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(Giulio Buttici)

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Giulio Butticci: quando l’umanesimo incontra la scienza per delineare il futuro della cultura.

È interessante notare come, nonostante l’era tecnologica attuale, si continui a discutere di umanesimo e umanisti. La verità emersa dalle recenti polemiche tra le due culture suggerisce che la cultura scientifica, per non cadere in un mondo dominato da robot, deve collaborare con quella umanistica, unica capace di mantenere viva la fede in una civiltà all’uomo adatta. Non intendiamo discutere quale delle due culture debba prevalere, ma riteniamo necessario stabilire rapporti chiari di coesistenza e interdipendenza tra scientia e humanitas, come hanno dimostrato studiosi come Giulio Butticci.

Nato il 25 ottobre 1904 a S. Potito di Ovindoli, una località della storica provincia dei Marsi, Butticci completò gli studi classici al « Cotugno » dell’Aquila e si laureò in lettere all’Università di Roma a soli 23 anni, discussando una tesi su Omero ed Esiodo nello studio di G. Pascoli. Nel 1928, vinse un concorso per materie letterarie e esercitò la sua professione in diverse città, tra cui Pescara, Napoli e Roma. Divenne presidente di vari licei, tra cui il Liceo classico di Avezzano, fino al suo collocamento in quiescenza nel 1972, lasciando un’impronta indelebile in ogni istituzione.

Il valore di Butticci è stato riconosciuto anche a livello ministeriale, essendo coinvolto in importanti commissioni di studio sul latino e sul greco. Ha contribuito attivamente a rinnovare la scuola italiana, sia in ambito didattico che educativo, con numerosi scritti e articoli nel corso della sua carriera. Tra le sue pubblicazioni più rilevanti si annoverano Gli ordinamenti politici dei Romani e la traduzione della Historia Afarsorum del Febonio.

Ma Butticci non si limitò alla carriera accademica; fu anche un uomo d’azione, impegnato nella lotta per la giustizia sociale. Durante il regime fascista, partecipò attivamente alla Resistenza in Abruzzo e, dopo la Liberazione, si unì al Partito d’Azione e, successivamente, al Partito Socialista. La sua attività sindacale e il suo coinvolgimento nella politica educativa dimostrano il suo attivismo e dedizione alla causa della scuola.

Tratto da: [fonte/autore].

A qualcuno può apparire strano che ancor oggi, nel mezzo di un’età dominata dal più imperversante tecnologismo, si parli di umanesimo e di umanisti. Eppure, se una verità ormai inamovibile e discesa dalle lunghe polemiche che negli ultimi anni si sono svolte sulle cosiddette due culture, essa può essere brevemente riassunta in questi termini: la cultura scientifica, se non vuole rischiare di creare un mondo popolato di robot, deve avvalersi della collaborazione della cultura umanistica, la quale è l’unica in grado di mantenere viva la fede in una civiltà fatta su misura dell’uomo.

Mediante questa premessa, si può affermare che tra « scientia » e « humanitas » occorrerà stabilire sempre più chiari rapporti, non di estraneità e tanto meno di ostilità, ma di coesistenza e interdipendenza. Questo, del resto, è il risultato a cui ci sembra siano pervenuti gli studiosi più seri dei due settori. Tra costoro va senz’altro annoverato Giulio Butticci.

Nato il 25 ottobre 1904 a S. Potito di Ovindoli (L’Aquila), un paesino dell’antica « provincia dei Marsi », già residenza estiva di principi romani, richiamati dall’amenità del luogo e dal clima salubre per le vicinanze del lago Fùcino, noto finanche a Virgilio per le sue limpide acque, Butticci conseguì la laurea in lettere presso l’Università di Roma all’età di 23 anni, con una tesi su Omero ed Esiodo nei « Conviviali » di G. Pascoli.

Appena un anno dopo la laurea, nel 1928, riuscì vincitore in un concorso per cattedre di materie letterarie nel Ginnasio superiore, venendo destinato a Veroli. L’anno successivo, nel 1929, vinse la cattedra di materie classiche nei Licei, con assegnazione di sede ad Arpino e, successivamente, a Teramo, Pescara, Napoli, Avezzano, Civitavecchia e Roma.

Passato alla Presidenza nel 1956, in qualità di titolare, resse dapprima il Liceo classico di Avezzano, poi l’Istituto magistrale di Anagni e, infine, i Licei classici « Lucrezio Caro » e « Tacito » di Roma. Dal 1972 andò in quiescenza dopo 44 anni di ruolo. Superfluo rilevare che, dovunque abbia prestato servizio, sia come docente che come preside, ha lasciato un’impronta indelebile della sua bontà e del suo equilibrio, oltre che della sua vasta e profonda dottrina.

Ricordiamo che il 2 giugno 1972 gli è stata conferita la medaglia d’oro dal Presidente della Repubblica, unitamente all’attestato di benemerito della scuola e della cultura. Le rare doti di Giulio Butticci non potevano sfuggire nemmeno alle alte sfere del Ministero della Pubblica Istruzione, che lo chiamò a far parte di varie e importanti Commissioni di studio. Tra queste, quella nominata dal Ministro Rossi nel 1956 per l’insegnamento del latino, e quella nominata dal Ministro Gui nel 1966 per la stesura dei programmi di latino.

È lecito ritenere che il contributo dato da Butticci in seno a queste Commissioni non sia stato, e non potesse essere, puramente formale. Non solo per le sue salde convinzioni d’ordine generale, ma anche perché dall’ultimo dopoguerra egli si è posto come pochi il problema del rinnovamento della scuola, sia sul piano didattico che su quello educativo.

Dei suoi numerosi studi in proposito, segnaliamo quei come L’esame di Stato per questionari, con prefazione di Roberto Giannarelli, estratto da « Rassegna dell’Istruzione Media », 1952; L’insegnamento del latino e greco nel liceo classico quinquennale, estratto c.s., 1953; La scuola dell’immobilismo, in « Itinerari », nn. 14-15, e « Rivista di Storia e Letteratura », 1955; Il progetto Rossi degli Esami di Stato, in « Rassegna dell’Istruzione Media », febbraio 1956; e molti altri.

Si tratta di articoli e saggi che denotano, da un lato, la piena consapevolezza dei timori oggi tanto diffusi circa il declino della tradizione classica e, dall’altro, l’attiva partecipazione al processo di svecchiamento della nostra scuola, con l’obiettivo di scongiurare o frenare quel declino. Tuttavia, gli studi di Butticci non si limitano al processo dell’aggiornamento didattico, ma egli vanta anche scritti di vario carattere come « Il Poeta degli Iloti » di Giovanni Pascoli, estratto dal « Giornale degli Arcadi », Roma 1929; e Il posto dei « Conviviali » nell’opera di G. Pascoli, annuario del Liceo di Teramo, 1932.

Giulio Butticci ha anche una particolare attenzione per i « studia humanitatis ». In questo settore, le sue pubblicazioni più notevoli comprendono Gli ordinamenti politici dei Romani, Loescher editore, 1968; A1.T. Cicerone: L’orazione contro L.C. Pisone, e altre opere dal prestigio accademico.

Infine, due parole sull’uomo di azione. Giulio Butticci smentisce la tradizione dell’intellettuale puro, del letterato avulso dalla realtà concreta della vita. Egli ha sempre ispirato la sua missione a ideali di libertà e giustizia sociale. Durante il fascismo, frequentò la casa di Benedetto Croce, rischiando la sorveglianza della polizia. Alla caduta del regime, il 25 luglio 1943, si trovava nelle carceri di Bari come detenuto politico, insieme a noti antifascisti.

Butticci ha partecipato attivamente alla Resistenza in Abruzzo e, dopo la Liberazione, ha praticato politica militante tra le file del Partito d’Azione e, allo scioglimento di questo, del Partito Socialista. Ha svolto un’intensa attività sindacale nelle organizzazioni della scuola e dal 1969 è membro della Commissione permanente per lo studio dei problemi dell’Esame di Stato.

In conclusione, Giulio Butticci è stato un uomo che ha assolto ai suoi doveri con puntualità, offrendo il suo apporto ai dibattiti con interventi rimarchevoli per sobrietà di stile ed incisività d’idee.

Tratto da: [fonte/autore].

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A qualcuno può apparire strano che ancor oggi, nel mezzo di un’età dominata dal più imperversante tecnologismo, si parli di umanesimo e di umanisti. Eppure, se una verità ormai inamovibile e discesa dalle lunghe polemiche che negli ultimi anni si sono svolte sulle cosiddette due culture, essa può essere brevemente riassunta in questi termini: la cultura scientifica, se non vuole rischiare di creare un mondo popolato di robot, deve avvalersi della collaborazione della cultura umanistica, la quale è l’unica in grado di mantenere viva la fede in una civiltà fatta su misura dell’uomo.

Mediante questa premessa, si può affermare che tra « scientia » e « humanitas » occorrerà stabilire sempre più chiari rapporti, non di estraneità e tanto meno di ostilità, ma di coesistenza e interdipendenza. Questo, del resto, è il risultato a cui ci sembra siano pervenuti gli studiosi più seri dei due settori. Tra costoro va senz’altro annoverato Giulio Butticci.

Nato il 25 ottobre 1904 a S. Potito di Ovindoli (L’Aquila), un paesino dell’antica « provincia dei Marsi », già residenza estiva di principi romani, richiamati dall’amenità del luogo e dal clima salubre per le vicinanze del lago Fùcino, noto finanche a Virgilio per le sue limpide acque, Butticci conseguì la laurea in lettere presso l’Università di Roma all’età di 23 anni, con una tesi su Omero ed Esiodo nei « Conviviali » di G. Pascoli.

Appena un anno dopo la laurea, nel 1928, riuscì vincitore in un concorso per cattedre di materie letterarie nel Ginnasio superiore, venendo destinato a Veroli. L’anno successivo, nel 1929, vinse la cattedra di materie classiche nei Licei, con assegnazione di sede ad Arpino e, successivamente, a Teramo, Pescara, Napoli, Avezzano, Civitavecchia e Roma.

Passato alla Presidenza nel 1956, in qualità di titolare, resse dapprima il Liceo classico di Avezzano, poi l’Istituto magistrale di Anagni e, infine, i Licei classici « Lucrezio Caro » e « Tacito » di Roma. Dal 1972 andò in quiescenza dopo 44 anni di ruolo. Superfluo rilevare che, dovunque abbia prestato servizio, sia come docente che come preside, ha lasciato un’impronta indelebile della sua bontà e del suo equilibrio, oltre che della sua vasta e profonda dottrina.

Ricordiamo che il 2 giugno 1972 gli è stata conferita la medaglia d’oro dal Presidente della Repubblica, unitamente all’attestato di benemerito della scuola e della cultura. Le rare doti di Giulio Butticci non potevano sfuggire nemmeno alle alte sfere del Ministero della Pubblica Istruzione, che lo chiamò a far parte di varie e importanti Commissioni di studio. Tra queste, quella nominata dal Ministro Rossi nel 1956 per l’insegnamento del latino, e quella nominata dal Ministro Gui nel 1966 per la stesura dei programmi di latino.

È lecito ritenere che il contributo dato da Butticci in seno a queste Commissioni non sia stato, e non potesse essere, puramente formale. Non solo per le sue salde convinzioni d’ordine generale, ma anche perché dall’ultimo dopoguerra egli si è posto come pochi il problema del rinnovamento della scuola, sia sul piano didattico che su quello educativo.

Dei suoi numerosi studi in proposito, segnaliamo quei come L’esame di Stato per questionari, con prefazione di Roberto Giannarelli, estratto da « Rassegna dell’Istruzione Media », 1952; L’insegnamento del latino e greco nel liceo classico quinquennale, estratto c.s., 1953; La scuola dell’immobilismo, in « Itinerari », nn. 14-15, e « Rivista di Storia e Letteratura », 1955; Il progetto Rossi degli Esami di Stato, in « Rassegna dell’Istruzione Media », febbraio 1956; e molti altri.

Si tratta di articoli e saggi che denotano, da un lato, la piena consapevolezza dei timori oggi tanto diffusi circa il declino della tradizione classica e, dall’altro, l’attiva partecipazione al processo di svecchiamento della nostra scuola, con l’obiettivo di scongiurare o frenare quel declino. Tuttavia, gli studi di Butticci non si limitano al processo dell’aggiornamento didattico, ma egli vanta anche scritti di vario carattere come « Il Poeta degli Iloti » di Giovanni Pascoli, estratto dal « Giornale degli Arcadi », Roma 1929; e Il posto dei « Conviviali » nell’opera di G. Pascoli, annuario del Liceo di Teramo, 1932.

Giulio Butticci ha anche una particolare attenzione per i « studia humanitatis ». In questo settore, le sue pubblicazioni più notevoli comprendono Gli ordinamenti politici dei Romani, Loescher editore, 1968; A1.T. Cicerone: L’orazione contro L.C. Pisone, e altre opere dal prestigio accademico.

Infine, due parole sull’uomo di azione. Giulio Butticci smentisce la tradizione dell’intellettuale puro, del letterato avulso dalla realtà concreta della vita. Egli ha sempre ispirato la sua missione a ideali di libertà e giustizia sociale. Durante il fascismo, frequentò la casa di Benedetto Croce, rischiando la sorveglianza della polizia. Alla caduta del regime, il 25 luglio 1943, si trovava nelle carceri di Bari come detenuto politico, insieme a noti antifascisti.

Butticci ha partecipato attivamente alla Resistenza in Abruzzo e, dopo la Liberazione, ha praticato politica militante tra le file del Partito d’Azione e, allo scioglimento di questo, del Partito Socialista. Ha svolto un’intensa attività sindacale nelle organizzazioni della scuola e dal 1969 è membro della Commissione permanente per lo studio dei problemi dell’Esame di Stato.

In conclusione, Giulio Butticci è stato un uomo che ha assolto ai suoi doveri con puntualità, offrendo il suo apporto ai dibattiti con interventi rimarchevoli per sobrietà di stile ed incisività d’idee.

Tratto da: [fonte/autore].

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