In Ortucchío dei Marsi, affacciata sulle sponde del Fùcino, ora prosciugato, nacque verso il 1270 lo scienziato Giovanni, dal celebre monastero di Montecassino. Divenuto sacerdote e canonico della chiesa di Santa Sabina, si distinse come professore di diritto canonico. In quegli anni, l’ateneo bolognese accoglieva i più illustri studiosi e un numero crescente di studenti provenienti da tutta Europa, rendendolo un centro privilegiato della cultura.
Nel novembre del 1801, Giovanni lasciò la Marsica per recarsi a Bologna, dove trovò la città sottoposta a interdetto da parte del Papa. A causa delle turbolenze, molti professori e studenti si trasferirono a Padova. Nonostante ciò, Giovanni si fece notare per la sua vasta erudizione, guadagnandosi una posizione di rilievo all’interno dell’università. La fama e l’abilità con cui gestiva gli affari accademici lo portarono a diventare un figura chiave nel panorama culturale bolognese.
Nel 1316, Giovanni divenne rettore degli studenti citramontani, ma un contenzioso con il Podestà di Bologna lo costrinse a lasciare la città insieme ai suoi discepoli. La sua partenza suscitò preoccupazione tra le autorità bolognesi, che inviarono ambasciatori per chiedere il suo ritorno, promettendo una riparazione alle offese ricevute. Grazie a queste garanzie, Giovanni accettò di tornare a Bologna, dove fu accolto trionfalmente.
Per mantenere la stabilità nel campo accademico, venne redatto un nuovo statuto da Giovanni Andrea, sotto la supervisione dei rettori. Questo documento, composto nel 1317, mirava a garantire la pace e la tranquillità negli affari universitari. La reputazione di Giovanni si consolidò ulteriormente quando riuscì a mantenere l’ordine nella vita accademica e a gestire con saggezza le relazioni tra studenti, magistrati e professori.
Dopo aver terminato il suo mandato come rettore, Giovanni tornò a dedicarsi allo studio del diritto nella sua nativa Marsica, soddisfatto dei riconoscimenti ottenuti e deciso a vivere serenamente. La sua vita rimase lontana dalle ambizioni ecclesiastiche, rimanendo un punto di riferimento per l’educazione e la cultura nella regione.
Tratto da: Vincenzo Balzano. I legisti ed artisti abruzzesi lettori nello studio di Bologna. Casteldisangro, 18912.