Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi
Segnalato nell’Ottocento da Carmelo Mancini e riscoperto successivamente da Vincenzo Grande, l’insediamento è stato oggetto di campagne di scavo a partire dal settembre del 1968, condotte dall’Università di Pisa grazie all’interessamento della “Pro loco” di Collelongo. I primi interventi sono stati diretti da Paolo Enrico Arias, affiancato da Orlanda Pangrazi fino al 1971. Successivamente, Cesare Letta ha preso il comando delle ricerche, affiancato dalla direzione tecnica di Maurizio Paoletti fino all’ultima campagna del 1987.
L’insediamento è costituito da un’acropoli (ocri) sul colle di La Giostra, da un villaggio (vicus) sui pendii di S. Castro, La Giostrella, Pozzo Maianone e dalle necropoli del Cantone e di La Cava. Su “La Giostra” si trova un piccolo centro fortificato di forma ovale, circondato da un circuito murario in opera poligonale (I° maniera) lungo 350 m, dotato di una porta a corridoio interno obliquo sul versante sud.
All’interno del fortificato si possono osservare i resti di due edifici templari, di una cisterna circolare e di una stipe votiva. L’”Edificio 1″, che in seguito è stato utilizzato come stazzo per pastori, ha perso il suo aspetto originale di probabile tempio italico a più ambienti, edificato su un alto podio in opera poligonale. Accanto all’edificio templare si trova la “Cisterna”, caratterizzata da una pianta circolare con muratura in opera poligonale, un gradino anulare sul fondo e un rivestimento alla base in opera signina. La “Stipe votiva”, ricavata nella roccia, presentava materiali votivi databili dal VII al II secolo a.C..
L’”Edificio 2″, costruito agli inizi del I secolo a.C. e abbandonato subito dopo il termine del Bellum Marsicum, è composto da tre ambienti preceduti da un vestibolo probabilmente colonnato. Nella stanza centrale, con pavimento in opus signinum decorato da tessere in calcare bianco e pareti dipinte in affresco di “secondo stile pompeiano”, sono stati trovati frammenti di terracotta relativi a una divinità femminile, probabilmente Diana.
Sui pendii sottostanti di Giostrella e S. Castro si trovano i resti ben conservati di un vicus italico-romano dislocato su terrazze, con numerosi terrazzamenti ancora visibili. Nella località di Pozzo Massotto si notano i resti di un piccolo santuarietto con cisterna circolare e copertura a tholos, mentre a S. Castro Vecchio si ritiene vi fosse ubicata la chiesa di Sancti Casti.
In quest’area sono emerse le famose “Gambe del Diavolo”, confermando l’esistenza di una necropoli arcaica documentata dal rinvenimento di corredi tombali del VI e della fine del IV secolo a.C.. Più sotto, in “La Cava”, sono state scoperte tombe a grotticella con chiusura a stele-porta, risalenti al II secolo a.C.. Il villaggio si estendeva anche sul declivio di La Giostrella, S. Castro nuovo e Sopra S. Elia, mostrando muri di terrazzamento in opera poligonale e piccole cisterne in opera incerta.
In località “Sopra S. Elia” sono stati effettuati saggi di scavo che hanno rivelato resti di crollo di edifici monumentali, una cisterna rettangolare in opera incerta di età tardo repubblicana, abbandonata nel III secolo d.C., e una necropoli romano imperiale del II secolo con sei inumati e due incinerati sotto una copertura di tegole (a cappuccina). Resti murari, probabilmente appartenenti a una villa italico-romana costruita su terrazze, si possono trovare in località Pozzo Maianone.
La necropoli del Cantone si trova lungo una delle strade antiche che collegavano il vicus con l’alveo fucense e la Vallelonga. Essa comprende oltre 50 tombe disposte sui due declivi della valletta del Cantone, solo parzialmente esplorate dalla missione pisana dal 1968 al 1975. Purtroppo, gravi danni sono stati causati da saccheggi, con circa 26 tombe distrutte. Le tombe, a fossa con copertura a lastroni, a loculo e a camera con copertura a volta, sono disposte in lunghe file parallele sulle pendici della valletta e presentano steli-porta di chiusura su muretti di raccordo, come documentato da Paoletti nel 1987 e 1989.
Dalla grande Tomba 14 proviene un famoso letto in osso databile agli inizi del I secolo a.C., decorato con la raffigurazione del volto barbato di Dionysos-Hades, attualmente conservato al Museo di Chieti.
Il percorso della Valletta del Cantone ha restituito materiali risalenti al VI secolo a.C. e un frammento di statua femminile arcaica, a conferma dell’esistenza di necropoli dell’età del ferro in quest’area, relative all’ocre marso di La Giostra. Dallo studio degli inumati, dei resti animali e dei pollini rinvenuti sia nelle tombe che nell’abitato, risulta che le genti marse di Amplero erano prevalentemente legate, in età italica e romana, a un’economia agricola e all’allevamento animale connesso alla pratica agricola, come documentato da Amplero nel 1989.
Riferimento autore: Prof. Giuseppe Grossi.