati A-B-C-D6) per proseguire nell’esplorazione del villaggio palafitticolo. Nel 1998, una nuova campagna di scavi ha consentito di ampliare ulteriormente l’area indagata, portando al rinvenimento di un’ulteriore porzione di insediamento e alla scoperta di altri tre circoli funerari.

In questa sede verrà illustrato lo scavo del ’96, ancora inedito, e lo scavo del ’98, che ha ulteriormente chiarito le evidenze rinvenute allora, ma non prima di aver passato in rassegna rapidamente il quadro emerso in precedenza, partendo dai reperti rinvenuti per proseguire con una breve panoramica sui pali e le problematiche inerenti.

Lo scavo è stato condotto per tagli di profondità predeterminata (10-15 cm), che hanno raggiunto il livello di ghiaie basali solo in una zona dell’area indagata, nell’area della tomba 1 con i quadrati Dl, El, E2. Nel resto dei quadrati, si è deciso di esplorare solo i livelli superficiali del deposito antropico, per non pregiudicare l’integrità dei pali (che sarebbero rimasti senza la protezione della terra) e per affrontare, in un secondo momento, l’indagine archeologica con mezzi adeguati e in condizioni ottimali per la comprensione e la documentazione dei fenomeni deposizionali.

Al livello del taglio 1 è stato rinvenuto abbondante materiale ceramico e bronzeo, oltre a grossi frammenti di fornelli e alari. Tutti questi reperti, attribuibili al Bronzo Finale tranne poche eccezioni, provengono dai quadrati prospicienti le quattro tombe e dall’area posta immediatamente a nord di esse. Il taglio 2, che ugualmente porta alla luce numerosi oggetti in bronzo, mostra una concentrazione di materiale nei quadrati settentrionali allineati lungo il margine dello scavo e nella fascia nord-orientale.

Questa tendenza è confermata, sempre nella medesima fascia, dalla dispersione dei reperti che si riscontra nel taglio 3. Gli oggetti ceramici e bronzei diminuiscono, invece, nei tagli 4 e 5, ma si concentrano in q D1 e in q D5, dove sono stati effettuati dei saggi di approfondimento volti a verificare l’esistenza di livelli di frequentazione più antica. Se il quadrato Dl, taglio 4 e 5, restituisce quasi esclusivamente materiale del Bronzo Medio (fatta eccezione per pochi frammenti databili al Bronzo Recente), nel quadrato D5 troviamo un frammento di alare e varie scodelle decorate, simili agli esemplari già rinvenuti nei tagli superiori.

In occasione del convegno sui bacini perilacustri tenutosi ad Acquasparta, nel 1985, era possibile notare che il materiale restituito dai primi due tagli e in parte dal terzo fosse genericamente riferibile al Bronzo Finale. Nel terzo, infatti, si raccolse sia materiale del Bronzo Recente, che qualche frammento più antico, mentre i tagli più profondi (il 4° e il 5°) restituivano ceramica del Bronzo Medio. Si segnalava, inoltre, una concentrazione di materiale più antico (protoappenninico) nell’area della tomba 1, proprio «nella fascia anulare compresa fra le pietre del circolo e il taglio della fossa, alla base dello strato in giacitura orizzontale».

Questo per quanto riguarda i materiali, ma lo scavo di Paludi ha restituito anche un gran numero di pali lignei ancora infissi verticalmente in quello che, nell’età del Bronzo, doveva essere il fondo del lago Fùcino. La maggior parte di essi è in legno di quercia, seguiti da quelli di salice e di pioppo. Hanno un diametro medio di 10 centimetri e, spesso, si presentano tagliati, per il senso della lunghezza, da tronchi di dimensioni maggiori.

Se si analizza la distribuzione di questo tipo di reperti, si può osservare che nell’area scavata non esiste una loro distribuzione omogenea. Si passa da addensamenti apparentemente disordinati a gruppi che per la loro disposizione possono suggerire delle figure geometriche, riconducibili a ipotetiche strutture. Le disposizioni più riconoscibili sono gli allineamenti: nell’area centrale dello scavo sono state rinvenute file di tre-quattro pali, raramente si arriva a cinque o più pali, che seguono un orientamento nord-est sud-ovest e sono conficcati nel terreno a una distanza tra loro di 90-130 centimetri.

La loro disposizione spaziale non permette, tuttavia, di formulare ipotesi sicure sul tipo di manufatto di cui facevano parte. Si notano brevi allineamenti, disposizioni curve e raggruppamenti. Infine, nel quadrato B5 si può notare chiaramente una figura geometrica formata da tre file parallele di pali, infissi a una distanza media tra di loro di circa 1,5 metri. Dopo una pausa di alcuni anni, nel 1996 è stato possibile riprendere gli scavi nel sito delle Paludi di Cèlano. In questa occasione, i lavori hanno interessato la fascia orientale dell’area (quadrati A6 – D6) con la finalità di indagare un’ulteriore porzione del villaggio palafitticolo.

L’esperienza acquisita nel corso delle campagne di scavo precedenti ha permesso di operare in modo mirato alla risoluzione dei quesiti posti dalla presenza di resti strutturali. È stato possibile, così, identificare diverse decine di pali lignei, oltre a un gran numero di impronte di palo (buche di palo) disposte in allineamenti coerenti. Le impronte costituiscono la novità della campagna di scavo del 1996.

Nei primi due quadrati a nord (A6 e B6) si nota una prevalenza di pali lignei sulle buche, mentre nei quadrati C6 e D6 la situazione si capovolge mostrando una predominanza delle buche di palo. Si evidenziano, inoltre, file di pali parallele tra loro, poste a una distanza media di 1,5-2 m, che seguono un andamento nord-sud. La presenza di strutture rettangolari formate anch’esse da più file di pali è stata segnalata. Come già avvenuto in passato, anche nella campagna di scavo del 1996, viene effettuata una campionatura di legni destinata alle analisi radiometriche e a quelle dendrocronologiche.

Le datazioni al C14, per le quali ci si è avvalsi della collaborazione dell’Università di Washington, sono state effettuate su tre resti di pali e sul sarcofago ligneo della tomba 4. Per il campione da q D6 si ha una datazione 1523-1375 a.C. e 1348-1316 a.C.; per q C6 1002-824 a.C., e per il campione prelevato dal sarcofago della tomba n. 4: 1016-834 a.C.. Va, inoltre, ricordato che i campioni di legno sono stati prima determinati confermando l’utilizzo delle stesse essenze la cui presenza era già stata segnalata nel corso delle analisi fatte nelle campagne di scavo precedenti.

Il sarcofago ligneo della tomba 4 è, infatti, ricavato da un albero di quercia caducifoglie. I materiali archeologici raccolti sono stati divisi per quadrati, senza l’indicazione del taglio, in quanto nella campagna di scavo del 1996 si è provveduto ad asportare solo il livello del sedimento antropico. Come già osservato per i reperti raccolti nei primi tagli, anche quest’area ha restituito vasellame cronologicamente collocabile nel Bronzo Finale. Nel quadrato A6 sono stati raccolti solo quattro frammenti, mentre in B6 è stata rinvenuta una scodella aperta a pareti rettilinee.

I quadrati C6 e D6 hanno restituito molto materiale di fattura generalmente fine e per lo più decorato. Tra gli altri, nel q C6, si segnalano due vasi a collo decorati. Il materiale appare cronologicamente omogeneo, fatta eccezione per un frammento di apice «ad orecchietta». Materiale più abbondante è stato rinvenuto in D6, con una grande tazza con ansa bifora ricomposta, frammenti con decorazione a solcature e cuppelle, e un’anfora decorata con cuppelle. Non si segnala la presenza di bronzi, rinvenuti numerosi nei primi tagli.

Nel mese di luglio e agli inizi di agosto 1998 è stata ulteriormente ampliata l’area di scavo occupata dalla necropoli e dall’insediamento del Bronzo Finale. La nuova indagine archeologica ha interessato una superficie di circa 400 metri quadrati dove è stato possibile riscontrare diverse evidenze archeologiche. Il settore centrale (quadrati B7 e C7) ha restituito il maggior numero di reperti, insieme a una discreta quantità di fauna e macroresti vegetali.

Dall’ultimo quadrato della fascia scavata, il quadrato A7, provengono solo pochi reperti ma la loro importanza è fondamentale perché costituiscono il lotto di oggetti più antichi di tutta l’area indagata nel mese di luglio 1998. La centralità dell’area ha restituito anche il fondo di una canaletta, con un riempimento di ghiaia, che testimonia la presenza di una fase «asciutta». Se, invece, si esamina la distribuzione dei pali, si verifica l’esistenza di diverse fasi costruttive testimoniate da orientamenti diversi che si erano già ipotizzati grazie alle passate campagne di scavo.

Infine, nel periodo di tempo che va tra la metà di settembre e la metà di ottobre è stato indagato l’angolo sud-occidentale dell’area, dove sono state rinvenute due tombe a circolo del Bronzo Finale, le sepolture 5 e 6.

Tratto da: Vincenzo D’Ercole, Serena Cosentino e Gianfranco Mieli.

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

Lo scavo del sito di Cèlano, “Le Paludi”, ha avuto inizio nel 1985, dopo la segnalazione, nell’anno precedente, della presenza di materiale archeologico rinvenuto in occasione dell’impianto di un laghetto per la pesca sportiva. A partire da quell’anno fino al 1989, sono state effettuate continue campagne di scavo che hanno ampliato l’area in esame, portandola a un’estensione di circa 2500 mq. L’esplorazione di una così vasta superficie ha reso possibile il rinvenimento dei resti di decine e decine di pali lignei, riconducibili a un insediamento palafitticolo dell’epoca del Bronzo Finale.

Oltre a questo livello di frequentazione, sono emerse anche tre tombe a tumulo delimitate da un caratteristico circolo di pietre calcaree infisse nel terreno. Le sepolture, databili anch’esse al Bronzo Finale, sono caratterizzate dalla presenza di un cassone ligneo entro il quale era stato deposto il corpo del defunto insieme al corredo personale.

Dopo una lunga interruzione, nell’estate del 1996 (luglio-settembre), si è ripresa l’indagine archeologica sul sito, riuscendo a scavare una nuova tomba già individuata negli anni passati. In quest’occasione si è ampliato il settore orientale dello scavo (quadrati A-B-C-D6) per proseguire nell’esplorazione del villaggio palafitticolo. Nel 1998, una nuova campagna di scavi ha consentito di ampliare ulteriormente l’area indagata, portando al rinvenimento di un’ulteriore porzione di insediamento e alla scoperta di altri tre circoli funerari.

In questa sede verrà illustrato lo scavo del ’96, ancora inedito, e lo scavo del ’98, che ha ulteriormente chiarito le evidenze rinvenute allora, ma non prima di aver passato in rassegna rapidamente il quadro emerso in precedenza, partendo dai reperti rinvenuti per proseguire con una breve panoramica sui pali e le problematiche inerenti.

Lo scavo è stato condotto per tagli di profondità predeterminata (10-15 cm), che hanno raggiunto il livello di ghiaie basali solo in una zona dell’area indagata, nell’area della tomba 1 con i quadrati Dl, El, E2. Nel resto dei quadrati, si è deciso di esplorare solo i livelli superficiali del deposito antropico, per non pregiudicare l’integrità dei pali (che sarebbero rimasti senza la protezione della terra) e per affrontare, in un secondo momento, l’indagine archeologica con mezzi adeguati e in condizioni ottimali per la comprensione e la documentazione dei fenomeni deposizionali.

Al livello del taglio 1 è stato rinvenuto abbondante materiale ceramico e bronzeo, oltre a grossi frammenti di fornelli e alari. Tutti questi reperti, attribuibili al Bronzo Finale tranne poche eccezioni, provengono dai quadrati prospicienti le quattro tombe e dall’area posta immediatamente a nord di esse. Il taglio 2, che ugualmente porta alla luce numerosi oggetti in bronzo, mostra una concentrazione di materiale nei quadrati settentrionali allineati lungo il margine dello scavo e nella fascia nord-orientale.

Questa tendenza è confermata, sempre nella medesima fascia, dalla dispersione dei reperti che si riscontra nel taglio 3. Gli oggetti ceramici e bronzei diminuiscono, invece, nei tagli 4 e 5, ma si concentrano in q D1 e in q D5, dove sono stati effettuati dei saggi di approfondimento volti a verificare l’esistenza di livelli di frequentazione più antica. Se il quadrato Dl, taglio 4 e 5, restituisce quasi esclusivamente materiale del Bronzo Medio (fatta eccezione per pochi frammenti databili al Bronzo Recente), nel quadrato D5 troviamo un frammento di alare e varie scodelle decorate, simili agli esemplari già rinvenuti nei tagli superiori.

In occasione del convegno sui bacini perilacustri tenutosi ad Acquasparta, nel 1985, era possibile notare che il materiale restituito dai primi due tagli e in parte dal terzo fosse genericamente riferibile al Bronzo Finale. Nel terzo, infatti, si raccolse sia materiale del Bronzo Recente, che qualche frammento più antico, mentre i tagli più profondi (il 4° e il 5°) restituivano ceramica del Bronzo Medio. Si segnalava, inoltre, una concentrazione di materiale più antico (protoappenninico) nell’area della tomba 1, proprio «nella fascia anulare compresa fra le pietre del circolo e il taglio della fossa, alla base dello strato in giacitura orizzontale».

Questo per quanto riguarda i materiali, ma lo scavo di Paludi ha restituito anche un gran numero di pali lignei ancora infissi verticalmente in quello che, nell’età del Bronzo, doveva essere il fondo del lago Fùcino. La maggior parte di essi è in legno di quercia, seguiti da quelli di salice e di pioppo. Hanno un diametro medio di 10 centimetri e, spesso, si presentano tagliati, per il senso della lunghezza, da tronchi di dimensioni maggiori.

Se si analizza la distribuzione di questo tipo di reperti, si può osservare che nell’area scavata non esiste una loro distribuzione omogenea. Si passa da addensamenti apparentemente disordinati a gruppi che per la loro disposizione possono suggerire delle figure geometriche, riconducibili a ipotetiche strutture. Le disposizioni più riconoscibili sono gli allineamenti: nell’area centrale dello scavo sono state rinvenute file di tre-quattro pali, raramente si arriva a cinque o più pali, che seguono un orientamento nord-est sud-ovest e sono conficcati nel terreno a una distanza tra loro di 90-130 centimetri.

La loro disposizione spaziale non permette, tuttavia, di formulare ipotesi sicure sul tipo di manufatto di cui facevano parte. Si notano brevi allineamenti, disposizioni curve e raggruppamenti. Infine, nel quadrato B5 si può notare chiaramente una figura geometrica formata da tre file parallele di pali, infissi a una distanza media tra di loro di circa 1,5 metri. Dopo una pausa di alcuni anni, nel 1996 è stato possibile riprendere gli scavi nel sito delle Paludi di Cèlano. In questa occasione, i lavori hanno interessato la fascia orientale dell’area (quadrati A6 – D6) con la finalità di indagare un’ulteriore porzione del villaggio palafitticolo.

L’esperienza acquisita nel corso delle campagne di scavo precedenti ha permesso di operare in modo mirato alla risoluzione dei quesiti posti dalla presenza di resti strutturali. È stato possibile, così, identificare diverse decine di pali lignei, oltre a un gran numero di impronte di palo (buche di palo) disposte in allineamenti coerenti. Le impronte costituiscono la novità della campagna di scavo del 1996.

Nei primi due quadrati a nord (A6 e B6) si nota una prevalenza di pali lignei sulle buche, mentre nei quadrati C6 e D6 la situazione si capovolge mostrando una predominanza delle buche di palo. Si evidenziano, inoltre, file di pali parallele tra loro, poste a una distanza media di 1,5-2 m, che seguono un andamento nord-sud. La presenza di strutture rettangolari formate anch’esse da più file di pali è stata segnalata. Come già avvenuto in passato, anche nella campagna di scavo del 1996, viene effettuata una campionatura di legni destinata alle analisi radiometriche e a quelle dendrocronologiche.

Le datazioni al C14, per le quali ci si è avvalsi della collaborazione dell’Università di Washington, sono state effettuate su tre resti di pali e sul sarcofago ligneo della tomba 4. Per il campione da q D6 si ha una datazione 1523-1375 a.C. e 1348-1316 a.C.; per q C6 1002-824 a.C., e per il campione prelevato dal sarcofago della tomba n. 4: 1016-834 a.C.. Va, inoltre, ricordato che i campioni di legno sono stati prima determinati confermando l’utilizzo delle stesse essenze la cui presenza era già stata segnalata nel corso delle analisi fatte nelle campagne di scavo precedenti.

Il sarcofago ligneo della tomba 4 è, infatti, ricavato da un albero di quercia caducifoglie. I materiali archeologici raccolti sono stati divisi per quadrati, senza l’indicazione del taglio, in quanto nella campagna di scavo del 1996 si è provveduto ad asportare solo il livello del sedimento antropico. Come già osservato per i reperti raccolti nei primi tagli, anche quest’area ha restituito vasellame cronologicamente collocabile nel Bronzo Finale. Nel quadrato A6 sono stati raccolti solo quattro frammenti, mentre in B6 è stata rinvenuta una scodella aperta a pareti rettilinee.

I quadrati C6 e D6 hanno restituito molto materiale di fattura generalmente fine e per lo più decorato. Tra gli altri, nel q C6, si segnalano due vasi a collo decorati. Il materiale appare cronologicamente omogeneo, fatta eccezione per un frammento di apice «ad orecchietta». Materiale più abbondante è stato rinvenuto in D6, con una grande tazza con ansa bifora ricomposta, frammenti con decorazione a solcature e cuppelle, e un’anfora decorata con cuppelle. Non si segnala la presenza di bronzi, rinvenuti numerosi nei primi tagli.

Nel mese di luglio e agli inizi di agosto 1998 è stata ulteriormente ampliata l’area di scavo occupata dalla necropoli e dall’insediamento del Bronzo Finale. La nuova indagine archeologica ha interessato una superficie di circa 400 metri quadrati dove è stato possibile riscontrare diverse evidenze archeologiche. Il settore centrale (quadrati B7 e C7) ha restituito il maggior numero di reperti, insieme a una discreta quantità di fauna e macroresti vegetali.

Dall’ultimo quadrato della fascia scavata, il quadrato A7, provengono solo pochi reperti ma la loro importanza è fondamentale perché costituiscono il lotto di oggetti più antichi di tutta l’area indagata nel mese di luglio 1998. La centralità dell’area ha restituito anche il fondo di una canaletta, con un riempimento di ghiaia, che testimonia la presenza di una fase «asciutta». Se, invece, si esamina la distribuzione dei pali, si verifica l’esistenza di diverse fasi costruttive testimoniate da orientamenti diversi che si erano già ipotizzati grazie alle passate campagne di scavo.

Infine, nel periodo di tempo che va tra la metà di settembre e la metà di ottobre è stato indagato l’angolo sud-occidentale dell’area, dove sono state rinvenute due tombe a circolo del Bronzo Finale, le sepolture 5 e 6.

Tratto da: Vincenzo D’Ercole, Serena Cosentino e Gianfranco Mieli.

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti