La campagna di scavo 2001 ha ripristinato la situazione relativa ai lavori del 1982, svolti in collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo e l’Istituto di Topografia Antica dell’Università La Sapienza di Roma. Il risultato delle ricerche ha consentito di individuare una nuova area di indagine; le operazioni di scavo, concentrate nell’area compresa tra i due ingressi, hanno evidenziato le tracce delle strutture di sostegno delle gradinate, peraltro visibili dal piano di campagna, e rivelato la presenza di un ingresso laterale.
Il monumento è caratterizzato da una struttura dalla forma semplice e con particolari accorgimenti tecnico-costruttivi. Esso risulta per buona parte addossato al banco naturale costituito da ghiaione nella zona a ridosso dell’ingresso meridionale e da limo di colore giallo intenso, di probabile natura alluvionale, nell’area compresa tra l’ingresso sud e quello nord. L’edificio, nonostante le evidenti spoliazioni cui è stato sottoposto, sembra tuttavia ben leggibile e si presenta, solo parzialmente ostruito, nella summa cavea, da strutture portanti.
Gli ingressi principali seguono uno schema assolutamente speculare con un corridoio di accesso all’arena foderato con muri in opera reticolata e due ambienti, voltati e pavimentati con lastre calcaree, adiacenti al corridoio stesso. I piani di calpestio risultano in entrambe i casi lievemente inclinati verso l’arena: nell’ingresso meridionale si è conservata in posto la pavimentazione a grosse lastre in calcare, mentre nell’altro ingresso sono presenti solo il battuto e la soglia in pietra.
Nell’ingresso nord è stata rinvenuta una scala di accesso alla cavea, mentre in quello sud si sono trovati solo alcuni blocchi che sembrano comunque pertinenti ai sistemi di accesso alle gradinate. L’ingresso laterale è decisamente più piccolo degli altri due; i guanciali in opera reticolata sembrano piuttosto strombati e il piano presenta una maggiore inclinazione. Sul piano dell’arena, sono stati rinvenuti, situati lungo l’asse longitudinale, due rocchi di colonna a una distanza apparentemente regolare, che probabilmente segnavano la spina centrale attorno a cui si svolgevano le corse delle bighe o dei cavalli.
Il terminus post quem per la datazione del monumento è dato dalle due sepolture di epoca ellenistica scavate nel banco naturale, sul quale si fonda l’edificio di età romana, e dai resti di una strada basolata probabilmente relativa a una fase premunicipale. La datazione dell’impianto risale alla prima età augustea. Nell’ingresso meridionale sono visibili le tracce di un intervento di restauro di II sec. d.C., realizzato con mattoni sottili di colore rosso intenso e materiale epigrafico riutilizzato.
La fase d’uso del monumento è in corso di studi e, grazie al ritrovamento di numerosi sedili (loca), che conservano le iscrizioni con i nomi degli assegnatari dei posti, sarà possibile recuperare non solo la ricostruzione architettonica dell’edificio, ma anche importanti informazioni sul tessuto sociale della città di Marruvium.
Il periodo di abbandono e il conseguente sfruttamento come cava di materiali sembra iniziare tra la fine del III e la prima metà del IV sec. d.C., come testimonia una moneta di Gordiano III, trovata tra i blocchi addossati al balteo, e una testa maschile, ricavata da una lastra di rivestimento dell’anfiteatro e non rifinita, che mostra acconciatura e lineamenti di età tetrarchica. Le sepolture riportate alla luce nell’anfiteatro sono, ad oggi, quindici, di cui due di età ellenistica e le altre di età medievale. Le due sepolture ellenistiche, che costituiscono il terminus post quem della vita dell’edificio, sono poste nel lato ovest della struttura.
La tomba 1 è una sepoltura in fossa poco profonda, delimitata sul lato ovest da cinque tegole disposte di taglio, leggermente inclinate verso est, orientata SE-NW. Essa è riferibile a un individuo adulto di sesso maschile deposto supino con testa piegata a est, braccia parallele, corredato da quattordici oggetti, tra cui due strigli in ferro con grosso anello in bronzo e alcuni vasi e piatti in ceramica.
La tomba 4 è una sepoltura a fossa terragna poco profonda, anch’essa delimitata sul lato ovest da due tegole infisse di taglio nel terreno, orientata SE-NW. Essa è invece riferibile a un individuo giovane di sesso femminile, corredato da cinque oggetti, tra cui balsamari piriformi e una lucerna. Le due sepolture sembrano poste sullo stesso asse longitudinale e potrebbero essere riferibili a una più ampia necropoli situata nella zona ovest rispetto all’asse dell’anfiteatro.
Le altre sepolture indagate sono invece riferibili all’ultima fase di vita dell’anfiteatro, al periodo medievale. Le deposizioni, poste lungo i muri con rivestimento in opera reticolata della struttura, consistono sempre in semplici fosse poco profonde perimetrate da pietre di varia pezzatura e, a volte, ricoperte con pietre di medie dimensioni e/o con una lastra litica, come ad esempio lastre di decorazione architettonica facente parte della struttura dell’anfiteatro.
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